Eddie Campbell a Roma !

campbell

 

Per tutti amanti dei fumetti romani, udite, udite… All’Eternauta Hula Hoop, patria dell’avanguardia romana, in via De Magistris 91/93 Pigneto, mercoledì 17 aprile alle ore 21.30 ci sarà l’immenso Eddie Campbell, uno dei più grandi interpreti del fumetto mondiale!

Leggendaria la sua collaborazione con Alan Moore per From Hell, vero capolavoro della letteratura a fumetti.

Il grande Eddie presenterà il suo ultimo lavoro “Alec” uscito per i tipi della 001 Edizioni.

Guai a chi non viene !

Il Bagno di Chiara Luzi

il bagno

 

Nuova originale mostra all’Hula Hoop, la fucina dell’avanguardia romana in via De Magistris 91/93.

Il 22 marzo, alle ore 19.30 si inaugura la personale dell’illustratrice Chiara Luzi, intitolata Il Bagno

Lascio la parola al comunicato stampa

Una mente caotica quella di Chiara Luzi, illustratrice nata 32 anni fa ad Orvieto.

Matita e penna grafica danno vita alle sue illustrazioni dal sapore vagamente naïf che, in alcuni tratti, ricordano le immagini ingenue di Saint-Exupéry ne Il piccolo principe.

Un linguaggio grafico semplice e diretto, frutto di appunti mentali disordinati, imprecisi, che prendono forma ora di linee decise, ora di segni nervosi ed incerti. Nessun motivo dominante, figure zoomorfe e fitomorfe, apparentemente non rifinite, si alternano nei suoi lavori, quasi a riprodurre i cambiamenti del suo animo.

Se è vero che un disegno pesa quanto il tuo animo nel momento in cui lo fai, quanto peserà un dipinto?

Per Chiara Lu, probabilmente, ha il medesimo peso dei suoi disegni, poiché riesce a trattare la materia tela esattamente come i fogli sui quali è abituata a disegnare. Nel suo primo lavoro pittorico, Il Bagno, ritroviamo lo stesso tratto nervoso ed istintivo, alleggerito da accesi colori pastello che ben rappresentano l’ambiente ritratto: il bagno, centro nevralgico dell’intimità quotidiana, luogo di solitudine, riflessione e relax, in cui si consumano rituali giornalieri. Gesti ed azioni che si ripetono ogni giorno per tutto il corso della vita e che Chiara rappresenta con leggerezza, trasformando l’osservatore in un indiscreto voyeur. Con i suoi dipinti spalanca le porte del luogo privato per eccellenza, attraverso ardite prospettive che rendono lo spazio irreale, quasi a voler rappresentare un inconscio distorto in cui si percepisce il rapporto intimo che si ha con il proprio corpo.

In fondo l’arte non si è mai disinteressata di questo luogo tabù, utilizzandolo come simbolo provocatorio ed evocativo degli aspetti più viscerali dell’uomo. Ma la Merda d’artista di Piero Manzoni è sigillata in un barattolo, così come la Fontaine di Marcel Duchamp o l’Excusado di Edward Weston sono oggetti decontestualizzati, degli objet trouvé privati della loro originaria funzione ed elevati ad elementi estetici decorativi.

I dipinti di Chiara non seguono questo filone provocatorio bensì analizzano e mettono in scena l’intimità quotidiana comune ad ogni individuo. Sono mera rappresentazione di un luogo condiviso e vissuto da tutti, dove i pensieri, spesso, prendono il sopravvento, catapultandoci in luoghi fantastici senza spazio e senza tempo.
Mostra dal 22 marzo al 4 marzo
Personale di Chiara Luzi
a cura di Togaci

progetto comunicativo : Emanuela De luca

presso Hula Hoop Gallery

via de Magistris ,91/93
Roma
ore 19.30
tessera associativa € 3
ufficio Stampa :Emanuela Cinà

Zanna

A voi il testo del reading all’Hula Hoop, in occasione dell’inaugurazione della mostra Il Vuoto e l’Azione di Mauro Sgarbi, dedicata al grande Andrea Pazienza

Vomito. Un giorno la mia testa rimarrà bloccata nel cesso.  Affogherò. Che cazzo di morte. Mi immagino la faccia di Roscio, se dovesse trovare il mio cadavere. Una grossa risata, per poi spostarmi a pedate. O pisciarmi addosso.

Barcollo sino alla camera da letto. Non vedo l’ora di sbracarmi, a quattro di bastoni.  Evito di guardarmi allo specchio. Non mi va di contare le occhiaie. Sobbalzo. Passi nel corridoio.

“Roscio, e smettila con i tuoi scherzi idioti”

Non risponde. Che coglione.  Prendo il cuscino, per sbatterglielo in testa.  Esco sul corridoio, gridando come un ossesso. Non c’è nessuno.

Un topo. O un ladro. Trattengo il respiro. In punta di piedi, mi trasferisco in cucina. Da qualche parte, dovrebbe esserci una padella in ferro. Nello scolapiatti, no, non c’è. Apro un paio di sportelli a caso. Eccola. Stringo forte il manico. Non è una spada, ma dovrebbe fare il suo dovere.

Nel salone è vuoto.  Ok, sto diventando paranoico. Mi butto sul divano. Dunque, un paio d’ore fa, credo, mi sono fumato due o tre dosi di salvia divinorum. Nel foglietto di istruzioni,  c’è scritto

La Salvia storicamente per gli sciamani Mazatec impersona una divinità femminile, individuata poi con l’arrivo dei Conquistadores nella Vergine Maria, da qui il nome Maria Pastora (entità femminile guida di un culto divenuto sincretico). Veniva utilizzata nei tempi più remoti come oracolo, ci si rivolgeva alla divinità per chiedere consiglio, per sapere dove ritrovare oggetti smarriti o rubati.

E poi bla, bla, bla

L’assunzione rende  possibile il distacco tra psiche-soma e l’esperienza del viaggio astrale

Stronzate. A me ha fatto venire soltanto un gran mal di testa e vomitare tutta le cena.  E pure un poco di tachicardia. Si dice così quando il cuore batte all’impazzata.

Mi alzo, altrimenti comincio a russare e domani mattina avrò tutti dolori al collo. L’Aulin è pure finito. Mi sa che prendo qualche fumetto dalla libreria. Mi concilia il sonno.  Vediamo un po’.

L’Uomo Ragno non mi ispira. Neppure Superman. Le pagine di Toppi mi fanno male agli occhi. Sturmtruppen, ecco che ci vuole. Mi faccio due risate e passa la paura. E questo che è ? Mo <Roscio che s’è comprato ?

Andrea Pazienza, perché Pippo sembra uno sballato

Come buttà i sordi. ‘N Eternauta no eh ? Troppa fatica, portarlo  a casa.  Se proprio doveva prendere qualcosa di Pazienza, poteva comprare una raccolta delle storie di Pentothal o di Zanardi.

Perché Pippo sembra uno sballato. Che domanda scema. Perché è uno sballato. Vorrei vedere chiunque, ad avere che fare la mattina e la sera con gatti, topi e paperi parlanti. Esci scemo. Altro che trip di LSD.  Finisci a scrivè  Valis, come Philip Dick.

Però se Pippo è uno sballato, allora che è Snoopy ? Cioè, se domani vado in ufficio con un casco d’aviatore della Prima Guerra Mondiale, mi metto seduto sulla scrivania, comincio a fare il rumore della mitragliatrice con la bocca e poi a gridare

Non mi avrai mai Barone Rosso

Come minimo chiamano la neuro e mi fanno internare. E buttano pure la chiave nel Tevere. Guardo l’orologio. S’è fatta ‘na certa.  Speriamo che smetta questo dolore alla bocca dello stomaco. Mai più cose sciamaniche, promesso. Prendo una mela dalla fruttiera. Pare che sia una mano santa, contro l’acidità. Almeno così diceva mia nonna, pace all’anima sua.  Poveraccia: se sta su una nuvoletta, tra l’angioletti e qualche santo, si starà vergognando di un nipote come me. Oppure no, mi voleva troppo bene.

Alla fine, mi prendo sto coso su Pippo.   Entro nel corridoio.  Mi pare più lungo. Il sonno fa brutti scherzi. Specchio, specchio delle mie brame. Quanto sono scemo.  Oddio, ma quello non sono io. Non è il mio volto. Non ho i capelli biondi, lunghi e lisci. Il mio viso è tondo, mica spigoloso.  E il mio naso è tutto, tranne che aguzzo.

E’ un incubo. Sto dormendo sul divano e sogno di andare in giro, come il tizio con la farfalla. Prima o poi Roscio mi scuoterà e sarà tutto finito.

“Zavaglio, hai visto Pietra e Colas ?  Soccia ieri che al clubbino han fatto una gran busseria.. Se passa la Madama, fa un gran ripulisti”

“Ehm ?”

“Buson, hai la cassa adosso ?”

Ho un sospetto sul senso delle sue parole

“Non ne posso più ! Che schifo di vita. Pure gli incubi me ‘nsultano”

“Oh cinno brisa strazzer i maron”

“Ma non rompe ”

Se è la salvia a fare effetto, mi aspettavo qualcosa di molto diverso. Non penso che gli sciamani litigassero con la propria immagine riflessa.

“Ciocapiatti, non ti permettere. Io sono Zanna”

“E io Charlie Brown”

Leggerò meno fumetti. Leggerò meno fumetti. Leggerò meno fumetti.  Se lo ripeto un numero sufficiente di volte, magari mi convinco a farlo.

“Io sono Morte, Frantumatore di mondi. Io sono il buco nero nascosto nel tuo animo.  Io sono l’Armaggedon”

“Io sono la Speranza”

Va bene, non seguirò più i consigli der Pinna.  Niente cose esotiche, dai nomi strani. Solo buon vecchio fumo. Almeno mi fa dormire tranquillo

“Io sono te. Il Vuoto che riempie ogni tua azione”

“Sei un fattone imbecille che sogna personaggi dei fumetti, invece che donnine ignude di facili costumi ? Da retta a me, sei proprio ridotto male…  C’è di meglio in giro !”

“Non hai torto. Ma sono il Male che è dentro di te. E tu sei mediocre anche nella cattiveria.”

“Sarò mediocre, ma non cattivo”

“ Il male compiuto verso gli altri è l’unico modo per fare del bene a sé stessi. E tu non fai neppure questo. Poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”

“Non mi parlare di vomitare, te prego…  Io sono io. “

Cose da fare domani. Cercare uno psicanalista, ma uno di quelli bravi, per farmi spiegare il perché delle mie discussioni con i personaggi dei fumetti. Roscio però sta messo peggio. Sono anni che si sogna ogni notte Toro Seduto, che lo guarda accigliato. E manco gli piacciono i film western

Ogni volta Roscio prova a parlare a Toro Seduto e lui gli risponde in lakota. Ovviamente, Roscio non capisce un tubo. S’è pure messo a studiarla, la lingua degli Apache

“Io vengo come l’avaro Tempo per cogliere e accogliere nelle Mie ardenti fauci i deboli timorosi”

“No, tu sei debole”

“Non dire boiate”

“Io sono un mediocre, ma tra poco questo incubo finirà. Domani mattina, se vorrò, potrò cambiare la mia vita. Niente più canne, niente più alcool, un gesto carino a chi ti sta accanto. Niente più rancori o paure. Raccoglierò i frammenti della mia vita. Io sono libero. Tu sei prigioniero di una vignetta, condannato a essere sempre uguale. Io sono migliore di te”

“E se fossi anche tu un fumetto ?”

“Nahhhh… Nessuno mi leggerebbe”

“Pure tu hai ragione…”

Si accende una sigaretta

“Cambierò”

“Ho i miei dubbi…Devo andare a casa che c’ho un ciapino da fare”

Scompare dallo specchio, lasciandosi dietro una risata amara

Il gioco del Tempo

tempo

 

“Il gioco del tempo”
mostra personale di Alessandra Carloni
a cura di Togaci Arte

progetto comunicativo
Francesca Mariani

Special Guest
Nicoletta Salvi
Mestrella Femminista 
ore 21.30

All’Hula Hoop, luogo cardine dell’Avanguardia romana, sito in via de Magistris 91/93, si inaugura l’otto febbraio, alle 19,30, la personale Gioco del Tempo di Alessandra Carloni, artista che con il horror vacui e il suo sguardo onirico sulla realtà, può definirsi erede spirituale di una visione dell’arte che comincia con Bosch e prosegue nel Novecento sino a Depero

Di seguito, la presentazione della mostra

Nelle città che si frammentano come caleidoscopi, spazi urbani e mentali, si muovono figure stilizzate simili ad automi, guardiani del tempo con le ali ripiegate, personaggi presi nel vortice frenetico del quotidiano o addormentati in enormi pesci volanti.

Un limbo di sogno meccanico, fatto di ingranaggi, spicchi di luce, geometrie esistenziali che invitano lo spettatore a ri-conoscersi in questi spazi temporali d’attesa.

E’ il colore, spesso tenue, a contrasto con il caos delle linee spezzate – che ricordano la preziosa lezione del futurismo – a suggerire la dimensione onirica che si combina con quella reale, in cui il tempo gioca un ruolo beffardo, ribaltando la clessidra, aumentando o decelerando il ritmo.

E ciascuno di noi è parte agita e attiva di questa meccanica immaginifica.
Città che sono in nostro involucro, il nostro abitare emotivo e che possono diventare ugualmente paesaggi desolati e desolanti, scenografie stilizzate piene di “vuoto”.
Siamo “esistenze molteplici e complesse smarrite nella caoticità di un vivere metropolitano e solitarie dentro il desolante scorrere del tempo delle nostre città”(A.Morino).

Esistenze in bilico in città sospese, seppur ciascuno di noi è elemento necessario del puzzle, una domanda in continua ricerca di risposta.

Il lavoro artistico di Alessandra Carloni coglie poeticamente i disagi della contemporaneità, dandone un’impronta fantastica: un racconto pittorico immaginifico della dimensione apocalittica che stiamo vivendo in questo periodo storico, in cui, seppur il caos sembri inevitabile “destarsi è possibile…è solo necessario volerlo”(C.Garro).

testo a cura di Francesca Mariani, illustratrice

Emanuela De Luca e la sua Personale visione del mondo IKI

togaci

 

dal 25 gennaio al 7 febbraio 2013
Emanuela De Luca e la sua
Personale visione del mondo IKI
Fotografia
a cura di Togaci
Progeto comunicativo
Cristina Ricatti
HulaHoopgallery
via de Magistris,91/93
Roma
ore 19.30
Loop Sonori ore 21.00
Breaking Wood
Cristiano Petrucci – Clarinet and Looper
Alessandro Altarocca – Synth and Sound Processing

Emanuela De Luca

Visione evolutiva della donna” iki”

La virtù di un ritratto è l’essenza di una personalità raccolta in un attimo, l’abilità di cogliere un atteggiamento che riflette il pensiero del soggetto. Negli splendidi scatti di Emanuela De Luca la mente delle sue donne va oltre l’obiettivo, si perde alla ricerca della bellezza spirituale. Seduzione: nell’ideale estetico giapponese dell’Iki , la donna-geisha è una Musa magnifica, che con la propria saggezza artistica conquista la perfezione esteriore al di là di ogni parametro e stereotipo occidentale, svela la propria nudità con un accenno. Nelle opere di Emanuela il candore, nella pelle di porcellana, quasi si fa etereo, intangibile nella sua assoluta bellezza, e sfuma sui colori accesi dei capelli e del trucco orientale.

Sono donne forti, quelle di Emanuela, consapevoli di se stesse, accomunate da una carica emotiva che fa esplodere le diverse personalità, ognuna diventa le dea di se stessa, per questo non guarda lo spettatore: non può trovare in chi osserva la propria perfezione, deve andare oltre l’umano, per perdersi nell’infinito dell’immaginazione e portare al sublime la propria persona fisica e interiore.

La fotografia conferma la completezza dell’arte, nell’armonia e nella grazia, la vera geisha è la mano che guida l’obiettivo, e trasporta le modelle in un universo aulico e trascendentale. Lo studio, che questa artista ha coltivato e dimostrato già nelle sue precedenti esposizioni, offre un’importante esperienza emotiva a chi ammirerà i suoi ritratti: alle donne, che sogneranno quella stessa bellezza per sé, e agli uomini che impareranno a innamorarsi dell’anima prima che delle forme

Arte lucida di Enrico Becerra

becerra

 

Arte lucida di Enrico Becerra
scultura/ pittura
a cura di Togaci
Progeto comunicativo
Emanuela De Luca

Mostra dal 11 gennaio al 24 gennaio 2013 presso l’HulaHoop gallery in via de Magistris,91/93 -Roma (Pigneto)

Enrico Becerra

Un’arte ludica che fa pensare quella di Enrico Becerra, artista del circuito Piano Creativo.

Colori ed immagini, animali e figure circensi, evocano ricordi infantili accumunati da una leggerezza solo apparente. La serialità ossessiva, frutto di un’affezione a soggetti cari, muove da contaminazioni artistiche che sembrano riferirsi alle esperienze del Graffittismo degli anni ’80 e ad una colta Art Brut, in forma non psicotica ma squisitamente evocativa.

L’uso degli schemi, il colore apparentemente non rifinito e la semplicità delle figure riconduce ad una dimensione ludica senza tempo, nella quale si è liberi di pensare qualunque cosa, anche la più incredibile, con quella fantasia propria della mente infantile.

La memoria di un bambino ha pochi dati che, tuttavia, combinati tra loro, creano forme e figure fantastiche, con una semplicità che la ragione d’adulto spesso ci nega.

Le opere di Becerra rappresentano un ritorno alla dimensione giocosa e spensierata di un ragazzino, una ricerca di quella immaginazione senza sovrastrutture che muove dagli stadi più profondi del proprio inconscio. La scelta di questo linguaggio artistico, semplice e diretto, cela una velata tristezza verso il mondo contemporaneo.

Oltre la materia ed i suoi colori vivaci, infatti, si ravvedono simboli della degenerazione dei nostri tempi, dalla ricerca costante della ricchezza simboleggiata da animali quali il toro, il maiale e le macchine da lavoro, alla riflessione sulla condizione dell’uomo che non è altro che un corpo nudo, quasi inerme, che faticosamente lavora.

Emanuela De Luca

Emanuela De Luca nasce a Napoli nel 1977. Nel 2002 si laurea in Conservazione dei beni culturali e lavora nel settore per alcuni anni, occupandosi di organizzazione mostre, ricerche storico-artistiche, catalogazione ed assistenza museale per conto della Soprintendenza per il Polo Museale Napoletano prima e, successivamente, per gli organi centrali del Mibac. Studiosa di oreficeria medievale e simbologia di pietre dure, sceglie un percorso di studi che nulla ha che fare con la fotografia di cui si innamora all’età di 31 anni.

Oggetto principale della sua ricerca fotografica è la donna e l’espressione della sua innata sensualità. Alcuni suoi ritratti sono stati proiettati in occasione del “Festival della Fotografia” di New York e della Notte dei Musei presso il Musee de l’Elysee di Losanna. Ha pubblicato su “gente di Fotografia”, “Liberta’ Civili”, “Cosmopolitan”, “Diva e Donna”. Dal gennaio 2011 fa parte del Collettivo Synap(see). Vive e lavora a Roma.

Vettore Pop

Vettore Pop

 

Personale di DCGRAPHIC

Vettore Pop

Arte digitale /vettoriale

a cura di Togaci

Progetto Comunicativo: Alessio Brugnoli

Live set acousticTropical-Rhapsody

Dal 28/12/2012 al 10/01/2013

HulaHoop gallery

Via de Magistris,91/93

Roma (pigneto)

ore 19.30

Giovane grafico romano Damiano Cavaterra in arte Dcgraphics , opera da diversi anni con il team Togaci.

Porta in mostra  il 28/12/2012 al  HULAHOOP GALLERY stampe di una ricerca del tutto personale , attraversando il passato con un gesto verso il suo quotidiano.

Profezie della Singolarità

Singolarità. Parola che riecheggia spesso nei discorsi dei sociologhi e degli scrittori di Fantascienza: il momento in cui la tecnologia, nelle sue forme più varie, dalla genetica alla robotica, dalle nanotecnologie all’Intelligenza Artificiale, impatterà così profondamente nella nostra vita,  da costringerci a ridefinire il concetto stesso di Umano.

Idea tratta dalla Teoria della Relatività che definisce la Singolarità come un punto a gravità infinita, per esempio un buco nero, da cui tutto è attratto e nulla più sfuggire, neppure la luce: un destino inevitabile e un orizzonte oltre il quale nessuno può vedere.

Per una volta, l’Italia è all’avanguardia nel riflettere e discutere su tale concetto. Filosofi ne discutono le implicazioni. Scrittori lo hanno reso punto focale della loro narrativa.  Pochi artisti, però, hanno incentrato sulla singolarità la loro ricerca estetica, probabilmente perché spaventati dalle sue implicazioni.

Se l’Arte nasce dall’Uomo, epifania dei suoi sogni e dei suoi abissi, un mutamento della sua natura la costringerebbe a rivedere a fondo i suoi paradigmi, ponendola dinanzi alla scelta di cambiare o morire; situazione oggettivamente terribile, madre di incertezze e paure.

Dcgraphic è uno dei pochi che, con il coraggio della giovinezza, affronta la sfida. Lo fa con l’orgoglio di essere un’ artista digitale, in Italia che ancora discute di tele, colori e di come si possa definire la fotografia.

L’Arte digitale è invece, e Dcgraphic lo dimostra ogni giorno con le sue opere, il cambio di paradigma. L’immagine non è più fissa, come in un quadro o in uno scatto, rubata al Tempo e allo Spazio, ma si moltiplica e muta, come un organismo vivente. Rompe ogni steccato, come un fiume di lava travolge ogni cosa, fondendosi con infiniti altri linguaggi.

Con uno strumento così potente, capace di penetrare grazie alla serialità e all’esistenza nel cyberspazio ogni aspetto della nostra vita, Dcgraphic afferma la essenza della Singolarità che, in fondo è la stessa che in maniera profetica, fu enunciata dalla Pop Art.

Il primato delle icone e dei simboli, perenni e dalla vitalità orgogliosa e vivace, sulle cose, così smorte e destinate alla decadenza. Marylin è ormai polvere, mentre le serigrafie di Warhol ancora ci colpiscono gli occhi, con i loro colori sfrontati, gli stessi delle opere di Dcgraphic.

Il trionfo della Leggerezza, come reazione al peso di vivere e alle pietrificazione e all’ opacizzazione del mondo.  Staccarsi dal mondo, dalla materia, avere il coraggio di sognare, è essere pienamente liberi, è ribellarsi a un Potere che ci vuole schiacciare, riducendoci a ingranaggi di meccanismi senza senso alcuno. Dcgraphic, con il suo sguardo ironico sulle mitologie del Presente, di cui ne svela il vuoto, ci aiuta ad essere più leggiadri. Ci rende come gli antichi sciamani: ci libera del corpo, per esplorare noi stessi e realtà potenziali e parallele.

La continuità tra Vita e Materia, tra Carne e  Acciaio, tra Cervello e Informazione, ciò che amplia la nostra percezione e ci fa comprendere la vera natura del Reale.

Dcgraphic fa tutto ciò con uno sguardo apparentemente grottesco, ma pieno di ironia e di quella malinconia non compatta e opaca, che ruba  la gioia di vivere, ma come diceva

un velo di particelle minutissime d’umori e sensazioni, un pulviscolo d’atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose.

Uno sguardo che pur non avendo la presunzione di guardare oltre l’orizzonte, ci fa capire meglio ciò che siamo e intuire ciò che potremmo essere                                                                                                                                                                                                                       Alessio Brugnoli

Tropical-Rhapsody

La band nasce con Matteo Andrea Simone ed Alessandro, primi componenti e fondatori.

Nonostante i diversi stili, i Tropical Rhapsody, hanno un unico comun denominatore: la passione per il rock n roll.

Iniziano da subito a comporre pezzi originali tralasciando cover e brani di artisti esistenti.

Dopo un primo periodo di rodaggio tra feste universitarie, garage e piccoli locali di Roma, i Tropical,conoscono alla fine dell’estate 2011, il loro attuale cantante Matteo, voce autentica e graffiante che completerà al meglio il loro sound e la loro espressività.

Nell’aprile 2012 registrano il loro primo EP autoprodotto “Red ‘N’ White” con all’interno 5 tracce.

Dal mese di febbraio a giugno 2012 partecipano al contest organizzato da Emergenza festival classificandosi secondi alla finale regionale a Roma

Culturino Mercatale

CULTURINO MERCATALE

Sei serate di letteratura, musica e arte

apre a Roma dal 18 al 23 dicembre tutte le sere dalle ore 19.00 alle 02.00

presso l’HULAHOOP CLUB – Via L. F. De Magistris 91/93 (Pigneto)

Il CULTURINO MERCATALE è un luogo d’incontro diretto e informale tra pubblico e scrittori, editori,musicisti e artisti appartenenti a piccole realtà editoriali e al mondo delle auto-produzioni.

Per sei serate consecutive, sarà possibile un confronto senza mediazioni con prodotti culturali di qualità econ i loro creatori. Il programma prevede presentazioni, reading, concerti, performance ed esposizioni,nonché ottimi cibi e bevande, presso gli accoglienti locali dell’HulaHoop Club.

PROGRAMMA

Martedì 18 dicembre

ore 21.00 – presentazione del libro di Francesco Scarrone – Di lama e d’ocarina (Gorilla Sapiens Edizioni).
ore 22.00 – Dimitris Kotsiouros, meglio conosciuto come il bouzouksis degli “Evi Evan”, proporrà un’esibizione con il
proprio strumento attraversando le sonorità del rebetiko.

Mercoledì 19 dicembre

ore 19.00 – presentazione del libro di Luca Palumbo – Un maledetto freddo cane (Lorusso Editore).
ore 21.00 – presentazione del libro di Elvio Calderoni – Volfango dipinto di blu (Miraggi Edizioni).
ore 22.00 – Stefano Vigilante e i comici della Scuola di Teatro “La Scaletta” presentano lo spettacolo No Problem.

Giovedì 20 dicembre

ore 19.00 – presentazione del libro di Simone Ghelli – Voi, onesti farabutti (CaratteriMobili).
ore 21.00 – presentazione dell’antologia 50 sfumature di gricia (Edizioni Ensemble).
ore 22.00 – Nicoletta Salvi in concerto.

Venerdì 21 dicembre

ore 19.00 – presentazione del libro di Stefano Gallerani – Albacete (Lavieri Edizioni).
ore 21.00 – presentazione del libro di Carmelo Calderone – La mattina di Esopo (001 Edizioni).
ore 22.00 – Lincompreso proporrà dal vivo il suo album Voglio essere come te.

Sabato 22 dicembre

ore 21.00 – presentazione del libro di Gianluca Caporaso e Rita Petruccioli – I Racconti Di Punteville (Lavieri).
ore 22.00 – WE LOVE SURF in concerto. Side project di Andrea Marcori incentrato sulla passione per il surf e
l’importanza dell’amicizia. Luca Silvestri/basso, Flavio Andreani/batteria, Olga Costa/sax e tastiera.

Domenica 23 dicembre

dalle ore 21.00 – reading a intermittenza di fiabe a cura del Cantiere di Letteratura Notturna dell’HulaHoop Club.

Case Editrici Aderenti All’iniziativa

Gorilla Sapiens Edizioni, Caravan Edizioni, Lavieri Edizioni, Miraggi Edizioni, Edizioni Ensemble, Nova Delphi, Intermezzi  Editore, 001 Edizioni, Lorusso Editore, CaratteriMobili.

Esposizioni a cura di Togaci Arte. Opere di Francesca Mariani, Gerlanda Di Francia, Little Points…, Marina Dimo.

Eventi, informazioni e programma completo su

http://culturinomercatale.wordpress.com

Contatti

culturinomercatale@gmail.com – club.hulahoop@gmail.com

L’ Io labirinto nel mio Sé- Bi-Personale di Pittura di Antonio Conte e Davide Cocozza + FESTA FUNESTA

 

L’ Io labirinto nel mio Sé

Le opere pittoriche del Conte e del Cocozza sono la carne della loro mente, L’Io celato in ogni infimo tratto. Il loro Sé, L’ essere tutto .

Mostra dal  07/12/2012 al 27/12/2012

Mostra a cura di Togaci

http://www.facebook.com/pages/TOGACI/150269108391818?ref=hl

Progetto Comunicativo

Lié Larousse

http://www.libroarbitrio.com

Guest Star

KOMA’ Artgallery

www.komagallery.eu

Presenta :

FESTA FUNESTA

https://www.facebook.com/FestaFunesta?ref=hl

La festa più triste del mondo

a cura di Coll.K (dj da Kamera

DJArtSet By Marzia Stano aka UNA +coll.K (Dj da Kamera)

Approda

HulaHoop gallery

http://www.facebook.com/hulahoopclub.face?fref=ts

Via de Magistris,91/93

Roma (pigneto)

Apericena ore 19.30

Antonio Conte

http://www.equilibriarte.org/konteanto

Rimembra l’uomo viandante che soffermando lo sguardo sulla fattezza sinuosa ne sconvolge la mente. Sussulti di smanie ed emozioni sperdute, nebulose, si palesano nelle opere pittoriche di Antonio Conte, precisione labirintica con la quale foggia armonici ambienti dal mondo consumato ,inasprendone concetti di felicità, di bellezza ascosa, di esultata beatitudine, elargendo l’innata essenza del vero essere nascosto nei filamenti della tela che fluisce dai toni impattati dai colori e dalla sembianza della sua creatura da essa nata.

Cosicché ogni emozione, che reale alberga nella scenografia visionaria raccontata dal suo artefice Antonio Conte, ci investe spettatori in ogni attimo di osservanza, porgendoci su di un piatto d’argento, sorretto senza mani, la realtà della verità che rendiamo intangibile perché artefatti di noi stessi , così, col volto di sbieco, col naso ad un passo dal movimento del tratto, con l’occhio ammaliato, grati a siffatta autenticità sopravviviamo al delirio di non essere ciò che ambiamo.

L’essenza è nell’arte dell’opera resa tale dall’arte innata dell’elettivo uomo che l’ha creata , Antonio Conte nella sua magnificenza d’essere, non nell’essere l’artista magnifico . L’immaginario di sentirsi artisti né è solo la conseguenza.

Davide Cocozza

http://www.davidecocozza.com

Conoscenza arguta ed intellettuale, cupidigia di erudizione a tal punto che l’ ardore di Davide Cocozza comprende la natura del proprio desiderio laddove risiede implodendo al suo interno in grandiosità di pigmenti , lussurioso spargersi dell’Io su tela, affreschi di sguardi, capricci, brama , esaltazione, impressioni che trapelano dalle pennellate donate loro dal diletto dell’Artista mai sazio. Il suo concupire emerge nell’estasi dello sfavillio della pupilla dell’uomo che osserva e che è osservato, dalla florida bocca di bambina , dal sospiro di donna rubato in quel limbo ove il tempo soffia, così si nutre Davide Cocozza, di una tridimensionalità che erge le sue opere in forma umana. In un letto scavato dall’animo si desta immune dalle precondizioni che lo circondano, immune dall’essere persuaso e posseduto dal volere dell’individuo moderno contemporaneo che si affama di fama senza sapere ciò che agogna davvero, ciononostante, Egli in questi anni dieci del nuovo secolo, abbraccia lo spazio con i suoi pellegrini suscitandoli dalla vita abbandonata persa per rincorrere un sogno desolato dall’arguire andato, abbagliandone il viaggio.

KOMA’ presenta LA FESTA FUNESTA

Komà la prima galleria d’arte contemporanea nel molise.

 Ce lo siamo chiesti più volte: cosa vuol dire operare, per caso o per volontà, in una zona di confine?

Forse vuol dire raccontare la fine di una grande narrazione, che rendeva possibile credere nell’esistenza di significati universali e condivisi. Oppure vuol dire raccontare la fine del grande centro, la fine delle gerarchie stabilite, la fine del pensiero sistematico e razionale. Un pensiero che si reputa infallibile e che non è disposto ad evolversi ed a modificarsi in base al contesto o alla situazione in cui nasce.

Il confine offre la giusta dose di isolamento. Quella dose che ti permette lunghi momenti di silenzio e di riflessione, che ti spinge all’autonomia, alla fantasia, che ti allontana dal conformismo e dalle mode passeggere.

Se, come scrisse Baudrillard qualche anno fa, viviamo in un mondo dove c’è sempre più informazione e sempre meno significato, è davvero necessario operare una messa in discussione radicale   del proprio modo di fare arte e ricostruire autonomamente l’anatomia dei propri significati senza aver paura della stranezza, dell’impopolarità, o dei risvolti inediti che le proprie scelte potrebbero generare. Essere al confine consente la possibilità di percorrere strade nascoste ma inesplorate, di guardare il mondo dalla giusta distanza senza mai essere veramente dentro le cose, di  assumere una prospettiva marginale,di  sviluppare un pensiero laterale.

All’arte che si accontenta di fabbricare “prodotti” rispondiamo con un’arte che desidera generare esperienze. Un arte lontana dai musei ma vicina  ad ogni contesto in cui opera l’uomo.

Trasformare la propria vita in un’opera d’arte, essere artefice di piccole rivoluzioni quotidiane, osservare, giorno per giorno le trasformazioni che il proprio pensiero produce.

Le nostre risposte all’affollamento di idee e di opere, alla confusione ed alla distorsione mediatica sono il silenzio e la sottrazione, la nostra arma è la pazienza. Perché è non cambiando niente che tutto è diverso.

Come Lucifero, abbiamo scelto di regnare all’inferno, piuttosto che servire in paradiso.

Come Dubuffet crediamo che “La vera arte non è mai dove ci si aspetta che sia: nel luogo dove nessuno la considera, nessuno la nomina. L’arte detesta essere riconosciuta e chiamata per nome. Scappa immediatamente. L’arte ama l’anonimato. Appena è scoperta, appena viene additata, fugge.”

Ecco dunque La FESTA FUNESTA, la festa piu triste del mondo, come una piccola rivoluzione nel quotidiano manifesta uno stato d’animo, quello del popolo funesto.

 Noi condannati dal “dolce Oblio” alla lucidità e alla profondità, Non siamo Né il problema Nè la soluzione.

Né con DIO Né con LUCIFERO!!!

Abbiamo la “bile nera” ed anche il nostro umore è nero

La nostra bandiera è uno stato d’animo.

 La nostra tristezza è tutt’altro che inconsapevole

Noi non ci arrendiamo passivamente al vivere

Noi non ci adattiamo agli avvenimenti esterni con la convinzione che non ci riguardano

Noi prendiamo l’iniziativa!!

L’iride di Alessandro Crapanzano

Il 9 novembre, presso l’HulaHoop Gallery, Roma, Via de Magistris,91/93 si inaugurerà la personale L’iride di Alessandro Crapanzano

(stampa alla gomma bicromata)

Mostra a cura di Togaci

progetto comunicativo

Lié Larousse

Frammenti di vita. Sorrisi che si spostano in transito scortati da attimi di trasparente gioia e risolutezza, primitivi istinti colti dall’occhio dell’artista Alessandro Crapanzano.

Questa è la strada intrapresa dal fotografo, studio derivato dalla necessità di ricercare ed elaborare nuove forme d’arte fotografica , impalpabile analisi dell’essere e dell’esistere, un’intensa indagine sull’uomo che da sempre , mosso da forze innate, popola la terra. Attraverso la sua opera fotografica, ingloba tutte le sue conoscenze passate, per rovesciarle in un unico progetto di lavoro, con una nuova consapevolezza artistica, riuscendo con grande concretezza e pura onestà a ristabilire con la tecnica antica della Gomma Bicromatata il giusto equilibrio tra arte fotografica e arte pittorica. Egli è un artigiano della pellicola, che si scarna delle conoscenze imposte e si veste di quell’istinto primitivo, che libera la mente dai dogma e ridona melodia ai pensieri, scoprendo l’anima dei protagonisti scelti dall’obiettivo, abbagliandone l’essenza celata in ogni figura ritratta. In una cornice di aria e luce , tra scorci di cielo e raffiche di vento , Alessandro Crapanzano prende per mano ogni passante, così che, passeggiare con lui ,con il suo sguardo sul mondo, equivale a sfogliare le emozioni catalogate in ognuno di noi, restando fermi. Nell’ osservare le sue opere è forte il richiamo ad una silenziosa ed ammirevole attenzione. Pertanto, nascosto in quel fermo transito di vita, che si lascia aggraziata scrutare, scovata nell’ attimo, nell’ istante in cui il fiato si ferma e rimpolpa lo sguardo, l’accortezza della sua ricerca, l’affanno della minuziosità dell’essere, la disperazione della sua fine è presente in tutta la sua arborea opera.

Alessandro Crapanzano rappresenta artisticamente con la sua opera fotografica quest’epoca di straordinaria e continua evoluzione, rendendoci complici e partecipi della sua innata creatività.

Alessandro Crapanzano

Nel 1993 per motivi di studio si trasferisce a Roma dove si laurea a “La Sapienza” e dove tuttora vive e lavora. Dopo alcune esperienze come fotografo autodidatta, cresce nella scuola di “Arte e mestieri di Roma” dove si specializza in fotografia digitale, analogica, e nella stampa alla gomma bicromata.

Predilige la fotografia paesaggistica ma introduce elementi introspettivi, giocati spesso su simbologie, mescolati con toni cupi.

Nella stampa artigianale alla gomma bicromata si è concentrato sopratutto sulla fotografia da ritratto.

 Lié Larousse

nasce in un circo itinerante, tra stoffe di taffetà ruvida, seta in baco e carta straccia.

Non sa che giorno fosse, né l’anno, né la direzione che prese il treno, spinto sulle rotaie forse dal canto stridulo di ogni palpitante sterzata o forse dalle urla del parto di un’ipotetica madre immaginata sotto ogni forma. Quel che è certo, è che, quell’ammasso di ferro, legna e carne in transito era vivo, colmo di saltimbanchi, clown, povere bestie , lustrini e paillette. Lié – faceva caldo, quello, si me lo ricordo, ma , fuori di qui , cara, un freddo, quello anche mi ricordo, e poi non insistere con me chiedi a Mr Freak ti saprà dire di più . Mr Freak alto tre metri la spostava di lato col bastone argenteo mal fermo, appena la vedeva sbucare dal nulla – fsthgrfth – farfugliava in un linguaggio incomprensibile. Lei continuò a chiedere. Chiese a tutti, ai giocolieri con le clave, al mangia fuoco con la tutina gialla aderente, alla signorina Edena la donna più bella dell’universo con tre capezzoli, al triste Robert col trucco sempre sciolto e il diario nascosto che solo lei sapeva dove trovare. Nebbia . Ombre. Nulla. Ogni risposta era una chiusura di porte senza maniglie, inerme ad ogni ingresso riappariva lui, fermo ad attenderla sul ciglio , sempre, l’incomprensibile Mr Freak.

Così oggi, ad un età inconsapevole, con i capelli spagliati di un colore incolore, mi presento a voi, mi chiamo Lié Larousse, racconto storie di vita vissuta dagli altri, studio del mondo com’era, qui dietro le quinte di un palcoscenico fluttuante, attraverso i miei occhi vi farò vedere l’idillio della vita degli esseri quali siamo dove conduce, col mio unico ricordo. Vero. Solo mio, che d’improvviso di giorno o in sogno mi appare, col profumo caldo di neve silenziosa .

Tecnica di stampa alla GOMMA BICROMATA

I principi su cui si basa questo tipo di stampa risalgono al 1855, e si fondano sulle acquisizioni del chimico francese Alphonse Louis Poitevin.

Il processo vero e proprio, messo a punto intorno al 1856, dall’inglese John Pouncy, resta praticamente inutilizzato fino alla fine del 1800, quando è ripreso da Alfed Maskell e da Robert Demancy che lo chiamano ACQUATINTA, per il colore assunto dall’acqua di spoglio.

I componenti principali sono: la gomma arabica (ricavata dalla resina dell’acacia), e il bicromato di potassio, più un pigmento, aggiunto per colorare l’emulsione.

Con questi composti viene prodotta un’emulsione sensibile alla luce, che viene stesa sulla carta, successivamente viene appoggiato sulla stessa, un negativo a grandezza reale dell’immagine che vogliamo riprodurre quindi si illumina il tutto con una lampada. Infine, tolto il negativo, la tavola viene messo in una vasca piena d’acqua. Dopo alcuni minuti, sulla tavola appare l’immagine positiva della foto.

Le immagini non sono mai ritoccate, il risultato finale e’ determinato solamente dalla tecnica usata.

Con questa tecnica si soddisfa il desiderio di utilizzare mezzi creativi svincolati dallo standard delle stampe di laboratorio.

Nella sua apparente semplicità, la stampa alla Gomma Bicromata richiede pazienza, dominio della tecnica, manualità e creatività