All’angolo di via Emanuele Filiberto

filiberto

 

In quell’angolo smorto e abbandonato

dove da bambino tremando al boato

vidi il palazzo umbertino crollare

sezionando lente orme di speranza

un semaforo giallo batte il tempo

incerto metronomo  stanco e  ubriaco

Come un duro profeta nel deserto

affamato di  crudeli locuste

e di erbe salate taglienti e amare

annuncia ignote  ed oscure profezie

che il passante ricco di fretta ignora

e l’automobilista  irato insulta

Solo un barbone lo guarda nella noia

interdetto dalla trama sfilata

di un arazzo che nominiamo vita

caos che ci illudiamo di regolare