Atene contro Siracusa XX

Ricapitoliamo la situazione: dopo avere sconfitto i Siracusani e conquistato le Epipoli, gli Ateniesi cominciarono a stringere d’assedio la città, costruendo un bastione che iniziava presso l’odierna Scala greca, passando per il quartiere di Tiche e terminando a Portella del Fusco, per una lunghezza superiore ai cinque chilometri. Secondo la ricostruzione, molto discussa, di Holm il muro si sarebbe unito alla fortificazione del colle Temenite (nei pressi del teatro greco).

Al centro di tale bastione, chiamato Syka, secondo l’interpretazione tradizionale fu costruito il cosiddetto kyklos, dal termine greco che significa cerchio. L’interpretazione tradizionale è quella di torrione rotondo: a parte la stranezza dell’edificio e la sua totale inutilità ai fini della guerra in corso, è il contesto degli avvenimenti che porta a interpretare quel termine in senso analogico e non strettamente architettonico. Si tratta di un “cerchio”, di un “giro” di mura che era destinato a “chiudere” la città, bloccandola dall’uno all’altro mare: per cui probabilmente, Tucidide intendeva in qualche modo indicare l’intero estendersi della palizzata ateniese utilizzata per l’assedio.

Tale costruzione fu realizzata alla base delle colline, su un territorio non troppo scosceso, in modo da velocizzare i tempi di ultimazione. Il giorno successivo, metà dell’esercito ateniese si dedicò alla costruzione del muro nord, che comunque rimarrà sempre incompiuto, l’altra raccoglieva materiale nel luogo chiamato Trogilo, per costruire il muro sud che giungesse sino al Porto Grande. I Siracusani, dinanzi a tali lavori, invece di affrontare in battaglia i nemici, visto il precedente, decisero di agire con furbizia, dando retta a una proposta di Ermocrate.

L’idea fu invece di realizzare un muro trasversale a quello ateniese, in modo sia da impedirne il completamento, sia di dividere le truppe ateniesi, isolandole. Il che da una parte implicava una corsa contro il tempo, i genieri Siracusani dovevano essere più veloci di quelli nemici: per cui, questo muro, più che un’opera compatta doveva consistere in una struttura prevalentemente di legno (stauroma), per la quale utilizzarono gli ulivi che numerosi crescevano nel temenos-Temenite. Inoltre, probabilmente, per affrettare l’esecuzione dei lavori, linea continua ma per cantieri separati. il che spiega gli eventi successivi.

Dall’altra, dovevano impedire che gli opliti Ateniesi intervenissero, uccidendo o catturando i genieri Siracusani: per cui, in concomitanza dei lavori, organizzarono una sortita, probabilmente con la cavalleria.

Il mattino dopo l’armata ateniese si divise: gli uni posero mano a fabbricare un muro a settentrione del fortilizio circolare, mentre il resto, raccogliendo pietrame e tronchi, lo accumulava senza lasciare varchi verso il punto designato con il nome di Trogilo cui metteva capo la linea per loro più breve da seguire per l’erezione di uno sbarramento che congiungesse il porto grande con il mare opposto. I Siracusani frattanto, consigliati in questo senso specialmente da Ermocrate e dagli altri colleghi, erano restii ad arrischiare l’intera armata in campo aperto contro gli Ateniesi: parve allora più conveniente attraversare con una linea di contrafforti la direttrice lungo la quale il nemico si disponeva a protendere la sua cinta, per ostruirla isolando, se la mossa riusciva con tempestività, le truppe ateniesi.

A respingere una eventuale azione nemica di disturbo mentre il lavoro era in corso, s’era pensato d’avanzare intanto una parte degli effettivi siracusani, col proposito di guadagnare, se l’espediente riusciva, un duplice vantaggio: assicurarsi il tempo di precludere al nemico,
con la tecnica delle palizzate, i punti di accesso allo sbarramento trasversale in costruzione,
e insieme costringerlo a sospendere il proprio lavoro per fronteggiare, con uno sforzo generale, il contrattacco siracusano. Così iniziarono i lavori, all’esterno della cerchia urbana:
muovendo da essa e seguendo una direttrice a meridione del baluardo circolare ateniese distendevano un contrafforte destinato a intercettare il bastione avversario. Gli ulivi del recinto sacro furono abbattuti e si eressero alcune torri lignee. Fino a quel momento la
flotta ateniese non si era ancora trasferita da Tapso nel porto grande e poiché la fascia costiera era ancora proprietà siracusana gli Ateniesi importavano da Tapso, per via di terra, i rifornimenti.

A quanto apre, il piano di Ermocrate ebbe successo: solo che i Siracusani, fecero l’errore di sottovalutare il nemico, lasciando a difesa del loro muro una manica di imbecilli: invece di fare la guardia, alcuni soldati si dedicavano alla pennica pomeridiana oppure se ne tornavano a casa per per pranzare.

Per cui, gli Ateniesi, decisero per il raid offensivo. Per prima cosa, tagliarono gli acquedotti che alimentavano la città, poi attaccarono il muro trasversale: trecento opliti, con l’appoggio di una compagnia di fanti leggeri, attaccò il cantiere più esterno. Un altro contingente, guidato da Nicia, si dispose davanti alle mura di Siracusa, per impedire sortite, mentre Lamaco guidò l’attacco al cantiere più interno.

Ovviamente, i difensori impegnati nella pennica, nel vedersi piombare addosso una marea di opliti nemici, fecero la cosa più logica, ossai scapparono a gambe levate e il panico fu tale, che si scordarono di chiudere le porte della città alle loro spalle, tanto che alcuni opliti Ateniesi riuscirono ad entrare.

Grazie al cielo, Lamaco non fu pronto a cogliere l’occasione e i Siracusani mantennero la calma, tanto che gli invasori furono buttati fuori. Però, nonostante l’occasione non colta, il muro trasversale fu distrutto e il suo materiale venne portato via, per contribuire alla costruzione della palizzata ateniese.

Quando i Siracusani giudicarono soddisfacenti i progressi del lavoro – solidità della palizzata e livello del contrafforte – mentre gli Ateniesi non erano disposti a scatenare l’offensiva per interrompere l’opera (per timore, dividendosi, di offrirsi più vulnerabili al contrattacco nemico, e anzitutto per la premura di completare il proprio blocco murario) i Siracusani, distaccando un unico reparto a presidio della barricata trasversale si ritirarono in città. Gli Ateniesi ne approfittarono per metter fuori uso i condotti che sotto il livello del suolo portavano l’acqua potabile alla città. Sennonché avevano anche notato che parte dei Siracusani sceglieva l’ora di mezzogiorno per ripararsi nelle tende, mentre alcuni addirittura erano rientrati in città e gli altri, quelli preposti alla palizzata, compivano con indolenza quel turno di guardia.

Sicché ordinarono a trecento opliti scelti, rafforzati da una compagnia speciale di fanti leggeri opportunamente attrezzati, di piombare all’improvviso correndo, sul contrafforte. Il resto dell’esercito si divise: una metà, guidata dal primo stratego, si mise in marcia verso la cinta di Siracusa, pronta a spezzare la reazione da quella parte, la seconda metà, agli ordini dell’altro collega, mosse verso il settore della palizzata contiguo alla posterla. D’impeto i trecento invadono la palizzata, mentre le sentinelle, disertando il loro posto si ritraggono a precipizio a riparo della muraglia avanzata a copertura di Temenite. Sullo slancio si abbatterono all’interno, alle costole dei fuggitivi, anche gli inseguitori: ma trovandosi dentro non resistettero all’urto dei Siracusani e furono gettati fuori. Caddero pochi Ateniesi e qualche Argivo in quest’azione. Durante la manovra generale di ritirata le truppe spianarono il contrafforte strappando da terra la palizzata: trascinarono via il legname ed eressero un trofeo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...