Arte Contemporanea sulla Prenestina

Pochi lo sanno, ma sulla via Prenestina, nella zona di Tor Sapienza, oltre a numerosi resti romani ci sono quattro gioielli dell’arte contemporanea e dell’archeologia industriale: tre opere di Pier Luigi Nervi e il MaaM. Pochi lo sanno, ma il grande ingegnere di Sondrio, oltre ai Palazzetti dello Sport e l’Aula Paolo VI, ha progettato tantissimo palazzi e fabbriche per uffici a Roma, come ad esempio la sede TIM ad Acilia.

Un interesse per l’architettura industriale e per le fabbriche, che nacque probabilmente durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Nervi fu uno degli ingegneri ufficiali della Regia Aeronautica, attività in cui si dovette confrontare con una sfida difficilissima: ora all’epoca si era soliti costruire gli hangar in legno e metallo, ma nell’Italia fascista, che nonostante le ambizioni da grande potenza, era messa con le pezze nel fondoschiena, per non essere volgari questi materiali venivano destinati agli aerei. Per cui, Nervi ebbi l’idea sia di utilizzare il cemento, sia di sfruttare la struttura “geodetica”, riducendo il numero dei punti di appoggio, aumentando considerevolmente le luci interne, in modo da risparmiare tempo e denaro.

Nervi tra il 1935 e il 1943 costruì due dei quattro hangar dell’idroscalo di Orbetello, i due dell’idroscalo di Marsala e i quattro dell’aeroporto di Castel Viscardo/Orvieto. La copertura di questi hangar, a pianta rettangolare, era sostenuta da un doppio sistema di archi diagonali incrociati tra loro a 45° e impostati su una nervatura perimetrale collocata a 9 metri da terra. Su tre lati il carico era condotto a terra da speroni inclinati collocati con regolarità lungo il perimetro, mentre il quarto lato era lasciato libero da sostegni (con l’eccezione di un pilone centrale) così da consentire il passaggio degli aerei.

Sempre in ottica di risparmio, Nervi mise a punto un sistema di prefabbricazione degli elementi costruttivi fuori opera che consentiva di evitare le pesanti centinature richieste dalle prime soluzioni. L’evoluzione del progetto portò a elaborare una maglia strutturale simmetrica, con una copertura a padiglione sostenuta da sei pilastri inclinati e curvilinei.La progettazione delle aviorimesse segnò inoltre per Nervi l’inizio di una collaborazione fruttuosa con il laboratorio Prove modelli e costruzioni del Politecnico di Milano, fondato nel 1931 da Alberto Danusso. Qui la verifica strutturale degli hangar avveniva attraverso prove di carico condotte su modelli al vero: un metodo di lavoro destinato a partire da questo momento ad avere crescente importanza nella produzione nerviana. La verifica sperimentale permetteva di supplire alle insufficienze del calcolo e di verificare il comportamento delle strutture in condizioni diverse da quelle standard, perfezionando progressivamente le ipotesi iniziali

Nulla resta delle costruzioni di Orvieto ed Orbetello, distrutte dai tedeschi in ritirata alla fine dell’ultimo conflitto; sono invece in buono stato di conservazione le aviorimesse coeve da lui costruite presso l’idroscalo di Marsala e sull’aeroporto di Pantelleria, in Sicilia: hangar che di fatto furono utilizzati dalla propaganda fascista, per millantare l’immagine di un’Italia industriale e lanciata verso la modernità, cosa che rese famoso Nervi presso il grande pubblico.

Articoli sugli hangar di Nervi non solo furono pubblicati su riviste come Architettura (marzo 1938), Casabella (aprile 1938), The Architectural Record (novembre 1938), Moderne Bauformen (gennaio 1939), spesso con fotografie della struttura scattate prima del completamento delle pareti di tamponamento e della posa del manto di copertura, ma anche sui quotidiani a diffusione nazionale: proprio questa fama, a differenza di tanti architetti razionalisti, lo salvò dall’epurazione.

Tornando alla Prenestina, le prime due opere di Nervi, poco visibili al pubblico, sono il famigerato Deposito Atac di Tor Sapienza, dove ogni tanto vanno a fuoco i bus, e la “Caserma 8° Cerimant”, il Centro rifornimento e mantenimento dell’esercito, complesso di complesso di circa 330.000 mq, costituito da otto capannoni, di cui anni fa il ministro Franceschini millantò la trasformazioni in Centro Culturale. Dopo annunci a spron battuto, dopo cinque anni, il Nulla. Edifici che invece meriterebbero di essere valorizzati, proprio perché Nervi, in questi, partendo dalla pura funzionalità e staticità, riesce a creare una dimensione estetica straordinaria.

La terza opera, è invece assai noto ai Romani: si tratta del Decathlon di Tor Sapienza, ormai chiuso da un annetto, in origine il Lanificio Gatti, stabilimento industriale della società “Manifatture Lane C.Gatti e C.”, dedita alla produzione e lavorazione del cashmere, nata solo qualche anno prima, nel 1948, a Carpignano Sesia, dalla “Manifatture Lane C. Gatti e C”, che allora possedeva solo due telai a mano per le matassine e le copertine per neonati, e che aveva visto uno sviluppo sorprendente, tale da commissionare all’ingegnere Pier Luigi Nervi il progetto della sede romana.

Il Lanificio fu costruito a nel 1951 su progetto di Pier Luigi Nervi. La pianta rettangolare era suddivisa in campata da 5X5 m. caratterizzata da una serie di pilastri in cemento armato a fungo che reggevano il solaio, mentre la copertura a shed poggiava su travi di cemento armato precompresso. L’elemento strutturale più interessante era però il piano interrato, poiché vi compariva per la prima volta il solaio a nervature isostatiche, in cui le nervature che si diramano a fungo dai pilastri non hanno solo funzioni decorative, dato che corrispondono all’ andamento della linee di forza (le cosiddette linee isostatiche di flessione, come direbbero i tecnici) quando vengono sottoposte ad una certa sollecitazione.
Di fatto, questo piano interrato può essere visto come una sorta di prototipo di quella che sarà poi l’Aula Paolo VI in Vaticano

Il solaio a nervature isostatiche venne certificato con il brevetto n. 45678 depositato dalla Società Ing. Nervi & Bartoli il 23 luglio 1949. Il tracciato delle nervature non era solamente decorativo, ma corrispondeva all’andamento delle linee isostatiche di flessione, ovvero alla traiettoria delle tensioni principali. Il successo di questa tipologia strutturale fu dovuto non solo ad approfonditi studi teorici, ma anche all’impiego del ferro-cemento, una nuova versione del calcestruzzo armato, alla base della prefabbricazione strutturale.

I lavori di costruzione terminarono nel 1953, il Lanificio rimase in attività fino alla sua chiusura a cui seguì la conversione dello stabilimento industriale in garage di un concessionario. Nel 1998 l’opera è stata convertita nel complesso commerciale “ex Lanificio Gatti” tramite un intervento di ristrutturazione eseguito su progetto dell’architetto Bruno Agostinelli, per diventare poi, come dicevo la sede di Decathlon… Che fine farà in futuro, chi lo sa…

Il MaaM, invece, è vivo è vegeto, nato nel marzo 2009 quando l’ex stabilimento del salumificio Fiorucci in via Prenestina 913 è occupato con un duplice scopo: quello primario di risolvere problemi abitativi per molti e un atto dimostrativo contro un colosso delle costruzioni proprietario dell’immobile, la Srl Salini, che, vuoi o non vuoi, è colei che negli ultimi anni ha condizionato lo sviluppo edilizio dell’Urbe.

Sul MaaM si è scritto e detto tanto, non voglio essere monotono e ripetitivo, però due cosine fatemele aggiungere: il primo è il suo essere un’esperienza unica, di museo che nasce dal basso e partecipato, in cui si rompono i confini tra Arte e Vita e in cui l’Arte si fa Politica, intesa come espressione concreta dei bisogni, delle speranze, delle tragedie e delle Utopie di un popolo. L’altra è che vi hanno contribuito tanti artisti, penso a Mauro e Riccardo, che hanno anche reso con la loro street art l’Esquilino e tanto, come Marco, che prima o poi spero di coinvolgere in qualche progetto…

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