Il Bagno di Chiara Luzi

il bagno

 

Nuova originale mostra all’Hula Hoop, la fucina dell’avanguardia romana in via De Magistris 91/93.

Il 22 marzo, alle ore 19.30 si inaugura la personale dell’illustratrice Chiara Luzi, intitolata Il Bagno

Lascio la parola al comunicato stampa

Una mente caotica quella di Chiara Luzi, illustratrice nata 32 anni fa ad Orvieto.

Matita e penna grafica danno vita alle sue illustrazioni dal sapore vagamente naïf che, in alcuni tratti, ricordano le immagini ingenue di Saint-Exupéry ne Il piccolo principe.

Un linguaggio grafico semplice e diretto, frutto di appunti mentali disordinati, imprecisi, che prendono forma ora di linee decise, ora di segni nervosi ed incerti. Nessun motivo dominante, figure zoomorfe e fitomorfe, apparentemente non rifinite, si alternano nei suoi lavori, quasi a riprodurre i cambiamenti del suo animo.

Se è vero che un disegno pesa quanto il tuo animo nel momento in cui lo fai, quanto peserà un dipinto?

Per Chiara Lu, probabilmente, ha il medesimo peso dei suoi disegni, poiché riesce a trattare la materia tela esattamente come i fogli sui quali è abituata a disegnare. Nel suo primo lavoro pittorico, Il Bagno, ritroviamo lo stesso tratto nervoso ed istintivo, alleggerito da accesi colori pastello che ben rappresentano l’ambiente ritratto: il bagno, centro nevralgico dell’intimità quotidiana, luogo di solitudine, riflessione e relax, in cui si consumano rituali giornalieri. Gesti ed azioni che si ripetono ogni giorno per tutto il corso della vita e che Chiara rappresenta con leggerezza, trasformando l’osservatore in un indiscreto voyeur. Con i suoi dipinti spalanca le porte del luogo privato per eccellenza, attraverso ardite prospettive che rendono lo spazio irreale, quasi a voler rappresentare un inconscio distorto in cui si percepisce il rapporto intimo che si ha con il proprio corpo.

In fondo l’arte non si è mai disinteressata di questo luogo tabù, utilizzandolo come simbolo provocatorio ed evocativo degli aspetti più viscerali dell’uomo. Ma la Merda d’artista di Piero Manzoni è sigillata in un barattolo, così come la Fontaine di Marcel Duchamp o l’Excusado di Edward Weston sono oggetti decontestualizzati, degli objet trouvé privati della loro originaria funzione ed elevati ad elementi estetici decorativi.

I dipinti di Chiara non seguono questo filone provocatorio bensì analizzano e mettono in scena l’intimità quotidiana comune ad ogni individuo. Sono mera rappresentazione di un luogo condiviso e vissuto da tutti, dove i pensieri, spesso, prendono il sopravvento, catapultandoci in luoghi fantastici senza spazio e senza tempo.
Mostra dal 22 marzo al 4 marzo
Personale di Chiara Luzi
a cura di Togaci

progetto comunicativo : Emanuela De luca

presso Hula Hoop Gallery

via de Magistris ,91/93
Roma
ore 19.30
tessera associativa € 3
ufficio Stampa :Emanuela Cinà

Giulia Airoldi su Alessandro Bulgarini

bulgarini

 

Do visibilità al testo critico che Giulia Airoldi ha dedicato a Paroxysm, nuova mostra di Alessandro Bulgarini

“It would be so much easier not to care…it’s too hard to care” Andy Warhol

 

Il termine “parossismo” indica il punto di massima tensione raggiunto da una situazione di qualunque tipo che al di là di quello può solo rompersi violentemente liberando il suo carico di energia accumulata. Gli effetti di tale rottura sconvolgono il precedente ordine cosicché non sia mai più possibile ripristinarlo e la fase che ne consegue è un azzeramento da cui procederà semmai la ricostruzione. Questo è, purtroppo e per chi ne ha coscienza, lo stato attuale della nostra civiltà che precipita spaventosamente verso il limite della sua identità, che non è più in grado di reggere il peso di se stessa né di nascondersi dietro al benessere. Decenni di messaggi promozionali e miti virtuali hanno gonfiato un sistema di valori effimeri ormai prossimo alla saturazione, hanno ‘intrattenuto’ l’Occidente mentre le strutture sociali, politiche ed economiche andavano deteriorandosi seguendo traiettorie insondabili.

La pittura di Alessandro Bulgarini nasce dall’urgenza di testimoniare questo presente impervio, dalla volontà di reagire al vuoto di senso dilagante e di distinguersi con forza dalle derive della sub-informazione mediatica e della sub-estetica massificata.  Confinare il suo lavoro in ambito anti-pop significa tuttavia considerarlo da un punto di vista prettamente oppositivo ad una linea artistica che seppur marginalmente lo connota, certamente non lo identifica. Il dialogo con l’estetica pop, evidente nell’approccio iconografico e nella scelta popular di contestualizzarsi storicamente, diviene assoluto antagonismo non solo nel rovescio dissacrante della citazione, ma anche e soprattutto in virtù della ben chiara posizione ideologica dell’uomo-artista. La dichiarazione-manifesto di Andy Warhol è emblematica del distacco intellettuale e dell’indifferenza degli artisti cosiddetti Pop che a loro tempo, per non averne avuto accortezza, hanno generato una prassi artistica funzionale al mercato e allo star system. Una  volontà che ha destrutturato il tradizionale rapporto con l’arte e che ha lasciato un’impronta tutt’ora notevole in certe produzioni seriali e nella mancanza di contenuti di buona parte dell’arte contemporanea. In quest’ottica Bulgarini ha scelto la linea “too hard”, quella della presa di coscienza nei confronti di una società annichilente e della conseguente denuncia dei suoi inquietanti retroscena, quella di una pittura colta e complessa, impegnata e irriducibile.

Essere anti-pop significa allora lavorare al ripristino dell’originaria funzione dell’opera d’arte, offrire cioè uno scorcio sulla verità attraverso lo stratagemma rappresentativo e favorirne la ricezione ricorrendo ad immagini ambivalenti. L’opera è concepita come una scena parzialmente svelata in cui realtà e illusione coesistono mostrando ciascuna il proprio rovescio nello specchio dell’altra e la cui chiave interpretativa viene fornita dal titolo che ne è parte integrante.

Alla comprensione intellettuale prevale l’attivazione della facoltà intuitiva, della libera associazione e dello shock, meccanismi psichici e linguistici indotti dall’artista. Il rapporto con le arti fantastica e surralista è stretto e sottoscritto, l’immagine funziona come fattore perturbante, scardinando le certezze semiologiche dell’osservatore. Opere come Goldman Sucks!, che allude agli inquietanti retroscena della politica economica, o come Salvator mundi?!, il Cristo/Obama dispensatore di democrazia globale, o ancora American liberty, paradosso di una nazione che ha sterminato intere popolazioni per  votarsi finalmente alla libertà, smascherano la storia contemporanea, i suoi miti e i suoi operatori proponendo per lo meno il dubbio che qualche aspetto di essa sia stato prudentemente occultato. Il martirio energetico di San Nikola Tesla non lascia in realtà molti dubbi riguardo ad una delle vicende più spinose della storia del Novecento, quella cioè dell’improvvisa morte dello scienziato e della misteriosa sparizione dei suoi studi sulla produzione di energia pulita e accessibile.

Ristabilendo la sua funzione principale, la prassi artistica torna dunque ad allinearsi con la sua missione fondante, con la volontà di tramandare, nascosti tra le pieghe della ricerca formale e dei pretesti pittorici, contenuti e metodi di una scienza originaria, creata per veicolare messaggi profondi. Una tradizione che si snoda come un filo rosso da un’epoca all’altra attraverso le arti, le scienze e le discipline spirituali, ma che a stento sopravvive al positivismo occidentale.

L’artista raccoglie questo testimone utilizzando figure e linguaggi appartenenti alle tradizioni esoteriche e alchemiche, potenti strumenti evocativi che agiscono nella memoria inconscia e invitano all’investigazione delle scienze più antiche della civiltà. Nelle Tabulae Philosophicae è citata l’arbor philosophica, immagine che sintetizza la complessa dialettica tra l’albero della vita e l’albero della morte e che venne analizzata da Jung come archetipo inconsciamente condiviso, espressione dell’energia psichica. Il pellicano e l’unicorno sono alcuni degli animali simbolici utilizzati in alchimia per indicare il raggiungimento di uno stato di purezza mistica: il primo è metafora del sacrificio salvifico di Cristo, il secondo si riferisce al principio della concordia oppositorum, tema sviluppato in opere come Mons inversa e che anima in generale tutta la produzione, inteso come sintesi della duplicità delle forze che generano la natura e del rapporto speculare che le determina. L’Autoritratto Tetrasomatico, di sapore daliniano, allude alla mitica figura del Giano bifronte che rivela la centralità emblematica di un terzo occhio aperto e attivo tra le illusorie estensioni del passato e del futuro.

La citazione e la riqualificazione artistica di questi concetti nascono dal concepire l’alchimia, o qualunque altra tradizione esoterica, come descrizioni metaforiche dell’essere umano e del percorso che lo conduce alla scoperta del sé, un processo individuale di rimozione del velo e di apertura dell’occhio interiore. L’invito è rivolto con particolare urgenza all’uomo contemporaneo,

inconsapevole faber della propria disgraziata vicenda, e assume la portata di un monito contro l’incoscienza collettiva. Solo la volontà e il lavoro personali infatti, volti alla costituzione di una nuova e ben centrata identità, possono combattere l’inerzia sociale e determinare un reale progresso della storia occidentale.

ALESSANDRO BULGARINI PAROXYSM

PAROXYSM

 

ALESSANDRO BULGARINI

PAROXYSM

a cura di Giulia Airoldi

9-23 marzo 2013

Spazio Tolomeo, Milano

VERNISSAGE  Sabato 9 marzo dalle ore 17.00

Spazio Tolomeo, nuova location espositiva indipendente inaugurata nel 2012 dallo storico corniciaio milanese, ospita dal 9 al 23 marzo PAROXYSM,  personale dell’artista Alessandro Bulgarini. La mostra propone una ventina di opere che ben rappresentano il percorso artistico del pittore bresciano attivo dal 2008 nel panorama contemporaneo  e che già conta numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

Come suggerisce il titolo, la pittura di Bulgarini si colloca concettualmente in un ambito di denuncia e di smascheramento del momento storico e sociale in essere, considerato come la situazione limite di un progressivo scollamento tra  le volontà dei gruppi di potere e la loro veste mediatica. Attraverso il rovescio dissacrante di volti e temi di attualità, inseriti in contesti stranianti, l’artista vuole suggerire una lettura più lucida della realtà e favorire la separazione da stereotipi e falsi miti. Considerare il lavoro di Bulgarini in chiave anti-pop è tuttavia riduttivo. La sua ricerca si nutre di suggestioni e linguaggi appartenenti alle tradizioni artistiche surrealista e fantastica, evidenti soprattutto nel concepire l’opera come un meccanismo psichico perturbante. L’utilizzo di simboli e concetti alchemici connota tutto il lavoro. Questi agiscono come strumenti evocativi e invitano all’investigazione delle scienze più antiche della civiltà.

 

Alessandro Bulgarini nasce nel 1983 a Brescia dove vive e lavora.

Principali mostre personali:  Crudelis Fabula (Zagarolo 2012), Affordable Art Fair (Milano 2012), Pictor Maleficus (Milano 2011), IMITATIO CHRISTI (Carrara 2011), Crudelis Fabula (Parma 2011), Aenigma Picturae (Trenzano 2010), Attraverso l’immagine, al di là dell’immagine (Rovigo 2010).

Principali mostre collettive:  Art Wine & Design (Franciacorta-Mumbai 2012), Berlin 2 (Berlino2012), Swiss in Art (Lugano 2012), APOKALIPS (Milano 2012), The New Talents (Brescia 2012), NEW POP (Milano 2012), Bazarte (Milano 2011), Satura PRIZE (Genova 2011), Politicart (Brescia 2011), La parola rivelata / The revealed word (Viterbo 2011), Contemporary International Art IV ( Miami 2011), Primaverile A.R.G.A.M. (Roma 2011), ARCHIVIARTI (Milano 2010).

 PAROXISM

9-23 marzo 2013 – SPAZIO TOLOMEO

Milano, via Ampere 27 (angolo con via Pacini)  metro linea verde Piola
VERNISSAGE: sabato 9 marzo ore 17.00 (apertura fino alle 21.00)
FINISSAGE: sabato 23 marzo ore 18.00 (apertura fino alle 21.00)
ORARI: lun – ven 9.00-12.30 15.00-18.30; sab 9.30-12.30 16.00-18.30

Ci siamo conosciute per caso

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Domani sera, alle 18.30, lo Studio Artistico Evasioni, in via dei delfini 23, Roma, inaugura la mostra

CI SIAMO CONOSCIUTE PER CASO???
Bi personale di Simona Bramati & Togaci

L’occasione per ammirare i lavori di artiste che stanno costruendo la storia dell’avanguardia contemporanea.

Lascio la parola alla presentazione della mostra…

In un periodo storico in cui l’arte sembra aver perso la sua coerenza, in cui la società cerca di plasmare individui sempre più concentrati sul proprio ego, dove l’etica e la ragione diventano valori quasi desueti, a testimonianza di un malessere generale, pare scontato domandarsi: pensiamo davvero di conoscere noi stessi? o addirittura possiamo azzardare nel dire di conoscere l’altro? Ci siamo conosciute per caso??? la bi personale di Simona Bramati e Togaci vuole essere la risposta. Una mostra pittorica che testimonia la profonda ricerca interiore di due artiste, due donne consapevoli delle loro capacità ed espressamente libere che nelle loro differenze stilistiche si sono incontrate, scoprendo di avere come punto di partenza comune una visione critica ed oggettiva del presente. 
Togaci, eclettica artista torinese, romana di adozione, fautrice della libera espressione artistica, sperimenta da sempre l’arte in tutte le sue forme. I suoi lavori prendono vita dalla riflessione sociale attingendo dal proprio universo emotivo personale. Come un invisibile filo di Arianna l’energia, forte presenza in tutte le sue produzioni, ci conduce in un asso temporale tra le esperienze passate e un futuro non ancora svelato.
Simona Bramati, artista di origine marchigiana è riconosciuta ed apprezzata anche dalla critica internazionale per il suo stile inconfondibile; la rappresentazione semplice ed evocativa della vita. Colori tenui, tele quasi monocromatiche che si contrappongono ad immagini di grande tensione emotiva, corpi contorti e conturbanti che denunciano una ricerca profonda del proprio io.

Mostra dal 2 al 9 marzo 2013

CI SIAMO CONOSCIUTE PER CASO???
Bi personale di Simona Bramati & Togaci

A cura di Alessia Defilippi

Special guest
” concept LIVE ” by DJ Eve-Lys dalla Francia(Analog Dust)
www.simonabramati.it
www.equilibriarte.org/togaci

Ufficio Stampa: Emanuela Cinà

grafica : Dcgraphics.

STUDIO ARTISTICO EVASIONI di Giulia Spernazza

www.giulia-spernazza.it

– Via Dè Delfini 23 – Roma _ ore18.30
06 45422513.
DJ Eve-Lys
La musica ? la sua vita !
Attivista francese del Techno Sound di Detroit dal 1993.

Eve-Lys (Sylvie Recrosio) è una dj ,producer, art director di Parigi che suona e condivide la sua passione in diversi paesi del pianeta musica.
Autodidatta performer firmata su diverse etichette discografiche; canta, suona sintetizzatori analogici, compone sound ambient e visual-techno con una reale identità underground.
Appassionata di comunicazione ha creato un concept di trasmissioni radiofoniche come “Montmartrorama” sulla radio new yorkese Radio23.org e su diverse radio internazionali ( Germania,Argentina, Inghilterra,Francia ecc..).
Da sempre innamorata di comunicazione e di scambio, Eve è anche una brava PR che ha ricevuto il “brevetto di comunicazione ed azioni pubblicitari”(B.T.S) .
Parla diverse lingue ed è capace di generare ed organizzare eventi, provocando una vera “alchimia”, un rapporto interpersonale,una reale soluzione ad un problema di comunicazione iniziale.
( campionato mondiale del trial ecc )

il suo slogan? “Dare to Share” (osare condividere).
http://soundcloud.com/dj-eve-lys
https://www.facebook.com/eve.lys.12

SHEPARD FAIREY PRINT SHOW #3

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SHEPARD FAIREY
Print Show #3

2 – 30 marzo 2013

a cura di Dario Morgante

Mondo Bizzarro Gallery rinnova l’appuntamento con l’artista americano Shepard Fairey, uno dei massimi esponenti mondiali della street e della poster art.

Shepard Fairey è diventato universalmente noto per aver realizzato il primo manifesto elettorale di Obama, ma la sua carriera affonda le radici nella cultura skate della fine degli anni Ottanta, e nell’abitudine delle band punk hardcore di realizzare sticker per pubblicizzare i loro nomi, spesso più creativi della musica stessa.

Da quegli esordi Shepard Fairey ha costruito una carriera di tutto rispetto, unendo il suo nome e la sua arte a band come i Public Enemy o i Metallica, e alle istanze della sinistra americana, fino a «Hope», «Progress» e «Vote», le tre parole d’ordine delle elezioni presidenziali del 2008.

La mostra che si inaugura il 2 marzo presso la Mondo Bizzarro Gallery propone una selezione di rare Hpm (serigrafie stampate a mano su carta di collage) mai esposte in precedenza in Italia accanto a soggetti famosi e a opere più recenti come la celebre “The Protester” realizzata a sostegno di Occupy Wall Street.

Inaugurazione: sabato 2 marzo 2013, ore 18.30
Periodo: 2 – 30 marzo 2013
Orari: dal martedì al sabato 15.00 – 20.00
Chiuso domenica e lunedì
Sede: Mondo Bizzarro Gallery, via Sicilia 251
Tel. 06-44247451 info@mondobizzarrogallery.com
http://www.about.me/mondobizzarrogallery
http://www.mondobizzarrogallery.com

Turing Test

Qualche annetto fa, curai una mostra a Milano, intitolata Turing Test per la defunta galleria New Ars Italica, in cui si affrontava il tema dell’Intelligenza artificiale.

Nonostante l’ingratitudine di qualche artista, che ha applicato la damnatio memorie sul mio lavoro, nonostante abbia continuato a usare a destra e manca il testo del mio catalogo, posso dire di esserne stato molto soddisfatto.

Qualche giorno fa mi è tornato sotto gli occhi un video del buon Ignazio Fresu, in cui si presentava Oracolo, una sua opera, bella e suggestiva, presentata in quell’occasione.

Mi è venuta un poco di nostalgia… E soprattutto debbo ringrazia Ignazio perchè mi ha permesso di recuperare il testo della presentazione di quella mostra che pensavo definitivamente perduto… Eccolo qui…

Dalla sua nascita, The New Ars Italica ha sempre avuto l’ambizione di essere qualcosa in più di una semplice galleria d’arte: una factory creativa e di incubatrice di idee, capace di dar voce alle idee forti ed eretiche della cultura italiana.

Voci differenti, contrastanti, ma accomunate dallo sforzo eroico di andar oltre la crisi del Postmoderno. La politica culturale di The New Ars Italica è porre gli artisti dinanzi a temi culturali forti, dando possibilità di riflettere e portare avanti senza condizionamenti la loro ricerca.

In questo continuum si pone la mostra Turing Test, realizzata in collaborazione con la società Your Voice.

Collaborazione fondata sul fatto che entrambe le aziende, nel loro ambito specifico, sono focalizzate sulla ricerca, sul coraggio e sull’innovazione, cose purtroppo rare in un’Italia sempre più apatica e ripiegata in se stessa.

Turing Test è specchio immediato di tale collaborazione, essendo una mostra basata sul concetto che Scienza ed Arte, pur avendo in comune il soggetto e l’oggetto della propria ricerca, sono riflessioni dell’Essere su se stesso, son di fatto mutuamente irriducibili l’una all’altra come linguaggio e paradigmi.

Questa alterità non genera mutismo, perché vi è una cosa che le accomuna: l’Io, permette la loro contaminazione negli ambiti della Teknè, gli strumenti che l’Uomo utilizza per dar forma e senso al mondo, sia la Prassi, l’azione.

Proprio questo è l’ambito della Mostra: il confronto tra ricerche estetiche, tra le più disparate, e la tecnica, i prototipi di Robot generati dall’Industria e dalla Ricerca, generando metafore ed assonanze.

Perché il Robot, l’Intelligenza Artificiali, non sono che immagini che noi costruiamo dell’Altro, specchi delle nostre paure e sogni

P.S. anche se all’epoca non avrei mai pensato di diventare scrittore di fantascienza, ne subivo già il fascino 😀

Solidarietà a Madame Decadent

Katia_d

 

Venerdì scorso, come sa chi segue il blog, c’è stata l’inaugurazione della splendida mostra loverista all’Elsa Morante.

Mostra in cui, oltre al mio reading, c’è stata una splendida performance di live painting eseguita da Madame Decadent.

Purtroppo l’opera, figlia della performance, è stata buttata… Per saperne di più, lascio la parola a lei…

Con molta amarezza e enorme dispiacere, ieri ho saputo che l’opera di live painting lasciata esposta all’ Elsa Morante ( qui nella foto) è stata gettata. Non ho parole per esprimere la rabbia che un gesto simile mi ha tirato fuori. Ho esposto in centri sociali, in locali e per strada e non mi era mai capitato niente di simile. Ho sempre avuto e ricevuto rispetto per ciò che avevo intorno. La fitta al cuore ti raggiunge quando capisci che negli spazi adibiti a curare l’arte si trova chi ne è in grado e così avvengono questi gesti insensati. Alle persone che mi avevano chiesto informazioni per l’opera dico col cuore in mano che spero di poter avere o fare un’ opera che gli regali un uguale emozione. In qualsiasi modo questa storia andrà a finire, nessuno potrà mai ridarmi indietro ciò che avevo fatto. Katia Stefani

Cara Katia, se ti può consolare, sono cose capitate a tutti i grandi artisti… L’Arte è transitoria e vittima delle incomprensioni e della superficialità del volto.

Nessuno, però, può buttare o distruggere ciò che hai nel tuo grande cuore… Siamo fortunati ad averlo in dono !

Homines Luci e Ombre: Personale di Marco d’Auria

titolo danza e colori tecnica olio e acrilico su tavola dimensione cm 50 x 60

“Homines Luci e Ombre, Mostra Personale di pittura di  Marco d’Auria”.

Dal 2 marzo alle ore 18.00 al 16 marzo alle ore 19.00

Artespazio La Vaccarella

vicolo della Vaccarella 12, 00186 Roma

L’associazione Artespazio la Vaccarella  ha l’ambizione di impostare la sua attività di promozione culturale secondo un preciso obiettivo: rilanciare una riflessione, filosofica ed estetica, sull’Uomo, inteso nella sua tragica globalità.

Nel nostro contemporaneo, c’è un rifiuto dell’Individuo: da attore del Mondo e costruttore del suo Destino, si è ridotto a spettatore, vittima di forze ignote più grandi di lui. Artisti, intellettuali e filosofi ne sezionano le diverse componenti, l’economica, la politica, l’istintiva, ma sfuggono alla sfida di definire ciò dona unità al nostro Essere. Ciò che trasforma una maschera, un insieme informe di attributi, difetti e qualità, in una Persona.

La pittura di Marco D’Auria è al contrario un interrogarsi su questo centro focale, sul ciò che definisce la nostra natura, incerta come un passo di danza.

Sotto molti aspetti, dipingere per Marco,  è parlare della morte, non quella che si  pone alla fine della vita fisica, ma quella dell’anima.

Il ridursi a grigi automi, privi di coraggio e speranza,  incapaci di volare perché appesantiti dalla disperazione, pronti ad accettare ogni bugia che il Potere vuole imporci.

Ciò che ci libera è l’inquietudine, l’ambizione di sopravvivere a noi stessi, di lasciare traccia dei nostri passi: una febbre della coscienza, che ci rende impossibile di  accontentarsi. cioè di ciò che la vita terrena, entro i suoi limiti, può dare.

Molti cercano di farla tacere, alcuni l’assecondano. Marco, nelle sue opere che vanno dal 2008 al 2012, la rende gesto e colore, scoprendo uno spirituale immanente nel flusso vitale.

La sua pittura è liberazione:  non rappresenta manichini, ma le fiamme che nutrono la nostra anima che bruciano ciò che è inutile e illuminano ciò che è grande

Artespazio La Vaccarella Orario 14.30/18,00

Domenica su appuntamento

Tel: +390664760448

Mob: 3358101016

renatocostrini@alice.it

lavaccarella@yahoo.it

http://www.lavaccarella.org/

 

 

Il Vuoto e l’Azione, retrospettiva su Andrea Pazienza

Il vuoto

 

Venerdì 22 febbraio, c’è un’alternativa intelligente allo sbraitare per la chiusura della campagna elettorale.

All’Hula Hoop, la fucina dell’avanguardia romana, in via De Magistris 91/93, zona Pigneto si inaugura la mostra

Il Vuoto e l’Azione, retrospettiva su Andrea Pazienza

di Mauro Sgarbi, dove il pittore reinterpreta il luciferino Massimo Zanardi.

Il tutto a cura di Togaci

special guest

Associazione culturale Artmerlino

arte e oreficeria di Rita Ciarapica e Marco Addamiano.

sculture dedicate ad Andrea Pazienza

Reading di Alessio Brugnoli (potevo perdermi un’occasione del genere ?) e Patrick Gentile

Di seguito, il testo che ho scritto per la presentazione della mostra

Avevo quattro anni, almeno credo. Ero affacciato alla finestra di quella che, parecchi decenni dopo, diverrà casa mia. C’era una cosa che mi colpiva: Viale Manzoni, sempre trafficata, era vuota. All’improvviso sentii dei canti. Mi girai incuriosito. Era una manifestazione. All’inizio rimani stupito dalle bandiere e dagli striscioni dai colori accesi e vivaci. Poi vidi le facce, piene di rabbia e dolore. Mi allontanai spaventato.

Un anno dopo, sempre nella stessa casa e nello stesso salone, ero seduto su uno scassatissimo divano rosso cardinalizio. Qualcuno accese una di quelle televisioni in bianco e nero, a valvole e con il telaio in bachelite e l’alimentatore esterno. Servivano un paio di minuti per fare apparire l’immagine. C’era un edizione del Telegiornale. Avevano rapito un certo Aldo Moro. Sentii un paio di parolacce.

Sono alcuni dei ricordi più vividi della mia infanzia che rendono l’immagine degli anni Settanta che mi ha perseguitato per anni e che ogni tanto faceva capolino nei miei incubi: un periodo buio, pieno di paura e di rabbia.

Finché, ai tempi dell’Università, conobbi Giulio: proveniva da una famiglia in cui il lavoro di ingegnere era diventato congenito, con i tutti i pregi, all’epoca ne vedevo pochini però, e i difetti del caso.

In quella famiglia vi era però una pecora nera. Uno zio fricchettone, Diego soprannominato Valis, che secondo Giulio si era fumato l’infumabile. Diego aveva una casetta dalle parti di Re di Roma, dove andavamo a studiare Analisi e Fisica II. Feci subito amicizia con lui… E mi fece scoprire l’altro lato degli anni Settanta: quello eretico, utopico e anarchico, che tanto ha influenzato la mia crescita spirituale.

Una sera rimanemmo a cena da lui. Mentre Diego ci propinava la sua stranissima cucina, che oggi chiameremmo fusion, mi cadde l’occhio su una foto. Era lui da giovane, in tenuta ufficiale da figlio dei fiori, accanto a un ragazzo dai capelli neri, vestito con maglietta chiara. Benché tentasse di accennare un sorriso, il suo sguardo sembrava essere malinconico o annoiato.

“Chi è?” chiesi

Diego sospirò

“E’ il Paz”

Si accorse della mia espressione perplessa. Così aggiunse 

“Andrea Pazienza, fumettista ?”

“Ah, lavora per la Marvel ?”

Rischiai di prendermi un “han yan” in piena fronte. In compenso, così nacque la mia passione per Andrea, un testimone dei suoi anni e un profeta di quello che saremmo potuti diventare. E forse proprio il peso di questa consapevolezza, lo schifo che vedeva nascosto nel perbenismo bonaccione dell’Italia, gli ha fatto dire addio alla vita

Ho amato e apprezzato tutti i suoi fumetti, compreso quel grande bastardo dal naso aguzzo che è Massimo Zanardi. Ora, immagino che vi aspettiate qualche sproloquio, sul fatto che il Zanna sia vittima della società, della borghesia degli anni Settanta ossessionata dal consumismo e priva di ideali o metafora del proletariato oppresso.

Nulla di tutto questo. Zanardi è malvagio e la sua cattiveria trascende il tempo e lo spazio. Avrebbe compiuto danni nell’Antica Roma, nella Firenze del Rinascimento o in qualsiasi altra situazione si fosse trovato.

Zanna è un personaggio shakespeariano. E’ l’amante segreto ideale di Lady Macbeth, oppure il compagno di giochi e di bevute di Iago. Dotato di virtù, intelligenza e coraggio, è però perseguitato, come ben diceva Pazienza, dal vuoto che ha dentro il cuore.

E’ un buco nero che assorbe ogni emozione e a cui è impossibile sfuggire: una cappa di piombo sull’anima. Nascondersi nelle regole e nelle ipocrisie con cui ogni giorno ci circondiamo per tirare avanti e non scannarci a vicenda, inutile. 

Fare il bene, non da nessuna soddisfazione. Anzi è doloroso, perché mostra come il marcio non sia solo dentro di noi, ma in tutto ciò che ci circonda. Rimane il Male, non per il piacere che dona nel compierlo, ma nel tentativo di rendere gli altri simili a noi.

Dare voce a un’icona di questo, a suo modo titanica, è un’ impresa da far tremar le vene ai polsi. Lo stesso Andrea Pazienza confessava di esserne atterrito. Per raccoglierne il testimone, bisogna avere qualcosa di più del coraggio: la sublime incoscienza del genio.

Dote che non manca a Mauro Sbarbi, pittore che come Ulisse è pieno d’ardore nel

divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore.

Mauro, nato a Petaling-Jaya in Malaysia, da una famiglia di artisti italo francesi, si è formato tra Roma e Vancouver, esplorando i misteri del fumetto e della pittura e dedicandosi a una pluralità di linguaggi espressivi, dal disegno all’arte digitale.

Un mediocre si sarebbe limitato a scopiazzare le tavole di Andrea Pazienza, al massimo riproducendole in grande. Mauro ha seguito un sentiero più difficile e complicato: ha studiato a fondo l’opera del Paz, l’ha inglobata nel suo animo, ricreandola in forma nuova e sublime, secondo l’accezione data dal buon Schopenhauer: il piacere che si prova osservando la potenza o la vastità di un oggetto che potrebbe distruggere chi lo osserva.

Nei quadri di Mauro, che attualizzando la tensione sperimentale dell’arte del Paz, si evidenzia il segreto del potere che Zanardi ha su di noi: il fatto che con tutte le sue ambiguità, sia uno di noi. La sua desolazione è la nostra: a volte vorremmo essere come lui, pura irruzione del caos nel Mondo, ma ce ne manca il coraggio.

Oppure, come ci suggerisce Mauro con la sua pittura, a nostro modo, siamo più forti di lui, dato che guardiamo i nostri demoni senza esserne dominati. Le sue opere ci invitano alla speranza che Zanardi possa cambiare, ritrovando se stesso, magari come il personaggio del re Lear, godere di un istante di consapevolezza, in cui dire:

“Eppure Edmund fu amato”

Speranza che è in tutti noi, quella di riscattarci dai nostri limiti e dalle nostre debolezze: di smettere di vagabondare senza meta su una vespa, di abbruttirci su un divano o di meditare vendette e scherzi crudeli, per scoprirci un attimo cavalieri in splendida armatura o semplicemente persone che provano a fare, nel loro piccolo, qualcosa di Giusto.

Ma nonostante questo, se Zanardi non si redime e vive in noi, come un cancro che ci divora l’anima, come possiamo affrontarlo e vincerlo ?

Andrea Pazienza e Mauro Sgarbi, con le loro creazioni, ci suggeriscono come l’unica via sia l’Arte. Proiettare sulla tela o sul foglio i nostri abissi e sfidarli in un eterno duello, senza vincitori né vinti. Perché distruggerli è distruggere noi stessi.

 

YOUR VALUE IS MORE THAN YOUR DEBTS

Multe-d'autore-Fiorido2013

Omaggio ad Equitalia

 Non salveremo lo stato con le vostre multe ma con il nostro lavoro
 Philippe Daverio
Nella nostra società l’uomo è immerso nel meccanismo di creare debiti e lavorare per essi: il debito dell’ istruzione, del costo della vita, dei mezzi pubblici, della sanità, dei beni superflui ecc. Per il disegno progettato dal consumismo tu vali quanto il tuo debito.
 Rispettare le regole imposte da un sistema sostanzialmente punitivo vorrebbe dire accettare il suicidio della propria identità. La verità si confonde leggibile tra le righe, perché ripianare i debiti altrui e i propri debiti dovrebbe essere una priorità per le nostre vite?
L’ azione comportamentale “Tu vali di più del tuo debito” diventa la risposta risolutiva con stravolgimento delle regole. Prendiamo in considerazione la sanzione pecuniaria conosciuta in Italia in modo popolare come “multa”: ho collezionato un numero indefinito di multe dal momento stesso in cui ho raggiunto la maggior età; in quanto artista sono pronta a mettere la mia firma d’autrice sulle ammende stesse che assumono pertanto la trasmutazione di prodotto artistico. Il valore stabilito dagli enti statali riguardo le mie ammende viene pertanto annullato e tutt’al più aumentato dalle regole del mercato dell’arte; il mio debito vale nettamente di più del valore legale stabilito in quanto il mio debito stesso è un’operazione artistica. E’ consigliabile allo Stato un pignoramento delle multe autografate con possibilità di venderle a un’asta pubblica.
Invito coloro che non accettano il sadismo del sistema di presentarsi nella sede della galleria Famiglia Margini con relative multe, che verranno firmate a titolo benefico per salvare l’umanità da se stessa.
Paola Fiorido
Arte e non solo
Lezioni di Indisciplina– pensiero e gesto nell’arte e nell’economia www.lezionidiindisciplina.comSi chiama lezioni di Indisciplina pensiero e gesto nell’arte e nell’economia ed e’ un simposio di performance multiformi: scrittori, musicisti, economisti, poeti, esponenti del mondo accademico, storici dell’ arte, compositori, filosofi che si avvicendano sul palcoscenico parlando di arte ed economia, dei punti di contatto tra le due discipline e di come la differenza tra di loro sia solo eventuale, perché  entrambe riconducibili all’esistenza del gesto.

Le lezioni sono nate dall’idea di concepire l’ economia come gesto e l’ arte come la parte eccellente dell’ economia e della necessita’ di conciliare l’indisciplina che diventa doverosa nei confronti di una realtà’ spesso inaccettabile con una rigorosa disciplina interiore.
 (1) perché lo Stato deve far pagare l’errore dei cittadini colpendoli con una pena in denaro?; (2) perché lo Stato si riduce ad avere a disposizione, per ravvedere o punire il cittadino, i due soli strumenti della pena detentiva e o di quella pecuniaria?; (3) perché ridurre tutto al numero dei giorni di prigione o al numero di euro da pagare per rimediare all’errore, reale o supposto che sia?
 è chiaro che il tema del valore – complesso, profondo, quasi insondabile e comunque filosoficamente aperto al contributo e alla chiave interpretativa di ognuno nell’ambito di un dibattito teoricamente e praticamente inesauribile – viene così svilito e immiserito a un rapporto di dare – avere inscatolato in una contabilità poverissima (che tra l’altro crea problemi sia a chi deve incassare sia a chi deve sborsare). non c’è dubbio che diventi urgente trovare nuovi strumenti di “aggiustamento” di questi rapporti. In economia il pensiero è azione, e così anche nell’arte. Perché non cercare di rinvenire nell’arte del gesto una possibile soluzione?
Pierangelo Dacrema
 
Come vecchie papere utili per dissuadere chi presto si annuncerà’.
No privacy, qui, nella società avanzata che ha bisogno solo di discrezionalità a difesa degli sfortunati e del debole di turno affidandosi a Tecnologiche sentinelle… e sopravvivere.
Running Mannarelli
 La multa e’ una mutanda.
 una mutanda sporca
 Porca l’ orca
 La multa e’ l’ orca assassina
 Puzza al presente
 di un deficente
 che l’ ha affibiata prima.
 Andrea G Pinkettz
 Fine
 is
 Fine
 Andrea Carlo Cappi

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YOUR VALUE IS MORE THEN YOUR DEBTS
Mostra personale di Paola Fiorido A cura di Grace Zanotto
galleria Famiglia Margini Milano, Via Simone d’Orsenigo 6
 
“Il debito è dogma. La trasposizione contemporanea del senso di colpa religioso.
Appropriandosi delle multe, Fiorido ne trasmuta il valore attraverso un processo  alchemico-artistico.”
Grace Zanotto
 
Opening giovedì 7 Marzo 2013 ore 18.30
&
Special event con Philippe Daverio 
..e molti altri in “Prove di Lezioni d’indisciplina” domenica 10 Marzo 2013 ore 17.00

Ingresso libero – cocktail offerto da ASTORIA
info+press famigliamargini@gmail.com
www.famigliamargini.com