La battaglia navale di Catania

Mentre Imilcone stava catturando Messina e costruendo Tauromenio, Dionisio era molto impegnato a potenziare il suo esercito. Liberò tutti gli schiavi presenti a Siracusa per equipaggiare 60 navi addizionali, dispose fortezze a Siracusa e Leontini con soldati e vettovaglie e assunse 1000 mercenari dalla Grecia. La sua mossa successiva fu quella di persuadere i mercenari campani a Catania di dirigersi ad Aitna. Quando ricevette la notizia che Imilcone era stato costretto a marciare nell’entroterra a causa dell’eruzione dell’Etna, e la flotta punica stava salpando per Catania, portò il suo esercito e la flotta a Catania per sconfiggere in particolare i cartaginesi. L’esercito greco era composto da 30000 uomini e 3000 cavalli, mentre la flotta da 180 navi per la maggior parte quinqueremi. La flotta cartaginese stava salpando a ritmo lento per dare a Imilcone più tempo per raggiungerla. La flotta cartaginese a questo punto contava 300 triremi e 200 navi da trasporto. Per massimizzare il rendimento della flotta, i cartaginesi armarono con arieti le navi da trasporto, che erano più lente rispetto alle navi da guerra. La flotta punica arrivò a Catania consapevole che senza l’esercito presente, sarebbe stata vulnerabile ai greci quando sarebbero sbarcati di notte. Se la flotta si fosse semplicemente ancorata, sarebbe stata vulnerabile al clima.

Quando anche i greci arrivarono a Catania, Leptine, l’ammiraglio, schierò le sue navi e avanzò verso i cartaginesi. Sebbene la flotta greca fosse in inferiorità numerica, le sue navi erano più larghe e pesanti, e trasportavano più soldati e proiettili. Dionisio, pianificando di utilizzare a pieno regime le navi pesanti, aveva ordinato a Leptine di mettere le sue navi in ordine chiuso quando avrebbe ingaggiato battaglia coi cartaginesi. Vedendo i greci distribuirsi in azione, Magone comandò alla sua flotta di formare una linea di battaglia.Leptine selezionò 30 tra le sue migliori e caricò, con queste in testa, la linea cartaginese, mentre il resto della flotta avrebbe cercato di opporre resistenza e non far passare i nemici. All’inizio Leptine portò tutte le sue navi con lui in una improvvisa sortita, affondando molte navi puniche in una selvaggia mischia. I cartaginesi iniziarono a sfruttare il loro vantaggio numerico, agganciando le navi greche e rendendole ingovernabili, per poi salire a bordo iniziando la mischia. La battaglia cambiò piega per Leptine, lasciato senza nessun rinforzo; dovette, quindi, rompere la linea di combattimento e fuggire coi sopravvissuti del suo contingente, lasciando la flotta greca priva di un comandante.

Dato che il resto della flotta greca giunse in battaglia in disordine, i cartaginesi, ordinati e pronti, li incalzarono in massa. Ne derivò una feroce battaglia, con navi che si lanciavano proiettili, con manovre di arieti tra i contendenti e agganci fra queste per combattimenti sul ponte. I greci furono alla fine sopraffatti, le navi pesanti non ebbero l’effetto sperato perché la flotta si mosse in modo confuso e disordinato. I cartaginesi inviarono alcune navi per catturare i marinai greci in mare. Oltre 20000 tra marinai e rematori e 100 navi restarono sul campo, tra morti e prigionieri, senza che le navi sopravvissute si fermassero per soccorrerli

La sconfitta dei greci mise Dionisio in serie difficoltà: poteva certo affrontare sul campo di battaglia Imilcone, ma il rischio è che i Cartaginesi replicassero quanto accaduto a Messina, per occupare Siracusa con un colpo di mano della flotta, tenendo anche conto che il partito anti dionisiano della polis poteva approfittare della mancanza di una guarnigione per un colpo di stato. Dionisio decise allora di rompere gli indugi: lasciò il campo e si diresse a sud, verso la sua polis.

In questo frangente, Madre Natura intervenne in aiuto di Dionisio, poiché l’improvviso peggiorare del tempo costrinse Magone ad arenare le sue navi, rendendo così la flotta punica vulnerabile a possibili colpi di mano greci, che per loro fortuna non si verificarono, perché i siracusani, pensando che fosse un trucco punico, non fermarono la ritirata. Imilcone giunse a Catania due giorni dopo la vittoria dopo un viaggio di 110 km intorno all’Etna, e la sua presenza garantì finalmente la sicurezza della flotta punica. Sia l’esercito punico che la marina furono concessi alcuni giorni di riposo, durante i quali Magone riparò le sue navi danneggiate e riparò le navi greche catturate, per aggregarle alla sua flotta. Imilcone nel frattempo, aveva aperto un tavolo di trattativa con i mercenari osci e sanniti di Aitna, proponendogli, in cambio di un congruo aumento in cambio del passaggio nel campo cartaginese. Dionisio, che conosceva i suoi polli, aveva però preso in ostaggio le loro famiglie, così i mercenari, a malincuore, dovettero rimanergli fedeli.

Nel frattempo, però le decisione di attendere il nemico al riparo tra le mura di Siracusa, fu alquanto impopolare tra i greci di Sicilia, che accusarono Dionisio di vigliaccheria e di averli abbandonati: così disertarono in massa il suo esercito e tornarono nelle loro polis, per difenderle dall’eventuale attacco cartaginese, equivocando le intenzioni di Imilcone: il suo obiettivo non era la conquista, ma il ricondurre il tiranno siracusano a miti consigli, limitando il suo potere politico e militare. Dionisio e l’esercito greco raggiunsero per primi Siracusa e iniziarono i preparativi per resistere all’inevitabile assedio cartaginese: il tiranno era abbastanza convinto che i lavori di rafforzamento delle mura avrebbero permesso di resistere all’assedio, però, per evitare brutte sorprese, cominciò ad assoldare ulteriori mercenari in Italia e in Grecia e diede ordine di presidiare le fortezze che si estendevano tra Leontini e l a sau polis.

Fortezze che servivano sia per proteggere il raccolto sia come basi per molestare le linee di rifornimento nemiche: in più Dioniso sperava che servissero da esca e trascinassero via da Siracusa parte l’esercito cartaginese, riducendo la pressione nemica e facendo guadagnare tempo ai difensori di Siracusa. Il ragionamento di Dioniso era semplice: anche se le fortezze si fossero arrese facilmente, Imilcone avrebbe dovuto presidiarle con guarnigioni, tenendo così parte del suo esercito lontano dall’assedio. Peccato che Imilcone ignorasse Leontini e i forti, e il suo esercito marciò lentamente verso Siracusa. Si spostarono intorno all’altopiano delle Epipole e si concentrarono sulla costruzione del loro accampamento. La flotta da guerra punica, composta da 250 triremi e quinqueremi greci catturati , salpò contemporaneamente nel porto grande e in perfetto ordine superò Siracusa, mostrando le spoglie catturate dai greci. 2000-3000 navi da trasporto furono poi ormeggiati nel porto, portando soldati e rifornimenti. Imilcone era pronto per iniziare l’assedio.

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