La guerra delle immagini

Censimenti

Come detto tante, tante volte la narrativa cyberpunk è morta poichè il suo Immaginario si è degradato a quotidiano: la politica si è subordinata all’economia, siamo pervasi dal Network e si è scatenato il duello tra Reale e Virtuale.

Sotto certi aspetti, l’Esquilino, con la sua pluralità di storie e culture, è un osservatorio privilegiato per capire questo fenomeno che, bisogna anche ammetterlo, non è certo indolore.

Fenomeno che può essere compreso e incanalato oppure demonizzato e combattuto inutilmente: la prima è la strada di chi ogni giorno cerca di creare una coscienza civica condivisa tra le diverse anime del rione, la seconda è di chi crea quella che i sociologhi chiamano “economia del degrado”, lo sfruttare a proprio vantaggio i problemi di un’area urbanistica, invece di cercare di risolverli.

L'”economia del degrado” funziona secondo un circolo perverso: si creano disagi, si scaricano colpe su un capro espiatorio, si genera paura, si raccolgono i dividendi.

Per realizzarla si agisce sul piano concreto, boicottando i tentativi di mutare in positivo le cose e sul piano dell’immaginario, diffondendo percezioni distorte del Reale.

Ed è quello che sta avvenendo in questi giorni nel Rione, con la diffusione di dati falsati sulla sua sicurezza e sulla sua demografia, da parte dei quotidiani.

Sulla prima, si è risposto abbondantemente. Sulla demografia, si può lavorare, con un minimo di serietà sulla tabella, integrandola con i dati più recenti:

Nel 2001 i cittadini italiani dell’Esquilino erano 23.100, nel 2010 23.114, nel 2013 23.694.

Tutto a fronte di un numero di stranieri residenti pari a circa 5000 nel 2001 e salito a circa 8000 ad oggi.

Ragionando sui danti, nel 1951, quando il Centro storico di Roma si presentava con alti indici di affollamento, l’Esquilino aveva il suo picco di abitanti. La più alta concentrazione demografica compariva intorno a piazza Vittorio, specialmente dal lato di piazza Dante, nella parte intorno piazza Manfredo Fanti (compresa tra via Cavour, via Napoleone III, via Mamiani e via Giolitti) e lungo l’asse di Santa Croce in Gerusalemme.

Tra il 1951 e il 1991, tutti i rioni del Centro storico hanno subito fortissime dinamiche di espulsione di abitanti, per decisioni politiche mutazione economiche.

Paradossalmente, l’Esquilino è stato l’area meno impattata: ha mantenuto il 40% degli abitanti a fronte del 33% medio del resto del Centro di Roma.

In termini percentuali le perdite di popolazione maggiori si sono verificate
proprio nella zona di piazza Vittorio, mentre specialmente nella parte tra viale Manzoni e via Statilia la popolazione ha avuto un lieve incremento.

Il collasso demografico, che replica quello avvenuto nel ventennio tra il 1901 e il 1921, raggiunge il culmine a fine anni Sessanta, dove di immigrati nel rione non se ne vedeva neppure l’ombra. Non è quindi vero che sono gli stranieri ad aver cacciato gli italiani, ma semplicemente, gli immigrati hanno occupato gli spazi vuoti.

Dal 1991 ad oggi, non vi è stata una stabilizzazione della demografia, a differenza di quanto scrive il Corriere, che mente spudoratamente quando parla di espulsione degli italiani.

Ora, io non idea di chi abbia interesse a lucrare sull’economia del degrado: però è necessario non arrendersi a questa, sia continuando a rafforzare il tessuto sociale del rione, con le mille iniziative, non ultima il Festival Culturale che si terrà questa estate, sia combattendo il nemico con le sue stesse armi, mostrando la verità sull’ Esquilino, sui suoi difetti, certo, ma anche sulle grandi esperienze di cui è teatro.

THROUGH THE VIEW

Pontile1

 

Come scritto molte volte, la narrativa cyberpunk è morta perché si è realizzata nel concreto.

Viviamo in un sprawl multiculturale, siamo sempre connessi alla rete, la nostra immagine virtuale è privilegiata rispetto a quella reale, il nostro immaginario è colonizzato da meme e da brand.

La realtà aumentate e i droni ormai sono diventati componenti del nostro quotidiano: il bello è che questa transizione dalla Narrazione al Quotidiano è andata oltre a quanto immaginato dagli scrittori.

Tornando ai droni, nei romanzi degli anni Ottanta erano visti come strumenti di repressione militare e di violazione della privacy: oggi sono anche questo, ma la creatività umana ha individuato altri usi e potenzialità.

Un esempio di questo è il progetto THROUGH THE VIEW della fotografa Veronica Gaido, presentato dal 5 al 27 luglio, nello Spazio Palazzo Quartieri a Forte dei Marmi, in occasione dei festeggiamenti del primo centenario della località turistica, in cui saranno esposti i suoi scatti realizzati tramite drone, ispirati al futurismo e in particolare all’aeropittura dell’artista viareggino Uberto Bonetti

Ispirandosi al saggio “Filosofia del Paesaggio” di Georg Simmel, scritto un secolo fa, Veronica Gaido ritiene che il paesaggio sia un oggetto preciso della riflessione filosofica e che non possa essere adeguatamente compreso e salvaguardato se ci si rifiuta di prendere in considerazione la sua dimensione estetica e storica che non può sfuggire al confronto con la tecnologia contemporanea.

Individuata l’area da fotografare, Veronica ha proceduto con la pianificazione dettagliata del percorso di volo del done, dei soggetti da riprendere, delle scene e delle inquadrature. Per sfruttare al meglio ha scelto anche l’orario e l’altezza/prospettiva dei voli. Il materiale fotografico così ottenuto, è stato poi selezionato e ottimizzato, e nella fase finale proposto in qualità HD.

Through the view è una mostra che insieme a Massimo Rebecchi supporta la Fondazione Andrea Bocelli; l’artista tra l’altro, parteciperà all’inaugurazione che si terrà il 5 luglio alle 18.30

Il banale cyberpunk..

Quasi vent’anni fa, come corre il tempo, pur pensando a tutto, tranne che a scrivere, bazzicavo un newsgroup di fantascienza: come oggi, ci si lamentava della crisi della fantascienza italiana, della qualità delle traduzioni, ci si scannava sulla politica.

Tra le tante discussioni, fui coinvolto in una in cui la mia controparte, non mi ricordo assolutamente chi fosse, sostenava come il cyberpunk fosse una rivoluzione antropologica, quella che, in termini più recenti, sarebbe stata chiamata singolarità.

Espressi le mie perplessità, non ricordo neppure queste, e facemmo una scommessa: se avesse avuto ragione lui, gli avrei regalato una cassa di buon vino. In caso contrario, mi avrebbe offerto una cena di pesce a Fiumicino.

Ora, non ho voglia di abbuffarmi da Bastianelli al Molo o da Bacchus: semplicemente cerco di riflettere sul fatto sul perché il mondo cyberpunk, pur essendosi realizzato concretamente, sia molto più banale e mediocre di quanto descritto nei romanzi.

Come sempre, ha ragione il buon Lec, quando affermava

Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo

Perchè il cyberpunk è stato metabolizzato dalla nostra società ?

Secondo me, i motivi sono tre:

1) Nonostante chiacchiere e proclami, l’impatto tecnologico deldel cyberspazio, è stato meno invasivo di quello delle rivoluzioni industriali. Non ha cambiato strutture economiche e sociali, ha solo amplificato parzialmente tendenze già in atto. Di fatto, non ci siamo trovati davanti nulla di ignoto o inaspettato. E’ stato una riforma, non una rivoluzione

2) La sua introduzione è stata graduale: di fatto abbiamo avuto il tempo di abituarci, adattando il nuovo alla nostra vecchia visione del mondo e creando gli opportuni meme per neutralizzare ciò che poteva metterla in discussione

3) Il postmoderno, antecedente al cyberpunk, ha alterato la nostra percezione del Tempo: non esistendo più il Passato e il Futuro, ma solo il Presente, non può avvenre nessun mutamento.

La domanda è: ciò varrà anche in caso di cambi di paradigma tecnologici e culturali molto più estremi, come la pervasività delle nanotecnologie o la nascita di IA consapevoli ?

Segnalazioni da Sabato Pomeriggio

Come sempre, qualche piccola segnalazione… La prima è il video che accompagna il post.

Uno dei corti di Fantascienza che il buon Luca Oleastri ha cominciato a condividere nella sua personale rassegna cinematografica su FB… Solo splendide chicche che meritano d’essere condivise.

Questo, in particolare, è

Archetype di Aaron Sims

Uno spettacolo per gli occhi e una riflessione uno spettacolo per gli occhi e una drammatica meditazione sull’Io e sulla memoria, alla faccia di chi afferma che la fantascienza è roba per ignoranti.

La seconda è l’intervista a Bruce Sterling, uno dei papà del Cyberpunk, realizzata dal buon Giovanni Agnoloni in occasione del Next Fest

La terza, è la prossima uscita del libro

Investire nell’Arte

del professore Claudio Borghi Aquilini… Un ottimo strumento, per avvicinarsi allo strano mondo delle gallerie, delle fiere e delle aste

Cyberpunk e Arte Digitale

Il ruolo del Cyberpunk nella cultura contemporanea è spesso sottovalutato, specie in Italia.

Forse ci manca ancora la prospettiva storica capace di farci comprendere pienamente il suo impatto culturale, di come abbia cambiato il nostro modo di vedere e intendere il mondo.

Oppure, vivendo nella realtà che il movimento ha teorizzato, non riusciamo a considerarlo con l’opportuno distacco, visto che è parte integrante della nostra vita.

Non possediamo la freddezza che ci permette di sezionare idee e concetti.

Il Cyberpunk non si è inventato nulla di nuovo: molte delle sue istanze nascono dal mondo underground e dalla cultura informatica degli anni Sessanta e Settanta.

Il Cyberpunk si è limitato ad aggregarle, a sistematizzarle e dar loro una veste estetica compiuta, trasformandole in memi.

E questo gli ha permesso di mutare il nostro immaginario: poi il design e l’industria lo hanno reso concreto, trasformandolo in una fonte di denaro.

Il Cyberpunk non ha profetizzato il futuro: ha fatto qualcosa di più, lo ha coostruito a sua immagine.

In questo processo l’Arte Digitale ha avuto un ruolo fondamentale: all’inizio lo ha preso come orizzonte di ricerca, poi lo ha superato.

Il Virtuale non è più un monologo, la prigione dell’Io, ma strumento di condivisione.

L’Arte Digitale, come ogni buona figlia, ha rimesso in discussione gli insegnamenti del padre, integrandoli in una esperienza nuova e più ampio

Buon compleanno SMS

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/1/16/Messaggio_ricevuto.jpg/220px-Messaggio_ricevuto.jpg

ggi il famigerato SMS compie vent’anni di onorato servizio.

Il primo SMS della storia, infatti è stato inviato il 3 dicembre 1992 da Neil Papworth ingegnere britannico di 22 anni della Vodafone, da un computer ad un cellulare sulla rete GSM Vodafone inglese e il testo del messaggio era “MERRY CHRISTMAS”.

Però strano a dirsi, il buon messaggino, a tutto era stato pensato, tranne che a scopi commerciali.

Inizialmente doveva servive a mandare comunicazioni di servizio agli operai che intervenivano sulla rete radio, sfruttando i time slot non utilizzati ei canali di controllo del GSM, in modo che fosse possibile ricevere o inviare un messaggio anche durante una telefonata. Ciò implica anche il simpatico effetto collaterale che l’operatore ha un costo nullo per l’invio degli SMS (ergo ogni tariffa è un furto).

Tuttavia la lunghezza era inadatta a inoltrare messaggistiche complesse.

Per cui questo servizio fu utilizzato per esigenze interne, come ad esempio a supporto della fatturazione del roaming tra operatori.

E cosa strana a dirsi, furono gli italiani a intuire il potenziale commerciale del SMS per il grande pubblico… Così è diventato il compagno della nostra vita e il nostro modo più diffuso per essere virtuali

Pagine Gialle

Stamattina, uscendo da casa, ho trovato le Pagine Gialle, abbadonate ad un angolo del portone.

Accanto, un adesivo in cui si implorava di prenderle. La cosa che mi ha colpito, sono state le loro piccole dimensioni

Quando ero bambino, mi ricordavo dei volumi ingombranti… Poi ho fatto mente locale.

Non ho mai aperto le Pagine Gialle in vita mia: tutte le volte che mi serve qualche informazione commerciale, uso google.

Di fatto, sono un residuo del passato… Utile ai vecchietti della mia scala, ma che di fatto impatta zero nella mia vita.

L’ennesima prova di come il Cyberpunk, con la vittoria del virtuale sul reale, sia diventato il Quotidiano… E cosa che dovrebbe far riflettere i demonizzatori dell’ebook

Il Cyberpunk è morto ?

Il Cyberpunk è morto ?

Domanda che spesso riecheggia nei blog e nei forum, a cui io sarei tentato di rispondere con un bel boh, poichè non comprendo i termini del problema.

Di fatto, in concreto, cosa vuol dire morto per un genere letterario ? Che non si scrivono più romanzi o racconti rispondenti al suo canone ?

A parte il fatto che potremmo discutere per ore su cosa sia un canone, non mi pare che non se scrivano più di opere cyberpunk…

E’ morto perchè non influenza più l’immaginario collettivo ? Neppure… Certo è più figo collegarsi alla Matrice con l’interfaccia neurale che bazzicare per ore su Facebook con il tablet o lo smartphone.

Oppure Piazza Vittorio è visivamente meno impressionante della Los Angeles del 2019. Le Corporation non si sparano tra loro, ma condizionano il nostro futuro con la speculazione…

Insomma, con le opportune modifiche, viviamo nel mondo Cyberpunk, anche se preferiamo chiamarlo in modi differenti.

Il Cyberpunk non è morto: si è semplicemente trasformato da fantascienza e avanguardia in mainstream