Cronache da Gerusalemme

Nella mia carriera lavorativa ho avuto a che fare con ebrei israeliani e palestinesi: a volte li ha apprezzati, a volte sono stato tentato di prenderli a ginocchiate sulle gengive.

Però, una cosa ho notato: nei pregi, difetti e pregiudizi si somigliano ben più di quanto essi stessi sospettino.

Non possiamo che sperare che prima o poi anche loro se ne rendano conto… Probabilmente anche Guy Delisle, l’autore di Cronache di Gerusalemme, condividerà la mia opinione, almeno sospetto questo, ammirando le sue tavole.

Perchè Cronache di Gerusalemme, non è solo un diario a fumetti su un anno vissuto in Terra Santa, ma una rappresentazione disincantata sulla follia e stupidità umana, che tanto più ferisce, quanto più è lieve il sorriso che l’accompagna

Il Mandarino

Ieri sera, nonostante la stanchezza arretrata, sono andato a vedere Iron Man III.

Giudizio sintetico: americanata nel senso migliore del termine ossia film fracassone e divertente, utile per distarsi da malinconie e pensieri e ingozzarsi di pop corn.

Lato positivo, il Tony Stark del cinema è mille volte meglio di quello del fumetto che, sia nella versione miliardario precisino, sia in quella di ubriacone, non mi hai appassionato

Lato negativo, preferivo il Mandarino dei fumetti, geniale, crudele e inquietante…

Meglio Ming il crudele o Fu Manchu che Truman Burbank…

Persepolis

Una delle letture di questi giorni è stata Persepolis di Marjane Satrapi, volume da sbattere in faccia a tutti coloro che definiscono il fumetto cosa da bambini o da nerd.

Persepolis è qualcosa di più e di diverso di un reportage da quell’ircocervo che l’Iran che, giova ricordarlo, nonostante le sue grandi contraddizioni e ipocrisie, in termini di democrazia e di diritti civili è sempre più evoluto degli stati vicini. E’ un romanzo di formazione che affronta tutte le tematiche della vita, i successi, l’acquisizione della consapevolezza del sè e della propria libertà interiore, e i fallimenti, la caduta delle proprie illusioni.

Non è giornalismo, ma un ritratto interiore: proprio questo rende i suoi testi e i suoi disegni universali,capaci di parlare a qualunque Uomo.

Eddie Campbell a Roma !

campbell

 

Per tutti amanti dei fumetti romani, udite, udite… All’Eternauta Hula Hoop, patria dell’avanguardia romana, in via De Magistris 91/93 Pigneto, mercoledì 17 aprile alle ore 21.30 ci sarà l’immenso Eddie Campbell, uno dei più grandi interpreti del fumetto mondiale!

Leggendaria la sua collaborazione con Alan Moore per From Hell, vero capolavoro della letteratura a fumetti.

Il grande Eddie presenterà il suo ultimo lavoro “Alec” uscito per i tipi della 001 Edizioni.

Guai a chi non viene !

Era una notte buia e tempestosa

Ieri sera, sono andato alla presentazione della Guida di Snoopy alla vita dello scrittore, pubblicata dalla Scuola Omero.

Non ho nulla contro i manuali di scrittura creativa e con le scuole, anzi… Sono convinto che se invece di essere stato un autodidatta, avessi frequentato qualche corso, probabilmente avrei risparmiato tanto tempo e fatica.

E’ l’idea di utilizzare un’icona dell’immaginario come il nostro bracchetto preferito per far riflettere sulla fatica di scrivere e le tribolazioni della vita letteraria, è sicuramente geniale.

Però, secondo me c’è un limite, legato all’interpretazione di Snoopy: è qualcosa di più del prototipo dello scrittore frustrato, una specie di John Fante canino. Questo è Brian dei Griffin, non Snoopy

Snoopy è l’unico vero bambino dei Peanuts. L’unico che sa sognare e immaginare: può essere lo scrittore, l’eroico aviatore della Prima Guerra Mondiale, la guida scout, il fante della legione straniera.

La fantasia è l’unico antidoto alla noia della cuccia, alle paranoie del bambino con la grossa testa e alla pappa sempre in ritardo.

E’ ciò che renda la vita più degna d’essere vissuta. Il narrare storie è il donare ciò al Mondo, portare un poco di luce nelle tenebre.

Per questo Snoopy è qualcosa di più e di diverso dello scrittore fallito: come Omero è un vate, colui che ogni giorno riscopre lo stupore di vivere e lo condivide con gli altri, meno fortunati

L’influenza di Sven Hassel

Qualche giorno fa ho citato Sven Hassel: se quello che ha vissuto è vero, allora non lo invidio proprio. Se invece si è inventato tutto, tanto di cappello a un grande narratore.

Vorrei avere io la sua immaginazione e la sua capacità di descrivere la follia insensata della guerra.

Hassel, però è il grande dimenticato del nostro immaginario: essendo, grazie al cielo, una società pacifica, almeno di nome, dato che sfoghiamo in maniera non strutturata la pulsione alla violenza contenuta in ogni Uomo, nascondiamo nel dimenticatoio colui che ha cantato il nostro lato oscuro

Però, molti hanno omaggiato o scopiazzato le sue opere. Cito a volo due esempi

Turtledove, nel Ciclo dell’Oscurità, prende brani e personaggi dei libri di Hassel e senza troppa fatica li declina in chiave fantasy.

Su un altro piano, si pone il grande Bonvi con le sue Sturmtruppen qualcosa di più di un fumetto antimilitarista.

E’ la protesta contro i soprusi, le ipocrisie e follie su cui si fonda la nostra società.

I due irsuti veterani del 27° Battaglionen Corazzaten e il capitanen ubriaconen, eroico, alcolizzato, esperto combattente, folle e sensato nello stesso tempo, ribelle alla catena gerarchica, retrocesso da colonnello perchè “era ein birikinen”, sono figli dei romanzi di Hassel.

Icone dello spirito anarchico e irrevente che mostra il Nulla nascosto dietro alle forme, che ci permette di sopravvive alle follie del nostro quotidiano

Così parla il Maestro

Grazie al mio amico scrittore Rob Belcherin attesa che il suo romanzo sia tradotto anche in italiano, ho scoperto un bel video del maestro Grant Morrison che da indicazioni sulla scrittura partendo da  Doom Patrol

Riflessioni che dovrebbero essere impresse nella mente di tanti scrittori, quando dicono di voler fare avanguardia…

Jonny Logan

Amo i supereroi, per la loro capacità di ricreare i miti nella modernità che li rende veicoli di metafore, capaci di spaziare dall’Universale al Particolare.

Per questo non comprendo la posizione di Moore, al di là delle sue rivendicazioni economiche. Il fatto che i personaggi di Watchmen hanno rappresentato alla perfezione le paranoie della Guerra Fredda, non implica il fatto che non possano rappresentare nient’altro, come ad esempio le ansie dell’Uomo postmoderno.

Un esempio della potenza evocativo del supereroe è Jonny Logan, prodotto dell’Italia degli anni Settanta, tanto simile alla nostra, a capo di un gruppo scalcinato, simile a quello TNT, che opera in un ambiente urbano scalcinato con i muri sono sbrecciati, le strade dissestate, le tubature gocciolanti.

Dove i poveri cristi sono schiacciati dall’ipocrisia del potere, dalla corruzione e dagli inciuci. Così il supereroe diviene strumenti di Satira, affrontando i temi difficili dell’epoca.

Ad esempio “Colpo di stato all’italiana”, sul golpe Borghese; “Favorevole o contrario”, sul controverso tema del divorzio; “La Mafia non esiste”, come amenamente affermavano in tv anche politici di un certo spessore; “Tartassa agente delle tasse” sugli antesignani di Equitalia.

Un fumetto che ridendo smontava le ipocrisie del potere, costringendoci a riflettere su noi stessi e sul mondo che avevamo costruito.

E dopo quarant’anni non siamo riusciti a migliorare

Provincialismo

L’intellettuale italiano è provinciale ? A volte ne sono convinto, per la sua strana abitudine di rendere universali e valide per ogni latitudine le sue limitate esperienze… Insomma Bacone lo considerebbe come prototipo di chi è vittima degli idola tribūs.

Un esempio di questo comportamento è la sua abitudine di definire fascista qualsiasi fenomeno culturale, specie americano, che ha difficoltà a comprendere, sia per pigrizia, sia per ignoranza.

Penso alle verbose conferenze di Wu Ming su 300... E’ un fumetto e un film antistorico: i persiani erano sotto certi aspetti, molto più civili dei greci e i gli spartani, se avessero combattuto nudi, non sarebbero durati dieci minuti alle Termopili.

Ma non c’è nulla del Fascismo, in quell’opera: più che altro è un esempio di quella che Harold Bloom ha definito Religione Americana, l’individualismo che si apre a prospettive cosmiche.

Una religione gnostica, che riprende quindi quell’antica forma del sacro che considera l’essere umano un individuo gettato e alienato nel mondo, ma racchiudente, nella sua interiorità più intima, una scintilla che testimonia la sua origine divina; capace, quindi, attraverso percorsi di conoscenza, di ricongiungersi al divino e a riconoscerlo come sua propria essenza.

Religione che considera l’America come il Nuovo Israele, impegnato nell’Armageddon, la lotta contro il Male, che non è solo politica, ma soprattutto etica.

Una dimensione mistica che mancava nel Fascismo che alla spiritualità contrapponeva la prassi, l’azione fine a se stessa e che nella sua genesi culturale comprendeva elementi come il socialismo rivoluzionario di Sorel o il tradizionalismo neopagano del gruppo di Ur, entrambi anticristiani.

Stessa questione con il buon Batman: da cattolici e viventi in una società orizzontale e comunitaria, abbiamo difficoltà a comprendere l’individualismo americano che rende il singolo, non lo Stato, come custode della Legge e della Giustizia, nè il suo legame con l’Antico Testamento e la Legge del Taglione.

Per farla breve, Batman non è fascista, è protestante….