Gentrificazione a Palermo

Molte delle riflessioni fatte sulla gentrificazione dell’Esquilino, possono essere estese al centro storico di Palermo.

Il processo è analogo: degrado delle infrastrutture, abbandono dei ceti abbienti, sostituzione con quelli “popolari”, di provenienza italiana e straniera, riqualificazione urbana, ritorno degli abbienti.

Ma a differenza di quanto nei paesi anglosassoni, la gentrificazione non implica sostituzione, ma sovrapposizione, che quando non è associata alla creazione di un’identità condivisa, crea conflitti.

E sospetto che a Palermo, più che la realtà del Pigneto, si stia replicando quella dell’Esquilino.

Questo rende entrambi i luoghi dei “laboratori narrativi”, fonti di ispirazione per tutta la fantascienza centrata sul racconto dell’alterità, sia questa basata sul confronto con l’alieno, sia sul magma dello sprawl cyberpunk.

Per questo, saranno entrambi scenari di un prossimo romanzo, a cui sto collaborando, che tenterà di fondere assieme questi due sottogeneri, a prima vista lontani

Peripezie per un caffè

Spesso, quando capito dalle parti di Piazza Navona, per sfizio vado a godermi un aperitivo nella caffetteria di Palazzo Braschi.

Entro nel portone principale, ammiro il cortile e poi mi siedo. Pagherò un poco di più rispetto ad altri locali, ma sono trattato con i guanti bianchi e il mio sguardo si nutre di bellezza.

Qualche giorno fa, volevo fare la stessa cosa a Palermo: passeggiando giungo nei pressi della Galleria d’Arte Moderna, mi accorgo della presenza di una caffetteria. Decido di bermi un caffè.

Appena varco la soglia, otto custodi, prima impegnati nell’approfondita lettura di un giornale, mi si fiondano addosso, gridando, con fare scortese

“Serve il pass”

“Ma io vorrei prendere un caffè…”

“Il solito turista presupponente… Le regole sono regole”

Alzo le braccia

“Vabbè, mi dia questo pass”

Il tizio mi pone sgarbato una pletora di moduli da firmare… Risultato, sono corso nel bar di una piazza accanto… A quanto pare, la cultura a Palermo naviga talmente nell’oro, che i miei pochi soldi le fanno schifo 😀

Natività con i Santi Lorenzo e Francesco

serpotta

 

Quando scendo a Palermo, torno sempre a dare un’occhiata all’oratorio di San Lorenzo, sia per la gentilezza dei ragazzi che la custodiscono, sia per godermi il trionfo degli stucchi del grande e sottovalutato Serpotta.

Ogni volta che guardo sull’altare, mi viene una rabbia, nel vedere l’immagine che sostituisce il quadro di Caravaggio

Natività con i Santi Lorenzo e Francesco

rubato decenni fa dalla Mafia e mia più ritrovato: secondo vari pentiti finì addirittura distrutto in una porcilaia

Giovan Pietro Bellori, insieme ad altri biografi dei secoli passati, aveva sostenuto che la natività di Palermo era stato commissionato nel 1609 dalla Compagnia dei Bardigli e dei Cordiglieri, ipotizzando un presunto soggiorno palermitano del pittore.

Lo studioso Giovanni Mendola, in un libro pubblicato dalla Kalòs, la cui attività nell’esplorare e valorizzare l’arte siciliana non è mai troppo elogiata, invece nega questa ipotesi

Non esistono documenti che attestano tale commessa, nè la presenza in città del Merisi: di fatto, dato il suo caratteraccio e la tendenza a mettersi nei guai, difficilmente sarebbe passato inosservato.

Inoltre, dal confronto con i quadri eseguiti in Sicilia nello stesso anno a Messina e Siracusa si notano differenze stilistiche, anche se bisogna vedere quante di queste dipendano dalla volontà del committente, una confraternita abbastanza conservatrice, e dai limiti della riproduzione fotografica

Mendola formula così alternativa l’ipotesi che questo quadro sia stato dipinto nel periodo romano e dunque intorno al 1600 su commissione del commerciante Fabio Nuti che negli successivi donò l’opere all’oratorio palermitano, terminato nel 1595 sul sito di una “chiesa dedicata a San Lorenzo antichissima” concessa ai confratelli nel 1569.

Da un documento evidenziato da Mendola, appare come Muti il 5 aprile del 1600, mentre l’artista era impelagato tra la Cappella Cerasi e la Cappella Contarelli, commissioni a Caravaggio un dipinto di palmi 12 per 7 o 8, misure sostanzialmente coicidenti con quelle del quadro di Palermo.

Per di più, per evitare strane iniziative da parte del Caravaggio, Nuti consegnò al pittore un disegno a cui attenersi.

Il quadro citato appare terminato il 20 novembre del 1600. Tuttavia il tema dell’opera non appare specificato…

ELENA: Donna tra mito e verità

 

Ieri sera, a Palermo, presso la galleria XXS aperto al contemporaneo, in via XX settembre 13 si è aperta la personale

ELENA: Donna tra mito e verità

di Elena Cermaria, che ho avuto l’onore di aver come copertinista de Il Canto Oscuro..

Per celebrare l’inaugurazione che stata un gran successo, una mia piccola riflessione sulla sua arte

Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere.

E’ uno dei titoli che bivaccano nella libreria di Bridget Jones che lei si ostina a considerare come il suo manuale di sopravvivenza
Eppure, in quel titolo c’è nascosta una profonda e sottile verità. Per quanto vi può essere amore e comunità d’intenti in una coppia, l’Uomo non potrà mai conoscere l’intera essenza della Donna, poiché incapace di intendere il suo mistero più grande, quello di essere portatrice di Vita.

Mistero che lo affascina e lo spaventa. Lo affascina, perché è specchio del continuo fluire dell’essere, della danza infinita tra Nascita e Morte. Per cui, la Donna diviene metafora ed epifania del Sacro, dalle Venere della Preistoria a Maria Vergine.

Lo spaventa, perché è qualcosa che sfugge alla sua esperienza e che non può dominare: per questo la Donna è vista come un pericolo. Un qualcosa da imprigionare, da svuotare di ogni senso, nascondendo il suo corpo o ancora peggio, riducendolo a pura merce.

Questa ambigua dualità vive nei quadri di Elena Cermaria che declinano in infinite forme l’Eterno Femminino.

Eterno che affascina e ci respinge, incerto tra Essere e Morte, estasi e paura. Eterno che genera una pittura di inquietudine, in cui la Donna diviene specchio delle ambigue contraddizioni nascoste dietro la quiete della nostra apparenza.

Specchio che costringe a ripensare noi stessi, a esplorare le nostre pulsioni più segrete ed esorcizzarle, trasformando l’oscurità in fiamma luminosa e il desiderio di dissolversi nella possibilità di una nuova creazione.

Quadri che ci mostrano non ci siamo, ma ciò che dobbiamo affrontare per essere nella nostra pienezza

Sempre su Palazzo Riso


Ieri, ho evidenziato un articolo di Quaz Art sulla contorta vicenda di Palazzo Riso che ha ispirato a Mia de Schur alcune interessanti considerazioni

Il motivo per cui i musei si stanno concentrando su arte concettuale, non solo presso a Palazzo Riso, è che gli investitori non si rivolgono più al vecchio mondo dell’arte, incentrato sui galleristi e sulle aste, ma agli architetti e ai costruttori edili.

Loro sono finanziati, poichè l’Arte non è più pensata per il collezionista o per il Museo, ma come un concetto architettonico da applicare nella costruzione, una sorta di decorazione, capitalismo puro al meglio della sua espansione.

In Italia la situazione è peggiorata da due cose: la crisi di idee, arte in Italia ha anche bisogno di un sacco di aria fresca. Si copia il passato,anche recente, ma che si produce molto di nuovo

E l’inerzia, non solo dei politici, ma delle persone comuni. Protestano per strada, eppure non riescono a trovare un modo efficace per far ascoltare la loro voce a Bruxelles e all’UE.

Bagration

Palermo e Parma. Due città, accomunate dal fallimento della vecchia politica, ma che hanno scelto due differenti modi per reagire.

Palermo, tornando al passato, nella speranza che si possa ripetere l’esperienza dei finti posti di lavoro pagati con i soldi pubblici.

Parma, accettando la sfida della speranza. Al di là delle idee del Cinque Stelle, quello che è successo nel capoluogo emiliano è la prova che qualcosa in Italia può cambiare.

Che si può tentare una politica senza caste e mestieranti e con la partecipazione attiva dei cittadini. Non so che succederà nei prossimi mesi.

So solo che Grillo dovrà affrontare delle sfide immense: dimostrare di saper ben governare e dare un respiro nazionale al suo movimento, non concentrandosi sui particolari, ma creando una visione condivisa e credibile.

Se ci riuscirà nei pochi mesi che ci separarano alle elezioni, avrà la sua Bagration

Potpourri Mensile

Potpourri Mensile è una delle più interessanti riviste di Arte e Fotografia in Italia. Edito con grande passione e sacrificio da Flavio Vicari, rappresenta l’altro volto di una Palermo in cui le istituzioni hanno abbandonato la Cultura e in cui a volte gli artisti hanno perduto la speranza di poter incidere sull’Uomo e sul Mondo.

Potpourri è un vascello corsaro che naviga alla ricerca di nuove tendenze e del magma sotterraneo che scuote la nostra società

Nel numero di Maggio, sono trattati i seguenti argomenti

Quando lo Stato degenera in tirannide, storie quotidiane in polaroid, concerto per voce e contrabbasso, un incontro tra fotografia e musica, simbiosi tra deserto e fertilità.
Buona visione!

E vi è uno speciale dedicato ad Anna Caruso, pittrice lombarda, capace di recuperare la forza dirompente e anarchica degli archetipi racchiusi nelle fiabe

Considerazioni sulla Decadenza

Palermo è la perfetta metafora del collasso italiano. Non amministrata in tutti questi anni dal Centro Destra, nel ballottaggio vedrà confrontarsi Orlando, il vecchiume che avanza, capace di dissestare le casse comunali con i lavori socialmente inutili, che il 12 marzo scorso a Radio24, non stiamo parlando di una vita fa, affermò

L’ho detto in aramaico e in fenicio, non mi candido

il che mostra quanto è seria la sua parola e Ferrandelli, detentore del record italiano di cambio di casacche elettorali.

Con personaggi del genere, che futuro può avere la cultura a Palermo ? Potrà importare loro qualcosa di Palazzo Riso o del Brass Group, una delle più importanti scuole di jazz siciliane ?

Palermo è un fermento di idee, di avanguardie e di proposte… Ma le istituzioni, qualunque sia il loro colore, non fanno nient’altro che distruggerle

Iconoclasta

Per i pochi che lo ignorano, Elena Cermaria è stata la copertinista de Il Canto Oscuro

Elena, qualche settimana fa, è stata accusata di blasfemia per un quadro, La Madonna del SoldoRingrazio il buon Dio di non vivere più nel Medio Evo, altrimenti l’avrebbero spedita al rogo, senza troppi problemi. Il sottoscritto avrebbe forse fatto la stessa fine, per averla difesa.

Oggi Elena espone a Palermo, presso la galleria  XXS – apertoalcontemporaneo – via XX Settembre 13, nella collettiva Iconoclasta, in cui artisti di diversa estrazione riflettono sulla ribellione dell’Individuo al pensiero omologante contemporaneo che ci rende idolatri di stereotipi privi di senso e valore.

Con lei, espone il buon Salvatore Alessipittore e regista, grande cantore della lotta dell’Uomo con il peso di esistere