L’influenza di Sven Hassel

Qualche giorno fa ho citato Sven Hassel: se quello che ha vissuto è vero, allora non lo invidio proprio. Se invece si è inventato tutto, tanto di cappello a un grande narratore.

Vorrei avere io la sua immaginazione e la sua capacità di descrivere la follia insensata della guerra.

Hassel, però è il grande dimenticato del nostro immaginario: essendo, grazie al cielo, una società pacifica, almeno di nome, dato che sfoghiamo in maniera non strutturata la pulsione alla violenza contenuta in ogni Uomo, nascondiamo nel dimenticatoio colui che ha cantato il nostro lato oscuro

Però, molti hanno omaggiato o scopiazzato le sue opere. Cito a volo due esempi

Turtledove, nel Ciclo dell’Oscurità, prende brani e personaggi dei libri di Hassel e senza troppa fatica li declina in chiave fantasy.

Su un altro piano, si pone il grande Bonvi con le sue Sturmtruppen qualcosa di più di un fumetto antimilitarista.

E’ la protesta contro i soprusi, le ipocrisie e follie su cui si fonda la nostra società.

I due irsuti veterani del 27° Battaglionen Corazzaten e il capitanen ubriaconen, eroico, alcolizzato, esperto combattente, folle e sensato nello stesso tempo, ribelle alla catena gerarchica, retrocesso da colonnello perchè “era ein birikinen”, sono figli dei romanzi di Hassel.

Icone dello spirito anarchico e irrevente che mostra il Nulla nascosto dietro alle forme, che ci permette di sopravvive alle follie del nostro quotidiano

Turtledove

Lo scrittore che è in me ammira Harry Turtledove, per la sua incredibile capacità di coniugare il minimo sforzo con il massimo del risultato.

Prende la storia reale, la sposta in un’ambientazione fantasy, cambia i nomi e qualche particolare secondario e il romanzo è bello che scritto.

Il tutto contando sulla poca conoscenza della Storia da parte dei suoi lettori: calcolo giusto, purtroppo. Parlo per esperienza personale. Nella prima bozza de Il Canto Oscuro vi erano un paio di pagine di infodump che parlavano del riuscito attentato di Felice Orsini nei confronti di Napoleone III, come punto di divergenza tra la Storia Reale e quella del mondo in cui è ambientato il mio romanzo.

Essendo state queste pagine assai noiose per me, mi immagino come potessero apparire a un eventuale lettore. Le cassai, facendo intuire l’evento in un dettaglio urbanistico. Parte dei lettori non se ne è accorto, una parte, invece, non aveva la più pallida idea di chi fosse questo Felice Orsini.

Il lettore che in me, invece, non lo sopporta: ad esempio, essendo appassionato di storia bizantina, mi bastano venti pagine del ciclo di Videssos per sapere se si parla di Eraclio, di uno dei due Basili o dei Comneni.

E non è per nulla bello leggere un libro fantasy, se si a priori come andrà a finire la vicenda…