Per Sergio e Madame Decadent

 

Domenica pomeriggio, ho partecipato ad un evento a favore di Sergio e Katia Stefani, Madame Decadent

Evento caratterizzato dalla mostra fotografica di Paola Panicola e dagli interventi di tanti, tanti artisti.

Io mi sono commosso, dal vedere l’affetto di tante persone per Sergio e Katia… Ecco a voi, il mio piccolo contributo a quell’evento…

Per Sergio e Katia

Qualcuno doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po’, guardò dl suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò e entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa.

 Era snello eppure ben piantato, indossava un vestito nero attillato che, come gli abiti da viaggio, era dotato di diverse pieghe, tasche, fibbie, bottoni e di una chiusura e che di conseguenza, benché non fosse chiaro a cosa dovesse servire, sembrava particolarmente pratico. “Chi è lei?”, chiese K. sollevandosi a metà sul letto. L’uomo però sorvolò su quella domanda come se si dovesse accettare la sua apparizione e a sua volta disse soltanto: “Ha suonato?”. “Anna mi deve portare la colazione “, disse K. cercando sulle prime in silenzio, mediante l’attenzione e la riflessione, di stabilire chi mai fosse quell’uomo. Ma questi non si espose per molto al suo sguardo, si volse invece in direzione della porta che aveva lasciato socchiusa, per dire a qualcuno che evidentemente stava appena dietro la porta: “Vuole che Anna gli porti la colazione”. Seguì un breve ridacchiare dalla camera accanto, non era chiaro dal suono se non scaturisse da più persone. Sebbene l’estraneo in questo modo non potesse aver appreso nulla che già non conoscesse prima, tuttavia disse a K. col tono di una comunicazione: “E’ impossibile”. “Questa sarebbe nuova”, disse K., saltò fuori dal letto e si infilò rapidamente i pantaloni. “Voglio proprio vedere che razza di gente sta nella camera accanto e come la signora Grubrach giustificherà questa intrusione”.

Capì subito che non avrebbe dovuto dire questo ad alta voce e che, in tal modo in un certo senso riconosceva un diritto di controllo all’estraneo, ma lì la cosa non gli sembrò importante.

E’ l’inizio, per chi ama i termini dotti incipit, del Processo di Kafka. Immaginatevi la solita vita. Le abitudini. Le piccole cose del quotidiano che disprezziamo, ritenendole banali. Noiose.

La vita di Transpotting

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita

All’improvviso però tutto questo scompare.  Non vi ritrovate più il vostro maxitelevisore del cazzo. Il caffè che vi prendete mezzi assonnati , primi andare al lavoro che odiate.  Gli amici con cui parlate del calcio o delle corna del vicino.

Diventate un numero.  Siete chiusi in un sgabuzzino sporco, privo di luce. Nessuno si ricorda più di voi. Tutto per un errore. O peggio, per una lucida decisione del Potere

Ma cos’è questo Potere ? Tutto ciò che ci vuole rendere meno umani. Toglierci la capacità di ridere e sognare, per  ridurci ad automi, capaci solo di produrre e consumare

Vi ricordate le leggi della robotica, quelle scritte da Asimov ?

Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge

Facciamo un piccolo esperimento. Sostituiamo a robot Uomo a esseri umani Potere

Un Uomo non può recar danno al Potere né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, il Potere riceva danno.

Un Uomo deve obbedire agli ordini impartiti dal Potere, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

Un Uomo deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge

E’ la nostra vita.  Ci agitiamo come criceti nella ruota, recitiamo una parte che ci è assegnata, moriamo, illusi di essere liberi. Invece, non siamo che burattini.

Se accettiamo questo. Se ci omologhiamo alla media. Se smettiamo di creare e di sognare, il Potere ci lascia in Pace. Anzi, ci loda per essere dei figli modello, degli impiegati operosi, dei bravi cittadini

Se invece seguiamo la nostra strada…. Facciamo la fine di Joseph K.

Ma il potere non può vincere. Perché è lui ad avere paura di noi. E perché può umiliarci, ferirci, imprigionarci, ma non toglierci la cosa più importante che abbiamo. L’amore per la libertà e per la Bellezza

Mio nonno una volta mi disse che imprigionare un’allodola è un delitto fra i più crudeli, perché è uno dei simboli più alti della libertà e felicità. Parlava spesso dello spirito dell’allodola, quando raccontava la storia di un uomo che ne aveva rinchiusa una in una piccola gabbia.

L’allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più, non aveva più nulla di cui essere felice. L’uomo che aveva commesso questa atrocità, come la chiamava mio nonno, voleva che l’allodola facesse quello che lui desiderava. Voleva che cantasse, che cantasse con tutto il cuore, che esaudisse i suoi desideri, che cambiasse il suo modo di essere per adattarsi ai suoi piaceri.

L’allodola si rifiutò e l’uomo si arrabbiò e divenne violento. Egli cominciò a fare pressioni sull’allodola perché cantasse, ma non raggiunse alcun risultato. Allora fece di più. Coprì la gabbietta con uno straccio nero e le tolse la luce del sole. La fece soffrire di fame e la lasciò marcire in una sudicia gabbia, ma lei ancora rifiutò di sottomettersi.

L’uomo l’ammazzò.

L’allodola, come giustamente diceva mio nonno, aveva uno spirito: lo spirito della libertà e della resistenza.

Voleva essere libera, e morì prima di sottomettersi al tiranno che aveva tentato di cambiarla con la tortura e la prigionia.

Sento di avere qualcosa in comune con quell’allodola e con la sua tortura, la prigionia e alla fine l’assassinio. Lei aveva uno spirito che non si trova comunemente, nemmeno in mezzo a noi umani, cosiddetti esseri superiori.

Tornate presto Katia e Sergio, ci mancate tanto….

Mani libere, tela e carta per Madame e Sergio

 

Prima che l’HulaHoop chiudesse per il periodo estivo, quindi più di quattro mesi fa, ci è arrivata la notizia che Madame Decadent, al secolo Katia Stefani, e suo marito Sergio Maria Stefani – da noi chiamato MR Muffin perché sa fare dei muffin vegan da capogiro – sono stati arrestati e portati in casa di detenzione.

Il motivo, si dice, sia per partecipazione ad associazioni anarchiche.

Delle azioni illegali compiute come partecipanti a questi gruppi anarchici non se ne sa niente.
Noi dell’HulaHoop vogliamo sostenere le famiglie affinché loro possano permettersi una difesa appropriata al capo d’accusa.

Madame Decadent non si arrende e continua a dipingere e ad esprimersi con la propria arte creando con quello che le viene concesso di avere in detenzione, mentre Sergio continua a scrivere.

Noi la pensiamo nel suo abito bianco travolto dal suo inchiostro come nella sua ultima performance artistica all’HulaHoop – PHILIA / IN ALBIS – che ha scosso ogni spettatore di quella serata, che si è potuto confortare poi con l’arrivo di MR Muffin e i suoi muffin al tatto ancora caldi.

LA LORO ARTE CI INTERESSA E PER QUESTO VI CHIEDIAMO DI PARTECIPARE

Siete tutti perciò invitati alla raccolta fondi che si terrà domenica 7 Ottobre all’ HulaHoop ore 17.00 a tarda sera .

In collaborazione con Non solo Animazione… srl,
esposizione fotografica di Paola Panicola DAL 7/10/12 AL 25/10/12

Durante l’evento reading dell’attrice Andrea Leonardi ,declama
“ L’Artista Madame Decadent” scritta da Federica Cortona Santa,
Reading di Alessio Brugnoli
DJ Set Loverista con morganMorison
DJ Set De-Monique
Cuns Dj set Electro
Live acustic di Hellspite + Pasta guest

Contributo min 5 euro con foto dell’artista Madame Decadent, scatto della fotografa Paola Panicola numerata come simbolico omaggio.
Apertura dell’evento alle ore 17:00 con degustazione di tè alla menta.

HULAHOOP
Associazione Culturale Gallery
Via de Magistris 91/93
Roma
#Un ringraziamento a tutti, per la realizzazione di questo evento#
———————————————————————19.30 apertura della mostra della fotografa Paola Panicola
che si prolunghera’ sino al 25/10/2012
Foto di Madame Decadent per la rivista:Tatuarte 121, Mexico

Paola Panicola
Si avvicina alla fotografia all’ età di 19 anni. Presto troverà un linguaggio personale e riconoscibile, che trova la sua massima espressione nel ritratto: descrive ogni volto con una sua intima visione che spesso si trasforma in un’immagine surreale, sia attraverso la scelta dei soggetti e della luce che per mezzo della post produzione digitale.

All’età di 19 anni segue due anni di corso presso la scuola romana di fotografia, intervallati da due anni di ricerca personale e dalle prime esperienze lavorative in ambito fotografico.
Dopo 4 anni di scatti in 35mm sceglie il digitale come nuovo mezzo di espressione.
I soggetti che predilige raccontare sono le donne, per estetica, drammaticità e forza, tre qualità che in un ritratto femminile possono venire fuori in un unica soluzione di impatto emotivo, sospesa tra una possibile azione e l’immaginazione personale dell’osservatore.

Schwarze Traum

Svegliarsi.

Accade un giorno che l’arte con i suoi infiniti strumenti sembrerebbe non bastare più, per andare avanti ci si accorge che l’unica via è quella di tornare indietro per poi voltarsi nuovamente e abbandonare tutto, e magari provare a fare qualcosa di vero e pensare di poter provare più piacere nel vomitare sulla tela piuttosto che dipingerla…

In sogno nero, Katia Stefani in arte Madame Decadent, si libera del superfluo, riparte da se stessa, affida unicamente al proprio corpo la conoscenza dello spazio oscuro, illimitato alla ricerca di tutti gli invisibili aliti di vento che come lame sfigurano il corpo e l’esistenza.

….Vano è il tentativo di poterli afferrare con le mani, di fermarli con il corpo, di scacciarli senza lasciare tracce, senza sanguinare, senza provare più dolore…

Questa è la prova di una sfida personale… l’artista e la sua arte; colore nero che trasuda dal corpo alla tela…

…Catarsi.

testo di Noemi Longo e Togaci

Loverismo

L’Hula Hoop club è un locale di Roma, zona Pigneto, che svolge il ruolo di cuore pulsante dell’avanguardia artistica italiana.

Ogni settimana, tra le sue pareti espongono i pittori e i digital artist più innovativi che mi sia capitato di vedere. Vi sono reading letterari e performance di grande impatto emotivo e visivo.

E il 18 Maggio, sarà il palcoscenico della prima mostra del movimento Loverista.

Cos’è il Loverismo ? Ho difficoltà a definirlo un’avanguardia, perchè questa è caratterizzata da un programma e una visione estetica comune che funge da filo conduttore per tutti gli artisti che vi si riconoscono.

Con il Loverismo, non è così: Francesca Gerlanda Di Francia, Silvia Faieta, Alessio Fralleone, Madame Decadent, Paolo Pilotti, Natascia Raffio e Togaci hanno dei linguaggi e dei modi di rappresentare il Reale molto diversi tra loro.

Se dovessi usare una definizione, sarebbe quella di confraternita, come i Nazareni o i Preraffaelliti. Ciò che li accomuna non è un’ideale astratto di bellezza, ma una visione etica.

La necessità comune di rivendicare il valore comunicativo dell’Arte, concentrando l’interesse sul processo di creazione e in seguito di condivisione, rompendo il circolo vizioso che rende il quadro una merce e la barriera che separa l’Uomo Comune dalla Pittura.

Così il creare diviene una missione e un impegno continuo, un donare se stessi al prossimo. Un contaminarsi di anime, per farlo riflettere sul vivere e sul morire.

Ciò che nel mio piccolo, provo a realizzare con la scrittura