La caduta di Carlo il Temerario e i suoi effetti sulla Svizzera

All’annuncio della disfatta borgognona di Morat, la Lorena si ribellò. Partigiani lorenesi si impadronirono di Vaudémont, dopodiché scacciarono le guarnigioni presenti a Arches, Bruyères, Saint-Dié, Remiremont e Bayon. Renato II li raggiunse a Lunéville, che fu presa il 20 luglio. Il 22 luglio, si arrese Épinal. Il giorno dopo Renato si recò a Friburgo per ottenere aiuti dagli svizzeri, bestia nera di Carlo il Temerario, ma ricevette solo la garanzia che i Confederati non avrebbero firmato una pace separata con la Borgogna.

Il 22 agosto 1476, alla testa di un esercito di 4.000-5.000 uomini, il duca lorenese pose l’assedio a Nancy, difesa da una guarnigione borgognona di 2.000 soldati, costituita da mercenari inglesi, comandati da Jean de Rubempré. Sfortuna volle che nessuno dei messaggi inviati da Carlo il Temerario, per annunciare l’arrivo dei soccorsi, giunse a Nancy: furono tutti intercettati dall’esercito lorenese. In capo ad un mese e mezzo gli inglesi, il cui capo era stato ucciso nel corso d’una sortita, stanchi di mangiare cani, costrinsero Rubempré a negoziare. La città aprì le sue porte il 7 ottobre ed il giorno successivo la guarnigione borgognona abbandonò Nancy per raggiungere il conte di Campobasso in Lussemburgo. Questi stava effettivamente radunando un esercito nel nord degli stati borgognoni.

Il 25 settembre il Temerario aveva lasciato Gex alla testa di un esercito di 10.000 soldati in direzione di Nancy. Il 9 ottobre Renato II lo attendeva sulla riva est della Mosella per impedirgli di attraversare il fiume, ma Carlo rimase su quella ovest e si diresse verso Toul ove, il 10 ottobre, si unì a Campobasso; quest’ultimo proveniva dal Lussemburgo al comando di 6.000 uomini. Il 16 ottobre i due attraversarono la Mosella e Renato, con i suoi 9.000 uomini, non poté far nulla per impedirlo e ripiegò su Saint-Nicolas-de-Port. Il 19 ottobre, su consiglio dei suoi capitani e con la certezza che Nancy avrebbe resistito a due mesi d’assedio, Carlo il Temerario si diresse in Alsazia ed in Svizzera per procurarsi dei rinforzi.

Il 22 ottobre il Temerario pose l’assedio a Nancy, difesa da 2.000 soldati, in maggioranza veterani di Morat. Il suo esercito si installò su una collinetta che sorgeva presso l’odierna piazza Thiers e si sistemò in prossimità della commenda ecclesiastica di Saint-Jean. I capitani borgognoni gli consigliarono vivamente di togliere l’assedio e di spostarsi a Pont-à-Mousson oppure a Metz, per riprendere l’offensiva in primavera, ma Carlo non diede loro retta.

I partigiani lorenesi tormentavano i borgognoni regolarmente e l’inverno fu rigido (400 borgognoni morirono assiderati la vigilia di Natale), così il morale delle truppe di Carlo I si abbassò e le diserzioni si moltiplicarono. Anche Campobasso disertò il 31 dicembre con 180 cavalieri. Ma gli assediati se la passavano ancora peggio: Nancy il 23 dicembre, si abbattevano i cavalli e si cacciavano cani, gatti e topi per nutrirsi. L’acqua gelò nei pozzi e si tolse il legno dalle coperture dei tetti per usarle come legna da ardere. Insomma, la città lorenese si stava trasformando in una sorta di Stalingrado del Quattrocento

Renato II, da parte sua, non rimase inattivo. La Confederazione Svizzera non desiderava intervenire, ma autorizzò il duca lorenese a reclutare 9.000 mercenari, cosa che egli fece finanziato da Luigi XI. 8.000 soldati alsaziani si unirono alle predette forze. Il luogo di raggruppamento degli eserciti fu fissato a Saint-Nicolas. Il 2 gennaio 1477 un distaccamento borgognone, inviato in esplorazione, fu sorpreso e fatto a pezzi. Il conte di Campobasso e le sue truppe si unirono alla Lorena il 4 gennaio. Si formò quindi un esercito di 19.000-20.000 uomini.

Il duca di Borgogna, apprendendo l’imminente arrivo dell’esercito di Renato II, prese posizione su un rilievo vicino Jarville-la-Malgrange. Nonostante la sconfitta di Morat, ove egli era stato attaccato sul fianco, Carlo trascurò di proteggere il suo lato destro, che si stendeva sul limitare del bosco di Saurupt.

La domenica del 5 gennaio, prima dell’alba, Renato II partì da Saint-Nicolas de Port; il suo esercito avanzò nella campagna lorenese ricoperta dalla neve. A Laneuveville alcuni suoi esploratori avvistarono una vedetta borgognona e la uccisero. Da quel momento in avanti il Temerario non ebbe più informazioni sull’esercito nemico in avvicinamento. Renato II ed i suoi capitani, in base ai rapporti degli esploratori, decisero di aggirare l’esercito borgognone attraverso il bosco di Saurupt, per poter attaccarlo sul fianco; allo scopo di ingannarlo, inviarono un piccolo reparto comandato da Vautrin Wisse lungo la strada da Nancy a Saint-Nicolas. Nonostante la copiosa nevicata che limitava fortemente la visibilità, gli esploratori alleati avevano compreso che un assalto frontale contro le posizioni di Carlo I sarebbe stato disastroso perciò l’avanguardia di circa 7.000 fanti e 2.000 cavalieri fu istruita ad attaccare da destra, mentre l’urto principale sarebbe arrivato dai circa 8.000 fanti (4.000 picchieri, 3.000 alabardieri e 1.000 uomini muniti di armi da fuoco) e 1.300 cavalieri del centro (il cosiddetto Gewalthut). Come accennato, fu infatti questa parte dell’esercito di Renato che si incamminò su un percorso di aggiramento del fianco sinistro borgognone. Una piccola retroguardia di 800 soldati muniti di armi da fuoco rimase come riserva.

Dopo una marcia di circa due ore i mercenari svizzeri sbucarono dai pendii boscosi dietro le posizioni nemiche e si disposero a cuneo. Il suono dei corni svizzeri echeggiò per tre volte ed i soldati caricarono verso le posizioni borgognone. L’effetto sorpresa fu totale e le sorti della battaglia furono segnate in pochi minuti. L’artiglieria cercò di puntare il Gewalthut, ma l’alzo non fu sufficiente. Josse de Lalaing subì il primo assalto, fu ferito gravemente e morì. Sebbene l’ala destra della cavalleria borgognona avesse tagliato fuori quella rivale, la massa della fanteria svizzera andò avanti con determinazione per impegnare a parte il quadrato della fanteria del Temerario, inferiore numericamente. L’avanguardia fece retrocedere l’ala sinistra borgognona e mise in fuga l’artiglieria. Appena Carlo I cercò di arginare l’avanzata del Gewalthut, trasferendo truppe dal fianco sinistro, il peso dei numeri schierati contro di lui divenne evidente e l’esercito borgognone cominciò a sfaldarsi.

Determinato fino alla fine, il Temerario con i suoi generali tentò invano di raccogliere le truppe in disfacimento, ma senza successo. La sua piccola compagnia fu infine circondata dagli svizzeri. Un alabardiere assestò un colpo mortale al duca di Borgogna colpendolo sull’elmo. Carlo I fu visto cadere, ma la battaglia rifluì attorno a lui. Jacques Galleotto, ferito, fuggì con le sue truppe lungo il fiume Meurthe, lo guadò a Tomblaine e scappò verso nord. Campobasso tenne il ponte di Bouxières-aux-Dames, a nord di Nancy, e massacrò i fuggitivi, limitandosi a non fare prigionieri se non le personalità importanti, fra le quali Olivier de la Marche. I difensori della città fecero una sortita e saccheggiarono il campo borgognone.

Solo l’indomani, su indicazione di Baptiste Colonna, un paggio del duca di Borgogna, il quale aveva visto cadere il suo signore vicino allo stagno di Saint-Jean, la salma di Carlo I fu ritrovata ed identificata. Il cadavere era sfigurato e mezzo divorato dai lupi; fu poi seppellito nella chiesa collegiata di Saint-Georges. Una croce fu eretta in seguito per segnare il luogo di morte del Temerario (l’odierna piazza della Croix de Bourgogne). Parimenti, nella Gran Via a Nancy, un’indicazione “1477” sul selciato indica il sito ove il corpo di Carlo I fu deposto prima di essere inumato.

Paradossalmente, se si esclude il prestigio ed il rispetto militare acquisito dalla Confederazione nelle guerre borgognone, la Confederazione non ebbe grandi guadagni dalle vittorie su Carlo il Temerario e, in particolare, non partecipò alla spartizione territoriale del ducato di Borgogna, la quale provocherà secoli di guerre tra Francia ed Asburgo. Nonostante questo, la vittoria ebbe impatti drammatici sulla Svizzera.

Per prima cosa, gli svizzeri diventano soldati molto ricercati in Europa; il servizio mercenario all’estero, nei secoli a venire, rappresenterà un elemento importante nell’economia dei cantoni confederati ma al contempo provocherà una considerevole emigrazione di mano d’opera, che rallenterà la crescita economica dell’area

Poi, alcuni membri della confederazione strinsero alleanze particolari, dette comborghesie, con città alsaziane e della Germania meridionale, a ovvio detrimento della stabilità interna. Infine, aumentarono i disordini nel Paese, causati da giovani veterani di guerra dei cantoni rurali, che si dedicavano a violente scorribande nelle città, tra cui la famosa «spedizione della folle vita»

Alcuni soldati urani e svittesi rientrati nelle loro terre e scontenti della spartizione del bottino, dopo la vittoria di Nancy, fondarono la cosiddetta Società della Folle vita. Durante il carnevale del 1477 si incamminarono verso la Svizzera occidentale con l’intento di esigere da Ginevra il pagamento della somma promessa, per la loro partecipazione alla campagna contro la Borgognaà

Alla spedizione si unirono più tardi anche soldati di ventura di altri cantoni della Svizzera centrale; il numero complessivo dei partecipanti è stimato attorno alle 1700 persone. L’impresa risultò particolarmente inopportuna per le autorità di Zurigo, Berna e Lucerna, che avevano in corso negoziati con la Francia e la Savoia e non volevano dare l’impressione di aver perso il controllo delle proprie truppe. Berna e altri cantoni confederai, così come le città di Ginevra, Basilea e Strasburgo, inviarono immediatamente dei loro rappresentanti agli insorti, che agli inizi di marzo, riuscirono a calmare i ribelli.

Così Ginevra dovette impegnarsi a versare subito ai Confederati 8000 dei 24’000 fiorini dovuti, mentre per la somma rimanente si ricorse a degli ostaggi. Inoltre la città dovette risarcire con due fiorini ogni partecipante alla spedizione, offrire a tutti ospitalità e una bicchierata e assumersi le spese degli inviati.

Per evitare il ripetersi di vicende del genere, Ginevra, Berna e Friburgo conclusero un trattato di alleanza e di autodifesa, cosa che provocò una serie di scontri diplomatici con i cantoni rurali. Il già fragile equilibrio tra gli stati rurali e quelli urbani minacciò di spezzarsi definitivamente quando i cantoni cittadini manifestarono l’intenzione di accogliere nella Confederazione due altre città-stato alleate, Friburgo e Soletta, cosa vista con grande preoccupazione dai cantoni rurali. La vecchia Confederazione era ormai divisa in due schieramenti contrapposti, con il rischio di disgregarsi e di precipitare in una guerra civile dalle conseguenze imprevedibili.

Durante la Dieta, un borghese di Lucerna, Heini (Heimo) Amgrund, rendendosi conto del pericolo, una notte si recò a piedi a Ranft da Nicolao della Flüe, un eremita che vivcva nella valle del Ranft, che diverrà santo e protettore della Svizzera, per chiedergli consiglio. Non si sa cosa disse San Nicolao, perché proibì di divulgare il suo messaggio al di fuori della cerchia dei delegati alla Dieta, ma, in qualche modo, riuscì a mediare tra le diverse posizioni, cosa che portò alla stesura dell’ «Accordo di Stans» o «Convenzione di Stans». Il 22 dicembre del 1481 tutti i cantoni apposero il sigillo alla Convenzione, giurando fedeltà al nuovo patto.

Tale accordo vietava di aggredire altri cantoni confederati o i loro alleati e obbligava al mutuo soccorso di un cantone aggredito. Inoltre, prevedeva il giudizio del malfattore da parte del cantone di origine o di quello in cui era avvenuto il delitto, il divieto di tenere assemblee comunali o di assembrarsi senza il consenso dell’autorità, il divieto di sobillare i sudditi di altri cantoni e l’obbligo di mutua assistenza tra cantoni nelle sollevazioni popolari, oltre ad imporre il rispetto della Convenzione di Sempach e della Carta dei preti. Per i cantoni vi era l’obbligo di dare lettura e di prestare giuramento alle tre convenzioni ogni 5 anni. Infine, da quel momento i bottini di guerra sarebbero stati spartiti proporzionalmente tra i cantoni.

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