Il casale delle Cappellette

Che sulla Prenestina, all’altezza del Casale delle Cappellette, vi fosse un importante complesso archeologico dell’antica Roma, era noto sin da inizio Ottocento. La prima citazione che ho trovato è presente in quella miniera di informazioni che l’ Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de’ Dintorni di Roma di Nibby, che risale al 1837, in cui si spiega come il nome deriva dalla presenza di un muro con enormi nicchie, che costeggiava la Prenestina.

Tra l’altro, a riprova del genio di questo archeologo, troppo spesso dimenticato, è il fatto che nello stesso paragrafo in cui parla delle Cappellette, si accorge della somiglianza tra il Mausoleo di Romolo sull’Appia Antica e quello di Villa Gordiani, ipotizzandone una derivazione, cosa che è stata confermata dagli scavi e dagli studi degli ultimi anni.

Nonostante questa consapevolezza, il complesso delle Cappellette non era mai stati studiato a fondo, tanto che in una mia guida archeologica, che risale a metà anni Novanta è così descritto

Si tratta di una struttura muraria isolata eseguita con tecnica piuttosto raffinata, situata all’interno degli orti del casale Cappellette. Molto probabilmente era un sepolcro, ma lo stato di conservazione dei resti e il fatto che praticamente se ne conservi un solo lato, non permettono di fornire né una descrizione più dettagliata dell’edificio, né informazioni riguardo la sua storia.

Però, gli scavi compiuti tra il 2015 e il 2017 ci hanno detto qualcosina in più sull’area. Durante i sondaggi preventivi fatti per l’insediamento del Nuovo Centro Servizi Prenestina, che sono emersi i pozzi disposti in modo ordinato su di un pianoro di tufo che fiancheggia la valle del Fosso di Centocelle, che adesso è intubato, ma che una volta percorreva la nostra via Palmiro Togliatti.

La conferma dell’esistenza dell’acquedotto sotterraneo è arrivata con lo scavo del pozzo più orientale, in cui sono state trovate numerose anfore, che provano che l’area era frequentata fino in epoca tardo antica, e gli speleologi hanno potuto esplorare il condotto interno. L’esplorazione ha appurato che si tratta di uno speco scavato nel tufo della collina, un condotto alto fino a 2 metri e 15 e largo 90 centimetri. Ha una copertura in conglomerato cementizio gettato su uno strato di quattro-cinque tavole di legno. E l’acqua scorreva, in pendenza da est verso ovest, a una quota di più di 21 metri sotto terra.

Ma di quale acquedotto si tratta ? Bella domanda… Frontino responsabile delle acque ai tempi di Traiano, nel suo De Aquaeductu Urbis Romae segnala in questa zona il tracciato di due soli acquedotti, quello dell’Aqua Appia e l’altro dell’Aqua Appia Augusta. Ora le murature dei pozzi trovati sono sicuramente di epoca augustea, però sembrano essere costruiti su un acquedotto precedente, proprio quello Appio.

L’Aqua Appia, il primo degli acquedotti pubblici, venne fatta arrivare a Roma nel 312 a.C. sotto i censori Appio Claudio Crasso e Gaio Plauzio Venox. Le sorgenti, sempre secondo Frontino, erano poste in quello che veniva chiamato l’ager Lucullanus, tra il VII e l’VIII miglio della via Prenestina, ad una quota di circa 24 metri di profondità. L’acquedotto subì restauri nel 147, nel 33 e tra l’11 ed il 4 a.C., quando Augusto ne potenziò la portata collegandovi un nuovo condotto, quello dell’Aqua Augustana, l’altra attribuzione possibile, all’altezza della nostra Santa Croce in Gerusalemme, nella località ad Spem Veterem.

Inoltre, nella zona sono stati rivenuti anche due mausolei, nel parco del nuovo quartiere Prampolini. Due sepolcri a tempietto con pronao, del IV secolo d.C.. E sotto, con una telecamera, si è raggiunto il luogo della sepoltura di una ragazza, una tomba foderata di marmi, trovata depredata, ma in cui è rimasta la sagoma della defunta, che ha impresso sul suolo un colore viola, quella della Porpora di Tiro, che allora si usava solo per le vesti delle famiglie patrizie vicine all’imperatore. Destinazione funeraria che è stata confermata dall’aver identificato l’area come provenienza dell’ara funebre di Tiberio Claudio Optato, appartenente a una famiglia di liberti imperiali, che svolgevano il ruolo, per utilizzare un termine moderno, di ministro delle Finanze.

Per cui, è probabile che nell’area vi fosse una villa suburbana di una famiglia senatoriale, associata alla relativa area sepolcrale: la ricchezza potenziale del sito è testimoniata anche dalla scoperta di una fornace alto medioevale, dove si trasformavano in calce i marmi della zona, cuocendoli alla temperatura di mille gradi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...