Gnosis

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Il grande saggio Mongai, lo dico senza ironia, perchè ne apprezzo sia l’esperienza, sia lo sguardo lucido… Tuttavia, mi permetto di dissentire su alcuni punti di un suo ultimo intervento, relativo al fatto che la fantascienza abbia compiuto il suo ciclo evolutivo.

Il primo tema di discussione è il seguente: paragonando la fantascienza al jazz, Mongai così scrive

Entrambi sono nati, si sono sviluppati, evoluti per dir meglio ed HANNO COMPIUTO LA LORO EVOLUZIONE. Una evoluzione perfetta, articolata, solida, che permetterà di fare ottima FS per secoli ancora, ma che cambierà radicalmente solo con cambiamenti radicali della tecnologia e quindi della società in conseguenza di quei cambiamenti tecnologici. O se incontreremo degli alieni che ne avranno sicuramente scritta a loro volta e allora ne parleremo.

Come dargli torto. Da un certo punto di vista, non solo la fantascienza, ma l’intera letteratura ha compiuto la sua evoluzione.

Le tipologie di storie da narrare, sono canonizzate dai tempi d’Omero. La forma romanzo si è stabilizzata a fine Settecento… A chi mi cita Joyce, consiglierei di rileggere Sterne.

Allora perchè sono più di trecento anni che si continuano a scrivere romanzi ? Perchè è cambiato ciò che costituisce il contenuto di una storia, il rapporto tra l’Uomo, il primo Io, con le sue paure e speranze, e il Mondo.

I rapporti sociali, economici, le tecnologie mutano con sempre più rapidità: mutamenti che si riflettono su noi stessi e sul nostro modo di rappresentarci.

Per questo la narrativa in generale e in particolare la fantascienza, cambierà sempre pelle.

Tornando al discorso di Mongai, mi ha colpito un’altra sua frase

Non può evolvere oltre, è perfetta così. Come il Jazz e come la Fantascienza. Possiamo continuare a farne quanta ne vogliamo e ben vengano le novità, ma sia chiaro: non è vero che i cambiamenti sono sempre in meglio, è vero solo che per migliorare bisogna cambiare. Prima però si migliora, poi si cambia. Non il contrario.

Mi ha fatto tornare in mente alcune letture che feci anni fa sui testi di Stephen Jay Gould.

In pratica, il buon paleontologo affermava come l’idea che l’evoluzione biologica fosse finalizzata all’Ottimo, fosse un’illusione positivista.

Per questo do ragione a Mongai: i cambiamenti non generano il meglio. Anzi, dirò di più, non generano neppure il peggio. Semplicemente, portano al diverso, che soggettivamente può piacere o non piacere, ma che non può esssere giudicato sub specie aeternitatis.

Nel nostro piccolo, come sta mutando la fantascienza italiana ? Difficile a dirsi. Però, molte delle mie personali opinioni sono riflesse in Gnosis, l’opera del mio compagno d’armi Ferruccio Lipari.

Una fantascienza che si fonde, fa bene Mongai a usare il termine meticcio, con altri linguaggi, rompendo schemi e confini.

Che esplora una dimensione onirica e sfuggente e che, memore della lezione di Dick, si interroga sui fondamenti di ciò che chiamiano Reale.

Per finire questo mio sproloquio, due piccole segnalazioni: complimenti a Dario Tonani, a di Lukha B. Kremo e a Sandro Battisti per il successo con il premio Cassiopea.

Poi, date un’occhiata a Storie Bizzarre, testata gemellata a Quaz Art, dedicata alla narrativa fantastica, che ha l’ambizione di diventare il punto di riferimento di artisti che “non hanno bocca, ma devono urlare”.

Come nasce un’opera d’arte digitale

Quaz Art, da quando è nata, ha sempre avuto l’ambizione di distinguersi dai tanti portali d’arte che infestano il web.

Non essere una vetrina o un luogo di polemiche da bar, ma una palestra di dialogo e sperimentazione, in cui si condividono idee ed esperienze.

In questa ottica, il buon Ferruccio Lipari, ha realizzato un video di speed-collage – disponibile anche in HD, per evidenziare il lavoro che c’è dietro le sue opere, in modo che metodi, tecniche e trucchi del mestiere non rimangano confinati nell’orticello del singolo, ma si trasformino in patrimonio comune.

Perché noi siamo ciò che doniamo…

Voci femminili

ferruccio

 

Un lunedì di segnalazioni al femminile… La prima è l’articolo che Il Fatto quotidiano ha dedicato a SS: uno spettacolo sulla Sindrome di Stoccolma nei lager nazisti, progetto che esplora una pagina dimenticata della Shoah: i blocchi di prostituzione nell’ambito dei lager.

Una narrazione onirica, basata sulla body art e sul circo contemporaneo, che narra l’inferno nascosto nei nostri cuori.

Il testo e regia teatrale sono di Mariaelena Masetti Zannini, mentre direzione artistica e installazioni viventi a cura di Sylvia Di Ianni, entrambe mie amiche.

La seconda, è l’intervista che Isabella Borghese fa a Ilaria Cucchi, piena di dolore e di passione. Una testimonianza di cosa è la giustizia in Italia…

Infine su Quaz Art, l’intervista del sottoscritto a Marla Lombardo, sulla fotografia come strumento per conoscere se stessi e trascendere i propri abissi

 

Evocazioni

ferruccio

 

L’Arte digitale non è un fiore nel deserto, senza radici e futuro, ma, cosa che curatori e galleristi italiani, è la figlia primogenita del Novecento.

Secolo breve e inquieto, ricco di sangue e di tragedie, ma che ha avuto il merito di rompere le catene che imprigionavano la nostra percezione e la nostra immaginazione.

Al concetto di Realtà, vincolo della rappresentazione, ha sostituito quello di Simulacro, libero da legami con l’apparente e con il contingente.

Al legame positivista tra causa ed effetto, ha sostituito quello indefinito della probabilità del Caos

Ha trasceso l’Uomo, ampliando i suoi limiti con la simbiosi con le macchine.

Ha rotto il velo della razionalità, mostrando gli inferni e i paradisi nascosti nella nostra anima.

L’Arte digitale è tutto ciò: il Virtuale che seziona il nostro Io, mostrandone le sue contraddizioni e liberandone il seme d’infinito che l’abitudine imprigiona

Il Secondo Avvento

ferruccio

 

Ruotando e roteando nella spirale che sempre più si allarga,
Il falco non può udire il falconiere;
Le cose si dissociano; il centro non può reggere;
E la pura anarchia si rovescia sul mondo,
La torbida marea del sangue dilaga, e in ogni dove
Annega il rito dell’innocenza;
I migliori hanno perso ogni fede, e i peggiori
Si gonfiano d’ardore appassionato.

Certo qualche rivelazione è vicina;
Certo s’approssima il Secondo Avvento.
Il Secondo Avvento! E le parole sono appena dette
Che un’immagine immensa sorta dallo Spiritus Mundi
Mi turba la vista; in qualche luogo nelle sabbie del deserto
Una forma dal corpo di leone e dalla testa d’uomo
Con gli occhi vuoti e impietosi come il sole avanza
Con le sue lente cosce, mentre attorno
Ruotano l’ombre degli sdegnati uccelli del deserto.
Nuovamente la tenebra cade; ma ora so
Che venti secoli di un sonno di pietra
Furono trasformati in incubo da una culla che dondola.
E quale rozza bestia, finalmente giunto al suo tempo avanza
Verso Betlemme per esservi incarnata?

William Butler Yeats

Quaz Art e l’Arte Digitale

Perchè Quaz Art, a differenza di tanti portali italiani e stranieri, si concentra l’Arte Digitale ?

Non solo per il nostro desiderio di essere eretici e di percorrere i sentieri che gli altri ignorano.

Perchè noi di Quaz Art, invece di guardare al Passato, scrutiamo il Futuro, non ciò che è stato, ma ciò che dovrà essere.

Se il Futurismo cantava la velocità, noi esaltiamo il Cyberspazio, la materia che diviene informazione, acquisendo la virtù della leggerezza, metafora della natura corpuscolare del mondo.

Soltanto fuggendo dal peso di vivere, possiamo essere veramente liberi.

Se il Reale ci vincola ad avere uno sguardo fisso sul Mondo, il virtuale lo moltiplica, creando infiniti giochi di richiami e di specchi

Così i sogni, non sono più figli di una mente oziosa, generati da una sostanza tenue come l’aria, ma acquistano forma concreta, scavandoci l’anima

Ottavo Consiglio

ferruccio

 

Sempre per tornare ai consigli di Palaniuk, sempre scopiazzato da Delmiglio Editore

Numero Otto: Se avete bisogno di maggiore libertà nel muovervi nella storia, di revisione in revisione cambiate i nomi dei personaggi. I personaggi non sono veri, e non sono voi. Cambiandone arbitrariamente i nomi, prenderete la distanza necessaria per poter veramente torturare un personaggio. O peggio, eliminate un personaggio, se è quello che la storia richiede.

La mia piccola esperienza personale. Il cambiare i nomi dei miei personaggi, in fase di editing, mi è capitato spesso, ma non credo per torturarli metaforicamente, anche se alcuni di loro lo meriterebbero.

E che credo di essere come uno di quei filosofi medievali, seguaci del

Nomina sunt consequentia rerum

I nomi dei mie personaggi dipendono dalle manie e dalle azioni che costituiscono la trama; se questa è un organismo vivente, in continuo divenire, così lo è anche la loro identità, sintetizzata nel nome.

Sull’eliminare un personaggio, non mi è mai capitato… Anzi, e forse è un difetto della mia scritturo, al limite tendo a moltiplicarli, per rendere al meglio la complessità della Vita