Alessio Fralleone

Voce che grida nel deserto. Questo è il primo pensiero che viene in mente, dinanzi ad un quadro di Alessio Fralleone.

Deserto che non è quello geografico, degli spazi vuoti e infiniti, che invitano alla libertà e alla riflessione. E’ quello in cui vaghiamo ogni giorno, fatto di vuoto interiore, di banalità e di idolatria del denaro.

Quello costruito da una società che vuole privare l’uomo del potere di sognare e pensare, ridurlo ad un automa, capace solo di produrre, vendere e comprare.

E per far questo, ci allontana dalle esperienze primarie dell’esistenza: il nascere, l’amare, il morire.

Ognuna di queste esperienze, viene svuotata del piacere e del dolore, ridotta a merce, non solo per avere un ritorno economico, ma per impedire loro di farci porre domande su chi siamo.

Alessio Fralleone contesta tutto questo: la pittura riafferma con potenza la dimensione tragica dell’Individuo, dichiarandone la sua precarietà dinanzi al mistero di esistere.

Una pittura centrata sul corpo, non specchio di un’artificiale e algida perfezione, ma scolpito dalla fatica e dalle ferite della Vita e sul libero arbitrio, in contrapposizione ad una società che vorrebbe farci vivere secondo binari prefissati

Per questo la pittura di Fralleone ci irrita  e ci strattona: perchè, come un profeta dell’Antico Testamento, ci mostra ciò che siamo e ci ricorda ciò che dovremmo essere

Loverismo

L’Hula Hoop club è un locale di Roma, zona Pigneto, che svolge il ruolo di cuore pulsante dell’avanguardia artistica italiana.

Ogni settimana, tra le sue pareti espongono i pittori e i digital artist più innovativi che mi sia capitato di vedere. Vi sono reading letterari e performance di grande impatto emotivo e visivo.

E il 18 Maggio, sarà il palcoscenico della prima mostra del movimento Loverista.

Cos’è il Loverismo ? Ho difficoltà a definirlo un’avanguardia, perchè questa è caratterizzata da un programma e una visione estetica comune che funge da filo conduttore per tutti gli artisti che vi si riconoscono.

Con il Loverismo, non è così: Francesca Gerlanda Di Francia, Silvia Faieta, Alessio Fralleone, Madame Decadent, Paolo Pilotti, Natascia Raffio e Togaci hanno dei linguaggi e dei modi di rappresentare il Reale molto diversi tra loro.

Se dovessi usare una definizione, sarebbe quella di confraternita, come i Nazareni o i Preraffaelliti. Ciò che li accomuna non è un’ideale astratto di bellezza, ma una visione etica.

La necessità comune di rivendicare il valore comunicativo dell’Arte, concentrando l’interesse sul processo di creazione e in seguito di condivisione, rompendo il circolo vizioso che rende il quadro una merce e la barriera che separa l’Uomo Comune dalla Pittura.

Così il creare diviene una missione e un impegno continuo, un donare se stessi al prossimo. Un contaminarsi di anime, per farlo riflettere sul vivere e sul morire.

Ciò che nel mio piccolo, provo a realizzare con la scrittura