Il Complesso di Casa Calda

In fondo a via dei Colombi, quasi a far da quinta scenografica al quartiere di Torre Maura, vi è il complesso architettonico di Casa Calda che da il nome alla strada che da via di Tor Tre Teste porta alle case popolari I.S.V.E.U.R. Diversi autori, fra i quali il Rosa, l’Henzen, Lanciani, G.M.De Rossi, Coste, Quilici si sono soffermati sulla storia di questa torre e sulle vicende delle sua tenuta. In particolare il Tomassetti che ne da purtroppo una descrizione inesatta (quasi non avesse visto la torre dal vero), ipotizza la connessione per assonanza fonetica fra questo toponimo ed il console Caio Celio Caldo. Dato che non è che sia tra i grandi nomi della storia romana, do un piccolo accenno di chi fosse.

Contemporaneo di Lucio Licinio Crasso, il maggiore oratore dell’epoca, Caldo fu il primo membro della sua gens a raggiungere posizioni di prestigio (homo novus). Fu un importante oratore, anche se non rimane traccia di nessuna delle sue orazioni. Cicerone a tal proposito ne da un giudizio esemplare di uomo fattosi da sé, accostandolo alle figure di Gaio Fimbria e Mario. Dato che Fimbria era uno sorta di sadico psicopatico, teorico del massacro indiscriminato, soprattutto dei potenziali evasori fiscali, non so se Caldo fosse proprio contento di questo paragone.

Dopo aver invano tentato di diventare questore (pur essendo “un giovane uomo illustre e ammirevole” scrive Cicerone nell’orazione Pro Plancio), nel 107 a.C. fu eletto tribuno della plebe. Il suo tribunato viene ricordato per la lex tabellaria, diretta contro il legato Gaio Popilio Lenate, che imponeva nelle corti di giustizia il voto segreto in caso di giudizio sull’ alto tradimento (perduellio). Cicerone riferisce che Caldo per il resto della sua vita si pentì di aver proposto questa legge, perché era stata mal applicata e non aveva fatto il bene della Repubblica.

Dopo aver ricoperto la pretura nel 100 o nel 99 a.C.,fu eletto console con Lucio Domizio Enobarbo; Caldo riuscì a prevalere, nonostante fosse un homo novus e vi fossero altri candidati con appoggi molto più potenti. Dopo il consolato, fu probabilmente proconsole nella Spagna Citeriore, come si evince da alcune monete della gens Coelia, che portano il suo nome con la parola HIS (pania) e la figura di un cinghiale (che alluderebbe ai suoi successi in Gallia); secondo Joseph Hilarius Eckhel questo simbolo lo assocerebbe alla città di Clunia.

Nell’83 a.C., durante la guerra civile tra Mario e Silla, Caldo appoggiò con forza il primo; con Carrina e con Decimo Giunio Bruto (figlio di Galleco) cercò di impedire che le legioni di Pompeo potessero portare aiuto a Silla. Ma i tre non operarono in maniera coordinata, per cui quando Pompeo attaccò Bruto, le cui truppe si sbandarono, il piano di Caldo fu vanificato e ovviamente, a seguito delle liste di proscrizione fece una brutta fine.

Ora benchè il nome del complesso, come in tante altre zone della periferia est di Roma, derivi dalla presenza di sorgenti termali, il legame con Celio Caldo è stato preso per buono dal Comune di Roma, che gli ha dedicato una via nell’adiacente quartiere di Torre Angela. Tra l’altro, adiacente alla Marana di Santa Maura, uno dei corsi d’acqua naturali facenti parte del comune di Roma, che sorge sui Colli Albani e bagna le zone di Tor Tre Teste e Tor Sapienza, del quartiere Alessandrino, nonché l’area del Casilino, affluente in sinistra idrografica dell’Aniene,
oggi ricoperto e percorso dal Viale Walter Tobagi, vi era un taglio artificiale nel banco tufaceo interessato da diversi ambienti ipogei fra cui una grotta ed un cunicolo di adduzione dell’acqua ancora noto in una pianta della metà del XIX secolo con l’indicazione di sorgente d’acqua termale. Alla fine del medesimo secolo, questo stesso cunicolo venne riattato per portare acqua ad un fontanile posto innanzi a queste latomie già in funzione nel XVII secolo.

Il nostro complesso di il Casa Calda, che sorge sui resti di una villa romana di cui restano ampie tracce (sia pavimentali che murarie) è costituito dal casale vero e proprio e da una torre oggi mozza in tufelli risalente alla metà del XIII secolo, ai quali nel primissimo rinascimento venne anteposta la costruzione di un palazzetto ancora in uso alla fine del XVII secolo. Di quest’ultimo è evidente la facciata rimasta che, successivamente restaurata e rinforzata con due grossi speroni murari è da molti scambiata per i resti della torre medioevale che le si trova dietro.

Se prendiamo come riferimento la storia del vicino castello di Torrenova, con cui Torre Calda ha condiviso spesso e volentieri i proprietari, intorno al 700 d.C. la tenuta fu affittata alla diaconia di Sant’Eustachio, sì proprio quella della chiesa nei pressi di Piazza Navona, che nel 916 intraprese un progetto di fortificazione delle sue proprietà nell’Agro Romano. Alla fine del duecento il casale di Casa Calda fa la sua prima comparsa nei documenti d’archivio, comparendo citata fra i beni contigui delle Due Torri e Camminata (o Caminata), tutti fondi indivisi ed appartenenti alla chiesa di S. Sebastiano ad Catacumbas sulla via Appia. Nel 1385 ricompare traccia per una vendita a cinque anni di una parte dei frutti della tenuta, fatta dal locatario del tempo, tal Francesco Grancellona o Quanzellona ad Andrea di Cecco Della Valle.

Il tenimentum Case Calle riappare citato fra le tenute confinanti in un documento del novembre 1428, pertinente all’acquisto da parte di Cecco Rodi di Genazzano di due pediche (piccoli appezzamenti) appartenenti al convento di S. Maria in silice di Valmontone. Il nostro Cecco deve avere investito parecchio denaro in zona, dato che negli stessi anni compra dai Palosci il complesso di Torrenova.

Parte di Casa Calla viene permutata nel 1512 ed ancora nel 1516 dal monastero di S. Sebastiano con alcune terre del casale di torre nova appartenente a Bartolomeo della Valle. Nel 1521 la tenuta viene ceduta in enfiteusi dal Monastero di S. Sebastiano a Virgilio di Mantaco, i cui tre figli lo posseggono pro indiviso. Nell’elenco dei Casali lungo la via Labicana stilato nel 1567 figurano infatti sia Pietro Paolo, che Camillo e Rotilio de Mantaco, ognuno con una pezza di circa 100 rubbia di terreno. Al 1547 risale la prima raffigurazione cartografica oggi nota del Casale Torre riportata da Eufrosino della Volpaia nella sua pianta della campagna di Roma al tempo di Paolo III. Agli inizi del XVII secolo, il casale di Casa Calla è descritto quale proprietà “del S(ign)or Alessandro de Mantaco” e posto “fuora di Porta Maggiore”, comprendente una tenuta estesa per circa 180 rubbia, di cui 8 lasciate a prato per i pascoli.

Un atto del 26 novembre 1607 ci attesta della cessione fatta agli Aldobrandini (proprietari della vasta ed attigua tenuta che va sotto il nome di Torrenova) del “…Casale di Casa Calda fuor di Porta Maggiore, venduto dal Sig. Alessandro di Mantaco, (il quale) confina con il Casale di Torre Nuova de’ SS.r. Aldobrandini, dall’altro (con) il Casale chiamato Quarticiuolo di S. Maria Maggiore, dall’altra (con) il Casale del Sig. Tiberio Astalli, gravato di un censo o canone di ducati 190 di carlini antiqui a d. 75 l’uno all’Abbadia di S. Sebastiano…”. Nel 1660 Casa Calda, già parte di Torrenova, passa in proprietà dei Pamphilj e successivamente da questi ai principi Borghese. Del medesimo anno è una bella pianta acquerellata delle tenute accorpate di Torre Nova, Tor Vergata e Casa Calda poste fuori di Porta Maggiore, inserita nel Catasto Alessandrino e comprendente tutte le tenute e casali dell’agro sui cui proprietari gravava l’onero di contribuire alla spesa per il rifacimento delle strade . Sotto la torre, nel 1856 (in corrispondenza dei cunicoli, grotte e della tomba ipogea ricoperti nel marzo del 1990 per ricostruire parte della collina sbancata in antico) avvenne la scoperta fortuita dell’iscrizione funeraria di Lucio Aurelio Nicomede, tutore del futuro Imperatore Lucio Vero, immediatamente trasportata a Frascati nella proprietà Borghese di Villa Taverna (oggi Villa Parisi), dove ancora si conserva. Nel 1869 i Borghese permutarono, sempre assieme a Torre Nova, la parte della tenuta più settentrionale, confinante con quella del Quarticciolo del Capitolo Liberiano, con Torbellamonaca, appartenente appunto al medesimo Capitolo, di S. Maria Maggiore.

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