L’eterno barocco

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Ieri pomeriggio, in attesa di prendere i biglietti per il film sui Minions, per ammazzare il tempo, sono andato a vedere la mostra di David LaChapelle. Senza giri di parole, è stta un’illuminazione.

Perchè, per ritornare al discorso dei giorni scorsi sugli Universi Visivi... Mi sono innamorato profondamente dei suoi lavori, perchè in lui riconosco una sensibilità barocca molto simile alla mia (con le ovvie differenze qualitative… Lui è un grande artista, mentre io sono un mestierante della penna)

Barocco è confrontarsi con l’ossessione della Morte, esorcizzandola accumulando oggetti o storie, tratte dal passato e dal presente, spesso in contrasto tra loro, sperando che dalle sovrapposizioni nasca una superiore armonia, specchio del caos che ci circonda.

Barocco è avere il coraggio dell’eccesso e dell’immaginifico, del ridere, anche senza eleganza del potere e delle sue forme, affamati di una spiritualità sempre vicina e sempre sfuggente…

Barocco è confusione, disarmonia, ma anche straniamento, accettare la sfida del disordine, per provare a inseguire se stessi…

Barocco è raccontare la nostra società, di memi e immagini, realtà virtuale e pesantezza del metallo…

Forse è una condizione dello spirito umano, sempre pronta a saltar fuori, appena crolla l’illusione dell’equilibrio e della razionalità… E c’è bisogno di pazzi, per tentare di mostrarne un riflesso al mondo..

Grazie Max Papeschi

Ieri sera stavo chiacchierando al telefono con un mio amico artista… Tra un pettegolezzo e l’altro, siamo finiti a parlare delle vicende del buon Max Papeschi, concordi nell’esprimere la nostra solidarietà per la questione Dismaland…

Ad un certo punto, il mio amico se ne esce con un

“Mi è piaciuto come hai reso omaggio a Max, in Navi Grigie

Mi gratto la testa, aggrotto la fronte, assumendo un’espressione alla che diavolo stai dicendo Willy…

“Cioè ?”

“Ma come, con quel personaggio, il muride”

Accrocco due o tre parole di circostanza, per non dare dello scemo al mio amico e liquido la vicenda…

Però, il tarlo mi rode la mente: riprendo il mio libro e lo rileggo, scevro da pregiudizi.. E lo scemo sono. A mente fredda, devo dare ragione al mio amico. Le opere di Max hanno influenzato il mio immaginario e la mia scrittura…

Riflettendoci, sarebbe stato strano il contrario ! Max, con la sua arte intelligente, disincanta e sarcastica, racconta una società che priva di senso di sfalda, aggrappata alle sue contraddizioni.

Un mondo in cui i meme hanno sostituito il Reale, in cui una risata amara e grottesca è l’unica ribellione al vuoto multiforme..

Di fatto una cosa molto simile a a ciò che racconto in Navi Grigie… Senza le visioni di Max, il mio romanzo sarebbe stato senza dubbio diverso e peggiore…

Utopia

Insolita-mente

Utopia. Per molti un progetto irrealizzabile, un falso ideale che allontana dalla concretezza del vivere.

Non li invidio, perchè hanno rinunciato a cosa ci rende umani: alzare il viso da terra, per sognare cosa è nascosto oltre l’Orizzonte.

Utopia infatti, non è nulla di astratto e irraggiungibile. Come diceva Oscar Wilde

Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela.

Utopia è possibilità. L’idea che il mondo possa cambiare ed essere migliore.

L’idea che esista un progresso e un’avaguardia. Idea che purtroppo si è persa negli ultimi anni, trasformando la nostra società in un caos informe, afono e senza speranza.

Ci siamo condannati a quella che Coleridge chiamava la Morte in Vita, con l’Arte, la Letteratura e la Coscienza ridotte a cadaveri, in lenta putrefazione… Di tutto non rimarrà che polvere e ossa vuote.

Per tornare a vivere, bisogna accettare la sfida dell’Utopia. Serve coraggio, perchè l’Azione implica la possibilità di fallire.

Generosità, perchè il sogno, per essere come un granello di senape, deve essere condiviso

Leggerezza, per volare oltre la pesantezza della Realtà e le critiche di chi non vuole essere libero, senza esserne feriti…. Cuore e Piume… Ciò che vive nell’opera di Elisa Rescaldani

Come nasce un’opera d’arte digitale

Quaz Art, da quando è nata, ha sempre avuto l’ambizione di distinguersi dai tanti portali d’arte che infestano il web.

Non essere una vetrina o un luogo di polemiche da bar, ma una palestra di dialogo e sperimentazione, in cui si condividono idee ed esperienze.

In questa ottica, il buon Ferruccio Lipari, ha realizzato un video di speed-collage – disponibile anche in HD, per evidenziare il lavoro che c’è dietro le sue opere, in modo che metodi, tecniche e trucchi del mestiere non rimangano confinati nell’orticello del singolo, ma si trasformino in patrimonio comune.

Perché noi siamo ciò che doniamo…

Evocazioni

ferruccio

 

L’Arte digitale non è un fiore nel deserto, senza radici e futuro, ma, cosa che curatori e galleristi italiani, è la figlia primogenita del Novecento.

Secolo breve e inquieto, ricco di sangue e di tragedie, ma che ha avuto il merito di rompere le catene che imprigionavano la nostra percezione e la nostra immaginazione.

Al concetto di Realtà, vincolo della rappresentazione, ha sostituito quello di Simulacro, libero da legami con l’apparente e con il contingente.

Al legame positivista tra causa ed effetto, ha sostituito quello indefinito della probabilità del Caos

Ha trasceso l’Uomo, ampliando i suoi limiti con la simbiosi con le macchine.

Ha rotto il velo della razionalità, mostrando gli inferni e i paradisi nascosti nella nostra anima.

L’Arte digitale è tutto ciò: il Virtuale che seziona il nostro Io, mostrandone le sue contraddizioni e liberandone il seme d’infinito che l’abitudine imprigiona

Dittatura della materia

A volte l’Arte non è solo questione di idee e di forme, ma addirittura di materia.

Un esempio concreto: Dalì era un visionario e un virtuoso del pennello.

Le sue percezioni sono state rese sublimi quando si è dedicato ai cartoon, in le immagini che popolavano la sua mente acquisivano vita e divenire, ma quando sono state trasformante in sculture, perdendo la leggerezza e il sogno, si sono ridotte ad oggetti pacchiani.

Anche per questo l’Arte Digitale è rivoluzionaria: perchè crea icone pure, libere dalla dittatura della materia

Cyberpunk e Arte Digitale

Il ruolo del Cyberpunk nella cultura contemporanea è spesso sottovalutato, specie in Italia.

Forse ci manca ancora la prospettiva storica capace di farci comprendere pienamente il suo impatto culturale, di come abbia cambiato il nostro modo di vedere e intendere il mondo.

Oppure, vivendo nella realtà che il movimento ha teorizzato, non riusciamo a considerarlo con l’opportuno distacco, visto che è parte integrante della nostra vita.

Non possediamo la freddezza che ci permette di sezionare idee e concetti.

Il Cyberpunk non si è inventato nulla di nuovo: molte delle sue istanze nascono dal mondo underground e dalla cultura informatica degli anni Sessanta e Settanta.

Il Cyberpunk si è limitato ad aggregarle, a sistematizzarle e dar loro una veste estetica compiuta, trasformandole in memi.

E questo gli ha permesso di mutare il nostro immaginario: poi il design e l’industria lo hanno reso concreto, trasformandolo in una fonte di denaro.

Il Cyberpunk non ha profetizzato il futuro: ha fatto qualcosa di più, lo ha coostruito a sua immagine.

In questo processo l’Arte Digitale ha avuto un ruolo fondamentale: all’inizio lo ha preso come orizzonte di ricerca, poi lo ha superato.

Il Virtuale non è più un monologo, la prigione dell’Io, ma strumento di condivisione.

L’Arte Digitale, come ogni buona figlia, ha rimesso in discussione gli insegnamenti del padre, integrandoli in una esperienza nuova e più ampio

Blood flowers di Dorian Rex

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Il fascino potente dell’Arte digitale è nella sua intrinseca ambiguità: si libera dalla materia e dal peso dei suoi inganni e ,al contempo, da forma concreta ai sogni.

Si slancia verso al futuro e guarda con malinconia al passato, citandolo con eleganza e consapevolezza.

E’ un equilibrio fragile e instabile, simile a quello della vita. Tutto ciò vive nell’opra Blood Flower di Dorian Rex.

Le forme geometriche, perfette ed eterne, simile a quelle che animano un quadro di Casorati, sfumano nella foschia incerta del Tempo e della Morte.

La Bellezza preraffaellita lotta strenuamente contro l’oblio. Di tutto rimane polvere e memoria

Quaz Art e l’Arte Digitale

Perchè Quaz Art, a differenza di tanti portali italiani e stranieri, si concentra l’Arte Digitale ?

Non solo per il nostro desiderio di essere eretici e di percorrere i sentieri che gli altri ignorano.

Perchè noi di Quaz Art, invece di guardare al Passato, scrutiamo il Futuro, non ciò che è stato, ma ciò che dovrà essere.

Se il Futurismo cantava la velocità, noi esaltiamo il Cyberspazio, la materia che diviene informazione, acquisendo la virtù della leggerezza, metafora della natura corpuscolare del mondo.

Soltanto fuggendo dal peso di vivere, possiamo essere veramente liberi.

Se il Reale ci vincola ad avere uno sguardo fisso sul Mondo, il virtuale lo moltiplica, creando infiniti giochi di richiami e di specchi

Così i sogni, non sono più figli di una mente oziosa, generati da una sostanza tenue come l’aria, ma acquistano forma concreta, scavandoci l’anima

Introibo

La nuova versione di Quaz Art, grazie al cielo, sta ingranando alla grande. Per chi non lo conoscesse, due parole su questo portale d’arte.

E’nato da un’idea di Ferruccio Lipari, artista che spesso con le sue opere ispira i miei racconti e di cui su questo ho pubblicato delle immagini.

Ferruccio ha creato Quaz Art come vetrina dell’arte digitale italiana e come ribellione ai pregiudizi di tanti galleristi e curatori italiani che invece di darle valore, la considerano come la sorellina minore della fotografia.

Risultato è che artisti come ad esempio Francesco Mai, noti in tutto il mondo, qui da noi hanno difficoltà a trovare spazio.

Così Quaz Art era l’occasione per dare giusta visibilità a tutto questo complesso mondo.

Con il tempo e l’esperienza, si è deciso di ampliarne il perimetro, trasformandola nella voce di tutto ciò che avanguardia nella Cultura italiana, dalla pittura alla fantascienza.

In pratica, è così diventata l’erede di Lacerba e di tutte le riviste italiane di primo Novecento, capaci di fondere linguaggi, di esplorare tutti gli aspetti del Presente e di guardare oltre l’Orizzonte

Tutto ciò, è citato nella sua presentazione, chiamata, per rendere omaggio al venerando Soffici, Introibo