Poker

Partita a Poker. E’ questa la definizione più esatta di quanto sta accadendo a Cipro.

Da una parte la Germania, con il suo solito obiettivo di scaricare i costi della mancata riforma del suo sistema bancario sugli altri partner europei.

Come sempre, Berlino ha seguito la solita strategia: demonizzazione dell’avversario, stavolta guidata direttamente dai suoi servizi segreti, in cui ci si scorda di ricordare alla sua opinione pubblica alcuni particolari insignificanti tipo che le banche cipriote rispondono ai dettami di Basilea III più di quelle germaniche o che il suggerimento di investire in titoli greci provenne dalla BCE. Oppure che Malta, Lussemburgo, Slovenia sono nella stessa condizione

Paradossalmente, se l’isola mediterranea fosse stato meno “europeista”, la sua crisi non si sarebbe verificata.

Dall’altra Cipro, che difende con le unghie e con i denti la base finanziaria della sua economia, rilanciano un piano basato sui i seguenti assunti: la creazione di una «bad Bank» pubblica dove inserire tutti gli asset «tossici» degli istituti di credito ciprioti, stabilendo apposite restrizioni per evitare una fuga di capitali; l’emissione di 2 o 3 miliardi di speciali obbligazioni da parte di una società privata di nuova costituzione (per evitare che il debito finisca nei conti dello Stato) garantite dai proventi dello sfruttamento dei giacimenti di gas; il trasferimento diretto allo Stato di 2 o 3 miliardi di riserve dei fondi previdenziali delle società telefoniche ed elettriche; una tassa di emergenza da 3,7 miliardi; la ristrutturazione del prestito russo del 2010 da 2,5 miliardi.

Idee sensate che però andrebbero contro gli interessi bancari tedeschi.

Stavolta però, in questa mano le carte migliori ce l’hanno i levantini.

Da una parte c’è il

muoia Sansone con tutti i filistei

Se le banche cipriote falliscono, al di là dei soldati e pensionati inglesi che si troverebbero al verde, vi sarebbe la crisi di quelle russe, esposte nei loro confronti per 30 miliardi d’euro e la grossa difficoltà di quelle tedesche, che vedrebbero scomparire nel nulla 6 miliardi di esposizione.

Il che può avere a medio termine effetti sistemici assai gravi.

Dall’altra i bluff, come la cessione delle basi militari a Putin o le misteriose riserve marine di gas e di petrolio che potrebbero fare gola a molti

Come andrà a finire la partita ? In un mondo razionale, si troverebbe un compromesso, visti che i margini di accordo sono elevati… Ma in questa Europa di folli, di razionalità in giro purtroppo se ne vede poca

Il latrocinio di Cyprus

Ho fatto la mia solita chiacchierata con Thomas. Stavolta l’argomento non è la politica italiana che reputa sempre più un affascianante spettacolo d’arte varia, ma la questione Cipro

Come giudichi il prelievo forzoso ?

Se l’obiettivo era salvare i conti pubblici di Cipro, è stata una mossa di una stupidità sconvolgente

Addirittura ?

Sì, perchè la crisi non è sistemica: i flussi di cassa ordinari di Cipro sono in ordine e il debito pubblico “standard” è sostenibilissimo, tanto che gli investitori londinesi non hanno avuto problemi ad assicurare la maggior parte del debito pubblico antecedente al 2011, a fronte di eventi di haircut, ossia di taglio degli interessi

E allora perchè questo casino ?

Il tutto deriva dagli effetti delle manovre speculative tedesche del 2011: hanno messo in crisi i titoli sovrani dei partner mediterranee e le banche cipriote, pieni di titoli greci, considerati investimenti sicure, sono andate in crisi di liquidità.

Il balzo del debito pubblico è dovuto al tentativo statale di salvare le banche.

Il problema è che la soluzione proposta da Berlino va nella direzione opposta: il prelievo forzoso è un invito alla fuga di capitali.

E questa causerà un peggioramento della situazione, mettendo ancor più in crisi le banche e quindi lo stato cipriota

Un circolo vizioso ?

La questione è che a Berlino di salvare Cipro importa ben poco. Il suo obiettivo, e nei mesi scorsi è stato detto chiaramente, è spostare i flussi di cassa russi dalle banche cipriote a quel buco nero che sono le banche tedesche, nel tentativo di ritardare il loro collasso. Una forma di dumping finanziario, basato sull’utilizzo a proprio favore delle normative e delle istituzioni europee.

Il prelievo forzoso non serve a salvare l’isola, ma funge da avvertimento mafioso agli investitori

Però i tedeschi dicono che Cipro funge da punto di riclaggio per il denaro sporco della mafia russa

Lo è stato, sicuramente. Ma data la facilità con cui si fanno attualmente i trasferimenti di denaro e visto i tempi lunghi con cui è stata impostata questa operazione, il vostro Amato fu molto più furbo, questi capitali si sono volatizzati da mesi.

Se guardiamo i numeri, invece…

Guardiamoli

Il rapporto tra lo stock dei depositi bancari esteri, pari a 68,3 miliardi d’euro e il PIL cipriota è del’850%.

Di questo stock, il 40% è di correntisti inglesi, il 30% di correntisti russi, con un valore medio dei conti pari a 53.000 quindi riconducibili più a imprenditori che hanno investito a Limassol e un 17% di italiani.

E’ furto alla classe media

Il prossimo obiettivo ? L’Italia ?

Non credo. Io penso sia Malta, in condizioni simili a quelle di Cipro, ossia con gli asset bancari pari a otto, nove volte il proprio PIL e dove, i mesi scorsi, si sono trasferiti i conti dei magnati russi.

In qualche modo, sarà imposta a La Valletta una politica restrittiva che renderà convenienti le banche tedesche.

Per l’Italia, la questione è più complicata: benchè qualcuno a Berlino accarezzi un’idea “colonialista” nei vostri confronti, in generale sono stati impauriti dal risultato delle vostre elezioni, in cui la maggior parte dei voti sono andati a forze critiche nei confronti dell’UE e latentemente anti tedesche.

Un’altra ingerenza, come quella che ha portato a Monti o i maldestri interventi in campagna elettorale, e la Germania rischia di trovare a Roma un governo nemico.

Il che complicherebbe di molto i suoi tentativi di imporre un indirect rule all’Europa

Saldo Commerciale

Monti, durante la campagna elettorale, ha spesso mostrato come fiore all’occhiello del suo governo il saldo commerciale positivo, ossia la differenza tra esportazioni e importazioni, dell’Italia.

Secondo il bocconiano, questo poteva rappresentare un indizio del fatto che la crisi poteva avvicinarsi alla fine: in maniera analoga alla Germania stavamo raccogliendo risorse dai mercati esteri per rilanciare la nostra economia.

Purtroppo, non è tutto oro ciò che luccica. Se osserviamo l’andamento delle esportazioni, questo è stabile rispetto all’anno scorso: il che, dato l’euro forte e la crisi globale, è di per sè già un ottimo risultato.

Le dolenti note arrivano dalle importazioni, calate del 6% nell’ultimo semestre. Non un ritorno all’autarchia, ma un effetto collaterale della sua politica economica omicida che distruggendo consumi e redditi, ha ridotto ciò che potevamo permetterci di acquistare dall’estero.

Qualunque sia il prossimo governo, deve invertire la tendenza. Meno soldi allo Stato e più agli italiani, per rilanciare investimenti e consumi

Incompetenti vs Venditori di fumo

Ieri sera è stato imbarazzante vedere Bersani a Piazza Pulita: di fatto mi sono vergognato per tutti coloro che l’hanno votato alle primarie.

E’ stato uno spettacolo di una pochezza culturale e intellettuale sconcertante.

Bersani non ha la più pallida idea di come si amministra una nazione.

Consideriamo la perla della serata

Facciamo 7 miliardi di investimento in 3 anni per ristrutturare scuole e ospedali

Ora, facciamo due conti. Sono circa 2,33 miliardi di euro l’anno. In Italia ci sono circa 73000 scuole, la maggior parte ridotte a i minimi termini, a cui aggiungere circa 600 ospedali.

Ogni anno, ogni scuola prenderebbe tra i 30.000 e i 40.000 euro. Consigli a Bersani di informarsi, oltre che sull’aritmetica, sui costi delle ristrutturazion edili.

Altro punto debole della proposta è legata al fatto che gli euro non crescono sugli alberi.

Per trovare i 7 miliardi, il cui effetto di differenziale keynesiano, visto l’intervento a pioggia è altrettanto trascurabile della restituzione dell’IMU, si hanno quattro possibilità per garantirne la copertura finanziaria

La prima è aumentare il debito pubblico: cosa che in tempi di tempeste finanziarie provocate dalla Germania è poco consigliabile

La seconda è la via seguita da Monti: aumentare le tasse, cosa che in tempi di recessione è ben poco intelligente.

La terza è tagli ai servizi: cosa che il PD quando è stato al governo, nonostante la retorica, non ha avuto problemi a fare, ma che in tempi di crisi, essendo un costo posticipato a carico del cittadini, ha sempre effetti recessivi

Il quarto è la dismissione del patrimonio pubblico: visto il precedente Telecom, meglio che Bersani non prenda strane iniziative

Insomma, quella proposta è un’iniziativa tanto inutile, quanto dannosa per la Nazione.

Passiamo poi al nostro piazzista preferito che se ne è uscito con l’idea del condono tombale. Ora, non sono uno talebani contrari a priori a questo strumento, però non deve essere boutade, ma integrato in una strategia più ampia.

Il condono tombale mette a disposizione dello Stato una notevole quota di liquidità in tempi rapidi: il problema è che farne.

Si possono ricomprare i propri titoli pubblici, diminuendo il debito e compensando gli effetti dirompenti della politica finanziaria tedesca.

Si possono utilizzare in investimenti in infrastrutture, rilanciando l’hi tech italiano affossato in illo tempore da Bersani.

Possono essere propedeutici ad una riforma fiscale seria. Ma Berlusconi non ha detto nulla di tutto questo. L’unica sua battuta, passare dalla tassazione delle persone a quella della cose, significa tutto e il contrario di tutto ?

Vuole abbassare l’Irpef e aumentare l’IVA ? Rimettere la tassa sul macinato ?

La vera questione è che la leva fiscale non è una cosa secondaria o una trappola acchiappavoti: è uno strumento per rilanciare o bloccare investimenti e consumi. Ma purtroppo questa cosa è nota solo a Giannino.

Sull’Imu e altre facezie

Il problema degli italiani è la faziosità che rende difficile valutare con serietà i pro o contro delle proposte politiche ed economiche.

Ieri, ad esempio, sulla proposta di restituzione dell’IMU, si è toccato il peggio, in cui i cori da stadio hanno preso il posto delle argomentazioni

Proviamo invece, cercando di mantenersi per quanto possibile neutrali, a capire i presupposti e gli effetti di tale decisione, se Berlusconi vincesse le elezioni e mantenesse la promessa, senza strane clausole, modello quelle delle assicurazioni

Punto 1: L’Imu versione Berlusconi era qualcosa di diverso dall’IMU di Monti.

In pratica era uno strumento, anche sensato, per restituire ai comuni quanto tolto dai tagli lineari

Punto 2: L’Imu di Monti è una tassa opaca. Non incide in maniera determinante sul fabbisogno statale, la legge di stabilità diventa fumosa quando parla dei centri di spesa a cui era il destinato il gettito, il suo extragettito non è stato contabilizzato ancora nell’avanzo primario e soprattutto vi è l’intenzione, anche da parte di Monti, di non renderla permanente

Più che una tassa, sembrerebbe un prelievo forzoso, di cui, a parte la copertura dell’emissione dei Monti Bond, poco se ne capisce la finalità

Punto 3: L’Imu di Monti è modificabile, proposta del PD, che nelle sue linee generali è sensata, o eliminabile, proposta di Monti e Berlusconi.

Se Monti non ha spiegato da dove salterebbe fuori la copertura finanziaria, Berlusconi ha parlato di aumentare le accise sui giochi e sulle sigarette.

Dubbio mio sulla proposta di Berlusconi è relativo al fatto che, nella stima degli introiti, non sia stata stimata l’elasticità della domanda, ossia il rischio che l’aumento dell’accise non induca una diminuzione dei consumi, e quindi del gettito complessivo

Punto 4: Restituzione dell’Imu ai cittadini, in contanti. Berlusconi ha parlato, nella copertura finanziaria dell’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti e del dimezzamento del numero di eletti negli enti locali, che a occhio e croce coprirebbe il 50% della cifra e dell’accordo sulle rendite finanziarie con la Svizzere.

Accordo, che per lo stop and go del ministro Grilli, non si quando verrà firmato e si hanno idee vaghe su quanto porterà effettivamente nelle tasche dello Stato.

Nell’ipotesi migliore, la restituzione sarà coperta completamente e lo Stato ci guadagnerà pure, nella peggiore sarà coperta al 50% il resto dovrà provenire da tagli ai servizi

Punto 5: La CDP anticiperà i soldi. Stessa obiezione che faccio sempre al povero Fassina, che tengo a precisarlo, nonostante i miei pernacchioni stimo tantissimo e sono dispiaciuto del fatto che Bersani l’abbia mandato al massacro ad Anno Zero: i soldi della CDP non crescono sugli alberi, ma provengono dai conti correnti postali. Nel transitorio, anticiparli, significa creare una partita di giro

Punto 6: La restituzione dell’IMU, iniettando liquidità nelle tasche dei cittadini, avrà qualche effetto concreto nel rilanciare consumi e investimenti.

Boh, per l’effetto farfalla non si possono fare previsioni sicure. A naso, dato che una parte sarà tesaurizzata, una parte servivà a coprire l’aumento delle spese di sussistenza, ho forti dubbi sul fatto che serva veramente a qualcosa…

Probabilmente sarebbe molto più efficace un forte taglio dell’Irpef o un aumento degli stipendi (al contrario di quello che afferma il PD)

Naufragi

Sauron

 

In principio fu Banca 121. Nel dicembre 1999 il Monte dei Paschi di Siena acquisì (per 2.500 miliardi di lire) la quota di maggioranza della Banca del Salento, che prese il nome di Banca 121, specializzandosi nei servizi on line. Al di là delle frequentazioni politiche dei proprietari, a prima vista poteva anche sembrare un buon affare. Si trattava di una piccola banca, ma abbastanza diffusa nel sud, oltretutto presentava una enorme liquidità e un alto indice di redditività globale: ROE intorno al 20% è un indice che serve a valutare i risultati economici dell’azienda e quindi la bontà dell’investimento.

Poi si scoprì che il ROE era stato gonfiato dalla vendita truffaldina di prodotti finanziari, in cui ai risparmiatori erano stati spacciati delle put options per BTP, cosa continuata anche sotto la proprietà senese

Una topica può anche accadere. Poi fu il turno del mega acquisto di BTP. In illo tempore, quando Prodi era Presidente del Consiglio e Bersani si divertiva con le lenzuolate, il governo si era incartato sulla questioni dei rimborsi IVA delle auto aziendali, gonfiando le passività.

Ora benchè lo spread fosse all’epoca bassissimo, a naso mi sembra intorno ai 20 o 30 punti, bisognava dare un segnale di fiducia al mercato. Quindi, probabilmente, la direzione DS diede ordine alla fondazione, che poi lo trasmise alla banca, di fare incetta dei nostri titoli di Stato.

All’epoca, erano investimenti affidabili, ma a bassa redditività: in qualche modo, bisognava garantire un minimo di guadagno agli azionisti. Si cominciò quindi a giocare sui derivati, senza immaginare l’immondizia che vi era nascosta sotto.

Poi vi fu la vicenda Antonveneta, pagata da MPS tre volte la sua capitalizzazione in borsa. Io spero che qualcuno ci abbia mangiato, non per rigurgiti giustizialisti, ma per dare almeno un senso a un’azione che altrimenti sarebbe uno più grandi monumenti all’idiozia umana

Risultato, all’inizio della crisi dei derivati, MPS ha cercato prima di ristrutturare il proprio investimenti, cedendolo a Nomura in cambio di un mutuo a tasso oneroso, utilizzato per comprare altri BTP.

Poi ricorrendo ai Tremonti Bond, di cui MPS non è riuscita a pagare gli interessi allo Stato.

Il che ha permesso a qualsiasi analista capace di fare qualche calcolo di capire l’entità del buco contabile. Inoltre, MPS, invece di trovarsi Equitalia sul pianerottolo, ha avuto due possibilità per ripianare il suo debito con lo Stato. O cedere azioni allo Stato, oppure richiedergli tramite una nuova emissione di bond a tasso tra il 9 e 10%

E qui salta fuori la polemica sull’IMU, tassa inutile, visto che l’Italia non aveva problemi nè di sostenibilità del debito, nè di liquidità. Attenzione, i nostri soldi non sono passati dalle nostre tasche a quelle di MPS. Rimangono nella disponibilità dei conti statali.

Però, serviva un flusso di cassa a garanzia della nuova emissione di BTP a favore di MPS. L’IMU è la maggiore indiziata, sia per l’entità delle cifre in gioco, sia per il fatto che Monti sta andando a dire a destra e manca che verrà tolta, visto che sono cambiate le condizioni (ossia i bond sono stati emessi)

Dopo tutte queste chiacchiere, passiamo alle conclusioni: il PD, tranne forse nell’acquisto dei BTP, non ha responsabilità negli investimenti sbagliati della banca. Non è certo Bersani a dire di comprare derivati… Ma se possibile, le colpe del partito sono ben più gravi. Ha selezionato, con criteri non di competenza, ma di fedeltà ideologica, la classe dirigente di MPS che ha condotto a questo naufragio.

Poi, ha fatto bene Monti a difendere il sistema creditizio italiano, però, porca miseria, è troppo chiedere un poco di trasparenza ?

Era così tragico dire agli italiani pagate un’una tantum sulle case per difendere i vostri risparmi, piuttosto che inventarsi la balla sugli stipendi statali che non potevano più essere pagati ?

Paradosso di Peter

Nonostante il mondo ideale di Fassina e forse di Bersani, visto che non ha detto una parola per smentirlo, in Italia esiste una questione salariale: da anni le aziende hanno deciso, per comprimere i costi, di tenere bassi gli stipendi dei lavoratori, bloccando aumenti salariali e scatti di carriera.

Strategia che ha avuto un pessimo effetto collaterale. Il lavoratore italiano, non essendo motivato, si limita al minimo indispensabile per non essere licenziato, facendo diminuire la produttività pro capite per l’Azienda che, in un circolo vizioso, reagisce rinnovando la stretta salariale.

In altri paesi, invece, c’è un problema differente, sintetizzato dal cosiddetto paradosso di Peter

In un gruppo gerarchico, ogni membro scalerà la gerarchia fino a raggiungere il suo minimo livello di competenza

Sembra una battuta da legge di Murphy, ma che nasconde una realtà concreta: se nella promozione meritocratica la competenza richiesta al lavoratore nella nuova posizione è diversa da quella che aveva nella posizione originaria a causa del cambiamento di mansione(es: un tecnico che si trova improvvisamente manager), alla fine il lavoratore concluderà la sua carriera al livello in cui la sua competenza è minima, facendo diminuire l’efficienza globale del sistema.

Una soluzione proposta è quella, di adottare un meccanismo antiintuitivo: invece di promuovere i migliori, premiati con aumenti salariali, si riempiono le posizioni diventate vacanti a livello superiore con membri scelti a caso.

Così, in teoria, potrebbero emergere nuovi talenti e si eviterebbero raccomandazioni e nepotismi.

In teoria, perchè questo presuppone la validità della legge dei grandi numeri e la distribuzione gaussiana delle capacità: in pratica su 10 promossi, avremmo un paio inadatti al ruolo, 6 più o meno adeguati e 2 top performer.

Però, ciò presuppone un campione abbastanza ampio che si restringe ogni livello gerarchico: nelle PMU questo assunto non sarebbe valido.

Per di più, producendo una selezione negativa, alla fine prevale la medietà sul talento, a lungo andare produce anch’essa una caduta d’efficienza nel sistema

Paradossalmente, la soluzione migliore è quella tradizionale: carriere parzialmente separate (es: architect vs manager) e formazione continua, per impedire il degrado delle competenze.

Però questo implica investimenti sul personale e uffici di risorse umane adeguate, cose che purtroppo in Italia sembrano scarsaggiare.

Crisi tedesca ?

Qualche tempo fa, azzardai una previsione: la guerra economico finanziaria scatenata dalla Germania contro gli altri partner europei per difendere il suo sistema bancario gli si sarebbe ritorta contro, nonostante il vantaggio competitivo delle loro imprese, ottenuto tramite il costo del denaro tenuto artificialmente basso.

Dico azzardare, perché, nei sistemi caotici, come quelli economici, il legame lineare tra causa ed effetto difficilmente si può realizzare.

A buon senso, però, l’aver impoverito i maggiori compratori dei suoi prodotti, non risultava essere alla lunga una mossa intelligente.

Negli ultimi giorni, i dati dell’economia tedesca, non molto confortanti in autunno, sono ulteriormente peggiorati.

Per dirla tutta, la baracca si regge ancora in piedi grazie alle esportazioni nell’area extra euro.

Ora però Berlino deve affrontare un altro problema imprevisto e che non dipende stavolta dai suoi errori.

Shinzo Abe, il primo ministro giapponese, per rilanciare la sua economia ha seguito una via opposta a quella di Monti, ossia far partire un piano espansivo con investimenti pari a 116 miliardi di dollari, aumentare la circolazione di denaro, portando al 2% il target dell’inflazione e svalutare lo yen.

Tra i tanti effetti di questa operazione, è la rivalutazione dell’Euro, ottenuta tramite l’acquisto di titoli ESM e quindi uno svantaggio per chi le imprese UE che esportano all’estero, come quelle tedesche e neppure a farlo apposta, per le italiane.

Senza il traino delle esportazioni, la crisi economica tedesca non può che peggiorare

Pinocchi

 

Tempo di elezioni e come di solito avviene, di balle a non finire. Se a dirle sono i politici, poco male, è mestiere loro, e gli italiani sanno giudicarli per ciò che sono.

Se la dice qualche economista, è un poco più grave… Però basta dare un’occhiata alle prebende e al libro paga, per capirne i motivi.

Proviamo a esaminare le più evidenti

Crisi solvibilità dello Stato Italiano: in un’incauta dichiarazione di tipo propagandistico, Monti sostenne che non vi erano soldi in cassa per pagare lo stipendio degli impiegati statali e delle pensioni, a causa dell’aumento dello spreado

Premesso che la stessa UE ha certificato come l’Italia non abbia problemi di solvibilità, facciamoci due conti aritmetici sulla liquidità.

L’incremento degli interessi dovuto allo spread è stato pari a 5 miliardi di euro.

Dai dati della ragioneria dello Stato, il costo delle pensioni è di 244 miliardi mentre quello degli stipendi degli statali è 170 miliardi. Sommandoli, vengono fuori 414 miliardi.

Facendo una misteriosa operazione, poco nota ai politici italiani,chiamata divisione, risulta come l’aumento dello spread impatti per l’1,2% sulle risorse destinate a tali pagamenti. Quota gestibilissima con operazioni ordinarie di bilancio

Ergo, a breve periodo, Monti ha sparato una balla colossale. La questione cambia nel medio lungo periodo, ma questo presuppone un incremento delle spread sopra quota 500 costante per anni

Grazie al cielo, non siamo “ancora” in queste condizioni

Diminuzioni delle spread: le varie tifoserie politiche si stanno affrontando a colpi di medie ponderate e analisi di regressione, per una cosa che purtroppo poco dipende dalle politiche interne del singolo Stato.

Queste infatti, influiscono solo per un terzo sul valore dello spread.

Più sensata è la discussione sulla crisi: molto ha contribuito l’inattività del governo Berlusconi, incapace di frenare la caduta della sua maggioranza, ma il colpo di grazia è stato dato da Monti, con le sue manovre recessive, tra l’altro votate in massa da PDL; UDC e PD, alla faccia dei cittadini

IMU: Diamo un poco di numeri. Nel 2008 l’abolizione dell’ICI impattò per circa 2 miliardi di euro. Ben poca cosa a livello statale, ma una tragedia a livello di comune, specie se di piccole dimensioni.

L’IMU versione Tremonti era qualcosa di diverso da quella di Monti, perchè erano diversi gli obiettivi.

Per Tremonti, ridare soldi ai comuni, diminuendo i trasferimenti da parte dello Stato. Per Monti, aumentare l’avanzo primario.

Quindi la prima versione non tassava la prima casa e la rivalutazione delle rendite catastali.

In pratica ciò che l’accomunava all’attuale era solamente il nome

Fase 2.0

Mentre in Italia si discute di piccolezze politiche da basso Impero e i giornali, da Libero al Fatto Quotidiano, continuano a confondere lo spread sui titoli di Stato con quello dei mutui, aumentando la confusione dei risparmiatori, in Europa si sta combattendo un’altra battaglia della guerra economica che la Germania ha dichiarato ai suoi partner.

Stavolta l’oggetto del contendere non sono i Bot (a proposito, i negazionisti e i filo tedeschi come giustificano lo scandalo della Bafin che ha cercato di imporre la vendita dei BTP sul mercato secondario alla filiale tedesca di Mediolanum nel 2011 ?), ma la questione della libera circolazione dei capitali.

Come raccontato altre volte, il sistema bancario tedesco è ancora più scassato di quello cinese e a differenza di quello italiano, inglese e francese deve ancora affrontare una forte ristrutturazione e concentrazione delle risorse.

Paradossalmente, la maggior fonte di liquidità per i prestiti interbancari è la nostra Unicredito, tramite la sua Hvb.

Nei mesi scorsi, quando impazzava la crisi sul debito sovrano la banca milanese poteva avere dei problemi di liquidità, ha cominciato a trasferire i propri capitali in Italia, cosa lecita secondo le normative europee e normalmente eseguita da tutti: l’unica eccezione è la Gran Bretagna che segue delle sue regole a parte, come sperimentato a sue spese dal Santander.

Ebbene la Fiba, ha invitato Unicredit a sospendere l’azione e a piazzare la propria liquidità in eccesso presso la Bundesbank.

Il motivo è semplice: senza i fondi della banca italiana, non si possono garantire i prestiti tra le banche tedesche e quindi il sistema secondario del credito si ingrippa.

Una cosa del genere è avvenuta anche a danno di banche cipriote, ma questo riguarda tutt’altra questione, connessa ad alcune speculazioni azzardate, giustificate anche da qualche strano “rapporto” dei servizi segreti tedeschi.

A differenza del governo italiano, Unicredito ha messo davanti i prori interessi a quelli di Berlino, facendo ricorso all’EBA e alla Commissione europea, per violazione dei trattati.

Berlino, per non essere messo sotto accusa, sta al contempo attivando tutta la sua potenza di lobbying.

La battaglia più relativa ai fatti concreti, la crisi di liquidità è ormai passata, è connessa ai principi: ossia che le regole europee valgono per tutti, Germania compresa.

La Merkel deve cominciarle a rispettare, anche in ambito di conti pubblici: perchè l’UE non è sinonimo di Quarto Reich e l’economia dei vati stati è complementare, non schiava di quella di Berlino