Hydropunk

In questi giorni, ho avuto un regalo di Natale anticipato. L‘ebook di HydroPunk- The Drowned Century , è finalmente disponibile per essere scaricato!
Regalo, perché oltre al piacere inaspettato di vedere pubblicato un proprio racconto (anche se scritto in fretta e furia…. quindi non aspettatevi nulla di particolare), cominciavo a preoccuparmi per il buon Giovanni Grotto, curatore dell’antologia che temevo avesse fatto la fine di mio zio Duilio
Di che tratta Hydropunk ? Perché dovreste scaricarlo ?
 L’ebook contiene tutti i racconti vincitori dell’omonimo concorso lanciato nel 2012, ovvero:
  • Mareah & Juliette, di Alessandro Forlani;
  • Tempi Interessanti, di Davide Mana;
  • Gli Acquanauti degli Oceani Boreali, di Mauro Longo;
  • Moby Dick Project, di Enzo Milano;
  • Sotto Pressione, di Gabriele Falciani;
  • L’Arcipelago di Ulisse, di Ariano Geta;
  • Nuovo Mondo, di Stefano Trevisan;
  • Caccia Grossa, di Massimo Mazzoni;
  • Gli Occhi del Mostro, di Moreno Pavanello;
  • Fuochi Fatui, di Francesca Rossi;
  • Imperius Rex, di Marco Montozzi;
  • Contro Natura, di Stefano Busato Danesi;
  • Scogliere, di Alessio Brugnoli;
  • La Caccia dell’Albatross, di Marcello Nicolini

Racconti che tastano il polso della new wave della fantascienza italiana… Lavori di ottima qualità (con l’eccezione del mio, quindi siate parchi di pomodorate) e gratis, cosa che, visti i tempi, certo non guasta.

L’ebook è in formato epub,  quindi leggibile con Koboo, l’impaginazione professionale è a cura del sempre impeccabile Matteo Poropat e la copertina, che ha un suo perché, è stata realizzata da Giordano Efrodini.
A breve, Grotto a breve pubblicherà una versione  formato mobi su Amazon, con nuovi contenuti e una diversa copertina. Che dire ? Buona lettura..

Viaggiare in treno

Viaggiando in treno, si scoprono le cose più strane. Ad esempio come una giovane e sexy attrice italiana, oltre ad essere molto simpatica, abbia una notevole competenza sull’arte contemporanea, tale da far impallidire tanti curatori.

O che un presentatore televisivo, che credevi avere la puzza sotto al naso, invece sia una persona di incredibile umanità e gentilezza.

O che il grande manager di una banca italiana, famigerato per la sua tirchieria, sia un grande amante dello steampunk, capace di discutere per tutto il viaggio del mio romanzo

Oppure quello che è successo ieri sera…. Mentre discutevo con un senatore del PD, sarà pure una degnissima persona, ma il fatto che chiami sguatteri o inservienti i lavoratori di Trenitalia o che consideri gli artisti parassiti ed evasori fiscali, non gli ha fatto certo guadagnare la mia simpatia e mi ha fatto capire molte cose sul perchè Bersani ha perso le elezioni, è arrivata la notizia della fumata bianca.

Nel vagone, si scatenano le voci più assurde: chi parla di Scola, chi dell’americano.

Una ragazza argentina se ne esce con un

“Secondo me, è Bergoglio ”

La guardiamo tutti e in coro

“E questo chi è ?”

“L’arcivescovo di Buenos Aires, gesuita”

Il senatore del PD sghignazza senza ritegno

“E quando mai lo farebbero ! E poi che nome prenderebbe, Ignazio ?”

Anche io scuoto la testa

“C’è un proverbio romano che dice

Er papa nero non po’ diventà bianco”

“vedrete, vedrete”

Così, tanto per tenere in piedi la conversazione, le chiedo che tipo sia

“Un gesuita, nemico del peccato, ma accomodante con i peccatori. Molto umile e vicino ai poveri. Discusso per i giorni della dittatura.

Come Pio XII, non l’ha condannata direttamente, ma in compenso ha salvato la vita a diverse persone.

Molto deriva anche… Come la chiamate voi ? Macchina del fango ?”

“Perchè ?”

“Ha avuto molte discussione con la Casa Rosada e questa per rappresaglia ha tentato di screditarlo. E’ tifoso del San Lorenzo de Almagro e grande lettore di fumetti”

“E’ peronista ?” chiede il senatore del PD, accennando una smorfia di disgusto

“Chi non lo è, in Argentina ?” risponde la ragazza.

Arriviamo a Termine. Il senatore si dirige verso i taxi. Io faccio due passi verso casa.

Appena arrivo, sento un

Nuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, sanctae Romanae Ecclesiae cardinalem Bergogli

E la mia bocca si apre in un O di stupore

21 dicembre

ferruccio

 

In ritardo, come sempre. Maledetto Andrea e la sua abitudine di chiamarmi mentre sto timbrando a tornelli. Per chiedermi cose idiote. Per me lo fa apposta. Non è possibile che non sappia più fare le addizioni e le sottrazioni.

Quasi arrivato a piazza Fiume. Ma quelli li conosco. Agitato le mani. Si girano

“‘Nvedi chi ce sta ! Nun sete ‘nvecchiati pe’ gnente”

Mica tanto vero. Di capelli ne hanno parecchi di meno

“Bello de casa, nun ce posso crede. Abiti o lavori da ste parti ?”

“No, sto a annà a cena da amici”

Meglio dire una pietosa bugia.

“E’ ‘na vita che nun ce se beccava… Ci avessero raggione i Maya”

“Aspettamo domani”

“Scusace ci, dovemo scappà… Speriamo de rivedesse presto”

“M’ha fatto tanto piacere”

“Pure a noi”

I gemelli Carocchi. Andavo in palestra con loro, una ventina d’anni fa. Parole grosse. Io bazzicavo la sala pesi perchè ci provavo con una. Loro… Boh, mica l’ho mai capito. Stavano le ore a chiacchierare. Però quanto mangiavano.

Giro per via Nizza. Davanti il negozio di Beppe, c’è Max impegnato a scrutare quella lenzuolata di partite che danno in sala scommesse.

“Ma che stai a fa ?”

“Me gioco er Napoli o er Siena”

“Lo chiedi a me ? Per quello che ce capisco… E la riunione der circolo ?”

“Lassa sta… Dovevamo parlà delle fogne, mentre quelli hanno cominciato a parlà dello spread, de Monti e della BCE. Fiorentina, la danno bene. Se la becco, sbanco tutto”

“Ho capito, manco entro”

“No, no, li dolci sono buoni”

Con attenzione, evito un paio di mobili vecchi. Quando entro dagli antiquari, c’ho sempre paura. Magari se mi appoggio da qualche parte, scoccio qualcosa.

Saluto. Mi siedo accanto a Marco che in catalessi. Gli mollo un calcio. Non reagisce. Si stanno scannando sulle primarie. Navigo sullo smartphone. Uno sguardo ai principali giornali. Il titolone è su un’intervista di Casini.

Mi colpisce un trafiletto. C’è stato un incidente in una fabbrica sulla Tiburtina. E’ esploso il laboratorio. Si dedicavano alle nanotecnologie.

Gli sbadigli di Marco sono contagioni. Vado a saccheggiare il tavolo dei dolci. Un pezzo di torrone. Un bicchiere di pessimo spumante.

Chiudo gli occhi, disgustato dal sapore. Li riapro. Dinanzi a me, un’orda di tizi bassi, strabici, dal cranio allungato.

Tra i capelli hanno piume di color verde. Trascinano con una corda un bambino, dalla pelle colorata di blu, che piange come una fontana

Arrivano ai bordi un pozzo. Un tizio, con più tatuaggi degli altri, prende una lama di pietra nera

La avvicina al collo del bambino. Lo sgozza. Immerge il dito nel fiotto di sangue. Sembra scrivere o disegnare qualcosa. Buttano il cadavere nel pozzo. Io vomito.

Una pacca alla schiena. Mi scuoto. Grazie a Dio, sono nel negozio di Beppe. Un sogno ad occhi aperti. Devo dormire di più o avere meno stress al lavoro. Forse sono gli antistaminici o le pillole per il mal di denti.

“Aho, che t’è successo ? Sei ‘n cencio”

“Max, ‘sto coso è piscio de cane”

“Vieni a pijatte ‘n po’ d’aria, che ti ripiji”

Mi siedo sul marciapiede

“Allora che te giochi ?”

“Gnente… Co’ la fortuna che c’ho, se vinco c’hanno ragione i Maya e manco me la godo”

“Ma magari ce fosse, l’Apocalisse.”

“Te sei fumato er cervello ?”

“La vita è ‘no schifo. Da bambini tribolamo pe’ cresce, all’età nostra pe’ arrivà a la fine de la mesata, quanno semo vecchi, pe’ la paura de la Commare Secca.

Venisse er buon Dio co’ la scopa, pe’ fa piazza pulita”

“Se la pensi così, che campì a fa ? Suicidate”

“Me tiene ‘n vita la paura”

“Che nun ce sia gnente o de finì all’inferno ?”

“No che l’altro monno faccia schifo come questo”

“Ma che è ‘sto nebbione colorato ? ”

Mi prende una cecagna. Le gambe diventano pesanti. Ho quasi l’impressione che la carne si sciolga attorno alle ossa, come un’aspirina nell’acqua.

Mi giro verso Max. Il suo viso sembra una maschera di metallo. Qualcuno, in lontananza, grida

Singolarità.

Il verdetto di Hydro Punk

shinogo

Oggi è uscito il verdetto del concorso Hydro Punk... Non aggiungo un finalmente perché i giurati sono stati, a mio parere, molto veloci ed efficaci

Dunque, onore al vincitore, il buon Alessandro Forlani, di cui sono curiosissimo di leggere il racconto.

Un applauso a Davide Mana e Mauro Longo, che hanno occupato le piazze d’onore e complimenti a Mister Giobblin che come sempre, ha dato dimostrazione di grande professionalità e precisione nell’organizzare il concorso.

Tanti pseudo editori e autoproclamate agenzie letterarie, dovrebbero prendere esempio da lui, invece di lanciare le loro solite fuffe

Chiusa la parentesi polemica, traccio il mio bilancio. Ho partecipato senza tante velleità… Ho buttato giù un racconto velocemente, più che altro come forma di riconoscenza nei confronti di Giobblin.

Senza il suo concorso, non avrei mai avuto lo spunto per continuare Il Canto Oscuro.

Sono strasoddisfatto di essere stato selezionato nell’antologia e di aver avuto la possibilità di sperimentare e di mettermi alla prova scrivendo cose nuove. La mia più grande paura, infatti, è di fossilizzarmi.

Infine, un grazie a Elena Cermaria... L’idea base del romanzo me la fornita lei… E al mio vecchio capo del personale… L’odio è un ottimo cibo per la scrittura !

Cronache da Calcutta

Ammiro tanto il mio amico Igor Fortuna. Perchè riesce a fare tutte le cose che a me non riescono: ingozzarsi al ristorante peruviano, bere litri di chinotto, giocare a calcio balilla e viaggiare lontano dai soliti percorsi turistici.

E per la sua straordinaria ironia che lo rende erede, per il suo amore per i giochi linguistici, di Achille Campanile

Quest’anno è in India… Ed ecco a voi il suo primo resoconto da Calcutta

Mi trovo a Calcutta.

Sono arrivato oggi. Sono partito ieri. Ho preso lo shuttle da Centrale, dove mi ha gentilmente accompagnato Giuseppe, colui che fornisce i chinotti. Ho fatto scalo a Dubai, per poche ore, e poi qui, a Calcutta.

L’albergo dove mi trovo e’ lontano. Voi direte: “da cosa?” Da ogni cosa. E’ lontano e basta. Io occupo la stanza 618.

Pensate che non riesco a comprare una Sim Card perche’ il negozio qui vicino non ha la fotocopiatrice, o non funziona, e quando ti vendono la sim card devono fotocopiarti il passaporto. Ma io dico!

E’ la mia quarta volta in India, come alcuni sanno, pero’ a Calcutta non ero ancora venuto.
Calcutta e’ nel Bengala occidentale, terra di cultura, di artisti, o almeno e’ questa la fama, anche grazie al loro vate Tagore.

Finora ho sperimentato poco della citta’, anche se grazie a un tassista che sputava allegramente dal finestrino a ripeitizone, ho potuto sperimentare alcune vie molto suggestive, anche se le ho viste soprattutto in macchina. E ho potuto anche godere dell’opportunita’ di sfiorare un incidente piu’ volte. Dovete sapere che gli indiani guidano bene esattamente come sono pochi! Un autobus me lo son visto addosso.
Stasera per risparmiare mi sono fatto la spesa al supermercato.

L’albergo in cui mi trovo presenta una particolarita’: in bagno, dalla parte della doccia, la parete che confina con la stanza e’ trasparente. Quindi dalla camera uno puo’ vedere in bagno. Mi chiedo, ma se due amici viaggiano assieme? Capisco una coppia, ma… boh. Tanto io viaggio da solo.

Ho gia’ visto diversi animali: mucche, cani randagi, un gruppo di maiali che attraversavano garbatamente la strada…

Oggi e’ piovuto.

Ovviamente Calcutta e’ gremita di gernte, brulicante di traffico, e caotica oltre misura.

Ora vi saluto.

Prigionieri italiani in Australia

Un paio di giorni fa, ho letto un articolo su i prigionieri di guerra italiani negli Usa. Alcuni si trovarono malissimo, penso a Burri che per ammazzare il tempo divenne artista, altri invece si sentirono fortunati, rispetto a quanto patito in guerra e in Italia.

Però, molti ignorano che vi furono nostri prigionieri di guerra anche in Australia. Fu il caso di un mio lontano parente che doveva partire per la campagna di Russia, ma per un errore burocratico, fu spedito in Egitto, ad El Alamein… Ovviamente, nessuno aveva avuto l’idea di cambiare il suo equipaggiamento… Immaginatevi cosa significasse stare con una divisa invernale nel deserto.

Dopo un paio di mesi di combattimenti, accaldato, affamato ed assetato, si consultò con un sottufficiale e con i suoi commilitoni e decisero assieme che forse era il caso di arrendersi agli inglesi…

Peccato che tra tutti i corpi che potesse scegliere, si consegnò ad uno costituito da gente parecchio abbronzata e con lunghi coltelli che li spedirono in fretta e furia a imbarcarsi ad Alessandria nella stiva maleodorante di un piroscafo.

Passarono i giorni, le settimane, i mesi. L’Inghilterra non sembrava arrivare mai. Per giustificare il tempo trascorso in mare, il sottufficiale spiegava al mio parente e agli altri soldati che per evitare i sommergibili tedeschi, i britannici stavano facendo il periplo dell’Africa.

Dopo parecchio tempo, giunsero in porto. Li fecero uscire all’aria aperta

Il primo commento fu un

“Ammazza che calda st’Inghilterra”

Poi videro gli elefanti e la palme…. E capirono di non essere dalle parti di Londra.

A Bombay furono caricati su un treno, per poi giungere a dorso d’elefante sull’Himalaya. Dopo qualche mese, cadde il fascismo… I Gurkha interrogarono il mio parente in nepalese, chiedendogli se era pro o contro Mussolini… Lui capì ben poco di quello che gli era stato detto, i gurkha capirono ancor meno la sua risposta e decisero che era un prigioniero non collaborante, fedele alla repubblica di Salò…

Così, per punizione, fu deportato in Australia, dove passò una quindicina d’anni a costuire strade tra aborigeni, canguri e dromedari…. Nel frattempo nessuno si era degnato di avvertire la sua famiglia, che lo piangeva per morto….

A metà anni Cinquanta, il governo australiano si ricordò di lui, lo recuperò nelle vicinanze dell’ Ayers Rock, lo coprì di soldi e lo rispedì a casa (a latere, il mio parente che era isolato dal mondo, per giustificare tale inaspettato evento si era convinto che fosse stata l’Italia, con molta calma, a vincere la guerra…)

Arrivato a Roma, senza avvertire nessuno, si presentò a casa, facendo rischiare un colpo apoplettico a tutto il parentado, con l’eccezione di un suo fratello che se ne uscì così

“Ma non eri morto in Africa ? Non mi potresti rimborsare tutti i soldi dei fiori che ho portato al cimitero…”

L’ITALIA DEL FANTASTICO


Per chi interessa

l’ITALIA DEL FANTASTICO

gruppo di appassionati del tema su Facebook produrrà ben due riviste di racconti e di fumetti. Una sarà dedicata all’HORROR in tutte le sue forme. Un’altra al FANTASY e alla FANTASCIENZA.

Le riviste conterranno sia racconti brevi che fumetti, più articoli dedicati all’argomento della rivista sotto forma di recensioni, novità, approfondimenti.

Chiunque intenda PARTECIPARE come autore, come fumettista o come articolista, mandi una mail al seguente indirizzo: fantasiaecultura@fastwebnet.it, con oggetto “ITALIA DEL FANTASTICO: RIVISTE”, specificando nome, cogmome, dati. E scrivendo “articolista”, oppure “fumettista” oppure “autore”. Si può già allegare eventualmete del materiale se già pronto.

Il materiale verrà selezionato in seguito.

Le riviste saranno pubblicate periodicamente sia in forma cartacea che digitale.

Per il sottoscritto l’occasione buona per pubblicare i racconti sugli zombi a Piazza Vittorio e sugli adoratori di Steve Jobs nella Roma post apocalittica, opportunamente editati