La nascita del Policlinico Umberto I

Subito dopo l’Unità d’Italia, l’idea di dotare la nuova Capitale di un Policlinico che riunisse tutte le diverse “cliniche” dei vecchi ospedali romani e razionalizzasse e ampliasse l’assistenza sanitaria per i cittadini è dovuta a un uomo straordinari, a torto dimenticato: Guido Baccelli, nato nell’Urbe nel 1830.

Benchè fosse filo mazziniano, tanto che combattè con Garibaldi a difesa della Repubblica Romana, Pio IX che su certe cose era molto più tollerante dei Borboni e dei Savoia, invece di chiuderlo a Castel Sant’Angelo e buttare la chiave nel Tevere, stimandone le capacità professionali, ne favorì in ogni modo la sua carriera come medico, tanto da autorizzare la sua nomina ad assistente della cattedra di medicina legale all’Università Pontificia della Sapienza, dove è la chiesa borrominiana di Sant’Ivo.

Può sembrare strano, perchè noi abbiamo un’idea molto “dottorale” di Guido, ma all’epoca fu coinvolto, come una sorta di Kay Scarpetta, nelle indagini sui principali delitti della Roma dell’epoca, aiutando con le sue intuizioni di patologo, a risolverli. Per cui, se fossimo negli USA, invece che nell’Italietta ignorantella sull’Ottocento, esterofila e provinciale, probabilmente gli avrebbero dedicato una serie di romani e di film… Tanto che Guido, un paio di volte, rischiò la pelle, preso a pistolettate dalla malavita locale.

Così Pio IX convinto sostenitore della teoria del

“Meglio un medico vivo che un investigatore morto”

nel 1862 lo nomina sostituto di Benedetto Viale-Prelà, uno dei luminari dell’epoca, nella cattedra di Clinica medica che aveva sede, a quel tempo, presso l’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia: ricoprirà entrambi questi ruoli per oltre cinquant’anni, fino alla sua morte. Il suo rigore intellettuale e la sua efficacia didattica riceveranno numerose e autorevoli testimonianze.

Il grande clinico Augusto Murri, che fu aiuto di Baccelli nella Clinica medica di Roma a partire dal 1870, ricordava di lui nel 1888:

Quand’io entrai nella sua clinica avevo vissuto due anni nelle scuole di Francia e di Germania, ma in nessuna di esse il libero esame, il rispetto all’indipendenza assoluta del pensiero e della parola era così religioso e sincero, come nella Clinica posta a cento metri dal Vaticano.

Pensate col vostro cervello; non v’inchinate mai all’autorità, credete ai fatti e alla ragione, ma a null’altro; non credete a me, ma al vostro giudizio

Ecco le frasi che il nostro Maestro ci ripeteva ogni giorno

Nella pratica medica, Guido Baccelli fu tra i primissimi in Italia a fare un uso sistematico dello stetoscopio, al punto da essere talvolta additato come “il medico che visita gli ammalati con la tromba” e fu in prima linea nella lotta alla malaria, favorendo in tutti i modi sia la diffusione dell’utilizzo del chinino, sia l’approvazione di leggi per la bonifica, non solo idraulica ma anche agraria e socio-educativa, dell’Agro Romano e poi via via di altre zone italiane.

Dopo la presa di Roma nel 1870, Guido Baccelli nell’ottobre del 1871 prestò – assieme ad altri 21 professori de La Sapienza (su un totale di 36) – il giuramento di fedeltà al Re e alle leggi del nuovo Stato richiesto per essere confermato negli incarichi d’insegnamento. Poi, benché osteggiato da alcuni che lo ritenevano clericale e lo accusavano di non aver dato, negli anni precedenti, sufficienti prove di sentimenti liberali e patriottici, Guido Baccelli iniziò una sfolgorante carriera politica che lo portò ad essere, a cavallo tra ‘800 e ‘900, uno degli uomini di Stato più influenti in Italia. Nel 1872 venne nominato Presidente del Consiglio superiore di sanità mantenendo questo ruolo fino al 1877 e poi, di nuovo, dal 1887 al 1915, per un totale di oltre trent’anni (caso unico nella storia italiana).Esponente della Sinistra storica, fu eletto per la prima volta alla Camera nel 1874, assieme a Giuseppe Garibaldi di cui divenne amico e collaboratore in alcune battaglie parlamentari.Nel 1875 entra a far parte anche del Consiglio comunale di Roma dove siederà fino al 1913.

Fu per ben sette volte Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia tra il 1881 e il 1900 nel terzo Governo Cairoli, nel quarto e quinto Governo Depretis, nel terzo e quarto Governo Crispi, nel primo e nel secondo Governo Pelloux. Fu anche Ministro all’Agricoltura, Industria e Commercio tra il 1901 e il 1903 durante il Governo Zanardelli. In più, appassionato di antichità classica, si dedicò a una serie di progetti urbanistici per Roma, dal restauro del Pantheon alla nascita della Passeggiata archeologia.

Tra l’altro benché personalmente ebbe in antipatia i Macchiaioli e quelle che lui definiva “le altre diavolerie contemporanee”, si battè, con notevole apertura mentale, perchè nascesse unagrande collezione artistica nazionale dedicata alla modernità, in cui il nuovo Stato potesse raccogliere

lavori eccellenti in pittura, scultura, disegno ed incisione, senza distinzione di genere o di maniera (…) di artisti viventi”

che poi questi lavori non fossero di suo gusto, era un altro paio di maniche, cosa che porterà alla nascita della GAM, la Galleria di Arte Moderna di Roma.

Riguardo al Policlinico, Guido propose la sua fondazione sin dalla sua prima elezione come deputato in Parlamento, nel 1874. Con la sua nomina a Ministro, nel 1881, il progetto ricevette una decisiva accelerazione: Guido istituì e presiedette una commissione di illustri clinici con lo scopo di esaminare e risolvere i problemi inerenti alla costruzione del nuovo ospedale e ottenne i primi finanziamenti statali per il progetto con la Legge 209/1881.

Così la prima pietra fu posta il 19 gennaio 1888 alla presenza dei Sovrani d’Italia, che dovettero subire anche il discorso di Guido che quando si faceva prendere la mano, avrebbe fatto apparire Fidel Castro un dilettante

L’incipit fu

A Voi dunque spetta o Sire, porre la prima pietra di questo grande istituto, a Voi decorarlo del vostro nome, perché qui verranno i derelitti della fortuna, a sentire gli effetti benefici di quell’amplesso immortale che si daranno nel vostro nome augusto la Scienza e la Carità. Mentre la pietra, spalmata di calce da Re Umberto, calava nella fossa preparata a custodirla dalla circostante immensa folla, composta per la maggior parte di medici e di studenti universitari, si elevavano entusiastiche grida plaudenti alla nobile istituzione e bene auguranti al prospero suo avvenire

a cui seguiro circa sei ore di dotte disquisizioni sull’evoluzione della scienza medica da Ippocrate in poi… Non ho mai capito come Umberto I, che non era tra le persone più pazienti di questo mondo, non sia scappato più di fretta che di paura, dopo la prima mezz’ora.

Contestualmente, sempre su iniziativa di Baccelli, nacque un giornale di medicina denominato, per l’appunto, Il Policlinico, il cui primo numero uscì il 15 dicembre 1893. I lavori tuttavia ebbero inizio soltanto nel settembre del 1889. Il cantiere si protrasse per circa dodici anni a causa soprattutto della carenza di fondi, la grandiosa opera, il primo ospedale di Roma Capitale ed uno dei più moderni d’Europa, veniva ultimata, in rispetto dei termini fissati dalla legge del 25.02.1900, entro il 1902.

Il progetto fu affidato a un architetto all’epoca abbastanza famoso, Giulio Podesti che stava lavorando parecchio alla costruzione dei nuovi quartieri umbertini di Roma, compreso l’Esquilino.Dopo aver partecipato, nel 1882, al primo concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II, l’anno seguente Podesti prese parte al concorso per il Policlinico romano, bandito dal ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, risultando vincitore a pari merito con il milanese Giovanni Giachi.

La lunga e tormentata vicenda della realizzazione del nosocomio , inizialmente previsto nella zona di porta Maggiore e in seguito ubicato al Castro Pretorio, si sbloccò nel 1887, quando Podesti, anche a seguito di una fitta corrispondenza con l’allora presidente del Consiglio Agostino Depretis, ottenne l’affidamento del progetto, redatto in forma definitiva il 23 dicembre 1888 e presentato alla I Esposizione di architettura moderna a Torino nel 1890. I lavori si articolarono in più fasi. La prima (1889-96) fu diretta da Podesti, coadiuvato da un nutrito staff di architetti e tecnici, tra i quali spiccavano il nipote Edgardo Negri, suo allievo e collaboratore negli anni seguenti, Luigi Rolland e Cesare Salvatori, attivi nello studio ubicato in palazzo Doria Pamphilj, residenza dell’architetto sino ai primi anni del Novecento. Fu rimosso dalla direzione dei lavori il 20 dicembre 1896.

A tale data risultava ultimata buona parte del piano, la cui impostazione originaria prevedeva un asse di edifici in sequenza sul fronte principale di viale del Policlinico, articolato nei reparti medico e chirurgico, simmetrici rispetto al palazzo dell’amministrazione, con un asse mediano perpendicolare a questo dove in successione si sviluppavano l’edificio bagni e cucine, la cappella, in seguito decorata da Giulio Rolland, la centrale termica e la ciminiera. Dal 1897 al 1903 la progettazione passò al genio civile, sezione diretta dall’ingegnere Annibale Biglieri, che curò la realizzazione della seconda fila di padiglioni, disposti a pettine e sfalsati rispetto al fronte principale delle cliniche, disattendendo però il progetto di Podesti, che nella zona posteriore su viale della Regina aveva previsto un impianto semicircolare di padiglioni disposti a raggiera, con calibrata alternanza tra pieni e vuoti, enfatizzata dalla sistemazione a verde e unificata dal sistema di leggeri percorsi a ballatoio in ghisa.

Il Policlinico, intitolato al Re Umberto I, cominciò a funzionare nei primi mesi del 1903, dopo una solenne cerimonia di inaugurazione tenutasi in Campidoglio; la tipologia “a padiglioni” scelta da podesti, adottata ovunque in larga scala era costituita da diversi edifici, in genere a due o tre piani, con la sala malati a corpo di fabbrica semplice, separati o congiunti con pensiline chiuse o aperte (se ne vedono ancora oggi alcuni esempi dell’ospedale originaria) che mettevano in comunicazione le varie sezioni dei singoli padiglioni fra loro e con i servizi centrali.

Ovviamente la capacità delle nuove corsie moltiplicava i posti letto che, negli ospedali antichi era molto esigua. A pieno regime il Policlinico poteva ospitare 1.200 malati. La zona prescelta aveva un’area di 160.000 metri quadrati di cui solo 40.000 erano coperti dagli edifici, decentrata ed isolata dal resto della città, a circa 52 metri sul livello del mare, tradizionalmente ritenuta una delle più salubri della città. L’ospedale così veniva messo in stretto rapporto con le “Cliniche” per le quali si era scelta un’architettura monumentale in stile neo‐rinascimentale. La tipologia a padiglioni, fondata su il decentramento, aveva lo scopo di suddividere i malati in reparti a seconda della malattia, il sesso, l’età, in modo che ogni sezione avesse la migliore esposizione. I vari padiglioni erano intersecati da viale alberati dove i malati meno gravi potevano “prendere aria buona”.

All’interno del comprensorio del Policlinico Umberto c’era una vigna, dove fu scoperta nel 1839 insieme ad un’area sepolcrale posta ai lati della strada che usciva dalla Porta Clausa, il cui mausole più imponente attualmente visibile presso uno dei padiglioni del Policlinico. Per quanto riguarda la sua struttura, il sepolcro presenta una pianta quasi quadrata, con ciascun lato lungo circa 6 metri, un rivestimento in blocchi di travertino con cornici decorative alla base e alla sommità. L’interno è coperto da una volta ribassata in laterizio e il pavimento è interamente rivestito di lastre di giallo antico e palombino. La struttura interna del sepolcro presenta quattro nicchie rettangolari con archi ribassati, di cui una è occupata dall’ingresso, e lunette contenenti una cornice in stucco celeste parzialmente conservata; all’interno delle restanti tre nicchie, furono rinvenuti sarcofagi con coperti datati al II secolo d.C., che sono attualmente esposti nei Musei Vaticani. Quello rinvenuto nella nicchia di fronte all’ingresso in marmo greco, decorato con teste di Gorgoni, ha dato il nome al sepolcro chiamato convenzionalmente “della Medusa” ed ha ispirato ie logo grafico del Policlinico.

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