SIDERA opere di Pietro Zucca e collezione di oggetti di NUMERI PRIMI fatti@arte

Sidera

Martedì 17 novembre 2015 dalle ore 18.00 alle 20.00

nell’abitazione di Maria Silvia Bazzoli
in via Principe Aimone 2 – Roma

Vivere l’Arte non come evento eccezionale, ma come esperienza quotidiana è l’obiettivo con cui PARTY – l’arte da ricevere di Francesca Bertuglia e Maria Silvia Bazzoli propone da alcuni anni un modo diverso di fruire l’arte attraverso l’allestimento di mostre in spazi privati, domestici e professionali, contaminati dalla presenza di chi li usa, in dialogo con gli oggetti, gli elementi d’arredo, gli odori e i profumi del vivere e dell’operare quotidiano.

SIDERA segna un ulteriore passo avanti in questa direzione. L’esposizione comprende infatti oltre alle sculture in ferro di Pietro Zucca, una collezione di oggetti realizzati dall’artista per NUMERI PRIMI fatti@arte, il marchio con il quale Francesca Bertuglia e Maria Silvia Bazzoli intendono coinvolgere gli artisti nella progettazione e realizzazione di oggetti e complementi d’arredo che si ispirano al loro universo creativo.

SIDERA è la prima collezione di NUMERI PRIMI fatti@arte ed è risultato di una collaborazione artistico-progettuale tra lo scultore Pietro Zucca e lo Studio di architettura Bertuglia.

Termine latino con cui gli antichi romani designavano le stelle, SIDERA secondo un’etimologia un po’ fantasiosa si collega al greco sidēros, ferro, metallo che nell’antichità veniva recuperato dalle meteoriti. Elemento di congiunzione tra cielo e terra, associato in alchimia a Marte, all’elemento fuoco e al colore rosso, il ferro, nell’opera di Pietro Zucca, è materiale per costruire lo spazio del sogno, del progetto e del volo, strumento di una pratica artistica legata all’osservazione dei paesaggi urbani e naturali, volta a indagare i contenuti estetici del rapporto tra paesaggio e gesto dell’uomo, tra spazio e progettazione scultorea.

Allestita in un villino degli anni ’20 del quartiere Esquilino dove le opere dello scultore dialogano con gli spazi liberty, gli arredi antichi e gli oggetti africani che lo adornano, SIDERA sarà visitabile su appuntamento dal 13 novembre all’11 dicembre.

Per l’occasione Wine Art offrirà una degustazione dei propri vini.

Pietro Zucca si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha preso parte a numerosi workshop ed eventi espositivi tra cui: X° Biennale di Architettura di Venezia nel 2006; Macro nel 2011; Premio Internazionale di Scultura “Umberto Mastroianni” nel 2012; Biennale di Venezia – Biennale session – Accademia di Brera nel 2013; Giovani scultori alla Permanente Milano nel 2014. Varie le sue personali a Roma, dove vive e lavora.

Spazio architettonico, azione teatrale, performance e fotografia sono i retroterra della sua ricerca plastica volta ad indagare i contenuti estetici del rapporto tra paesaggio e gesto dell’uomo, tra spazio e progettazione scultorea.

“Partendo dai concetti di trasparenza e sovrapposizione come elementi spaziali dell’opera tridimensionale, nella mia ricerca relaziono questi elementi agli aspetti di transitorietà e mutazione del contesto urbano per riflettere sul senso del vuoto come possibile spazio di nuove combinazioni della forma. Il vuoto diventa così un materiale compreso nella progettazione. Elemento pieno e totale in cui inscrivere la geografia di segni che compongono l’opera.”

Pietro Zucca.

Per informazioni: 06 64851122

Francesca Bertuglia: 348 3223031
M. Silvia Bazzoli: 339 5795566

Facebook: Party – l’arte da ricevere

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Addio Alberto

Dopo pranzo, in attesa di una delle solite e inconcludenti riunioni, mi cade l’occhio sul link di una mia amica artista… All’inizio penso che sia una balla, poi… Sono sconvolto…

Io non avrei mai pensato di conoscere Alberto: leggevo e apprezzavo i suoi articoli, ma davo per scontato che il suo mondo fosse diverso dal mio. Poi, per una parentesi della mia vita, mi sono dedicato all’Arte e ho avuto il piacere di conoscerlo. E lo ammiravo per la cultura e l’eleganza

Alberto era una persona vera, a volte ruvida e spigolosa: eppure con me ha avuto sempre tanta pazienza e disponibilità, nello spiegarmi le cose che da testone non capivo. Mi ha insegnato il coraggio di essere se stessi e di ammettere i propri sbagli.

Sono stato preoccupato quando ha avuto l’incidente, ho gioito quando è uscito dall’ospedale. E adesso.. Sì, sono arrabbiato con lui, per il suo gesto… Però dovunque sia, gli auguro di essere felice (e di non arrabbiarsi troppo, nel discutere di pittura…)

Archeologia del ricordo

città

Cos’è la Città ? Domanda difficile e complessa… Per alcuni è un contenitore, l’insieme delle strade, degli edifici e delle reti sociali in cui imprigioniamo il nostro quotidiano. Per altri è un organismo viventi, di cui noi, miseri mortali, non siamo che trascurabili parassiti.

Per me, in maniera più semplice, quasi banale: la città è il luogo delle storie che racconto agli altri e a me stesso, per comprendere chi sono. Ogni via non ha valore in se stessa, ma per i ricordi e le emozioni che vi associo. Raccontandole, le rivivo, ricostruendo la mia identità, in una lunga, faticosa e forse inutile lotta contro il Nulla.

Lo stesso pensiero mi è balenato ieri nella mente, mentre mi godevo i quadri di Mariarosaria Stigliano.

La sua pittura è un’archeologia del ricordo, un’epifania del lungo viaggio che ci porta a scoprire noi stessi. Le sue città, fatte di colore, silenzio e solitudini, non sono che tracce di questo cammino…

In bocca al lupo, Rosy

Rosy

A volte sospetto di somigliare ai personaggi dei libri di Vitaliano Brancati: pieni di sogni, di ambizioni e aspettative, appena devono concretizzarli, però, si lasciano vincere dalla pigrizia, dalla paura del nuovo e dell’abitudine.

Per dirla come il buon vecchio Amleto

così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione

E ciò vale anche per le cose più banali. Per esempio, mi ripeto mille volte di andare qualche giorno a Torino; spesso e volontieri, trovo anche la motivazione, per partire, eppure, in un modo o nell’altro, posticipo, rimanendo prigioniero di Roma.

Per questo ammiro Togaci: ha avuto il coraggio e la determinazione di agire, compiendo ciò che non riesco a fare.

Togaci, a Roma, ha compiuto esperienze straordinarie, diventando una delle mamme dell’esperienza artistica underground. Ha scoperto artisti, lanciato spazi espositivi, aiutato avanguardie a muovere i primi passi, ha creato opere di straordinaria bellezza e spessore.

A contribuito a rendere l’Hula Hoop ciò che è: uno spazio di innovazione e dialogo, dove diversi linguaggi, dalla pittura alla letteratura, si confrontano e si arricchiscono. Il tutto in una realtà folle, in cui la ricchezza di idee convive accanto alla più gretta miopia spirituale, dove, come diceva bene Flaiano nel suo Marziano a Roma, ci si stanca presto di tutto, perchè secoli di storia hanno abituato a ogni cosa.

Nonostante questo, che farebbe tremare le vene e i polsi a tanti artisti e curatori meno dotati di lei, Togaci ha vinto la sua sfida. Molti, a posto suo, si sarebbero cullati sugli allori, tirando avanti, ripetendo e infiocchettando quanto già detto e fatto.

Invece, Togaci ha deciso di rimettersi in discussione, tornando nel suo Piemonte, per fondare un gemello dell’Hula Hoop, uno spazio che funga da ponte tra due realtà, che rappresentano lati diversi della nostra complicata Italia: Roma,magmatica, visionaria, indolente e Torino, elegante, intellettuale, recettiva dinanzi al nuovo.

Spazio aperto in Via Rocciamelone, 7 e che sin dall’inizio, oltre a contestualizzare e ampliare le esperienze romane, ha intrapreso una fruttuosa collaborazione con il MAU di Torino, primo progetto in fase di concreta realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento artistico permanente all’aperto collocato all’interno di un grande centro metropolitano, con in più il valore aggiunto di essere iniziativa partita non dall’alto ma dalla base, complice il consenso ed il contributo fondamentale degli abitanti.

Collaborazione che rispecchia una delle grandi ambizioni di Togaci: trasformare l’Arte in un linguaggio democratco, che esca dalla gallerie e dai musei per rovesciarsi in strada e tornare ad essere una componente essenziale dell’ Uomo.

Per questo questo Togaci merita la nostro ammirazione: per il coraggio di inseguire l’Utopia, gettando le basi per costruire spazi di dialoghi e confronto, su cui basare il Futuro.

Universi visivi

dorian

Le riflessioni di ieri mi hanno reso consapevole di quanto la mia narrativa sia influenzata dagli universi visivi degli artisti che frequento e conosco: di fatto ciò è molto legato alla mia modalità creativa.

Prima creo delle immagini nella mia mente, poi tento di tradurle in parole: è ovvio che l’immaginazione non sia green field, ossia nasca dal nulla, ma sia figlia degli stimoli visivi e culturali che mi circondano.

Se per i racconti di Altra Storia tali riferimenti sono immediati, dall’aeropittura a Casorati, e lo stesso per Il Canto Oscuro, da Roesler Franz a Boldini e per Navi Grigie, tutto il magmatico movimento New Pop Contemporaneo, per Lithica, grazie alla sua dimensione onirica, la situazione è più complessa.

Se dovessi ipotizzare dei nomi di artisti che mi hanno influenzato, per le componenti più espressionistiche, sicuramente Ferruccio Lipari, Elisa Rescaldani e Alex Lo Vetro, mentre per quelle più poetico Dorian Rex , Gerlanda di Francia e Chiara Fersini… E senza dubbio, per le suggestioni alchemiche, molto dipendo dal buon Alessandro Bulgarini…

Retake dell’anima

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Dopo un periodo di stasi, legato ai casini al lavoro, alle ultime revisioni di Lithica, che sembra possa uscire a metà giugno e alla raccolta di documentazione per il prossimo romanzo, ricomincio a buttar giù qualche post.

Strano a dirsi, parlerò della vicenda Pao e Linda. Ora, lungi da me demonizzare o irridere l’esperienza del Retake: ho collaborato attivamente con tale esperienza all’ Esquilino e senza timore di essere smentito, posso affermare che la maggior parte dei volontari sono splendide persone, che credono nell’impegno e nella valorizzazione del bene comune.

Il problema che questo calderone di positività è anche una calamita per la peggiore borghesia italiana, priva di orizzonte e incapace di guardare oltre la punta del proprio naso. Proprio l’avere a che fare con loro, con il la pochezza intellettuale e spirituale, mi ha allontanato dal movimento Retake.

Quello di Milano, è un caso, mi si dirà… No, è la testimonianza di un atteggiamento che si replica ogni giorno: è quello di chi si oppone con esposti, per parlare sempre di Milano, alla ricollocazione del «Teatro Continuo» di Alberto Burri a Parco Sempione.

O per parlare dell’Esquilino, che ha definito festa degli “zozzoni” la festa di Primavera di Piazza Vittorio o che guarda con disprezzo gli interventi artistici del Movimento dell’Emancipazione della Poesia.

Atteggiamento che nasce dall’ignoranza, perchè solo persone prive di cultura e senso estetico non sanno distinguere un’opera d’arte, tra l’altro in linguaggio semplice e immediato, da un imbrattamento.

Dalla pigrizia, perché basta navigare con lo smartphone, che non serve solo a pubblicare selfie con il raschietto e la paletto, per avere notizie di un murales citato da libri, documentari, articoli e guide turistiche…

Dalla spocchia, per il rifiuto di confrontarsi con gli abitanti della zona, che raccontavano una realtà diversa da quella da loro immaginata.

Dall’idea che Arte e Poesia siano qualcosa di inutile, fastidioso, da confinare in un museo vuoto o in libro che nessuno legge e non una forza viva che possa irrompere nel Quotidiano, dandogli forma e contenuto.

Dallo scambiare il mezzo, la pulizia, con il fine, ricostruire il tessuto sociale. Da un’idea totalitaria del decoro, in cui il grigiore dell’omologazione deve trionfare sulla diversità del colore, per creare una società di automi, in cui demonizzare ciò che non si comprende.

Per cui il vero retake, la vera lotta contro il degrado non deve cominciare sui muri, ma nelle coscienze: non solo di chi non rispetta il bene comune, ma soprattutto dei talebani che, con la scusa di difenderlo, sfogano sul mondo le loro frustrazioni

Ringraziamenti per il nuovo evento di AmArte

presepe

Ieri si è tenuto un nuovo evento di AmArte, a prima vista banale: l’inaugurazione di un presepe, realizzato dagli artisti che credono e collaborano al progetto, assieme ai bambini di Villa De Sanctis, nel centro anziani di quel quartiere.

Eppure, nella sua quotidianità, rappresenta in pieno i principi base che animano AmArte: riportare la Cultura al centro della Vita, con gesti piccoli, semplici, ma efficaci, senza retorica e chiacchiere incomprensibili.

Rompere la barriera tra Arte e Uomo Comune, mostrandogli che non è un qualcosa di astratto e inutile, ma una necessità e un bisogno naturale, come il bere e il mangiare.

Diffondere la Creatività, portandola in luoghi a prima vista a lei estranei, come sale consiliari e centri anziani, nella certezza che questa sia come un lievito, capace di generare sempre nuove idee.

Educare alla curiosità, recuperando lo stupore per il Mondo e il dono, che spesso dimentichiamo, di guardarlo sempre con occhi nuovi.

Il grande e inaspettato successo di pubblico di ieri, ha dimostrato come tutto ciò sia possibile e non sia una vuota utopia… Grazie di cuore a tutti coloro credono ad AmArte e ogni giorno vi dedicano tempo energie e idee.