Akragas nel V secolo a.C.

Nel V secolo, prima con le grandi tirannidi, poi con l’esperienza democratica, Akragas ha una sorta di boom edilizio. dovuto dall’akmè della sua potenza politica ed economica. Il 480 a.C. inaugura la stagione delle grandi opere pubbliche, quale l’articolato sistema di condotti
d’acqua ideati da Feace. Si tratta di un complesso ipogeico di canali che dalla Rupe Atenea e dalla collina di Girgenti scendono con varie diramazioni attraverso la valle, alcuni con sbocco nell’ampia depressione ubicata alla estremità occidentale della collina dei templi,
identificata con la Colimbetra di cui parla Diodoro: magnifica piscina profonda 20 braccia dal perimetro di sette stadi (m 180×7) nella quale, ci dice

“condottevi le acque delle fonti e dei ruscelli ne venne viavaio di pesci per i banchetti e la allietavano cigni e altri volatili; trascuratasi in seguito essa interrò”.

Il V secolo a.C. segna anche l’avvio delle grandi opere monumentali: sorge così, nel settore occidentale della collina dei templi, l’imponente tempio di Zeus Olimpio, mentre alcuni interventi interessano l’area del santuario delle divinità ctonie; vengono eretti, inoltre, sulle pendici orientali della Rupe Atenea il c.d. tempio di Demetra, e sul colle di Girgenti il tempio di Athena. Ma è sotto la spinta democratica, particolarmente tra il 450 e il 430 a.C., che sorgono i monumenti più significativi sotto il profilo dell’immagine di città sacra che Akragas ha tramandato ai nostri giorni: l’opera di monumentalizzazione interessa, innanzitutto, la collina meridionale il cui carattere sacro viene esaltato dalla costruzione dei templi peripteri cosidetti di Giunone e della Concordia, eretti tra il 450 e il 430 a.C., quando nel settore occidentale, ad Ovest di porta V, il santuario ctonio si arricchisce dei templi I (o dei Dioscuri) ed L, mentre, al di là della Colimbetra, il sito del tempietto arcaico è occupato da un nuovo tempio periptero (c.d. Tempio di Vulcano).

Si ha ragione di credere che, durante il V secolo a.C., l’altura di San Nicola, alla quale si riconosce per il periodo arcaico e classico una precipua destinazione sacra (santuario del terrazzo sommitale distrutto dalla katatomè (sbancamento) dell’ekklesiasterion; tempietto e portico terrazzato sul margine settentrionale), costituisse anche il cuore della vita politica della città democratica (resti di costruzione al di sotto dell’edificio del bouleuterion). Una testimonianza a favore di tale ipotesi e interpretazione dei resti si coglie in un passo di Diogene Laerzio

Inoltre la storia Akragas classica si riassume tutta in quella della necropoli di contrada Pezzino, il più vasto e ricco tra i cimiteri agrigentini. E’ ubicata nei pressi del vallone Hypsas, nel settore sud-occidentale del colle di Girgenti, in un’area esterna alle mura tra le porte VI e VII. Depredata nel corso del secolo scorso, ha contribuito all’ arricchimento delle collezioni vascolari di molti musei stranieri. Gli scavi regolari intrapresi dal 1985 hanno evidenziato l’organizzazione complessa del sito, il cui elemento caratteristico e di maggiore evidenza è costituito dalla situazione di estremo affollamento delle tombe e dalla presenza di due assi stradali, uno dei quali è connesso con l’arteria che usciva da porta VII (obliterata dalle tombe più recenti, modeste per numero e tipologia, che datano al IV secolo a.C.).

Particolarmente ricchi e significativi i corredi databili tra il 480 e il 430 a.C., periodo corrispondente a quello di maggiore prosperità e floridezza della città. La necropoli di contrada Pezzino è probabilmente da identificare con quella ricordata da Diodoro (XIII, 86, 1-4) a proposito dell’assedio cartaginese di Imilcone e Annibale, ai quali la fonte ascrive la distruzione di monumenti funerari per la costruzione di
terrapieni all’altezza delle mura allo scopo di rendere incisivo e risolutorio l’attacco alla città.

Agli ultimi decenni del V secolo a.C. riportano alcuni corredi della necropoli ubicata ad una certa distanza dalla città, in località Villaseta. La necropoli di contrada Mosè è utilizzata durante il V secolo a.C., epoca alla quale si fa risalire una fossa di purificazione ricca di statuette fittili arcaiche raffiguranti Demetra. Allo stesso periodo classico si ascrive la fase più significativa della necropoli che presenta caratteri di una certa monumentalità (data la natura del banco argilloso, si tratta per lo più di tombe interamente costruite in conci squadrati di arenaria, talvolta, quasi veri e propri monumenti sepolcrali).

In un caso la tomba ha restituito un magnifico sarcofago marmoreo con coperchio monolitico a spioventi e acroteri agli spigoli, al cui interno furono trovati lo scheletro di una giovane donna e il relativo corredo (Museo Archeologico Regionale). Oltre al rito della inumazione è attestato in due casi quello della incinerazione con pozzetti contenenti il cratere cinerario Si segnala, particolarmente, lo splendido cratere bronzeo a volute (Museo Archeologico Regionale) dell’ultimo quarto del V secolo a.C.

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