18 novembre 2017 “Violinista in un ora” presso la Scuola Di Donato

Esquilino's Weblog

“Violinista in un’ora” è un laboratorio ideato dal M° Andrea Gargiulo di MusicainGioco, a cura di Musica Bene Comune per l’Associazione Genitori di Donato, diretto da Karen Velazquez.
L’iniziativa, dedicata a bambini dai 5 ai 13 anni è il primo passo per la realizzazione del progetto: L’Orchestrina di Piazza Vittorio.

La partecipazione è gratuita ma la prenotazione è obbligatoria, max 50 posti. Per prenotarsi è sufficienter inviare una mail a ilcorodipiazzavittorio@gmail.com

Maggiori info su
http://www.ilcorodipiazzavittorio.it/lorchestrina/

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Considerazioni su Street Art

 

Una mia vecchia amica, scherzando, mi prende sempre in giro, dicendo che sono fissato per la street art.

E non ha mica tutti i torti: perché, come raccontato altre volte, la street art mi ha costretto, anche dal punto di vista intellettuale, a ripensare il mio legame con l’estetica. Nel Novecento, se ci pensiamo bene, è avvenuta una forte segregazione dei linguaggi artistici: alcuni, tramite il design e la comunicazione di massa, sono diventati talmente parte della nostra vita, che quasi non li notiamo più.

Altri invece, confinati nei musei e nelle gallerie d’arte, sono stata “sacralizzati”, resi degli incomprensibili totem da adorare, posti in una dimensione lontana e aliena dall’esperienza quotidiana,

La street art rompe questa artificiale divisione, non solo riportando l’Arte nella vita di ogni giorno, dando un nuovo senso ai non luoghi delle nostre città, ma, con il suo continuo dialogo tra Reale e Virtuale, anche recuperando un rapporto globale e trasversale con la Cultura.

L’Arte così non è più un gioco per intellettuali annoiati, ma come nel muralismo messicano, uno strumento concreto per riscoprire la propria identità e rendere migliore il mondo che ci circonda.

Un esempio concreto di tutto ciò è l’esperienza Street Art Per Amatrice, creato dall’Associazione culturale Up2Artists (Up2A), ideato dallo street artist Mauro Sgarbi e curato dalla storica dell’arte Simona Capodimonti, con il patrocinio del Comune di Amatrice e del Club de I Borghi più belli d’Italia (e spero di non essermi scordato nessuno, da rincitrullito quale sono…)

5 artisti, Mauro Sgarbi e Beetroot, che noi dell’Esquilino conosciamo assai bene, Giusy e Moby Dick, che questa estate sono stati in prima linea nella difesa del lago di Bracciano, e Maupal, l’autore di Street Pope, hanno accettato la sfida, in un luogo ferito dalla Natura e dell’Uomo, che preferisce cincischiare invece che risolvere i problemi concreti, di ricordare come l’Arte e la Bellezza siano in grado di contribuire alla ricostruzione dei valori di un territorio.

Non lo hanno fatto solo dipingendo un muro: lo hanno fatto dando speranza, costrendo una memoria condivisa con un video-documentario dal premiato videomaker Mauro Pagliai e con laboratori per familiarizzare con i diversi stili e tecniche della street art, facendo trascorrere ai bambini dei momenti ludici spensierati.

Gallieno

A loro va il mio applauso… Detto questo, concedetemi un piccolo momento di polemica, sempre relativo alla street art. Ho apprezzato molto l’intervento dell’associazione Arco di Gallieno davanti San Vito.

Dal mio punto di vista, più street art c’è nel Rione, meglio è. Anzi il fatto che chi mi ha fatto pubbliche piazzate in occasione della realizzazione dei murales di via Giolitti o ha firmato lettere aperte contro l’opera di Mauro Sgarbi al Mercato Esquilino, alla fine mi abbia imitato e nei fatti dato ragione, non può che riempirmi d’orgoglio.

E dato tutti i loro continui richiami alla legalità, lungi da pensare che nel realizzare il loro intervento, non abbiano tutti i permessi e i nulla osta necessari. Però, nella lontana e improbabile ipotesi che non sia così, permettetemi qualche domanda.

Perché ciò che è lecito su una facciata del Seicento, non può esserlo per una umbertina ? Il tanto invocato rispetto per i vincoli della Sovrintendenza quindi varia a seconda di chi realizza un intervento artistico ?

La signora Giusi Campanini, che ha chiesto la cancellazione dell’opera di Mauro Sgarbi, farà la stessa cosa per questo intervento, o essendo realizzato da un attivista del suo partito, farà finta di non vedere ?

E soprattutto, cosa c’è dietro a l’ossessione che alcuni artisti dell’Esquilino hanno per le pareti del Mercato ?

Il Signore degli Anelli: arriva la serie Tv di Amazon

KippleBlog

Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) diventerà una serie televisiva firmata Amazon. Dopo alcune voci che circolate negli ultimi tempi, la notizia è ora ufficiale. Non ci sono ancora dettagli riguardo alla data di uscita. Sappiamo però che la serie TV Amazon includerà molte storie tratte da Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello che prima d’ora non erano mai giunte sullo schermo. Inoltre Amazon non esclude nemmeno la possibilità di realizzare degli spin-off. Si tratta quindi di un progetto ad ampio respiro che, approfittando di questo momento d’oro per le serie TV, porterà il mondo fantastico creato da J.R.R. Tolkien nei salotti di casa nostra.

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Kupantakuruntas di Mira

Troy 61

Qualche tempo fa avevo parlato dell’iscrizione sui Popoli del Mare,che aveva destato parecchio scalpore, perché sembrava gettare una nuova luce sulle vicende della tarda età del bronzo. Così, per curiosità, ho cercato di avere un poco più chiare sul suo contenuto.

In pratica l’iscrizione racconta di come sovrano Kupantakuruntas arricchisse e rafforzasse il regno luvio di Mira, situato nell’attuale Turchia occidentale; suo padre, Mashuittas, prese il controllo della città di Wilusa, la nostra Troia, dopo un re locale di nome Walmus. Poco dopo Mashuittas reintegrò Walmus sul trono della città in cambio della sua lealtà a Mira e in cambio Walmus partecipò a una spedizione di Mira in Palestina, allo scopo di saccheggiare Ashkelon.

Per non motivi non specificati, Walmus perse il trono e Kupantakuruntas, divenuto re di Mira dopo la morte di suoi padre, riprese il controllo di Troia pur non essendone sovrano. Nell’iscrizione Kupantakuruntas descrive se stesso come una sorta di protettore della città, appellandosi ai futuri governanti affinché sorveglino Wilusa, come fatto da lui.

Iscrizione che pone un enorme problema, chiamato l’autenticità. Di fatto, noi non possediamo l’originale, ma una sua trascrizione, trovata nella tenuta di James Mellaart, lo scopritore di Çatalhöyük, una delle prime città della storia umana, morto nel 2012.

In passato, Mellaart avava citato brevemente l’esistenza dell’iscrizione in almeno una pubblicazione, una rassegna di libri pubblicata nel 1992 nel Bollettino della rivista della Società Archeologica Anglo-Israele. Ma non ha mai descritto completamente l’iscrizione in una pubblicazione scientifica.

Secondo le note di Mellaart, l’iscrizione è stata copiata nel 1878 dall’archeologo Georges Perrot, nei pressi di un villaggio chiamato Beyköy in Turchia; l’iscrizione fu distrutta per costruire la moschea locale.

Uno studioso turco ha riscoperto il disegno di Perrot dell’iscrizione e ha fatto una copia, a sua volta copiata da Mellaart… Al di là di tutte queste vicende da romanzo, la questione è che l’archeologia, al contrario di quello che pensano i suoi detrattori, non è una scienza basata su deduzioni a posteriori, ma su fatti.

L’archeologo raccoglie dagli scavi dati concreti, li interpreta tramite ipotesi falsificabili e verifica queste ipotesi in nuovi scavi; se manca l’oggetto da analizzare, tutte le deduzioni sono campate in aria. E il contesto di certo non aiuta.

E’ appurato come la data del presunto ritrovamento dell’iscrizione non coincida con quelle dei suoi viaggi in Anatolia. E lo stesso Mellaart, nonostante i suoi grandi meriti, è stato coinvolto nella sua carriera accademica in vicende alquanto bizzarre, come il cosiddetto Dorak Affair.

Poi, correlandosi perfettamente con le ultime ricostruzioni della vicende egee-anatoliche dell’epoca, l’iscrizione da l’impressione di “essere troppo bella per essere vera”.

Però, nell’ipotesi che non sia un falso, che cosa ci racconta di preciso ? Per prima cosa, che non riguarda i Popoli del Mare, ma un periodo precedente di circa novant’anni, in cui, per citare Erodoto e la mitografi, avviene la prima guerra di Troia, quella che, secondo la tradizione, fu combattuta da Eracle e portò sul trono Priamo.

Ora, grazie ai documenti ittiti, abbiamo le idee abbastanza chiare su cosa possa essere successo nella realtà: nel 1319 a.C. i vari staterelli luvi si ribellano agli ittiti. Mashuittas, che nelle tavolette trovate ad Hattusa è trascritto Mashuiluwa, invece di schierarsi con i rivoltosi, si allea con l’imperatore ittita Mursili II, il quale domata la rivolta, premia Mashuittas con l’annessione dei territori dell’Arzawa Minor e facendogli sposare la sorella Muwatti, lo imparenta con la sua dinastia.

Tra il 1319 a.C. e il 1310 a.C., quando Mursili II, non fidandosi del cognato, lo depone e lo confina agli arresti domiciliari ad Hattusa, Mashuittas prende il controllo di Wilusa e al contempo adotta Kupantakuruntas, che potrebbe essere stato anche un figlio di primo letto di Muwatti.

Così Kupantakuruntas, che doveva essere molto giovane allora, nel 1310 a.C. diviene re di Mira. Intorno al 1280 a.C. scoppia la prima guerra tra Ittiti e Micenei, i quali appoggiando Piyama-Radu, un signore della guerra luvio, occupano Wilusa, Millawata/Mileto e la cosiddetta Terra del fiume Seha. Gli Ittiti, impegnati in Siria contro gli egiziani, Qadesh è del 1275 a.C., delegano a Kupantakuruntas la conduzione della guerra, mandando un contingente sotto il comando del generale Kassu.

Nel 1274 a.C. dovrebbe essere stata stipulata una sorta di pace di compromesso: sappiamo come Wilusa sia tornata sotto il controllo Ittita, assegnata ad Alaksandu, che se fosse vera l’iscrizione, potrebbe essere un vassallo di Kupantakuruntas, mentre Millawata e Seha diventano possesso di Atpa, genero di Piyama-Radu.

Kupantakuruntas continua a essere fedele agli ittiti: durante la guerra civile Ittita del 1265 rimane, come quasi gli stati luvi, al fianco del cugino Hattusili III quando depone suo nipote il re Mursili III, ed anzi si preoccupa di rassicurare sovrani esteri, tra i quali Ramses II, sulla stabilità del regno dopo l’avvento del nuovo sovrano, con una corrispondenza personale che presuppone uno status ben più elevato di quello di semplice re vassallo.

E muore poco prima del 1250 a.C.. Forse, proprio questo evento, è la causa scatenante della seconda guerra di Wilusa, che fungerà da lontano substrato storico all’Iliade.

La seconda cosa è come gli stati luvi, si dedicavano abitualmente alla pirateria: il che, oltre a ricondurre le future vicende dei Popoli del Mare, come testimoniato dall’archeologia, a una questione egeo-anatolica, da una chiave di lettura interessante anche alle tavolette di Pilo. La difesa costiera forse non era una decisione d’emergenza, per proteggersi da impalpabili invasori, ma la soluzione tradizionale con cui i micenei si difendevano dai raid dei vicini anatolici…

Festeggiando San Martino

 

Per una settimana, sospendo la mia trattazione dei potenziali eroi dello steampunk italiano: se ne parla la settimana prossima, quando, su suggerimento di Augusto, parlerò del buon Giovanni Battista Belzoni, che, assieme a Drovetti e Caviglia, sono gli avventurieri italiani che si impelagarono in Egitto.

Invece oggi racconterò di ieri sera, di come le Danze di Piazza Vittorio abbiano festeggiato San Martino, presso i nostri amici di Radici: cosa che può lasciare perplessi, perché all’Esquilino, nonostante la chiesa dedicata al santo di Tours, sono dai tempi della speculazione edilizia piemontese, si sono perse le radici contadine della zona. Può sembrare incredibile, per chi passeggia sotto i portici di Piazza Vittorio, ma sino al 1870, la zona era rinomata per le coltivazioni di tabacco, di fiori e di carciofi.

E il vino dei Celestini, dal nome dell’ordine religioso che aveva tenuto per tanto tempo la chiesa di Sant’Eusebio, coltivato da una vigna che partiva da via Mamiani e arrivava a via Bixio e terminava alle mura aureliane, veniva considerato tra i migliori dello Stato Pontificio ed esportato anche all’estero.

Ma a noi, di questo anacronismo poco importa

 

Noi festeggiamo, perché le Danze di Piazza Vittorio, come detto altre volte sono qualcosa di diverso da una scuola di danza popolare (comunque, se ci venite a trovare ai nostri corsi, il venerdì sera alla scuola Di Donato, mica vi cacciamo, anzi…) o da una tradizionale associazione culturale: queste, all’Esquilino di certo non mancano, anzi.

Le Danze di Piazza Vittorio sono innanzitutto un gruppo di amici, una sorta di strana famiglia allargata, che hanno deciso di mettere i loro strani e variopinti talenti al servizio del Rione, nella speranza che contribuiscano a renderlo un poco migliore. E lo stesso si può dire per Andrea, Davide, Francesco e tutti gli altri componenti dell’associazione Rione XV, con cui spesso collaboriamo

 

 

Festeggiamo perchè, come diceva il buon Goethe

La vita è troppo breve per bere vini mediocri

E chissà come suona in tedesco… Ossia, perché amiamo cogliere il Bello e il Buono che ci offre il Presente, senza rimpianti per il Passato e angosce per il Futuro, per godere con pienezza di quel dono inaspettato che chiamiamo Vita.

 

Festeggiamo perché seguiamo, oltre al Quotidiano, con tutti i suoi obblighi, spesso subiti, crediamo esista un Tempo altro, in cui si possa essere liberi di essere se stessi, senza la schiavitù del produrre d e del consumare

E infine festeggio, perché dopo mesi, Manu è tornata a cantare…

 

 

Apollinaire

apollinaire

La mattina del 29 settembre, alla chiesa di San Vito e Modesto bussa una ragazza di ventidue anni. Ha l’ aria affannata, il cipiglio deciso, con un neonato in braccio

Si chiama Angelica Alessandrina Kostrowicka. Nata a Helsinfors, nella Finlandia russa, da padre polacco e madre italiana, vive da parecchi anni a Roma, dove la sua famiglia si era rifugiata in seguito al fallimento di una delle tante rivolte contro lo zar.

Educata nel convento delle Dame francesi del Sacro Cuore a Trinità dei Monti, Angelica mostra gli artigli di un carattere impetuoso e, come si diceva allora, appassionato. Espulsa dal collegio per i suoi atteggiamenti ritenuti provocatori, la ragazza comincia a frequentare i salotti aristocratici romani dove conosce un gentiluomo napoletano molto più anziano di lei, Francesco Costantino Flugi d’ Aspromonte, ex ufficiale borbonico, di cui diventa l’ amante.

Il figlio di Angelica e Francesco vede la luce il 26 agosto 1880 a Trastevere, in una casa oggi scomparsa nei pressi di Piazza Mastai. Pochi giorni dopo una levatrice ne dichiara la nascita all’anagrafe del Comune di Roma, registrando il piccolo con il nome di Guglielmo Alberto Dulcigni. La donna dichiara altresì che i genitori vogliono restare sconosciuti. Ma il 26 settembre Angelica si presenta proprio qui, dove oggi ambulanti, barboni e turisti affollano la strada, chiedendo al parroco di battezzare Guglielmo Apollinare.

Nel 1902, dopo aver viaggiato per tutta Europa, Guglielmo si trasferì a Parigi, dove cominciò a scrivere poesie e francesizzò il suo nome, diventando Guillaume Apollinaire…

11 novembre 2017 San Martino con gli amici di Radici

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Dopo il concerto con i Tamburellisti di Torrepaduli, che abbiamo avuto l’onore e piacere di organizzare aspettando la mezzanotte… continuano i festeggiamenti per il santo più amato dai salentini! ♥ Un vero e proprio “capodanno” di musica, vino, cibo e balli!

APPUNTAMENTO, a partire dalle 19.00, PRESSO Radici – Pizzicheria Salentina in Via Emanuele Filiberto, 38 – ROMA

19 – 22 | Pizzica e musica popolare con Le danze di Piazza Vittorio

Per l’occasione Radici – Pizzicheria Salentina servirà RUSTICI, FOCACCE, PUCCE e VINO in un’atmosfera conviviale… tra amici, come da tradizione!

In più ci sarà la possibilità di degustare la nuova etichetta di novello BEDDU prodotto da Cantine Due Palme!

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