Io e la Cultura

Nelle discussioni avute in questi giorni sul concerto dei Rolling Stones a Circo Massimo, spesso ho sentito dire

“Ce ne fossero di più de eventi così. Bisogna riportà la cultura a Roma”

E tutte le volte comincio a grattarmi la teste, perchè, ma è un mio limite, ho una diversa idea di cultura.

L’ho sempre vista come come l’insieme degli strumenti intellettuali, nati dalla riflessione e dall’esperienza condivisa, tramite cui una società interpreta il Mondo circostante e costruisce la sua identità.

Questi strumenti, che all’inizio possono nascere anche per motivi futili, forse Omero o chi per lui era il Keith Richards dell’epoca, devono trascendere il Presente e il sentire individuale, per sedimentarsi nel tempo, in modo che ogni generazione possa dare loro un valore, depurandoli dal particolare e rendendoli universali…

Con tutto l’affetto che ho per i Rolling Stones, non mi sembra proprio il loro caso: magari tra un paio di secoli, se ci si ricorderà ancora di loro, le cose cambieranno, ma a oggi mi sembrano appartenere più al dominio dell’Effimero che a quello della Cultura

Categorie Critiche

Riprendendo la discussione sui presunti legami tra Fascismo e Connettivismo, do visibilità a un bell’intervento di Giovanni De Matteo

Ciao Alessio, la tua chiosa è magistrale. Ci sono delle categorie critiche che tutti dovremmo imparare a esercitare meglio e dei distinguo che nessuno dovrebbe mai perdere di vista. Proprio per scongiurare il rischio di scoprirci incapaci di riconoscere una minaccia vera, quando ce la ritroviamo davanti. Non dovrebbe servire precisarlo, ma ci tengo a farlo lo stesso: ovviamente non conosco ogni singola parola scritta dagli autori che si dichiarano connettivisti, ma per quello che ho potuto leggere finora non mi sono imbattuto mai in un singolo indizio riconducibile a simpatie fasciste.

Anzi, sfido chiunque a interpretare in quest’ottica scenari fortemente distopici e complessi come quelli che siamo soliti frequentare. Chi vuole vedere altro è libero di farlo, ma se si rivela incapace di motivarlo con esempi concreti le sue uscite restano solo trollate da quattro soldi e come tali meritano di essere trattate

Equivoci sul Connettivismo

Ieri, per puro caso, mi sono trovato davanti una riflessione del buon Marco Moretti

Perché il Connettivismo non è considerato a sufficienza per i suoi meriti letterari? Nessun connettivista lo sa dire? Nessuno lo ha ancora capito? Bene, dato che ho appena scoperto la ragione di tutto ciò, la esporrò senz’altro in questa sede. Il Connettivismo è avversato ferocemente dallo zoccolo duro dei lettori di fantascienza di vecchio stampo perché si presenta come Avanguardia e si ispira tra le altre cose al Futurismo (noi specifichiamo “sia di Marinetti che di Majakovskij”, ma quelli Majakovskij non l’hanno mai sentito nominare).

Per questo i detrattori del Connettivismo lo ritengono intrinsecamente fascista, etichettabile come estrema destra. Tutto viene fatto passare attraverso le lenti distorcenti di una sordida politica fatta di crassi slogan da scuola occupata. Che clima mortifero, che aria irrespirabile, funestata dai tanfi dell’Ignoranza! E poi qualcuno ancora si meraviglia se la fantascienza è in agonia!

Premesso che non ho seguito la discussione da cui è scaturito l’intervento, magari è nato per un equivoco, però, sembra strano, ma nelle ultime settimane mi è capitato di sentire, da lettori radical chic o presunti colti, giudizi simili.

Passi per Il Canto Oscuro definito “una peana del più bieco conservatorismo sanfedista“, ma che le opere di Sandro Battisti siano considerate “veline fasciste da Minculpop” o Corpi Spenti di De Matteoun elogio dello squadrismo nichilista“, beh, mi lascia perlomeno perplesso, anche perchè mi faccio la punta al cervello per capire su cosa siano basati tali giudizi.

Perché il Connettivismo, per il poco che ne conosco io, è un calderone ribollente di idee, in cui trovare tutto e il contrario di tutto, in cui la spinta vitalista e l’amore della Technè delle avanguardie del primo Novecento convive con il disincanto cyberpunk, dove convivono diverse analisi politiche e sociali, ma certo ha poco in comune con l’ideologia politica del fascismo.

Il sospetto è che questo termine non sia diventato nulla più che un insulto polivalente e universale, con cui appellare tutto ciò che riteniamo estraneo alla nostra sensibilità culturale.

Ma se tutto è fascismo, nulla è fascismo: nel senso che se usiamo a sproposito questa definizione, potremmo non riconoscerlo nel caso ce lo trovassimo davanti.

Cardiopatici

Pastiche

 

Roma non è solo La Grande Bellezza o i maiali che pascolano per strada: è un universo ricco di sfumature e contrasti. Proprio questa la rende sorgente di infinite ricerche e sperimentazioni, humus di numerose avanguardie.

Una di queste è il movimento poetico dei cardiopatici. Se i connettivisti, eredi di Schopenhauer, vanno oltre il velo di Maya per concentrarsi sul noumeno caotico, che trascende Morale e Ragione, i cardipatici affermano l’inconoscibilità della natura profonda delle cose, per concentrarsi sulla loro crudele apparenze.

E ciò si concretizza nelle seguenti scelte stilistiche:
1) Lo spontaneismo creativo che porta a rompere qualsiasi distinzione tra prosa e poesia
2) Il linguaggio concreto, duro, per rappresentare le contraddizioni della nostra condizione umana.
3) L’iperrealismo, che non trascende la realtà, come quello pittorico, ma mostra il vuoto della doxa.
4) I temi urbani che come in Sironi, rappresentano una metafora della tragedia esistenziale, con la fatica e la solitudine di vivere.
5) Il vivere la scrittura con tutto il corpo, nella dimensione nietzscheana dell’Amor Fati. Non possiamo essere nulla più della nostra carne contingente, allora diamole infinito valore.

Così nasce una poesia dura e concreta che molto ricorda alcune sperimentazioni del Futurismo…

Prime segnalazioni 2014

Riprendo la vecchia tradizione di segnalare cose per me interessanti. La prima è l’uscita del nuovo numero della rivista connettivista Next, in cui, tra le tante cose interessanti, vi è un mio articolo sul Loverismo, nel tentativo di trovare un filo conduttore tra le diverse avanguardie che stanno animando la scena culturale italiana.

A mio avviso, nella loro differenza di stili, obiettivi e linguaggi, una cosa accumuna entrambe le avanguardie: andare oltre l’apparenza, scoprendo la struttura tragica del Reale, per trascenderla nella creazione.

Per chi volesse saperne di più sul Loverismo, consiglio di visitare la personale di Silvia Faieta al Centro Elsa Morante, di cui evidenzio il catalogo on line

Infine, udite, udite, è uscita la prima recensione di Hydropunk. Se dovessi dare retta alla tradizioni, dovrei coprire di contumelie l’autore del post.

In verità ha perfettamente ragione: il racconto è stato scritto in fretta in furia e mai revisionato… Ed è stata una gran sorpresa e soddisfazione, nonostante fosse poco più di un abbozzo, trovarlo nell’antologia.

Presentazione Olonomico

Venerdì 11 gennaio, alle 19.00, sarò presso la libreria caffè letterario Mangiaparole sita in via Manlio Capitolino 7/9, Roma, per presentare il mio romanzo Olonomico . Sarà l’occasione per sviscerare il romanzo nelle sue caratteristiche e finalità, un discorso a braccio che toccherà più tematiche, dal Connettivismo all’esoterismo, dall’Impero Connettivo al futuro che si lega col passato, alla realtà che non esiste.

Ci vediamo lì?

“Nel cosiddetto Impero Connettivo, l’imperatore Totka_II e il suo alto funzionario Sillax continuano a progettare espansioni territoriali e temporali. Le loro nuove mire si concentrano su un territorio dove i giovani Lycia e Storm interagiscono caoticamente con uno strano personaggio che si nasconde dietro movimenti apparentemente incomprensibili.

L’Impero, governato da una stirpe di alieni semieterni, causa prima dell’umanità e poi della postumanità, è davvero così florido? Che cosa accadrà, quando i percorsi di tutti i personaggi del romanzo s’incontreranno, e utilizzeranno tutti i continuum con cui verranno in comunicazione? Una splendida metropoli, asettica e algida li attende…”

Che dire di più ? Guai a chi non viene ! Perchè Sandro, oltre a a essere una persona squisita, è uno dei pochi che ha il coraggio di fare avanguardia in Italia, nel senso più ampio e nobile del termine.

Non un gruppuscolo esoterico impegnato nella contemplazione del proprio ombelico, ma il tentativo di ridefinire il concetto di Uomo e di Società, parlando a tutti.

Con la sua scrittura barocca e immaginifica, Sandro scuoia ciò che chiamiano Reale, mostrandone il caos che nasconde, in cui come naufraghi cerchiamo di non affogare, preferendo l’Illusione alla consapevolezza.

Per cui, se non venite, oltre a non avere la possibilità di scoprire uno splendido romanzo, perderete l’occasione di vedere il Mondo sotto altri occhi.

Vettore Pop

Vettore Pop

 

Personale di DCGRAPHIC

Vettore Pop

Arte digitale /vettoriale

a cura di Togaci

Progetto Comunicativo: Alessio Brugnoli

Live set acousticTropical-Rhapsody

Dal 28/12/2012 al 10/01/2013

HulaHoop gallery

Via de Magistris,91/93

Roma (pigneto)

ore 19.30

Giovane grafico romano Damiano Cavaterra in arte Dcgraphics , opera da diversi anni con il team Togaci.

Porta in mostra  il 28/12/2012 al  HULAHOOP GALLERY stampe di una ricerca del tutto personale , attraversando il passato con un gesto verso il suo quotidiano.

Profezie della Singolarità

Singolarità. Parola che riecheggia spesso nei discorsi dei sociologhi e degli scrittori di Fantascienza: il momento in cui la tecnologia, nelle sue forme più varie, dalla genetica alla robotica, dalle nanotecnologie all’Intelligenza Artificiale, impatterà così profondamente nella nostra vita,  da costringerci a ridefinire il concetto stesso di Umano.

Idea tratta dalla Teoria della Relatività che definisce la Singolarità come un punto a gravità infinita, per esempio un buco nero, da cui tutto è attratto e nulla più sfuggire, neppure la luce: un destino inevitabile e un orizzonte oltre il quale nessuno può vedere.

Per una volta, l’Italia è all’avanguardia nel riflettere e discutere su tale concetto. Filosofi ne discutono le implicazioni. Scrittori lo hanno reso punto focale della loro narrativa.  Pochi artisti, però, hanno incentrato sulla singolarità la loro ricerca estetica, probabilmente perché spaventati dalle sue implicazioni.

Se l’Arte nasce dall’Uomo, epifania dei suoi sogni e dei suoi abissi, un mutamento della sua natura la costringerebbe a rivedere a fondo i suoi paradigmi, ponendola dinanzi alla scelta di cambiare o morire; situazione oggettivamente terribile, madre di incertezze e paure.

Dcgraphic è uno dei pochi che, con il coraggio della giovinezza, affronta la sfida. Lo fa con l’orgoglio di essere un’ artista digitale, in Italia che ancora discute di tele, colori e di come si possa definire la fotografia.

L’Arte digitale è invece, e Dcgraphic lo dimostra ogni giorno con le sue opere, il cambio di paradigma. L’immagine non è più fissa, come in un quadro o in uno scatto, rubata al Tempo e allo Spazio, ma si moltiplica e muta, come un organismo vivente. Rompe ogni steccato, come un fiume di lava travolge ogni cosa, fondendosi con infiniti altri linguaggi.

Con uno strumento così potente, capace di penetrare grazie alla serialità e all’esistenza nel cyberspazio ogni aspetto della nostra vita, Dcgraphic afferma la essenza della Singolarità che, in fondo è la stessa che in maniera profetica, fu enunciata dalla Pop Art.

Il primato delle icone e dei simboli, perenni e dalla vitalità orgogliosa e vivace, sulle cose, così smorte e destinate alla decadenza. Marylin è ormai polvere, mentre le serigrafie di Warhol ancora ci colpiscono gli occhi, con i loro colori sfrontati, gli stessi delle opere di Dcgraphic.

Il trionfo della Leggerezza, come reazione al peso di vivere e alle pietrificazione e all’ opacizzazione del mondo.  Staccarsi dal mondo, dalla materia, avere il coraggio di sognare, è essere pienamente liberi, è ribellarsi a un Potere che ci vuole schiacciare, riducendoci a ingranaggi di meccanismi senza senso alcuno. Dcgraphic, con il suo sguardo ironico sulle mitologie del Presente, di cui ne svela il vuoto, ci aiuta ad essere più leggiadri. Ci rende come gli antichi sciamani: ci libera del corpo, per esplorare noi stessi e realtà potenziali e parallele.

La continuità tra Vita e Materia, tra Carne e  Acciaio, tra Cervello e Informazione, ciò che amplia la nostra percezione e ci fa comprendere la vera natura del Reale.

Dcgraphic fa tutto ciò con uno sguardo apparentemente grottesco, ma pieno di ironia e di quella malinconia non compatta e opaca, che ruba  la gioia di vivere, ma come diceva

un velo di particelle minutissime d’umori e sensazioni, un pulviscolo d’atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose.

Uno sguardo che pur non avendo la presunzione di guardare oltre l’orizzonte, ci fa capire meglio ciò che siamo e intuire ciò che potremmo essere                                                                                                                                                                                                                       Alessio Brugnoli

Tropical-Rhapsody

La band nasce con Matteo Andrea Simone ed Alessandro, primi componenti e fondatori.

Nonostante i diversi stili, i Tropical Rhapsody, hanno un unico comun denominatore: la passione per il rock n roll.

Iniziano da subito a comporre pezzi originali tralasciando cover e brani di artisti esistenti.

Dopo un primo periodo di rodaggio tra feste universitarie, garage e piccoli locali di Roma, i Tropical,conoscono alla fine dell’estate 2011, il loro attuale cantante Matteo, voce autentica e graffiante che completerà al meglio il loro sound e la loro espressività.

Nell’aprile 2012 registrano il loro primo EP autoprodotto “Red ‘N’ White” con all’interno 5 tracce.

Dal mese di febbraio a giugno 2012 partecipano al contest organizzato da Emergenza festival classificandosi secondi alla finale regionale a Roma

Ennesima intervista

 

Su Ecco La Notizia è in corso di pubblicazione un’inchiesta sullo stato della fantascienza in Italia.

Inchiesta basata su interviste a chi bazzica quel mondo: ovviamente non poteva mancare un intervento di un apritore di bocca e emettitore di fiato come il sottoscritto, definito nell’articolo, per carità di patria, polemista raffinato e eretico

Di cosa ho parlato: della mia visione del Connettivismo, il tentativo di narrare l’Uomo contemporaneo, continuamente in bilico tra Reale e Virtuale, frammentato in infinite visioni e percezioni.

E del fatto che in Italia, c’è gente che nello scrivere fantascienza, da una pista a tutti…. Dovremmo fare meno le vittime e credere più in noi stessi.

Perchè è facile piangersi addosso, ma più difficile cambiare le cose

Considerazione sul Next Fest

Dopo un periodo estremamente complicato al lavoro, dove ho sviluppato istinti omicidi nei confronti di clienti e fornitori, finalmente posso ricominciare a tediarvi con i miei post.

In particolare, con un poco di ritardo, tiro fuori dal sacco una mia piccola riflessione sul Next Fest, evento che può essere visto come un Giano Bifronte o una di quelle illustrazioni che a seconda del punto di vista, può somigliare ad una vecchia decrepita o a un affascinante giovane.

Un grande saggio della Fantascienza Italiana, stavo per scrivere venerando maestro, ma forse il termine apparirebbe come ironico, quando invece ho molta stima per lo scrittore, avendone divorato i libri, lo ha definito qualcosa che ha poco a che vedere con il suo genere narrativo.

Cito testualmente

Io voglio mele e non kiwi. Posso volere i kiwi ma allora quelli chiedo e se un negoziante alla richiesta di un chilo di mele mi da un chilo di kiwi non ci sto

Dal suo punto di vista che non contesto, ha perfettamente ragione. Anzi, usando un linguaggio meno elegante, alcuni panel, come quello sul futurismo o sulla poesia o il mio sulle avanguardie, c’entravano con la fantascienza come i cavoli a merenda (tra l’altro c’era un mio vecchio amico dell’Università, detto Er Cloaca che aveva il barbaro coraggio di mangiarli alle quattro del pomeriggio)

Provo però a guardare il Connettivismo sotto un’altra prospettiva. Non un gruppo di scrittori di romanzi di fantascienza più o meno apprezzati dal pubblico, ma un esperimento mentale: il tentativo di ricreare in Italia l’idea di avanguardia, capace di contrapporsi alla frammentazione di saperi e culture che affligge il nostro paese e di ripensare l’Uomo e il Mondo in relazione ai cambiamenti epocali indotti dalla scienza e dalla tecnologia.

Tentativo incerto, che alcuni possono anche definire velleitario, ma che, per riuscire deve confrontarsi con il Passato, dal duplice ruolo di radice da cui trarre ispirazione e nemico da abbattere, e guardare alle altre forme espressive, come l’Arte, la Musica e la Poesia.

Solo così, per citare il buon Marco Moretti, il Connettivismo potrà diventare un meme.

Il Connettivismo è kiwi, non mela. Bisognerebbe ribadirlo con più forza e convinzione. La fantascienza non è un fine, ma un mezzo, una modalità espressiva.

E do sempre più ragione a Moretti… Bisognerebbe

Scrivere e declamare Fantascienza dal vivo, anziché esaurirsi in un interminabile vaniloquio sul declino di tale genere letterario, questo sì che è un coraggioso atto di Avanguardia!