NONSONOMAISTATAUNABAMBINA

Lacedra

Per FEMMINILE, plurale”
Rassegna in tre atti a cura di Alessandra Redaelli
Biffi Arte presenta
 
NONSONOMAISTATAUNABAMBINA
 
Una performance sull’infanzia abusata e maleamata
di Giovanna Lacedra,
con  Massimo Festi
 
Sabato 18 ottobre – Palazzo Pirola – Piazza della Repubblica 1 – Gorgonzola (MI)

Maschera e progetto fotografico: Massimo Festi
Progetto performativo e testi: Giovanna Lacedra

” Nascondi ciò che sono

e aiutami a trovare la maschera più adatta

alle mie intenzioni”

[William Shakespeare]

Sabato 18 ottobre ore 19,00

Palazzo Pirola – Piazza della Repubblica 1

– Gorgonzola (MI)

Sabato 22 Novembre ore 19,00

Galleria Biffi Arte 

P.zza Sant’Antonino – Via Chiapponi 39 – 29121 Piacenza

apertura: da martedì a domenica 11,00 – 19,00

Info: tel 0523.1720408

www.biffiarte.it

La bambina è immobile. Ferma nel suo cerchio magico.

Non guarda, non sente. Si è chiusa, come una noce.

A passo lento le si avvicina una donna. Tacchi a spillo e una maschera di cieli ricamati sul viso. Reca in mano una pagnotta sventrata. Si china davanti alla bambina e la posa ai suoi piedi, fingendo pane a quella fame lontana che meritava invece null’altro che amore.

La donna si posiziona nel cerchio magico attiguo al suo. Le si affianca, dritta e ferma, le braccia lungo i fianchi. La guarda, cerca i suoi occhi. Ma la bambina non li ha più. Dormono vuoti, dietro la prigione delle sue mani. Non vuole sapere quale donna diventerà. Non crede più allo sguardo buono e amorevole dell’altro. I grandi sono subdoli. I grandi non ti accolgono. I grandi hanno paura di essere grandi. Per questo ti distruggono.

La donna vorrebbe conoscere la bambina che è stata. Ma questa è marmorea e distante. Abbassa allora lo sguardo… e si accorge di un album da disegno lasciato sul pavimento. La storia vera comincia da lì. Da un’immagine disegnata e poi cancellata. Da una verità inascoltata. Quella di una madre, di un padre, di un sole, di una bambina. E di un vuoto improvviso. La donna lo guarda. Ma non vede né sole né padre. Soltanto solchi. Soltanto segni come graffi, rabbiosi e incisivi, a raschiare la piaga più vera.

E tutto è fissità.

La donna, nel suo cerchio ieratica, lo sguardo verso il basso, commosso sul disegno.

La bambina, nel suo cerchio ieratica, lo sguardo sottratto al mondo e al suo pane vuoto.

Quando dal bosco delle ombre giunge a interporsi fra loro LA PAURA.

NONSONOMAISTATAUNABAMBINA è un discorso performativo sull’infanzia abusata.

Perché infanzia non è semplicemente un’età anagrafica. È un paesaggio interiore. È fede. Innocenza. Stupore. Fame d’amore. Bisogno di protezione e rassicurazione. Fiducia nell’adulto. Magia delle cose. Sapore della vita. Luce. Emozione. Sorriso. L’infanzia abusata è la negazione di tutto questo. E i modi per violare l’innocenza, per fare in modo che un bambino smetta di essere tale, sono innumerevoli.

Io non sono mai stata una bambina.

A scuola dicevano che ero pigra e distratta, ma quando mi domandavano se avevo capito riportavo una descrizione cavillosa delle nozioni appena ascoltate. Non ero necessariamente distratta. Né ero meno intelligente degli altri.  Semplicemente, mi sentivo distante. Semplicemente, ero andata a vivere su un’altra stella, oltre la mia maschera. Avevo cercato un luogo dove potermi inventare la vita. Smettendo di essere la bambina-soprammobile, silente, matura e indisturbante che faceva così comodo a tutti.

“Sembra molto più adulta rispetto all’età che ha…”

No.

Io non ero matura, io non ero cresciuta. E soprattutto, non ero adulta.

Io volevo soltanto essere una bambina.

Ma non c’è stato tempo.

(Giovanna Lacedra | Nonsonomaistataunabambina)

Crisalide

 

Alla faccia di chi dice che la performance art è morta, segnalo il prossimo evento di Kyrahm Human Installations

Una Crisalide in diretta WEB dalla cameretta di casa al Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Dormi o sei morta?”
Mamma conchiglia,
figlia poltiglia.
“Sono viva, non senti il mio respiro?”
“Credevo fosse il vento.”
(Kyrahm)

Il 1 Dicembre 2012 a partire dalle 21.30 ripeterò la Performance Crisalide.

Mia madre mi avvolgerà in un bozzolo e vi rimarrò dentro per 22 ore.

Questa volta l’azione incomincerà da casa mia, tra le mura della mia infanzia.

Nel 2009, in piazza dell’Orologio a Roma, rimasi nella teca per 27 ore, accudita da mia mamma. Per riconnettere quel filo che spesso tra madre e figlia si interrompe.

Stavolta effettuerò l’azione nella cameretta dove passai ore e ore in silenzio da piccola. Quanti ricordi recupererò stavolta?

Mancherà in questa occasione il rischio dell’isolamento in piazza, sostituito dal calore di casa, in una condizione diversa.

Non mangerò, non berrò, all’interno di un bozzolo. Per 22 ore.
Il 2 Dicembre verso le 19 verrò trasportata al MACRO – Museo Arte Contemporanea Roma, sempre rinchiusa nel bozzolo.
Rinascerò e ricomincerò a nutrirmi, riprendermi.

Se ne avrete voglia, potrete portarmi qualcosa. Un messaggio per il futuro.

Web cam collegate in streaming seguiranno l’intera azione live sul link:

http://www.humaninstallations.com/channel.html

Human Installation 0: Chrysalis
Performance Art by Kyrahm
con la partecipazione di Miammia Rosina
in collaborazione con Julius Kaiser
accompagnamento musicale in occasione del Premio Adrenalina: Ferdinando Colloca

IL PREMIO ADRENALINA, organizzato dalla FEF sas e promosso dalla Commissione Cultura, Sport e Politiche giovanili di Roma Capitale, con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico e in collaborazione con il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, per sostenere e promuovere l’arte contemporanea nella Città di Roma.Il PREMIO ADRENALINA rappresenta l’evoluzione del progetto ADRENALINA, osservatorio sull’arte contemporanea capitolina che, dal 2009, con la direzione artistica di Ferdinando Colloca e l’organizzazione di Federico Bonesi, si è identificata come la principale rassegna di Roma Capitale dedicata alle nuove tendenze artistiche.

Il 1 Dicembre è la Giornata mondiale contro l’AIDS.
Kyrahm e Julius Kaiser invitano ad effettuare donazioni alla LILA – Lega Italia Lotta all’AIDS

 

In difesa della performance art

Mi diverte leggere il sabato Orwell, il supplemento culturale di Pubblico.

Non per la profondità delle idee o la bellezza degli articoli presenti, ma per il fatto che sono un termometro di come si è ridotta una parte della cultura italiana, quella delle generazione dei vorrei, ma non posso.

La generazione per cui l’avanguardia non è l’occasione di ridefinire una nuova visione del mondo, ma lo strumento per crearsi il proprio orticello nel sistema che si finge di combattere.

In cui invece di avere un respiro universale, ci si divide in gruppi e gruppuscoli e invece di parlare di cos’è l’Uomo, si racconta delle loro polemiche inutili e banali.

Dove non si riesce a creare un linguaggio capace di scuotere tutti, ma ci limita a giochi verbali, buoni solo a nascondere il nulla.

L’articolo più sconcertante di questa settimana è su Marina Abramovic, con un bel titolone rosso

Performance Art al capolinea

Ora, premesso che Abramovic può piacere o non piacere e che anche io sospetto che ormai sia in fase di stanca, avendo forse perso la carica eversiva delle origini, però mi pare che alla scrittrice Veronica Raimo non siano chiare due cose.

La performance art è qualcosa di diverso dello spacciare emozioni a un pubblico distratto.

E’ porre al centro di tutto il Corpo, con il suo dolore, le sue imperfezioni, la sua stanchezza, in contrapposizione ad una società artificiale, fatta di plastica e non di carne.

E’ rilanciare la potenza eversiva e creatrice della sessualità che tendiamo a banalizzare ogni giorno.

E’ riproporre la religione catartica degli sciamani, lo sfidare l’Abisso e il limite.

Temi scomodi e rivoluzionari, per chi è schiavo del banale. E soprattutto, la performance art è viva e vegeta.

Basterebbe farsi un giro a Roma, non dico esplorando l’underground, ma visitando qualche festival, piuttosto che rimanere confinati nel proprio salottino

Mutazioni Umane

Il 28 e 29 dicembre 2012, presso il Teatro Kollatino Underground, in via Sorel 10,a Roma vi sarà la nuova edizione del festival di Performance Art “Mutazioni Umane“, punto di riferimento internazionale per tale espressione artistica, curato da Kyraham e Julius Kaiser e promosso da NUMERO D’ORO Associazione Culturale per la ricerca e l’attività artistica, scientifica e sociale

Due giorni di performances, introdotti da panel di presentazione degli artisti e del loro lavoro, accompagnati da esposizione di opere di documentazione video e fotografica e di opere filmiche, di videoarte o arte tradizionale derivanti da opere di performance art.

Quest’anno, il tema del festival può definirsi transumano, meditando sul rapporto tra Arte e Scienza e su come quest’ultima ampli le percezioni dell’individuo e muti il suo legame con il corpo fisico, trasformandosi spesso una scultura vivente.

Per citare la presentazione del festival,

Se negli anni 80 e 90 l’attenzione all’intelligenza artificiale, al cyborg e alla biomeccanica era tale da indurci a parlare di postumano, in questo affacciarsi al secondo decennio del 2000 non possiamo più non prendere in considerazione l’invisibile, la sostanza delle emozioni, la fisica del pensiero.

Perchè ha ragione Francesco Maria Battisti

L’arte d’avanguardia è sempre stata tentativo di superamento di una frontiera. Si tratta di individuare quali siano le frontiere della scienza contemporanea che l’arte tenta di sfidare

Tra gli artisti partecipanti, oltre Kyrahm e Julius Kaiser, vi sono Angelo Pretolani, il Collettivo Cercle, Gonzalo Rabanal, Manuel Vason, Marco Fioramanti, Monica Melani, Pamela Navarro e Alperoa, VestAndPage.

Contatti

NUMERO D’ORO

numerodoro@gmail.com

KYRAHM + JULIUS KAISER

humaninstallations@gmail.com

349.0758883

Gino Loperfido a San Pietroburgo

Gino Loperfido è un caro amico pittore. Ne ammiro tanto la capacità di tradurre in bellezza e in colore la complessità della Vita e l’inesauribile energia che lo porta ad intraprendere sempre nuove avventure.

L’ultima, a cui mi piacerebbe tanto essere, è a San Pietroburgo

Il 3 ottobre, alle ore 18.00, eseguirà una peerformance artistica nella Hall del Conservatorio. ai piedi della statua del compositore e fondatore A.G.Rubinstein,in occasione del 150° anniversario della sua fondazione

Madame Decadent

Mio nonno una volta mi disse che imprigionare un’allodola è un delitto fra i più crudeli, perché è uno dei simboli più alti della libertà e felicità. Parlava spesso dello spirito dell’allodola, quando raccontava la storia di un uomo che ne aveva rinchiusa una in una piccola gabbia.

L’allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più, non aveva più nulla di cui essere felice. L’uomo che aveva commesso questa atrocità, come la chiamava mio nonno, voleva che l’allodola facesse quello che lui desiderava. Voleva che cantasse, che cantasse con tutto il cuore, che esaudisse i suoi desideri, che cambiasse il suo modo di essere per adattarsi ai suoi piaceri.

L’allodola si rifiutò e l’uomo si arrabbiò e divenne violento. Egli cominciò a fare pressioni sull’allodola perché cantasse, ma non raggiunse alcun risultato. Allora fece di più. Coprì la gabbietta con uno straccio nero e le tolse la luce del sole. La fece soffrire di fame e la lasciò marcire in una sudicia gabbia, ma lei ancora rifiutò di sottomettersi.

L’uomo l’ammazzò.

L’allodola, come giustamente diceva mio nonno, aveva uno spirito: lo spirito della libertà e della resistenza.

E’ un brano di Bobby Sands che mi ha sempre commosso. Sands parlava della sua condizione di prigioniero politico degli inglesi, umiliato e offeso, privato dei più elementari diritti, eppura capace di mantenere ancora la sua dignità di persona

Ed è forse anche una grande riflessione della condizione umana. Noi nasciamo liberi, capaci di sognare, aperti ad infinite possibilità. Il Potere, nelle sue diverse forme, nega questo: non vuole uomini, ma automi, pronti a produrre, comprare e uniformarsi alla media.

Le sconfitte della vita che nascondiamo dietro le parole crescere ed esperienza, ci rendono disullusi, incapaci di rompere le nostre catene, illusi che la prigione in cui passiamo ogni giorno sia l’unico mondo possibile. Qualcuno, per tirare avanti, si illude anche che sia il migliore.

Eppure ci vorrebbe così poco per cambiare le cose. Un frammento di sogno, un briciolo di colore, un sorriso: armi semplici, eppure capaci di sconfiggere la paura di vivere.

Armi che purtroppo dimentichiamo di avere. Katia Stefani, Madame Decadent, invece ce lo ricorda ogni giorno con la sua arte.

La sua pittura, tragica e potente, dove spesso, come in quadro di torna il motivo della ferita e dell’urlo muto, è una constazione del Mondo in cui siamo costretti a vivere.

Una valle di lacrime, piena di fatica e sensi di colpa, con l’anima ridotta a un labirinto di cicatrici. Eppure, nonostante tutto, la speranza rimane. E’ lo spirito di libertà, il non arrendersi al brutto e al banale.

Avere la forza di rinascere, di riappropriarsi della Vita. Ed è questo il senso della performance di Madame Decandent, lo Schwarze Traum. Il rinascere a se stessi, trasfigurando incubi e dolori, liberandosi dal superfluo e tornando bambini, liberi e sognatori.

Perchè, come disse un contestatore di circa duemila anni fa

Se non diventerete come i bambini, non entrerete mai nel regno dei cieli.

“CUCINE D’ITALIA EXPERIENCE

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“CUCINE D’ITALIA EXPERIENCE” torna a Roma
dal 19 al 22 settembre 2012 nell’inusuale spazio delle Officine Farneto.

“CUCINE D’ITALIA EXPERIENCE” è un evento in cui design, estetica, arte gastronomica e musica d’autore, si alternano e s’intersecano ad un ritmo incalzante.
Un evento in cui protagonista è la cucina che non ha un perimetro chiuso, ma si apre a contenuti in continua evoluzione. Un cucina che diventa luogo attraversato da arte, cultura, ritmi e tradizioni che si mescolano fra loro e reinventano la modalità di fruizione della cucina stessa.

L’obiettivo è quello di divulgare l’eccellenza del Made in Italy e di mettere in contatto l’alto potenziale italiano di designer, architetti, produttori e creativi con la migliore imprenditorialità italiana, creando un intenso sistema di relazioni in una grande esposizione di cucine design, tra cantine di ultima generazione e rivoluzionari forni in pietra lavica.

Arte, cultura, performance, laboratori, musica, enogastronomia di qualità ed un Concorso Nazionale promosso dall’Ordine degli Architetti per progettare la cucina del futuro.

CUCINE D’ITALIA è un evento itinerante, animato da protagonisti assoluti: designer e creativi, musicisti e chef, architetti e artisti italiani, aziende produttrici innovative come TM Italia, Strato Cucine, Cantine Ellemme, VG New Trend, Nacsound.

IL PROGRAMMA

La prima delle proposte di questa edizione riguarda un Concorso di Design: nuove idee e visioni sul paesaggio domestico, le più diverse espressioni dei progettisti allo scopo di fornire una vetrina interessante di progetti di design per l’ambiente “cucina”, da sottoporre alle aziende operanti nel campo dell’arredamento, un trampolino di lancio per i giovani, una vetrina per i professionisti e un’ opportunità per le aziende, un’occasione concreta di dialogo e di incontro tra giovani designer e progettisti, e di dibattito tra i protagonisti del design ed il grande pubblico. Architetti, ingegneri, designer, laureandi nelle discipline tecniche e giovani creativi partecipanti al concorso, avranno la possibilità di presentare al pubblico le loro proposte nel corso della manifestazione.

In programma anche gli show cooking realizzati da grandi cuochi, come Filippo la Mantia, che realizzeranno i loro manicaretti spalla a spalla con personaggi del mondo delle Spettacolo.

L’Istituto Nazionale Dieta Mediterranea e Nutrigenomica e l’Accademia Italiana della Cucina Mediterranea cureranno un incontro con ospiti di rango, mentre un secondo incontro sarà organizzato da Confcommercio e Federservizi.
Lezioni di Bon Ton con la Principessa Barberini che Vi mostrerà come si invita, come si riceve, come ci si districa tra posate e bicchieri, quali sono l’abbigliamento e i menu adatti alle diverse occasioni: un excursus nel mondo delle buone maniere, dagli addobbi floreali design, all’Antica Bottega Amanuense fondata da Enrico Ragni, in arte Malleus e Maestro di Calligrafia, che insegnerà la realizzazione a mano dei biglietti d’invito.
Marco Lombardi, giornalista appassionato sia di cinema che di enogastronomia, terrà tre lezioni di “Cinegustologia”, per il ciclo “Cinema Made in Italy” nelle serate del 20, 21 e 22 Settembre dedicate al Made In Italy di qualità: Vino, Pizza e Pasta troveranno le loro segrete relazioni con famose sequenze cinematografiche tra degustazioni delle etichette di Masseria Felicia, assaggi di fumanti Pizze IGP, un laboratorio sulle farine alternative condotto da Antonino Esposito di Sorrento -Chef della Pizza e protagonista di “Piacere Pizza” su Alice TV- e la straordinaria partecipazione di Franco Micalizzi, celebre compositore di ”Lo Chiamavano Trinità” e del genere “Spaghetti Western”.

Alberto Manodori Sagredo, Docente di Storia e Tecnica della Fotografia, Università di Tor Vergata di Roma, curerà una Mostra Fotografica dedicata a “L’Italia a Tavola”, mentre Claudia Cerchiai Manodori Sagredo ci condurrà per le suggestive vie del suo ultimo libro: “Il Vino e la Vite, così ne parlano gli autori antichi”.
Un workshop tenuto da Massimo Donei sarà dedicato alla produzione della Grappa. Non mancherà un momento dedicato all’Alta Pasticceria con una lezione dimostrativa del pasticcere designer Andrea De Bellis.
Lo spazio dedicato all’Arte vedrà la presenza di una grande installazione dell’artista tedesco Hans Hermann Koopman, e sarà animato e dalla “gastropittura” del pittore Riccardo Natili e dalle impegnate performance della video artista Francesca Fini, prossima alla partecipazione della prestigiosa “Venice International Performance Art Week”: straordinaria passerella della performance art internazionale; Spettacoli Teatrali nello Spazio Esterno e l’incredibile bravura del chitarrista di Tom Sinatra.

L’evento è patrocinato della Regione Lazio e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma.

CUCINE D’ITALIA
19 (giornata riservata agli operatori)- 20-21-22 SETTEMBRE 2012
OFFICINE FARNETO – Via Monti della Farnesina 77- ROMA
ORARIO 18-24

BIGLIETTO D’INGRESSO
20-21-22 Settembre 15€

CURATORE: SILVIA FAMA’ silvia@cucineditalia.com
Carlo Loja e Sara De Bellis
DIREZIONE ARTISTICA: SOLVI STUBING solvi.stubing@cucineditalia.com
COMUNICAZIONE: TIZIANA ROCCA COMMUNICATION info@tizianarocca.it
RELAZIONI ESTERNE: FOOD CONFIDENTIAL nerina@foodconfidential.it

All’interno dell’evento, la performance “I say tomato!”, di Francesca Fini

“I SAY TOMATO”
performance interattiva di Francesca Fini
dal 19 al 22 settembre, ore 22.30

“Mi sono imbattuta di recente in un filmato propagandistico del 1952. Ci sono tre meravigliose teen-ager americane che bevono coca-cola da bottiglie di vetro, in una cucina con il pavimento a scacchi e una mostra di elettrodomestici dai colori pastello. Una delle ragazze, Marilyn, è nei guai: deve scrivere un compito sul tema dell’emancipazione femminile, ma non sa da dove cominciare. Una delle amiche, l’intellettuale occhialuta, le suggerisce di parlare del voto alle donne e ottiene come risposta un sorriso compassionevole. Niente politica per Marilyn; lei vuole parlare della donna nella vita di tutti i giorni, vuole raccontare fatti vicini ad ognuna di loro. Ed è a quel punto che la lavatrice in cucina comincia a gorgogliare. A Marilyn viene una grande idea: perché non parlare dell’unica forma di emancipazione che tutte possiamo davvero condividere, ovvero quella dalle fatiche domestiche? Il filmato prosegue con Marilyn che guida le sue amiche alla scoperta del magico mondo degli elettrodomestici, fino a convincere le madri delle due ad ingannare i loro mariti per farsi comperare l’agognata lavatrice/asciugatrice. Pur nell’ingenua misoginia per cui l’emancipazione femminile si esplicherebbe concretamente nella capacità di raggirare il proprio marito (dispensatore di denari) per farsi comperare una lavatrice, questa perla anni ’50 mi ha colpita. Mi ha colpito il granitico assunto per cui la creatività e la tecnologia sono viste come fonte di emancipazione femminile (anche se in questo caso si limiterebbero ad alleggerire le fatiche della schiavitù domestica). Insomma mi sono trovata a fare i conti con una sorta di cortocircuito intellettuale che scuote le mie corde di donna che utilizza copiosamente la tecnologia in un ambito assai diverso, ma altrettanto faticoso, prosaico e quotidiano, come l’Arte.
La mia performance parte da queste suggestioni e le sviluppa ribaltandole.
Gli elettrodomestici e i gesti associati al loro uso quotidiano si trasformano in strumenti performativi. Strumenti/comandi che compongono un concerto di suoni e immagini in cui lo stesso stereotipo femminile di quegli anni, rivelato grazie ad una raccolta di materiale video di pubblico dominio, viene stravolto e ribaltato dall’ironia. “ (Francesca Fini)

Io sottraggo a Lecce

Consiglio a tutti gli amici di Lecce di parteciparvi !

IO SOTTRAGGO.
LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO

Performance e Mostra sull’ossessione anoressico-bulimica di Giovanna Lacedra
a cura di Grace Zanotto

“La violenza non si dimentica.
Bisogna ricrearla per sbarazzarsene”

[Louise Bourgeois]

È violenza la comunicazione interrotta.
È violenza l’assenza di parole che scava vuoti nei territori dell’affettività.
È violenza il corpo di un bambino mai abbracciato.
È violenza la dimenticanza del diritto all’infanzia.
È violenza il tentativo di trasformare un figlio nel sogno che di lui abbiamo.
È violenza investire un bambino di responsabilità che solo un adulto può e deve sostenere.
È violenza barattare un pugno di caramelle con “giochi” che poi non si dovranno raccontare…

Sono queste le forme di violenza che potrebbero fare della bambina di oggi l’anoressica-bulimica di domani. Perché un disturbo del comportamento alimentare è un disturbo del comportamento, non dell’alimentazione.
A certe forme di violenza, intangibili, indicibili, innominabili, spesso non si sopravvive.
Crescono in noi come voragini: precipizi nello stomaco e nel cuore.
Ci resta dentro un vuoto che somiglia alla fame.
Un vuoto d’amore che ci affama. Un vuoto che non sappiamo chiamare, raccontare, confessare.
Il bisogno di qualcosa che non c’è mai stato e che proprio per questo temiamo di non poter meritare.
Paura di chiedere, paura di dare. Paura di dire, paura di sbagliare.
Paura di stare nella propria vita. Perché non siamo più in grado di distinguere tra diritto ad occupare un posto nel mondo e delitto di ingombranza nella vita dell’altro.
Il verbo “esserci” si trasforma nel verbo “ingombrare”. Il verbo “chiedere” si trasforma nel verbo “pesare”. E così rimpicciolirsi, ridursi, inscatolarsi, tacersi, diventano le sole strade per sentirsi al sicuro.
Se mangio meno, peso meno e il mio corpo allo specchio si riduce; si fa più piccolo, meno ingombrante, meno straripante. Indisturbante. Una piccolissima, spigolosissima scatola capace di imprigionare il mare.
Con questa logica la “Gabbia d’oro” già abilmente descritta nel 1978 da Hilde Bruch prende forma.
La triangolazione cibo-corpo-peso diventa la trincea che ci blinda e parimenti ci immunizza dal rischio di vivere.
Si sceglie il digiuno per allontanare una fame compulsiva, bestiale, ancestrale.

L’anoressia non è che questo: un vano ed ingiusto tentativo di ingabbiare il mare di vivere, il flusso dei desideri, il maremoto dei sentimenti, l’imprevedibilità degli eventi, l’inesorabilità dei cambiamenti, la legittima voracità di certi appetiti.
Sentire la fame, capire di desiderare, concedersi o non concedersi il diritto di prendere, di pretendere, di afferrare. Di sfamare e nutrire la propria vita.
La fame di cui ci si ammala è allora una fame che trascende la sostanza alimentare.
Si è anoressici, prima che con il cibo, con la vita stessa.
Si è anoressici tutte le volte che al desiderio si preferisce il sacrificio, la rinuncia.
Si è anoressici tutte le volte che ci si autocensura, negandosi il diritto di osare, di nutrire un’ambizione, di provare a realizzare un sogno. Di sfamare, insomma, i propri appetiti.
Sospesi tra bisogno reale e bisogno di non aver bisogno, si finisce per perdere l’equilibrio, sino a quando non si è più in grado di trovare la giusta collocazione tra il tutto ed il niente.
Per questa ragione non esiste anoressia senza bulimia.
La bulimia diventa la belva indomita che il comportamento anoressico, intransigente e calcolatore, tenta di tenere a bada. Una belva che inaspettatamente – nei momenti di solitudine profonda o di sgomento –, si divincola dalle catene alle quali pensavamo di averla saldamente legata, e si scatena come fosse una fame di tutto, primitiva ed insaziabile. Una fame patologica, che ci aggredisce da dentro: nullifica la nostra forza di volontà, trasformandoci in una pattumiera che tutto inghiotte e riducendo in brandelli giorni e giorni di digiuni pianificati da un ipercontrollo ossessivo.

Questo è quello che accade quando il cibo non è più cibo e quando la fame che hai è un’altra fame.

È la paura che ci allontana dal cibo. È la paura che ci spinge verso il cibo.
È la paura di quel vuoto d’amore, che ci spinge a riempirlo di altro.
È la paura di quel vuoto d’amore che ci porta a dilatarlo.

IO SOTTRAGGO è allora un’azione performativa che crea e ricrea l’ingranaggio patologico, rimettendo in scena le dinamiche ossessive anoressico-bulimiche.
IO SOTTRAGGO vi costringe a guardare nel perimetro triangolare di questa verità.
IO SOTTRAGGO combatte l’omertà. È un grido contro il silenzio di chi non sa e non vuole vedere,
di chi ignora e superficializza. Di chi sceglie di non capire che non si può guarire di solo cibo, perchéil disagio sotteso ad una patologia della nutrizione, è in realtà molto più complesso, radicato e profondo.

IO SOTTRAGGO.

LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO.

E-lite Studio Gallery
Corte San Blasio 1C Lecce

Live Performance: Domenica 12 Agosto 2012, ore 18.30

Mostra diari, foto e video: dal 12 al 18 Agosto

Dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 17.30 alle 21.00.

Ingresso libero.

Info e Press:

0832 308126
+39 393 8763086
info@elitestudiogallery.com

iosottraggoperformance@gmail.com