King Kong: Skull Island, arriva la serie Tv

KippleBlog

King Kong: Skull Island sarà il nome della nuova serie Tv live action prodotta da IM Global Television e MarVista Entertainment. Anche se il progetto è stato probabilmente stimolato dal successo del film di Jordan Vogt-Roberts che ha incassato oltre mezzo miliardo di dollari dai box-office mondiali, la serie Tv sarà slegata dal film. Il live action sarà infatti basato sul romanzo di Merian C. Cooper King Kong e l’interpretazione artistica della DeVito Artworks. Ancora non si conoscono molti dettagli, si sa però che il protagonista principale sarà una donna e avrà un cast di stampo multiculturale.

View original post

Passato, Presente, Futurismo di Antonio Fiore Ufagrà

Fiore2

All’interno del complesso archeologico “Case romane del Celio” la Galleria Vittoria di via Margutta presenta la mostra dal titolo “Passato, presente e Futurismo” di Antonio Fiore Ufagrà, a cura di Giorgio Di Genova e Romina Guidelli.

La mostra sarà inaugurata il 5 maggio 2017 alle ore18.00, comprende 13 opere del  percorso di Ufagrà, il quale si è imposto nel panorama artistico da 40 anni, dando al visitatore un ampio scenario di come nel tempo si è evoluta la sua pittura.

La mostra rimarrà aperta fino al 5 giugno 2017, tutti i giorni ore 10.00-13.00 / 15.00- 18.00, eccetto il martedì e mercoledì.

Con le opere di Antonio Fiore Ufagrà le Case romane del Celio diventano uno spazio che si proietta nel futuro, o meglio potremmo dire con un’espressione originale verso uno “spazio del futuro”, in cui la forza del passato, attraversando le opere del presente, alimenterà la proiezione del visitatore verso il fascino coinvolgente, imprevedibile e suggestivo dell’ottica generata dal Movimento futurista, che s’è diffusa nel panorama artistico (e non solo) mondiale.

Sotto l’alta sorveglianza del MIBAC: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, la mostra è patrocinata dal Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di Culto.

L’editore Gangemi di Roma pubblica per l’occasione un catalogo, in cui, la curatrice Romina Guidelli scrive:

“Accostarsi alla pittura del maestro Antonio Fiore è come percorrere un viaggio nel tempo e nello spazio. Bisogna indossare la tuta colorata e vissuta del cosmonauta Ufagrà per scoprire i sorprendenti e affollati universi di Antonio Fiore, incontrare prima le profondità dell’uomo, poi gli slanci dell’artista. Da questa condizione di conoscenza ravvicinata, con gli occhi ‘dentro’ ai suoi lavori e le orecchie tese all’ascolto di un’appassionata storia d’arte, è possibile scoprire quella realtà chiamata Ufagrà. Una dimensione esclusiva, sospesa nel tempo e nello spazio, dove non esiste nostalgia, ma sovviene memoria d’Avanguardia (…). Le evoluzioni della sua pittura dalla metà dagli anni Novanta a oggi, i suoi ricordi, i pensieri, le moderne ‘pale’ dedicate ai maestri e i suoi scenari cosmici, sono l’esempio dello spirito di un movimento artistico con forti radici e rigogliosi rami, di cui Fiore è parte e continuazione. Antonio Fiore è un artista militante, erede di un’Avanguardia che ha saputo unire rivoluzione estetica a un costante programma d’azione attraverso una combinazione di mutazioni stilistiche e illuminazioni intellettuali, volte alla manifestazione di un’incondizionata fiducia verso ogni Futuro possibile (…). In ogni opera di Ufagrà abita una dedica. Allora, che questa mostra per moderni angeli e sicuri peccatori; per buoni osservatori e vittime di poca memoria; per profeti, poeti e millantatori; per visionari e folli; per tutto il cielo possibile e perché domani sarà sempre il nostro giorno migliore, sia un buon viaggio”.

Fiore1

AmArte 2017

amartelogo

E’ duro da scrivere, ma in questi anni è in corso una guerra: da una parte chi pensa che il bello e il buono debbano essere il fulcro della vita umana, dall’altra chi afferma con orgoglio la propria ignoranza, portando il cervello all’ammasso, convinti che il pensare siano un grave peccato.

Da una parte chi cerca di esplorare nuovi pensieri, dall’altra chi antepone l’istinto alla ragione, l’invettiva all’argomentare.

Una battaglia che evidenzia il fallimento di una Nazione, visto che sempre più cittadini tendono a considerare la cultura una colpa: questo perchè costa fatica, costringe a rimettersi in discussione, abbandonando i pregiudizi e accentando con umiltà i propri limiti e la possibilità di sbagliare.

Idee che in questi anni, in cui più si strepita, più si è importanti,  paiono essere diventate eresie.

E AmArte, festival d’arte e cultura che si tiene a Roma nel V Municipio,  presso la Casa della Cultura di Villa De Sanctis, in Via Casilina 665, dal 22 al 30 aprile 2017, è uno dei campi in cui si combatte questa battaglia: è il grido di orgoglio delle periferie, sempre più abbandonate a se stesse, da una politica sempre più virtuale e lontana dai problemi concreti, che non fa che riempirsi la bocca di slogan e vaghe promesse.

AmArte è una sfida, è l’orgoglio di voler continuare ad essere umani

Sabato 22 Aprile

17.00 Apertura del Festival e inaugurazione della mostra di pittura su porcellana a cura dell’Associazione Culturale “L’ARTE PERFETTA”

17.30 Conferenza “Creatività e Libertà di Espressione” a cura di Paola Cenciarelli

19.00 Aperitivo Artistico, con degustazione di birra artigianale

Domenica 23 Aprile

10.30 Dimostrazione delle tecniche di Pittura e Decorazione su Porcellana e Ceramica a cura delle maestre dell’Associazione Culturale “L’ARTE PERFETTA”

18.00 Consegna Premio Speciale AmArte

Martedì 25 Aprile

11.00 Visita gratuita alle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro

14.00 Inaugurazione Mostra Pittorica AmArte 2017 a cura di Rodolfo Cubeta, con presentazione artisti

17.00 Poeti del territorio: Rosalba Alessandroni, Luciano Cola, Bruna Fiorucci, Claudio Oroni

18.00 Reading poetico a cura di Valerio Piga

20.00 Proiezione del Documentario “Lettere dal Fronte” di Vittorio Schiraldi

Mercoledì 26 Aprile

17.30 Esibizione dei cori ” Se Sta Voce” e “Quinta aumentata” a cura del Maestro Attilio Di Sanza

18.30 Laboratorio Caviardage a cura di Tiziana Mezzetti

Giovedì 27 Aprile

19.00 Tolkien in Musica, aperitivo artistico

Venerdì 28 Aprile

17.00 Presentazione dei libri di Marianna Costa

18.00 Presentazione del libro Enigma Yara-Bossetti e l’accusa che viene dal Passato di Pino Nazio

20.00 Laboratorio di Teatro a cura del Teatro Tor Bella Monica

Sabato 29 Aprile

10.30 l’Associazione  LibRibelli presenta il concorso “100 parole” e

11.00 Presentazione del libro “Ho perso la zolla” a cura degli alunni della scuola Romolo Balzani

12.00 Convegno “Piccoli scrittori a confronto con gli scrittori affermati”

14.00 Presentazione del libro “Iolanda e la sua passione per la scrittura” di Arianna Mosconi

15.00 Presentazione del libro “Come un sole rosso acceso” di Marina Marini

16.00 Presentazione del libro “Calcio e Martello” di Marco Piccinelli

17.00 Presentazione del libro “Come imparare a scrivere la lingua degli Elfi” a cura dell’AIST

18.00 Presentazione del libro “20 anni fa Marta Russo” di Mauro Valentini, il mistero de La Sapienza in Musica e Parole

Domenica 30 Aprile

10.00 Visita gratuita alle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro

15.00 Laboratorio per bambini “L’arte del coding” a cura di Italmaker

15.45 Presentazione del libro “Romanzo Demenziale, Matti da Legare” di Federico Saliola

18.00 Convegno Tutela e promozione dell’Arte a cura di Italy&Italy Servizi Onlus

19.00 Consegna del Premio Speciale AmArte

21.00 Spettacolo Lady in Blues di Marco Abbondanzieri e Claudia Caoduro

Roma, Villa de Sanctis – Via Casilina 665 -00177 Roma

Per info e contatti Carlo Figliacconi 3346384048

Addetta Stampa Emanuela Cinà sury1980@gmail.com

Recensione ad Adyton, di Diana Maat – Su Finziʘni

KippleBlog

Sul blog Finziʘni è apparsa una recensione ad Adyton, la silloge di Diana Maat edita da KippleOfficinaLibraria. Ci piace notare come nella critica sia stata colta l’essenza dell’autrice, ecco parte della recensione:

Diana Maat in questi suoi versi misterici ci invita ad intraprendere un viaggio, un viaggio segreto e a tratti destabilizzante. Quella che si snoda tra le diverse sezioni è una poesia della natura, una poesia magica abitata da dei, animali, erbe e piante. Spunta un «bucaneve tra le torri», «palme», ortiche, la rosa canina, il basilico, il timo, le more, i mirti; bestie selvagge, cigni, lepri, vipere… serpenti guardiani della saggezza, custodi del sapere, abitanti del ventre della Madre Terra.

È «Eden» e poi «Inferno»,  serafini ed «angeli obliqui», polpastrelli e sangue e riti magici. È una poesia selvaggia e pacificante allo stesso tempo, detentrice di verità e di misteri, una poesia terrificante e rassicurante. I…

View original post 160 altre parole

Zio Karl e Non è la Rai

RADIO E TELEVISIONE:PAROLE E IMMAGINI CHE HANNO FATTO L'ITALIA

Non sono stato mai un grande estimatore di Boncompagni; per esempio, Macao, nel cui cast comparivano alcuni miei amici, mica l’ho mai capito, come programma.

Proprio per questo, però, sono perplesso dal fatto che tanti intellettualoni lo stiano lapidandolo post mortem, accusandolo di essere, grazie all’ingegneria sociale eseguito tramite i media, o meglio, tramite Non è la Rai, il colpevole della presenza nelle politica italiana di Berlusconi, Salvini e Grillo.

Accusa che, secondo me, è alquanto campata in aria: l’ingegneria sociale è un mito come l’araba fenice e qualunque tentativo di implementarla nel concreto è destinato a fallire, non per le impalpabili caratteristiche della Natura umana, ma per il semplice fatto che la Società è un sistema complesso, soggetto a tutti i vincoli e regole della Teoria del Caos.

Ossia, è un sistema caratterizzato dalla forte dipendenza puntuale dalle condizioni iniziali (il cosiddetto effetto farfalla) e dall’indipendenza complessiva dalle stesse condizioni iniziali (l’evoluzione del sistema sarà sempre vincolata nello spazio delle fasi dai suoi attrattori strani).

Il che significa che da una parte non si possono valutare gli effetti a medio termine di qualsiasi azione sul sistema, dall’altra, questo, nella sua globalità, sarà dotato di una certa inerzia al cambiamento totale.

Per cui, l’effetto di un programma tv diretto a un target specifico, che di fatto portava in televisione i contenuti e i linguaggi che delle riviste adolescenziali che erano nate negli anni Ottanta, è quello che è…

L’altro spunto di riflessione è come tale polemica dimostri come in Italia si possa soloni di sinistra, pur capendo ben poco di marxismo.

Forzando la riflessione di Gramsci, assai più complessa, sulla superstruttura, hanno rovesciato la dialettica tra rapporti di produzione e i meme con cui la classe egemone cerca di giustificarli.

Per citare zio Karl

Nella produzione sociale delle loro esistenze, gli uomini inevitabilmente entrano in relazioni definite, che sono indipendenti dalle loro volontà, in particolare relazioni produttive appropriate ad un dato stadio nello sviluppo delle loro forze materiali di produzione. La totalità di queste relazioni di produzione costituisce la struttura della società, il vero fondamento, su cui sorge una sovrastruttura politica e sociale ed a cui corrispondono forme definite di coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo generale di vita sociale, politica ed intellettuale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. Ad un certo stadio di sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in conflitto con le esistenti relazioni di produzione o – ciò esprime meramente la stessa cosa in termini legali – con le relazioni di proprietà nel cui tessuto esse hanno operato sin allora. Da forme di sviluppo delle forze produttive, queste relazioni diventano altrettanti impedimenti per le stesse. A quel punto inizia un’era di rivoluzione sociale. I cambiamenti nella base economica portano prima o dopo alla trasformazione dell’intera immensa sovrastruttura. Nello studio di tali trasformazioni è sempre necessario distinguere tra la trasformazione materiale delle condizioni economiche di produzione, che può essere determinata con la precisione propria delle scienze naturali, e le forme legali, politiche, religiose, artistiche o filosofiche – in una parola: ideologiche – in cui l’uomo diviene conscio di questo conflitto e lo combatte. Così come non si può giudicare un individuo da ciò che egli pensa di sé stesso, questa coscienza dev’essere spiegata partendo dalle contraddizioni della vita materiale, dal conflitto esistente tra le forze sociali di produzione e le relazioni di produzione.

Ora i media appartengono alla sovrastruttura: non sono la causa dell’evoluzione della società, ma un suo effetto.

Essi riflettono il disgregarsi dei rapporti di produzione della Seconda Rivoluzione Industriale a cui la borghesia ha prima risposto con l’autoillusione consolatoria ( i programmi di Boncompagni, il milione di posti di lavoro di Berlusconi, il Welfare indiscriminato), poi, con l’approssimarsi della Singolarità, con la paura, che alimenta gli attuali populismi.

Processo che prima ha portato alla mercificazione dei strumenti di liberazione personale, come l’uso del corpo, poi alla loro demonizzazione: processo di cui la carriera artistica di Boncompagni è specchio e sintesi…

Quel che resta di Balarm

Iscrizione

Se qualcuno, tempo fa, mi avesse chiesto cosa fosse rimasto di Balarm, avrei detto ben poco, citando l’harat al-Saqàliba, quartiere degli Schiavoni, che, anche se poco valorizzato, da un’idea dell’urbanistica e delle tecniche costruttive della città, i qanat, l’antica porta lignea della Kalsa, chiamata Bab el Fotik, da cui entrò nel 1071 Roberto Il Guiscardo, durante la conquista normanna di Palermo, al piano terra dell’Oratorio de li Bianchi, presso la chiesa della Santa Maria della Vittoria e qualche lacerto architettonico, come una colonna con un’iscrizione araba nel portico meridionale della Cattedrale di Palermo che riporta il versetto 54 della sura 7 del Corano, detta “del Limbo”, che recita

“Egli copre il giorno del velo della notte che avida l’insegue; e il sole e la luna e le stelle creò, soggiogate al Suo comando. Non è a Lui che appartengono la creazione e l’Ordine? Sia benedetto Iddio, il Signor del Creato!“

O le due colonne della chiesa della Martorana o la bifora della cappella di Santa Cecilia presso la chiesa della Magione, con l’iscrizione

“Dio è misericordioso”.

Poca roba, insomma… Invece, negli ultimi anni, sono stati fatte molte scoperte, che permettono di conoscere assai meglio Balarm, rispetto a Panormos… I principali sono l’identificazione, nella facoltà di Giurisprudenza della Bab al-hadid, la porta del ferro, che conduceva nell’Harat al-Yahud, ossia al “quartiere degli Ebrei”, quella della “Bab al-Sifà” o Safà (la porta della “fonte della salute” poi denominata Porta Oscura) i cui resti permangono all’interno di un cortile su via Venezia, gli edifici trovati sul Corso dei Mille in occasione dei lavori del tram, i resti di una probabile moschea e di una torre nei pressi della Magione…

A questi si aggiungono la corretta identificazione della sorgente di Garbali e delle torri d’acqua a Porta Montalto e i tanti indizi che sembrano confermare vecchie ipotesi: la pertinenza alla moschea dei Gami della cripta della cattedrale di Palermo e della sala ipostila sotto la cappella di Santa Maria Incoronata, la fase fatimide del Castello di Maredolce, i resti architettonici del Palazzo dell’Emiro nel convento della Gancia, il posizionamento di hamman a nel vicolo Ragusa e nel distrutto oratorio di San Calogero in Thermis alla Casa Professa, adiacente a quello ebraico, la fase costruttiva pre-normanna della Torre Busuemi del Palazzo del Conte Federico, che ingloberebbe la “Bab el Soudan” Porta dei Negri.

Le ultime scoperte, in tal senso, sono il camminamento delle mura arabe, a Palazzo Vernagallo, l’amate della baronessa di Carini e la porta monumentale di Vicolo San Giuseppe d’Arimatea.

Arimatea

Porta che apre una serie di interessanti prospettive: sia dalle notizie storiche, nel medioevo si apriva, in quell’area il piano di santa Marina, dove poi nel XVI secolo Giberto di Bologna marchese di Marineo realizzò il suo giardino detto “flora dei Bologni” acquistando dal Senato palermitano la proprietà di quello spazio, il che farebbe pensare a un ingresso a un’ampia piazza, sia la struttura urbanistiche, l’intrecciarsi di vicoli e cortili,ad esempio il cortile battaglia, cortile del musico, cortile di Ciantia o il cortile caruso in passato comunicanti tra loro, farebbe pensare di aver identificato finalmente l’antica Medina di Balarm.

Inoltre, data la simmetria con l’arco della Mesquita, farebbe pensare che possa esserci una fase costruttiva araba anche in questo, infine, date le similitudini con la porta Sant’Agata, questa potrebbe essere in realtà la Bab-sciantagath

Insomma, Balarm non è stata distrutta, ma ha soltanto cambiato aspetto e troppo spesso, come nella Lettera rubata di Poe, sia sotto i nostri occhi, anche se non riusciamo a riconoscerla..