Akragas Arcaica

Se nei post precedenti, ho raccontato la storia di Agrigento, ampliando lo sguardo al resto della Sicilia greca, la cui storia è parecchio trascurata nella scuola italiana, ora provo invece a evidenziare la sua evoluzione dal punto di vista degli scavi archeologici. Questi ci dicono come Akragas, tra la seconda metà e la fine del VI secolo a. C. definisce le basi della sua urbanistica.

La città è infatti destinata a svilupparsi nell’ intera area della valle, dalle pendici della Rupe Atenea sin sotto la collina dei templi ed è già concepita secondo criteri evoluti, definiti da una scansione regolare degli spazi e della viabilità, che quasi sembra preannunciare le riflessioni di Ippodamo da Mileto. Il disegno urbano, infatti, risulta impostato su grandi arterie con orientamento Est-Ovest (plateiai del periodo greco ricalcate dai decumani romani) attraversate ortogonalmente da circa 30 stenopoi (i cardines di epoca romana) che si adattano alle pendenze del terreno mediante l’utilizzo di rampe e senza una sostanziale modifica di tracciato.

Il terminus ante quem per la datazione dell’impianto è costituito dal Tempio di Zeus Olimpio (480-460 a.C.) che vi risulta inserito, mentre il termine della seconda metà del VI sec.a.C. è basato sugli scavi stratigrafici nell’area del quartiere ellenistico-romano e su quelli praticati nel settore occidentale della collina dei templi. Un orientamento leggermente sfalsato presenta invece il quartiere di abitazioni databili già dal VI secolo (ma in uso sino al IV secolo a.C.) messo in luce dagli scavi Marconi nel settore nordoccidentale della valle.

Il nucleo di abitazioni presenta la particolarità di essere costituito da case o gruppi di case disposte a schiera, per lo più monocellulari, parzialmente ricavate nella roccia, caratterizzate dalla presenza di pozzi o cisterne e dall’utilizzo di spazi liberi comuni. Inoltre, a partire dalla metà del VI sec. a.C. si definisce il carattere sacro della collina dei templi che accoglie, ora, piccoli edifici e recinti sacri (santuario delle divinità ctonie e tempietto tripartito nel settore occidentale della collina, ad Ovest di porta V, tempietto arcaico sotto il tempio di Vulcano e, nel settore orientale, tempietto di Villa Aurea). E’ solo sullo scorcio del secolo, tuttavia, che l’assetto monumentale comincia a delinearsi con la costruzione del primo tempio periptero di Eracle sulla collina dei templi.

Se pure in assenza di dati archeologici certi, all’età di Falaride si deve far risalire la costruzione delle poderose mura di fortificazione, in parte tagliate nella roccia e in parte costruite. Dati inequivocabili fissano con certezza lo sviluppo dell’impianto nella seconda metà del VI secolo (deposito di consacrazione del 530 circa a.C. sistemato ai piedi delle mura là dove esse corrono a ridosso del santuario delle divinità ctonie; officine di coroplasti che si addossono nello stesso sito, all’esterno delle mura; tempietto arcaico di Villa Aurea che tiene conto della linea delle mura; infine, connessione del tracciato con la viabilità urbana concepita tra la metà e la fine del VI secolo a.C.). Si tratta, nel complesso, di un’opera notevole per estensione (ca. 12 km.) e chiarezza di tracciato lungo un perimetro approssimativamente rettangolare che segue la linea naturale di maggiore elevazione, la cresta delle alture e il margine superiore dei valloni.

La più antica tra le necropoli greche di Agrigento è coeva alla fondazione della città (ceramica mesocorinzia). Ubicata sulla collina di Montelusa ad Ovest della foce del fiume Akragas, risulta strettamente connessa non tanto al primo insediamento “urbano” entro i confini della città arcaica e classica, quanto piuttosto ad un emporion sorto alla foce del fiume destinato ad essere attivo sino ad epoca bizantina quale nucleo commerciale collegato con il porto.

Alla Akragas arcaica riportano invece le due necropoli “urbane” di San Biagio e di contrada Pezzino, rispettivamente lungo la riva destra del vallone omonimo ad oriente della città nel settore sudoccidentale della collina di Girgenti. In particolare, la “necropoli Pezzino” si
configura come la più ricca e vasta area di sepolture, destinata a svilupparsi nel corso del V secolo a.C. In epoca arcaica è utilizzata anche la necropoli di contrada Mosè, località ubicata ad alcuni chilometri ad Est della città, lungo la direttrice per Gela, forse da riferire ad un sobborgo da ricercare sulla sovrastante collina. La necropoli, che nel VI secolo a.C. aveva tombe costruite generalmente con tegole poste “alla cappuccina”, presenta il suo massimo sviluppo nel V secolo a.C.

Un pensiero su “Akragas Arcaica

  1. Ricordo con grande piacere il mio viaggio nella valle dei templi, eravamo invitati io e la mia prima moglie ad un matrimonio. Sicché, partimmo da Ventimiglia per la Sicilia in aereo via volo Nizza/Catania. La mia emozione era grande poiché, benché di origine siciliana, era la prima volta che mettevo i piedi sul suolo siciliano!

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