Le catacombe di Novaziano

Di fronte alla basilica di S. Lorenzo sulla via Tiburtina, sotto la collina tagliata per la costruzione del Viale Regina Margherita fu trovato a caso negli anni Ventiun cimitero sotterraneo cristiano, completamente sconosciuto alle antiche fonti storiche e liturgiche delle catacombe romane. La parte scavata si svolge principalmente sotto il detto viale e a sinistra di questo, verso la città. Le gallerie che si estendono nella direzione verso san Lorenzo finiscono tutte nel tufo, di modo che la catacomba nuova non era congiunta con quella di San Lorenzo, ma costituiva un cimitero indipendente e proprio..

La scoperta avvenne solo nel settembre 1926, in occasione di lavori stradali al viale Regina Margherita (oggi Regina Elena), all’angolo con la Tiburtina, durante i quali vennero alla luce alcune gallerie cimiteriali (il livello superiore della catacomba): dato il pessimo stato di conservazione, fu deciso di abbandonare ogni ulteriore indagine, e si ricoprì il tutto.Nel 1929, nel proseguimento dei lavori nello stesso viale, fu scoperta una seconda serie di gallerie (il livello inferiore), molto meglio conservate, che suscitarono subito l’interesse degli archeologi, soprattutto perché completamente sconosciute alle fonti antiche.

Negli anni Trenta, in occasione della costruzione dell’Istituto di Medicina Legale, è venuta alla luce in superficie una necropoli romana, compresi i resti di un mausoleo di età augustea, utilizzato fino alla fine del II secolo. Inoltre, nelle vicinanze dell’accesso originario alla catacomba, è stata scoperta una struttura absidata che ha fatto pensare ad una piccola basilica, collegata probabilmente al culto dei martiri sepolti.

Tra le catacombe romane, quella di Novaziano è quella meglio datata. Infatti, nel livello inferiore, sono state scoperte iscrizioni, con data consolare, ancora integre e perfettamente al loro posto sulle rispettive pietre sepolcrali: due sono datate 266 e le altre due 270. Queste iscrizioni, e la gran quantità di monete della stessa epoca, fanno risalire l’origine del cimitero alla seconda metà del III secolo, quando la vecchia necropoli pagana, abbandonata, fu acquistata da qualche ricco cristiano e riconvertita a nuovo uso; in età costantiniana poi il cimitero si è ingrandito (livello superiore), apparirono i monogrammi costantiniani, si svilupparono cubicoli a carattere familiare. Tra la fine del IV secolo e l’inizio del V secolo il cimitero fu abbandonato e completamente dimenticato. La catacomba, poiché non è menzionata in nessuno degli “itinerari” ad uso dei pellegrini, redatti a partire già dal VII secolo, non fu più frequentata e fu quindi ritrovata inviolata, con la maggior parte dei loculi ancora chiusi.

La catacomba accolse circa un migliaio di inumazioni e copre un’area di notevole estensione, con un’ampiezza di 500 x 50 metri sui due assi e si sviluppa su due livelli: il primo è andato quasi completamente distrutto sia per le estese edificazioni di superficie, sia per le spoliazioni operate in passato; la maggior parte degli ambienti è devastata e non vi è presenza di alcun reperto archeologico; meglio conservato invece è il secondo, dove sono posti i resti archeologici più interessanti e rilevanti dell’intero complesso cimiteriale. La scala di accesso originaria è oggi ostruita dal manto stradale all’incrocio tra viale Regina Elena e via Tiburtina: si accede al cimitero tramite un ingresso moderno.

Il cimitero accolse circa un migliaio di inumazioni e copre un’area di notevole estensione, con un’ampiezza di 500 x 50 metri sui due assi. L’impianto presenta gallerie disposte “a spina di pesce” e “a graticola”. Alcune frane permettono oggi di percorrere solo 800 metri di gallerie. L’altezza di molte gallerie fa ipotizzare un loro ampliamento realizzato scavando il suolo. I riempimenti (solo in parte scavati) che interessano alcune zone più antiche furono effettuati con terra di scavo proveniente da altri settori più recenti. Negli interri, in momenti differenti, furono poi ricavate delle tombe a “forma”. Partendo dai nuovi piani di calpestio furono scavati altri ambulacri i cui accessi, dopo la rimozione degli interri, risultano oggi “sospesi”.

Inizialmente fu identificata nei giornali di scavo della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra come Cimitero anonimo di Piazzale San Lorenzo, poi la svolta avviene nel 1932, quando il il 1° di aprile, un sepolcro con un’epigrafe a minio che così recita:

NOVATIANO BEATISSIMO MARTURI GAUDENTIUS DIAC(onus)

L’iscrizione risale alla seconda metà del IV secolo, quando un diacono di nome Gaudenzio, risistemò, monumentalizzandola, la tomba di questo Novaziano.La galleria su cui si apre la tomba di Novaziano, sebbene abbastanza stretta (80 cm.), si trova in un punto centrale dell’area funeraria più antica della catacomba. Il sepolcro è costituito da una cassa sormontata da un arco in muratura: si tratta di una forma ibrida tra l’arcosolio, dai quali si distingue per le dimensioni ridotte della cassa, e la tomba “a mensa”. La tomba si doveva inizialmente presentare come una cassa parallelepipeda tagliata nel tufo su tre lati e foderata di marmo, chiusa sul davanti da un parapetto in muratura a tufelli e mattoni rivestita da intonaco bianco sul quale è incisa l’iscrizione realizzata da Gaudente in onore di Novaziano. Anche l’arco soprastante, ugualmente realizzato a tufelli e mattoni, era ricoperto in marmo. L’identica tecnica di realizzazione lo fa ritenere contestuale al parapetto e porta a datare il tutto, anche a seguito di ulteriori studi, a non prima della metà del IV secolo. La monumentalità del sepolcro, la sua centralità rispetto al complesso catacombale e le dimensioni contenute della tomba (160 x 35 x 30 cm) fanno pensare comunque ad una traslazione del corpo. Sulla volta della galleria, nelle immediate vicinanze della tomba, è presente uno stretto lucernario. Al momento della scoperta della tomba si ritrovarono anche delle tessere di smalto rosso e marmo verde. Per cui, questo doveva essere il fulcro dei colti che si svolgevano nella catacomba.

Sì, ma chi era questo Novaziano ? Alcuni alcuni studiosi ritengono che si tratti di un giovane martire romano, morto durante la persecuzione di Diocleziano (284-305), e che viene ricordato dal Martirologio geronimiano alle date del 27 e 29 giugno. Per la maggior parte degli studiosi, invece si tratta dell’omonimo antipapa, di cui sappiamo poco e con delle informazioni fornite dal suo avversario, Cornelio, che ovviamente era di parte. Facendo la tara alle fake news, Novazione era molto colto, prima di convertirsi era stato un retore e aveva studiato a fondo la filosofia stoica, ed era una sorta di segretario di papa Fabiano. Incarico che abbandonò, per diventare anacoreta, anticipando il movimento monastico. Le cose cambiano con la persecuzione di Decio: papa Fabiano è martirizzato e vista la mala parata, la chiesa di Roma non riesce a nominare un successore: la sede vacante dura per circa un anno, in cui la chiesa è guidata da una sorta di comitato collegiale, a cui capo è messo proprio Novaziano.

Nel frattempo, la situazione della persecuzione stava diventando tragicomica: Decio aveva imposto l’aut aut ai cristiani… O sacrificate agli dei o finite nello stomaco dei leoni. Dato che la propensione al martirio a Roma era assai bassa, i cristiani locali millantarono in tutti i modi di avere eseguito suddetto sacrificio. Decio, conoscendo i suoi concittadini, malfidato, ordinò che a riprova del presunto sacrificio, fosse rilasciato un certificati dagli impiegati statali: rimedio che fu peggiore del male, dato che portò al boom di certificati falsi e un aumento esponenziale della corruzione da parte dei burocrati addetti alla verifica dell’effettiva esecuzione dei riti.

Nel marzo del 251, con la morte dell’imperatore Decio, la persecuzione inizia a scemare e la comunità romana ritiene giunto il momento opportuno per nominare il successore di Fabiano: la questione centrale della campagna elettora è cosa fare dei lapsi, categoria variegata, che comprendeva sia chi effettivamente aveva effettivamente eseguito il sacrificio, sia una pletora di furbacchioni, che si erano dati malati, finti pazzi o spacciati per manichei o gnostici, e i libellatici, i detentori dei certificati falsi o ottenuti tramite corruzione. La posizione di Novaziano era in linea con la posizione tradizioniale della chiesa: puoi rientrare in comunità, dopo opportuna penitenza. Il suo avversario, il futuro papa Cornelio, invece propose l’amnistia generale. I cristiani romani, ovviamente, la cui voglia di fare penitenza era pari a quella di finire martiri, votarono in massa per Cornelio.

Novaziano, sia perchè considerava la posizione di Cornelio eretica, sia perchè lo accusava di brogli elettorali, si proclamò vincitore delle elezioni: così, dopo Sant’Ippolito di Roma, da alcuni studiosi ritenuto suo maestro, divenne così il secondo antipapa della storia del Cristianesimo. Cornelio, per rafforzare la sua posizione, un concilio di 60 vescovi (probabilmente tutti Italiani o provenienti dai territori vicini) dal quale Novaziano fu scomunicato. Il fatto che parte dei cristiani dell’Impero non fossero molto convinti delle posizioni di Cornelio, è testimoniato dal fatto che Novaziano, nonostante la scomunica, ottenne l’appoggio anche di autorevoli vescovi e intellettuali. Ora, ai tempi di Gaudenzio, la chiesa aveva tutt’altri problemi che la questione dei lapsi, più disciplinare che teologica, in più Novaziano aveva scritto una serie di trattati, che erano utilissimi a difendere la posizione Calcedoniana sulla questione cristologica, per cui ebbe una rivaluzione provvisoria. Appena fu chiusa la polemica sulla natura di Cristo, la chiesa romana decise di mettere una pietra sopra a questa poco edificante vicenda e su Novaziano cadde l’oblio

Oltre alla tomba di Novaziano, da notare inoltre un cubicolo appartenente ad una famiglia di cavalieri, che ha restituito 4 bei sarcofagi, tre dei quali con scene del Vecchio e Nuovo Testamento, databili al IV sec, fra le quali l’Epifania, Lazzaro, Mosè, Adamo ed Eva, Daniele nella fossa dei leoni, la negazione di Pietro. Il grande sarcofago ospita Tulliano e sua moglieeAristia. Gli altri tre i loro figli: Florenzio, morto a nove anni, Aurelio, deceduto a cinque anni, e Atronio Fidelico. Fra i loculi, quello di Antistia Euphanilla, morta a 25 anni, si distingue per una cornicetta in stucco composta di una doppia ovolatura affrontata e di una perlinatura: da un’apertura sul lato superiore si sono potuti osservare, perfettamente conservati, i resti della ragazza, con brandelli della veste e dell’acconciatura a fili d’oro e grossi ciuffi di capelli.

II piano, la parte più antica, conserva in gran quantità iscrizioni dipinte in rosso (minio) direttamente sui laterizi o su fondo bianco, o anche graffite e incise sulla malta fresca posta a ricoprire i molti laterizi di chiusura ancora intatti. La zona tarda è invece caratterizzata da un numero maggiore di iscrizioni incise su marmo. Sono stati anche rinvenuti, affogati nella calce di chiusura dei loculi, figurine in osso con gli arti snodati, piattini metallici, monete, anforette e lucerne in terracotta, ampolline vasi e piattini in vetro, dischetti, quadratini e ovali in pasta vitrea e in osso. Un rettangolino in pasta vitrea riporta la raffigurazione del bue Apis. Singolare, infine, la presenza di alcuni loculi longitudinali alle pareti, con il cadavere coperto da una serie di tegole inclinate che si appoggiano dalla parete al piano.

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