I Dispacci Imperiali e Nel Paradigma Frattale

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Domani sera, oltre che per parlare di Lithica, sarà anche l’occasione per celebrare il buon Sandro Battisti, anche a costo di farlo diventare rosso come un pomodoro  San Marzano. Non solo per lo strameritatissimo premio Urania, che non vedo l’ora di leggere, ma soprattutto per avermi sopportato, e ce ne vuole, e aiutato in tutti questi anni…

Tra l’altro, in questi giorni, la Kipple Officina Libraria presenta due sue raccolte di racconti: la prima è I Dispacci Imperiali, in cui si approfondiscono i vari aspetto dell’universo narrativo in cui si svolge L’Impero Restaurato, il romanzo con ha vinto il prestigioso premio.

Universo narrativo in cui esiste un impero che trascende il tempo e lo spazio, comandato da un monarca assoluto, l’alieno alieno Totka_II, supportato da burocrati postumani, come Sillax.

Un impero in cui la moneta è l’informazione: per questo motivo tutti i postumani che ci vivono hanno spiccate caratteristiche connettive che li pone in LAN cerebrale – nulla di craniale, i processi che portano alla condivisione attraversano, per lo più, lo spettro delle possibilità genetiche. Nell’Impero, essendo esso un organismo statale che si fonda anche sul tempo, il dominio delle ombre e degli spettri, dei ricordi non morti, ha un posto di rilievo nella vita dei soggetti postumani, molti dei quali hanno sviluppato – attraverso clade genetiche – sensibilità verso l’occulto.

Un ciclo narrativo che con la sua convergenza di generi e linguaggi, è stato un modello per Lithica.

Nell’altra raccolta, intitolata Nel Paradigma Frattale, Sandro insegue il piacere della sperimentazione e dell’avanguardia, in una ricerca stilistica che porta all’estremo le possibilità del linguaggio.

Ogni brano è una visione, un interrogarsi sul pieno senso di ciò che ci appare come Reale

Ricordando il prof Picardi

Con un poco di ritardo, celebro un grande appassionato di fantascienza e uno dei pilastri dell’esplorazione spaziale: il prof Picardi, recentemente scomparso.

Per chi non lo conoscesse, Picardi, con il suo aspetto disordinato, che spesso mi strappava sorrisi, perchè tanto simile al mio, è stato uno padri dei radar progettati dall’ASI che ci hanno permesso di conoscere a fondo il sistema solare, da Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa, Cassini.

Il prof era un uomo tanto geniale, quanto umile e disponibile: temo che proprio al sua semplicità, il suo essere alla mano e prodigo di consigli sugli argomenti più disparati, lo abbia fatto celebrare secondo i suoi grandi meriti.

Parlo nel mio piccolo: nel mondo della fantascienza italiana, forse sbaglio, ma non mi pare di aver visto neppure un trafiletto in suo onore… Eppure, ogni giorno, ha contribuito a rendere reali e concrete le nostre visioni, facendoci scoprire il vero aspetto di Marte, di Encelado e Titano…

Forse perchè noi, come scrittori, siamo più concentrati sulla dimensione sociale che tecnologica della fantascienza, più interessati ai dilemmi umani che a come possa funzionare un radar… Oppure, perché, semplicemente, preferiamo rifugiarsi nello sprawl urbano, periferico e tormentato, che sfidare le immensità del Cosmo…

L’eterno barocco

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Ieri pomeriggio, in attesa di prendere i biglietti per il film sui Minions, per ammazzare il tempo, sono andato a vedere la mostra di David LaChapelle. Senza giri di parole, è stta un’illuminazione.

Perchè, per ritornare al discorso dei giorni scorsi sugli Universi Visivi... Mi sono innamorato profondamente dei suoi lavori, perchè in lui riconosco una sensibilità barocca molto simile alla mia (con le ovvie differenze qualitative… Lui è un grande artista, mentre io sono un mestierante della penna)

Barocco è confrontarsi con l’ossessione della Morte, esorcizzandola accumulando oggetti o storie, tratte dal passato e dal presente, spesso in contrasto tra loro, sperando che dalle sovrapposizioni nasca una superiore armonia, specchio del caos che ci circonda.

Barocco è avere il coraggio dell’eccesso e dell’immaginifico, del ridere, anche senza eleganza del potere e delle sue forme, affamati di una spiritualità sempre vicina e sempre sfuggente…

Barocco è confusione, disarmonia, ma anche straniamento, accettare la sfida del disordine, per provare a inseguire se stessi…

Barocco è raccontare la nostra società, di memi e immagini, realtà virtuale e pesantezza del metallo…

Forse è una condizione dello spirito umano, sempre pronta a saltar fuori, appena crolla l’illusione dell’equilibrio e della razionalità… E c’è bisogno di pazzi, per tentare di mostrarne un riflesso al mondo..

Universi visivi

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Le riflessioni di ieri mi hanno reso consapevole di quanto la mia narrativa sia influenzata dagli universi visivi degli artisti che frequento e conosco: di fatto ciò è molto legato alla mia modalità creativa.

Prima creo delle immagini nella mia mente, poi tento di tradurle in parole: è ovvio che l’immaginazione non sia green field, ossia nasca dal nulla, ma sia figlia degli stimoli visivi e culturali che mi circondano.

Se per i racconti di Altra Storia tali riferimenti sono immediati, dall’aeropittura a Casorati, e lo stesso per Il Canto Oscuro, da Roesler Franz a Boldini e per Navi Grigie, tutto il magmatico movimento New Pop Contemporaneo, per Lithica, grazie alla sua dimensione onirica, la situazione è più complessa.

Se dovessi ipotizzare dei nomi di artisti che mi hanno influenzato, per le componenti più espressionistiche, sicuramente Ferruccio Lipari, Elisa Rescaldani e Alex Lo Vetro, mentre per quelle più poetico Dorian Rex , Gerlanda di Francia e Chiara Fersini… E senza dubbio, per le suggestioni alchemiche, molto dipendo dal buon Alessandro Bulgarini…

Recensione a Cronache di Mondo9

Dato che non sono il tizio più attendibile per recensire Mondo9, il mio giudizio potrebbe essere contestato, data la mia amicizia per Dario, preferisco lasciare la parola al signor Nando, personaggio storico dell’ Esquilino, noto per aver avuto un banco di frutta e verdura quando il mercato era a Piazza Vittorio e che adesso si gode la meritata pensione, leggendo fantascienza.

A suo dire, ha tutti i numeri di Urania: l’ha scoperta da ragazzo, quando faceva il garzone presso un banco che vendeva lumache, legumi, stoccafisso e baccalà.

“Me faceva compagna ne le pause” ci tiene sempre a dire “e me faceva sognà… Però, più invecchio e meno me la godo e meno ce capisco… Diventa tutto più complicato e meno divertente, più terra terra e con tanti paroloni.

Sarà che la fantascienza è specchio der monno e questo è sempre più brutto… No, stamme a capì, nun me lamento de l’immigrati: ‘na volta qui venivano dal Sud dell’Italia, mo dar sud der monno, non è che è cambiato niente.

Nè de la zozzeria… A Piazza Vittorio sempre affogati ne la monnezza… Neppure de la delinquenza… Vedì, la do quella zingara venne li panni presi da li secchioni ? Vent’anni fa c’era uno che rivenneva le catenine de li scippi, trent’anni far un bucatino, cinquanta, un cravattaro… Alla fine nun è cambiato niente, se non ne la testa nostra.

Nun sapemo più sognà er futuro… E se la fantascienza deve raccontà er presente co’ altre parole, boh, che palle… Vedi er premio Urania de quest’anno… Io, pe’ ignoranza mia, ‘sto Battisti nun lo conosco.. E Verso nun me piace ! E’ scontato, ma forse so’ io che ho letto troppa fantascienza, te fa scende il latte alle ginocchia pe’ quanto è lento, usa trenta parole, quando ne basterebbe una… Speriamo bene”.

Poi, da un vecchio borsello anni Settanta, tutto logoro, tira fuori Le Cronache di Mondo 9

“Vedi questo… A me l’altri libri de Tonani nun è che m’abbiamo fatto ‘mpazzì, forse perchè a Milano nun ce so mai stato o perchè io li cartoni animati nun l’ho mai seguiti… Quando accompagnavo mi nipote all’Apollo, quando non era er rudere de oggi, pe’ vedè la Disney, me facevo certe penniche.

Invece questo…E’ immaginifico, co’ ‘sto mondo desolato e ‘ste navi de terra infami. Non è la solita solfa che se legge nei romanzi italiani: cioè se me devo legge de un omicidio e de un investigatore, me compro un giallo, no Urania.

Poi è scritto che se legge veloce, senza troppi fronzoli, che appassiona. L’unico problema, che però è legato all’annite acuta mia, è che secondo me è ‘n po’ dispersivo, tra un racconto e l’altro. ‘N sacco de volte ho dovuto faticà, pe’ recuperà er filo der discorso e ricordamme tutti i protagonisti… E che non so’ più attento come ‘na volta..”.

Discussione sull’Ucronia

In maniera inaspettata, le mie riflessioni sull’ucronia hanno scatenato un dibattito tra vari scrittori del fantastico e della fantascienza italiana.

Il primo a intervenire è stato Davide del Popolo Riolo, autore di De Bello Alieno

Ci riflettevo ieri sera, e mi è venuta in mente questa cosa, non particolarmente originale, credo: chi scrive narrativa ucronica può avere due finalità, può scrivere ucronie come metafora oppure come speculazione. Il primo ha interesse a descrivere il nostro mondo da una visuale diversa ed originale, per cui l’esattezza storica della sua ipotesi, e come si è arrivati al mondo che descrive, gli interessa poco, magari ne dà pochi accenni, ma come per obbligo. E’ un po’ il caso di Dick in The Man in the High Castle. Non credo che gli interessasse spiegare come l’Asse poteva vincere la guerra. Quello che gli interessava era attuare una critica della società americana dei suoi tempi, mettere in crisi le comode certezze, l’ottimismo facilone, attraverso un’ottica sorprendente e spiazzante, penso. Chi invece vede l’ucronia come una speculazione intellettuale non ha metafore da proporre: parte da un’ipotesi più o meno realistica, e cerca di descrivere dove si arriva, rimanendo il più fedele possibile alle realtà storiche conosciute. In quest’ultimo caso, l’esattezza storica è ovviamente essenziale. Poi probabilmente le due finalità a volte si mescolano, ed allora la cosa diventa più complicata…

Aggiungo che dall’ucronia come speculazione intellettuale si può facilmente passare al gioco, al pastiche divertito e citazionista in cui l’autore strizza l’occhio ai lettori e dice: “sì, lo so, non è possibile… ma divertiamoci lo stesso con quest’ipotesi!”, che è un tipo di ucronia che amo… Ucronia castigat mores !

L’idea affascinante, dell’ucronia come ars combinatoria e post moderna, è ripresa da Paolo Ninzatti, autore de Il Volo del Leone 

La ragione per cui, da lettore, ho apprezzato DE BELLO ALIENO. Quasi impossibile, ma mi sono divertito un mondo leggendolo.La medesima ragione per cui ho gradito DALLE MIE CENERI di Giampietro Stocco. La parte fantascientifica inserita nell’ucronia l’ha resa più intrigante. Tutto sommato, quello che mi piace delle ucronie è l’idea per cui, pur rimischiando le carte, il fattore umano rimane lo stesso. Cambiano solo i soggetti. Gli oppressi della nostra TL divengono gli oppressori dellla linea what if. Il prodotto non cambia. Gli umani sono sempre gli stessi.

Un gioco di parti, in cui rimane però sempre valida la domanda dello scrittorie di fantascienza romano Pier Luigi Manieri

Quali confini e libertà può concedersi l’ucronia? Questo è il dilemma..

Nero Italiano

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In questi giorni, sto rileggendo Nero Italiano, di Giampietro Stocco, pubblicato in formato elettronico da Delos. Dico rileggendo, perchè, in tempi non sospetti, quando a tutto pensavo tranne che dedicarmi alla fantascienza, lessi la versione cartacea.

Avendo, come dice mia moglie, la memoria di un’ameba ubriaca, non sono sicuramente attendibile: però ho l’impressione, che l’edizione Delos non sia solo la trasposizione di formato, ma che vi siano anche delle differenze di trama e che forse è stato revisionato anche a livello di scrittura, rendendo il tutto più scorrevole… Però prendete il tutto con le pinze, potrei essermi sbagliato…

Perché leggere Nero Italiano ? A costo di dire una banalità, perché ha due virtù rare nella fantascienza italiana: è ben scritto e soprattutto non annoia mai.

Lo scrittura di Stocco è incisiva, priva di fronzoli, capace di andare subito al dunque, senza allungare il brodo: il suo respiro è costante, non perde mai un colpo… Lo stesso vale per la trama, che pur non essendo immediata e lineare, però non lascia mai in confusione il lettore, evidenziando i passaggi e le concatenazioni logiche.

Giampietro, poi ha il dono di caratterizzare i suoi personaggi: dall’ambizione della De Carli alla superficialità di Ciano, dalle contraddizioni e ipocrisie di Diletti e della sua fidanzata, tutti hanno una dimensione tragica e concreta.

Doti che uno dalla scrittura caotica e confusionaria come il sottoscritto non può che ammirare… Come la sua Roma, tanto diversa dalla mia, ma che mi ricorda in ogni pagina le angosce e i timori della mia infanzia, con la violenza pervasiva e greve, capace di sovrapporsi a ogni atto e vita, come polvere sulle cose.

E cosa ammiro di Stocco è la capacità di rovesciare gli stilemi del fantafascismo, rendendolo qualcosa di più e di diverso da una banale celebrazione nostalgica: una metafora delle crisi che percorrono ciclicamente l’Italia, con la dura consapevolezza della nostra incapacità a reagire…