Giorgione street artist

Come accennavo, parlando della testimonianza di Vasari, documenti certi sulla giovinezza di Giorgione non ce ne sono, tanto che, dopo anni ancora stiamo discutendo sul suo cognome. Da una parte, Enrico Maria dal Pozzolo segnala che in alcune carte dell’archivio storico del Comune di Castelfranco Veneto si fa cenno ad un tale Zorzi, nato nel 1477 o 1478, il quale nel 1500 fa domanda al Comune per essere esentato dal pagamento delle tasse in quanto non più residente nel paese; dato che il soprannome di Giorgione gli fu dato solo dopo la morte, il nostro Zorzi è stato identificato con il pittore. Il problema è che, con la datazione emersa dal codice di Sidney, il nostro Giorgione dovrebbe essere nato un paio di anni prima.

Per cui non il documento sul Giorgio, il tredicenne incarcerato a Venezia per commesso un qualche piccolo reato, che si era ipotizzato essere connesso alle inadempienze del contratto di apprendistato nella bottega di Bellini o del Carpaccio, potrebbe non essere lui. Lo stesso tizio, soprannominato Zorzon, che nel 1483 viveva a Castelfranco con la madre, con di una modesta rendita derivante da tre campi messi a livello e di un reddito 12 Lire provenienti dalla propria bottega artigianale, di cui però non sappiamo la tipologia.

Insomma, o ha ragione Vasari, oppure ci troviamo dinanzi a un caso di omonimia, che ha mandato il tilt i biografi e gli studiosi: a peggiorare il tutto, la seconda teoria, quella del cognome Cigna, è basata su indizi ancora più vaghi. In ogni caso, è assai probabile che il nostro Zorzi, qualunque sia stata la sua stirpe, debba avere studiato come apprendista in qualche bottega veneziana

Carlo Ridolfi, l’equivalente veneziano di Vasari, noto per la sua raccolta di biografie di pittori locali, intitolata Le Maraviglie dell’arte, uscita nel 1648 e per le monografie su Tintoretto e Veronese, racconta che Giogione al termine l’apprendistato, tornò nel suo paese natale, dove si impratichì nella tecnica dell’affresco presso alcuni artisti locali e cominciò a dedicarsi a un’attività, che in termini moderni, definiremmo di street art, aderendo a una voga che già imperversava sin dal XV secolo in tutte le città della terraferma, ma non bancora a Venezia: la decorazione ad affresco delle facciate di case e palazzi.

Decorazione che si basava su canoni ben consolidati: una struttura lineare su due piani, con balaustra-poggiolo al centro, con finestre a triplice balconata appena scandite da colonnine. Negli intervalli di facciata, tra una finestra e l’altra, vengono scandite campiture di scene ora di ispirazione mitologica ora di personaggi da glorificare o simbologie, il tutto intervallato da fasce o fregi secondo canoni consolidati. Giorgione innovò tale decorazione in termini sia di stile, sia di contenuti, tanto da attirare l’attenzione di Tuzio Costanzo, condottiero di origini messinesi (“prima lancia d’Italia” per il re di Francia Luigi XII), si era trasferito a Castelfranco nel 1475, dopo aver servito a Cipro la regina Caterina Cornaro, guadagnandosi il titolo di viceré, il committente della Pala di Castelfranco, che lo raccomandò ai suoi contatti veneziani.

Tornato in Laguna, sempre per farsi pubblicità, Giorgione dipinse la facciata sua stessa casa in Campo San Silvestro, ottenendo un successo clamoroso, tanto che cominciarono a fioccare le commissioni: secondo Vasari

Dilettossi molto del dipignere in fresco: er fra molte cose che fece, egli condusse tutta una facciata di Ca’ Soranzo in su la piazza di San Polo. Nella quale oltra molti quadri et storie, et altre sue fantasie, si vede un quadro lavorato a olio in su la calcina: cosa che ha retto alla acqua, al Sole, et al vento; et conservatasi fino a oggi

Ora, Ca’ Saranzo era uno dei principali palazzi gotici di Venezia, dimora di una famiglia che diede anche un doge alla Repubblica di Venezia, Giovanni Soranzo e sedici procuratori di San Marco. Fu Giovanni Soranzo che accolse in questa dimora Dante Alighieri mentre fungeva da ambasciatore per i Da Polenta signori di Ravenna.

Nonostante gli affreschi di Giorgione siano scomparsi, il palazzo è noto nel folclore veneziano come casa dell’Angelo perché sulla sua facciata è visibile (anche se non troppo riconoscibile se non ci si fa caso) una statua di un angelo con un foro sopra la testa. La leggenda narra che in tempi passati la casa fosse abitata da Iseppo Pasini, un avvocato molto devoto alla Vergine Maria ma che, sotto sotto, tanto onesto non era: pare avesse accumulato molte ricchezze lucrando sulle spalle della povera gente. Egli aveva in casa una scimmietta ammaestrata che si occupava delle faccende domestiche e di cui andava molto fiero. Ma era del tutto ignaro che la scimmia fosse il diavolo in persona, volenteroso di appropriarsi della sua anima. L’unico motivo per cui non l’avesse ancora fatto era la devozione del Pasini nei confronti della Madonna. A scoprire la doppia identità della scimmia fu padre Matteo da Bascio quando si recò a Ca’ Soranzo per un pranzo. Il religioso ordinò alla scimmia di uscire subito dalla casa facendo un foro sul muro, buco che sarebbe servito come eterna testimonianza dell’accaduto.

Tornato a tavola padre Matteo rimproverò il Pasini per le sue malefatte, rendendo tutto più teatrale strizzando un lembo della tovaglia dal quale uscì del sangue, quello di tutte le persone vittime degli imbrogli dell’avvocato. Questi scoppiò in lacrime e promise che avrebbe restituito tutto il maltolto alle sue vittime. Tuttavia rimaneva un buco alla parete della casa, dal quale il demonio poteva entrare da un momento all’altro. Padre Matteo suggerì al Pasini di difenderlo con l’immagine di un angelo.

Tornando a Giorgione, ad arricchire il racconto di Vasari, ci si mette Ridolfi, che ci testimonia

Lavorò in questo tempo la facciata di Casa Grimana alli Servi; e vi si conservano tuttavia alcune donne ignude di bella forma, e buon colorito. Sopra il Campo di Santo Stefano, dipinse alcune mezze figure di bella macchia. In altro aspetto di casa sopra un Canale a Santa Maria Giubenico, colorì in un’ovato Bacco, Venere, e Marte fino al petto, e grotesche a chiaro scuro dalle parti, e bambini

Di tutto questo ben di Dio, è rimasto ben poco: solo la Nuda del Fondaco dei Tedeschi e il fregio della sua presunta casa a Castelfranco, di cui parlerò in futuro..

3 pensieri su “Giorgione street artist

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