Prima intervista su Sei dell’Esquilino se ai Candidati al I Municipio

Paola Morano, amministratrice del gruppo Sei dell’Esquilino se su Facebook, dedicato al rione romano in cui vivo, ha promosso un’interessante iniziativa, che sfrutta in modo costruttivo Facebook. In occasione della campagna elettorale per il Comune e il Municipio, oltre a permettere ai candidati, ovviamente del Centro Storico, di presentarsi agli elettori, ha proposto un’intervista, per capire le loro proposte sul cercare di risolvere gli annosi problemi del rione.

Il primo a rispondere, spero non l’ultimo, è stato Paolo Cirmi, che si presenta per la lista Calenda. Ora, Paolo, che da quanto ho capito abita a Testaccio è encomiabile per due cose: la prima è la conoscenza delle problematiche e delle vicende del Rione, che non mi sarei mai aspettatato da chi non è di zona e il fatto che ci abbia messo la faccia.

Insomma, i tanti candidati, io direi anche troppi, candidati dell’Esquilino, temo che la frammentazione del voto riduca le probabilità di essere eletti, che in queste settimane hanno riempito di slogan i social media, alla possibilità di dare risposte concrete agli elettori, anche non condivisibili, ancora non si sono fatti vivi.

Lascio la parola a Paolo

  1. Il commercio dell’Esquilino soffre per la sovrabbondanza di minimarket che soffocano il commercio tradizionale. Un nuovo regolamento potrebbe dare linfa vitale al commercio dell’Esquilino? Si può pensare ad un progetto comunale per il palazzo di MAS, caratterizzante per il Rione?

Di regolamenti varati nel tempo con l’intento di tutelare le attività commerciali e artigianali e rimasti lettera morta se ne contano parecchi. Anche l’ultimo, la Delibera di Assemblea Capitolina n.47 “Regolamento per l’esercizio delle attività commerciali e artigianali nel territorio della Città Storica” è stato approvato il 17 aprile 2018, non ha sortito gli effetti desiderati. La mia proposta prevede interventi articolati in due fasi: a breve e a medio termine, e un progetto a lungo termine che integri l’azione a sostegno del commercio con la riqualificazione delle aree comuni dell’intero rione.

Nell’immediato:
Incremento dei controlli, in collaborazione con la Polizia Locale, sull’effettivo rispetto dei regolamenti e delle delibere esistenti.
Stretta sulla burocrazia municipale, per ridurre al minino le tempistiche relative alla concessione di autorizzazione commerciali.

A medio termine, in accordo con l’Amministrazione Comunale:
Applicazione di aliquote IMU agevolate per le attività commerciali e artigianali identificabili come “di pregio” o che soddisfino le esigenze di acquisto al dettaglio dei residenti, come già sperimentato a Reggio Emilia.
Apertura di un tavolo di lavoro con Municipio, Comune e rappresentanti delle attività commerciali del Rione, che, entro un massimo di sei mesi, definisca un piano per l’Esquilino che risponda alle specifiche esigenze locali e non sia semplicemente calato dall’alto
.

Un commercio di pregio non nasce solo dalle regole, ma anche dalla percezione che ne ha il cittadino: di pari passo al suo rilancio, è necessario un rilancio globale dei cuori pulsanti del Rione, a cominciare da Piazza Vittorio.

Per questo, mi impegno a portare avanti da subito:

Azione costante di pressing su AMA, perché garantisca la pulizia del Rione

Interlocuzione con le Forze dell’Ordine, perché aumenti il controllo del territorio, combattendo le sacche di illegalità, con controlli continui e non solo sporadici, come avviene ora.

Azione di “marketing territoriale”, utilizzando ad esempio i Portici di Piazza Vittorio per impostare una narrazione che combatta l’idea di luogo condannato al degrado, oggi spesso associata al Rione.

Infine, passata l’emergenza Covid, il mio impegno sarà rivolto a:

Ampliamento dell’offerta di eventi culturali del Rione, che non si può limitare solo al Cinema all’aperto d’estate. Cito, tra le idee che ho raccolto, quella di riproporre in autunno Busker Festival, sperimentato anni fa, oppure, quella di un Festival del Teatro e della Letteratura in primavera, da organizzare con il coinvolgimento delle realtà e delle associazioni locali.
Valorizzazione delle feste estive del Rione, come la Festa di San Giovanni all’Arco di Gallieno o la festa di strada che trasforma via Balilla in una social street ogni terzo weekend di giugno

Ed eccomi a rispondere a una domanda più specifica.

Si può pensare ad un progetto comunale per il palazzo MAS, caratterizzante per il Rione

Riguardo alla questione MAS, sono onesto, non mi va di prendere in giro i cittadini: come Amministrazione possiamo porre dei vincoli, proporre un tavolo con la Proprietà per identificare una destinazione d’uso che avvantaggi il Rione, ma alla fine è la Proprietà che decide. Trovo che la proposta di altri candidati di espropriare MAS, sia demagogica e non praticabile: i fondi sono quelli che sono e nel Rione ci sono priorità più impellenti a cui destinarli.

Come vedete, i temi non hanno confini definiti. Parliamo di commercio. E parliamo di riqualificazione.

Mi impegno a recuperare gli spazi di proprietà comunale sottoutilizzati del Rione; in particolare, via Giolitti: in primis c’è da mettere fine allo scandalo dell’ex Cinema Apollo, il palazzo liberty del Comune con l’amianto sul tetto (presenza dell’eternit certificata nel 2016), caduto nel dimenticatoio dal 2007. Entro un massimo di due anni deve essere restituito all’uso dei Cittadinanza. In parallelo, c’è da risolvere il vulnus dei negozi di proprietà comunale: mi impegno, in collaborazione con la Polizia Locale e l’Amministrazione comunale, a fare partire controlli a tappeto, per fare identificare e chiudere eventuali attività irregolari e lanciare bandi, sulle nuove assegnazioni, che in termini di punteggio, preferisca la qualità dell’offerta commerciale, al mero dato economico.

A questo, dobbiamo aggiungere un’altra questione, trasversale sia al commercio, che di certo è avvantaggiato se la via è riqualificata, sia alla mobilità cittadina. L’attuale progetto della Giunta Raggi, per la trasformazione del Trenino della Casilina in Tram, è, nel tratto esquilino, totalmente privo di senso! Perché replicare tratto di binari per via Giolitti, quando si potrebbero utilizzare quelli già esistenti del tram 5 e del tram 14 ?

La mia proposta è di dismettere a regime il tratto di via Giolitti e trasformarlo nella “The High Line” capitolina, un parco con pista ciclabile, punti ristori, gazebo per spettacoli, che permetta la valorizzazione delle ricchezze artistiche del quadrante, come il Tempio di Minerva Medica, Santa Bibiana, la vecchia Stazione d’Energia della Stazione Termini, che è un monumento di archeologia industriale e ovviamente, l’Apollo e l’Ambra Jovinelli.

Un approccio globale, dal rilancio del commercio alla cultura, affinché Via Giolitti sia un boulevard e non una discarica.

  1. Il Nuovo Mercato Esquilino, uno dei simboli del Rione, versa in condizioni di degrado. Problemi igienici, problemi di carico-scarico, etc. Come si può rilanciare il Mercato, uno dei più grandi di Roma? E in che tempi è possibile?

Il Nuovo Mercato Esquilino è una risorsa, non un problema. Tutte le aree di miglioramento, preferisco usare questo termine, debbono essere affrontate assieme al Co.Ri.Me, ossia non contro, ma con la collaborazione degli esercenti.

Prima questione, l’igiene:

Controlli più frequenti e mirati in collaborazione con la ASL, con sanzioni anche severe per i banchi che sbagliano ma senza penalizzare l’intero mercato con chiusure indiscriminate.
Avviamento delle procedure necessarie per i lavori di adeguamento: reperimento dei finanziamenti e stesura dei bandi (orizzonte temporale minimo diciotto mesi).

Seconda questione, lo scarico e carico merci:

la soluzione di via Pepe, con tutti i suoi limiti, deve essere portata a compimento quanto prima.

Terza questione, la valorizzazione del complesso delle ex caserme. Anche in questo caso il tema riqualificazione del mercato sconfina nella valorizzazione del territorio.

Per prima cosa, mi impegno a rendere fruibile al grande pubblico il Ninfeo Romano, da integrare in un più ampio percorso turistico archeologico dell’Esquilino, che comprenda e valorizzi i resti del Sessorianum a Santa Croce in Gerusalemme, le tombe di via Statilia, il Tempietto di Minerva Medica, i resti degli horti Lamiani a Piazza Vittorio, l’auditorium di Mecenate e la volta Gatti, di cui si può valutare una sistemazione alternativa ai giardini di Piazza Dante.

È necessario valorizzare il Giardino Confucio, rendendolo un polo culturale, in collaborazione con l’Università: i murales dell’Aula Magna, che ritraggono abitanti del Rione, dovrebbero essere in qualche modo visitabili. Il mio obiettivo è di coinvolgere Co.Ri.Me, Università e associazioni culturali per definire insieme un programma pluriennale di eventi e mostre, che funga da volano alla riqualificazione del Mercato. Infine, c’è il murales. Anche se non a tutti piace, l’opera è diventata uno dei simboli del Rione, tanto da essere segnalata in numerose guide turistiche internazionali e citata nei testi internazionali d’arte contemporanea.

Concludendo, con modalità differenti da quelle dell’Amministrazione Alfonsi, con la collaborazione della Sovraintendenza e con opportuno bando, mi impegno portare a conclusione il progetto.

  1. Dalla Stazione Termini a Colle Oppio il Rione è frequentato da senza fissa dimora che, gioco forza, bivaccano, in condizioni disumane, nei sottopassaggi, sotto i portici, nei giardini, generando fenomeni di risse, ubriachezza molesta, episodi di microcriminalità. La presenza di numerose mense Caritas nel Rione ha favorito la loro presenza e gli sforzi combinati delle forze dell’ordine finora non sono riusciti a contenere il fenomeno. Come si può risolvere il problema sicurezza e decoro offrendo contemporaneamente una soluzione dignitosa a queste persone per garantire loro un’assistenza dignitosa?

Credo che ci sia, nell’affrontare questo tema, la tendenza a invertire la causa con l’effetto: spesso ho letto che la presenza delle strutture di assistenza per i senza tetto sia considerata la causa della loro presenza nel Rione, quando è vero il contrario. Se, queste strutture sparissero dall’Esquilino, gli homeless non se ne andrebbero, ma diverrebbero più disperati, facendo crescere ulteriormente i problemi.

La questione welfare, assistenza ai più deboli, non deve essere confusa con quella dell’ordine pubblico: sono due questioni distinte e tali devono restare. In ambito welfare, mi impegno a sostenere una semplificazione delle procedure e un’attribuzione specifica delle responsabilità operative, in modo che quando il cittadino segnala un problema non si senta rispondere “non è di mia competenza” o “stiamo monitorando”. Casi come quelli dei senza tetto morti per strada a luglio e ad agosto o la vicenda di Dana, che si è risolta per merito dei cittadini e non certo delle istituzioni, non si debbono più verificare: non è una questione di politica, ma di etica e di umanità!

Per l’ordine pubblico, è necessaria, con il coinvolgimento delle forze di polizia e ovviamente nei limiti di quanto previsto dalla legislazione vigente, l’applicazione di una politica di tolleranza zero. Al contempo è necessario rendere efficace, con le opportune integrazioni e con controlli a tappeto, l’ordinanza anti alcool:questo, nonostante le ironie fuori luogo, era il senso della dichiarazione di Calenda sulla movida a basso costo.

  1. Nel Rione e in particolare in Piazza Vittorio ci sono diverse criticità riguardo alla sicurezza stradale: attraversamenti in posti scomodi e poco visibili e perciò poco sicuri, strisce pedonali totalmente assenti nella zona del Mercato. Come porsi in merito a questo e al problema dei parcheggi, ancor più sentito con l’apertura di numerosi déhors dei ristoranti? Qual è la visione in merito alla viabilità in generale?

Riguardo ai problemi della sicurezza stradale, la mia proposta è di realizzare delle zone 30 nelle vie più pericolose del Rione, penso a Conte Verde, Giolitti e Merulana. Il problema è realizzarle in modo da non ostacolare i mezzi di soccorso. Per questo, più che dossi, pensavo all’utilizzo di isole spartitraffico e dei cosiddetti “cuscini berlinesi”, eventualmente in associazione a soluzioni di IoT, come a Madrid, che sanzioni con multe chiunque violi il limite.

A questo è necessario associare una revisione degli appalti di manutenzione stradale, in cui si deve privilegiare la qualità, per evitare il fenomeno delle strisce che scompaiono dopo una settimana, al massimo ribasso, e una campagna, da far partire nell’immediato, di ripristino dei marciapiedi del Rione, che si stanno trasformando, a causa delle erbacce e della pavimentazione sconnessa, in una trappola per invalidi. Tra l’altro ritengo necessario anche sanzionare i ciclisti e i monopattini che scambiano tali marciapiedi per piste da corsa: il fatto che siano ecologici, non implica che non debbano rispettare il prossimo e le regole del Codice della Strada!

Altro punto che ritengo qualificante del mio programma è rilanciare il Progetto Partecipato per la riqualificazione di Via Carlo Alberto, i cui esiti stanno prendendo polvere in qualche ufficio comunale e che devono essere realizzati nel concreto. Un analogo progetto partecipato, a mio avviso, ovviamente che non si limiti alle chiacchiere, ma che venga realizzato in tempi rapidi, dovrebbe essere avviato anche per via Emanuele Filiberto.

In generale, è mia intenzione impegnarmi nella realizzazione dei progetti di urbanistica tattica, ovviamente quelli fattibili nel concreto, raccolti nel Libro Bianco dell’Esquilino, che sono stati proposti e ampiamente discussi su questo gruppo Facebook.
Sulla questione parcheggio, ricordiamo che all’Esquilino c’è un immenso parcheggio, semi vuoto, la Piastra della Stazione Termini. Per alleviare il problema nei quadranti più critici, l’idea è di stipulare, con il supporto dell’Amministrazione Comunale, una convenzione con la Piastra, affinché i residenti del Rione, possano o gratis o a prezzo ridotto, usufruire dei servizi di tale parcheggio.

  1. La Sovrintendenza capitolina ha un progetto per la riqualificazione dei portici di Piazza Vittorio che però finora tarda a decollare. Cosa si propone per la riqualificazione di Piazza Vittorio e del Parco di Colle Oppio

Per prima cosa, con l’appoggio dell’amministrazione comunale, un’intensa e decisa azione di pressione affinché finalmente questa riqualificazione parta. Per quanto riguarda la piazza vorrei concentrarmi sul giardino e sui portici. Riguardo al giardino, il progetto dell’Amministrazione Raggi è monco, perché manca sia la parte di manutenzione, sia di gestione condivisa da parte dei cittadini. Il mio impegno è che arrivino fondi per la realizzazione di entrambi.Dal punto di vista culturale, i giardini non devono vivere solo l’estate, ma tutto l’anno. In collaborazione con le associazioni del Rione, mi impegno a far partire un programma che li trasformi in un polo culturale per l’intera città. Lo stesso vale per i portici; tra l’altro, farò di tutto per fare rendere fruibili all’Enpam gli scavi archeologici degli Horti Lamiani.

Colle Oppio è un punto dolente ma centrale nel programma della Lista Calenda, che prevede il recupero del decoro e del controllo del territorio, la sua riqualificazione, sia con attività affidate a privati, sia valorizzando al meglio i resti archeologici. Oltre alla Domus Aurea, sono presenti sia i resti delle Terme di Tito, sia quelli delle Terme di Traiano, che devono essere aperti al grande pubblico e valorizzati, vista anche la vicinanza al Colosseo.

  1. Il Rione è soffocato dai rifiuti, soprattutto quelli commerciali. Come affrontare il problema della raccolta rifiuti nel Rione?

Purtroppo la raccolta porta a porta nel Rione è stata un fallimento: se vogliamo essere pragmatici, in attesa che AMA riorganizzi al meglio il servizio, bisogna tornare provvisoriamente ai secchioni. La mia proposta per semplificare la gestione e la raccolta è quella di utilizzare, come in Lombardia, delle soluzioni di Smart City. A Milano, con 13.000 installazioni, si sta sperimentando lo smart bin, il bidone intelligente, un cestino, dotato di un particolare sensore, capace di rilevare il proprio livello di riempimento, ma anche la frequenza e l’orario di utilizzo attraverso. I dati raccolti vengono inviati tramite rete wireless a un software che li analizza e li elabora permettendo un monitoraggio più efficace, una ottimizzazione del processo di raccolta dei rifiuti, l’intervento più tempestivo in caso di situazioni critiche (evitando l’accumulo di rifiuti al di fuori del bidone stesso) e, infine, la riduzione dell’impiego di mezzi e operatori.

In alcuni Comuni dell’Emilia-Romagna è in fase di sperimentazione un’altra soluzione innovativa di Smart Waste. In una piattaforma ecologica dedicata, l’accesso ai contenitori per i rifiuti avviene solo tramite identificazione dell’utente, mediante app, tecnologia NFC (near field communication, tramite smartphone) o RFID (con tessera sanitaria). I cassonetti sono normalmente chiusi e il conferimento dei rifiuti avviene senza la necessità di toccare leve e pedali. Il sistema permette di controllare il comportamento dei cittadini e i quantitativi di raccolta differenziata.

Queste soluzioni tecnologiche, che potrebbero essere implementate nell’Esquilino come progetto pilota, integrandole con la piattaforma IPSE Parsit, della Regione Lazio, faciliterebbero sia l’identificazione di viola le regole del vivere civile, sia adeguare le tariffe TARI ai comportamenti più o meno virtuosi dei cittadini.

Piccole note a margine dell’intervista. Fondamentalmente, mi hanno colpito due cose: la prima è che per una volta, in campagna elettorale, si è andata oltre l’ottica “piazzavittoriocentrica” che spesso condiziona la politica locale. Senza dubbio, i portici umbertini sono uno dei nuclei urbanistici del Rione, ma questo è molto più ampio e differenziato. Che come piattaforma politica si parli della riqualificazione di altri quadranti, Paolo si è concentrato su via Giolitti, il che egoisticamente mi fa piacere, perchè è vicino dove abito, ma di luoghi da riqualificare ce ne sono a bizzeffe e la politica non deve dimenticarli.

La seconda è l’approccio concreto, non solo spiega come vuole fare le cose, ma anche le tempistiche e tecnocratico: a Roma, purtroppo, la classe dirigente, sia di Destra, di Centro, di Sinistra o Cinque Stelle, ha sempre avuto un rapporto conflittuale con l’innovazione e la tecnologia, portando al paradosso che nell’Urbe si è sperimentato tanto, ma implementato poco (e quando si è fatto, vedi Data Center della Regione Lazio, hanno speso una marea di soldi pubblici, con risultati disastrosi).

Sarebbe il momento in cui la politica si impegni a invertire il trend: la tecnologia non è la soluzione a tutti i problemi, ma comunque una mano la da sempre. Questi benedetti cassonetti “smart”, con cui ho avuto a che fare per motivi di lavoro, non sono stati applicati solo a Milano o in Emilia, ma anche in diverse zone del Sud Italia e della Sicilia. Hanno avuto sicuramente un impatto positivo, ma a Roma, per incidere veramente, devono essere associati a una ristruttazione dell’AMA.

Sono d’accordo, ma questo purtroppo è un dato di fatto, che all’Esquilino la raccolta a porta a porta funziona da schifo e che ha ridotta a discariche gli androni dei condomini, a riprova della validità del vecchio detto che l’ottimo sia nemico del bene. Il servizio deve essere pesantamente riorganizzato, ma questo non si fa dall’oggi al domani ed implica transitori e soluzioni tampone, sui cui si può discutere, ma che devono essere realizzate.

Altra applicazione della tecnologia è nella questione parcheggi: sicuramente la proposta Piastra è interessante, perchè allieva il carico su una porzione dell’Esquilino che ha problemi pesanti in questo ambito, ma che magari si lamenta meno sui social di altre zone del Rione, più abili nel fare il pianto greco sui social.

Ora si potrebbe adottare le heat maps, che sfruttando la copertura cellulare, servizi fornito da tutti gli operatori telefonici, potrebbero dare un’immagine precisa delle difficoltà di parcheggio nell’Esquilino e guidare la politica, nell’individuare soluzioni, tenendo conto che a quanto pare, per molto abitanti del Rione, fare cinquanta metri a piedi per raggiungere la propria auto sembra una tragedia greca.

Altro utilizzo della tecnologia, che non c’entra nulla con l’intervista, che però riguarda una questione che è focale nella campagna elettorale romana, è nella progettazione delle piste ciclabile: nella loro sciatteria, i Cinque Stelle, come si faceva negli anni Settanta, si sono limitati a tracciare strisce lungo le principali arteria stradali, il che oltre a complicare il traffico, ha portato a definire percorsi non ottimali e pericolosi per ciclisti, che certo non invogliano al loro utilizzo. Sarebbe il caso, come in nord Europa, cominciare a utilizzare gli algoritmi di machine learning per la loro progettazione e ottimizzazione.

Piccola nota, per terminare le mie chiacchiere: dal mio punto di vista mi ha fatto piacere che la politica abbia preso in considerazione la questione del Libro Bianco, un progetto partecipato dal basso di straordinario interesse, ahimé interrotto dal Covid, che spero che prima o poi ritorni operativo, con la collaborazione con la Casa dell’Architettura.

Un pensiero su “Prima intervista su Sei dell’Esquilino se ai Candidati al I Municipio

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