Il Museo etrusco di Villa Giulia

Ruggiero Bonghi, a cui è dedicata una scuola all’Esquilino, fu il ministro dell’Istruzione del governo della Destra Storica del buon Marco Minghetti, intendeva dare alla Terza Roma, la capitale dell’Italia unita, il ruolo di polo della scienza, della cultura e dell’arte, valori universali tali da poter competere con l’ecumenicità della Roma pontificia. Per questo, istituì la Direzione centrale dei musei e scavi e progettato il primo piano organico per la creazione di un sistema museale nella nuova capitale.

Strumento principale di questa politica fu. in continuità e rivalità con la Roma papale, la ridefinizione del ruolo culturale del Collegio Romano, antico e celebre centro di alta cultura. Alle scuole dei gesuiti si sostituì il ginnasio-liceo statale maliziosamente intitolato all’archeologo, romano e «giacobino», Ennio Quirino Visconti; con non minore malizia la biblioteca dei gesuiti, arricchita di altri fondi conventuali, prese il nome del Padre della Patria, il re Vittorio Emanuele II. In vari locali dell’amplissimo complesso furono accolti poi diversi nuovi istituti culturali (Circolo filologico, Società geografica, Musei d’istruzione ed educazione, del Medioevo e del Rinascimento, dei Gessi); a fianco del vecchio Kircheriano furono infine istituiti i nuovi Musei preistorico-etnografico, italico, lapidario.

Il disegno cui s’ispiravano i nuovi musei del Collegio romano era dunque ben definito sotto il profilo sia storiografico che ideologico : illustrare le popolazioni stanziate nella penisola, dalle più antiche epoche della preistoria al fiorire della civiltà degli etruschi e dei popoli italici, all’affermarsi infine di Roma e della sua azione civilizzatrice, nell’ottica di una esplicita rivendicazione del ruolo dell’Italia nel mondo, rivendicazione che tendeva a riverberare sul presente la «grandezza» di un passato più o meno remoto.

Come i superiori ordinamenti di Roma erano stati frutto di un lunghissimo percorso che dalle remote premesse dei popoli «senza storia» e dalla varia fioritura delle civiltà italiche aveva avuto nell’Urbe il suo compendio e il suo centro di propagazione universale, così, analogamente, la nuova Roma, divenuta capitale dell’Italia unificata a compimento di un lungo processo, riassumeva in sé il retaggio artistico e culturale italiano ed era chiamata ad irradiarlo nel Mondo.

Queste esigenze di propaganda e di costruzione dell’identità nazionale, furono messe in secondo piano dai successivi governi della Sinistra storica, soprattutto per esigenze di bilancio e si realizzò concretamente solo il museo etnografico Pigorini, meta delle gite scolastiche di buona parte degli studenti romani delle elementari e delle medie.

Nel 1889, però, il progetto fu ripreso parzialmente da Felice Bernabei, Segretario generale della Direzione generale dei musei e degli scavi: l’idea era di dotare Roma ddi un “Museo Nazionale delle sue Antichità”, sempre per evidenziarne sia la gloria, sia la continuità con il Regno d’Italia, articolato in una sezione destinata alle “antichità urbane”, ossia il Museo delle Terme di Diocleziano, e una alle “antichità extraurbane”.

Dopo parecchie discussioni, la sede di questa seconda sezione fu identificata in Villa Giulia, all’epoca abbandonata a se stessa, che fu così destinata ad accogliere tutti gli oggetti scoperti nell’area che gravitava sulla Capitale per estendersi anche a una parte dei territori un tempo dipendenti dallo Stato della Chiesa, dal Lazio all’Umbria.

Così il progetto di Barnabei, oltre a recuperare uno dei gioielli del Rinascimento, finalmente concretizzava il sogno creare un museo interamente dedicato alla riflessione sulle origini più remote dell’identità italiana, grazie a un’esposizione incentrata sulle antichità preromane di popoli come gli Etruschi e gli Italici.

Purtroppo, per la posizione defilata e periferica, il Museo non ebbe mai un così grande successo, nel raggiungere i suoi obiettivi di propaganda: così, nel corso del ‘900, dopo una iniziale autonomia, il Museo divenne la sede centrale della Soprintendenza archeologica destinata alla tutela del Lazio settentrionale, coincidente con l’area occupata da alcune delle più importanti città etrusche come Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci, diventando così il più importante museo etrusco al mondo, potendo vantare nelle sue raccolte alcuni tra i più celebri capolavori di questa civiltà, per un totale di oltre 6000 oggetti distribuiti in 50 sale, su di una superficie espositiva di oltre 3000 mq.

Museo che, oltre su villa Giulia, si estende anche nella vicina Villa Poniatowski, acquistata dallo Stato Italiano nel 1988, già nota come Villa Cesi, è citata come una delle più belle della città dal celebre viaggiatore Michel de Montaigne già alla fine del Cinquecento, e riprodotta nelle incisioni di Giovanni Francesco Venturini (1683) e Giuseppe Vasi (1757).

L’edificio prende il nome dal principe Stanislao Poniatowski, nipote dell’ultimo re di Polonia, che, dopo averlo acquistasto dal marchese Sinibaldi nel 1781, incarica Giuseppe Valadier dei lavori di restauro. L’architetto interviene sul casino cinquecentesco e sui giardini, ispirandosi allo stile neoclassico. La villa è impreziosita da vasche e fontane, mentre il vasto giardino all’italiana. formato da terrazze a gradoni, è ornato da sculture antiche e, al tempo, chiuso in alto dalla “Loggia delle delizie”.

Di particolare rilievo gli interni dalle raffinate decorazioni: la Sala dell’Ercole Farnese al piano terra, la Sala Indiana – con affreschi ottocenteschi dai temi esotici, e la Sala Egizia o Sala delle Colonne Doriche del piano nobile – con affreschi neoclassici di paesaggi egiziani e il colonnato in prospettiva.

Negli anni, la costruzione è interessata da numerose compravendite – dal generale Sykes al pittore Domenico Carelli e al nobile inglese Francesco Moore Esmeade – e subisce gravi danni in seguito agli scontri tra garibaldini e francesi del 1849, durante la Repubblica Romana. Nel 1871 è acquistata dalla famiglia Riganti, che edifica una conceria nell’area del giardino, in cui è attualmente ospitata la Biblioteca.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...