La Voce dell’Ossido

Approfittando di un attimo di pausa in queste convulse giornate, se hanno ragione gli indù, visto il karma che mi sta toccando, nella scorsa vita ero il cugino cattivo di Gengis Khan, ne approfitto per terminare la pubblicazione del mio brano teatrale la Voce dell’Ossido, magistralmente interpretato dalla Centoducati e rappresentato nelle visionari dipinti di Lunghini

Devo tenere a bada la mia boccaccia. Avrei evitato di stare a mezz’aria, al freddo e al vento. Non ho paura della morte. Da quando hanno scoperto la tisi, mi sto abituando all’idea di andarmene. Il problema è come: un conto tra i sogni indotti dall’oppio e dalla morfina, un conto bruciato vivo, per delle fisime ideologiche che neppure condivido. La rivoluzione non è un pranzo di gala e non si può fare una frittata senza rompere le uova… Va bene tutto, però non capisco perché i gusci debbano essere i miei. Il piano di Zerlina è semplice:  nello sgabuzzino della sala da ballo, tra tante cianfrusaglie, che paiono saltate fuori dal ballo Excelsior, vi era una chiave universale. Con un poco di fatica, grazie ai muscoli dei due toscani, l’abbiamo usata per aprire una porta di emergenza, per accedere a una passerella di servizio che sbuca  nella stanza del marconista. Con un poco di fortuna, non dovrebbe esserci nessuno; secondo Zerlina, per evitare che il fluido elettrico appiccasse fuoco all’idrogeno, è isolata rispetto al ponte comando. Qualcuno mi tocca la schiena. Sobbalzo, gridando.

“Nervoso, professore ?”

“Zerlina era sovrappensiero… Attenta a dove poggia i piedi”.

“Non si preoccupi … Per motivi di servizio, l’ho percorsa cento volte… Che ha, perché è impallidito ? Eppure poco fa si è vantato di non soffrire di vertigini !”

“C’è un mostriciattolo calvo sulla gondola che mi sta facendo boccacce ! Lei non lo vede ?”

“Ah, il mazzamurello… Anche un mio vecchio amico era convinto di vederlo… Professore, faccia come me: lo ignori… Tanto, più di insultarla non può fare “.

“Ma è impossibile ! Non esistono folletti !”

“Perché è normale che esista il fluido elettrico o i computatori ? Professore, come diceva il buon Amleto,

Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.

Dobbiamo accettarlo, altrimenti usciremmo pazzi e sperare che si limitino a farci boccacce”

Ho l’impressione che il suo sguardo sia velato di tristezza…  Si ferma davanti a una paratia. Le passo la chiave

“Serve una mano, Zerlina?”

“No, Professore, dall’esterno si apre senza troppa fatica”

A me pare il contrario. Mi affianco a lei, dandole una mano nel tirare le maniglie. Dopo una lunga battaglia e parecchi colpi di tosse da parte mia ci riusciamo.

“Zerlina, fortuna che si apriva…”

“Quella bestia di Masetto il motorista… Pensasse meno a giocare a dadi e più alla manutenzione dell’aeronave”

Scivoliamo con facilità nell’ufficio del marconista; una volta sarei rimasto incastrato nell’apertura. Ho perso venti chili. A volte la malattia dona vantaggi imprevisti. Ci avviciniamo alla radio.

“Zerlina, sa usarla ?”

“Fa parte dell’addestramento base”

Alla parete vi è una rastrelliera per fucili, su cui è appoggiata una Conti mod 0.5; ne carezzo il calcio in ebano, decorato con l’aquila a scacchi, e le due canne in Nichel.

“Che diavolo…”

“Ah, ecco dove l’aveva messa il capitano Bartolozzi… Gliela aveva regalata il principe Conti, non so bene in quale occasione… Quel citrullo diceva sempre di averla persa”

“Zerlina, ci sono le munizioni in giro”

“Credo di no, mica è un’armeria questa…”

Mi avvento sullo scrittoio, aprendo tutti i cassetti. Trovo un paio di manette, un frustino, biancheria intima degna dei bordelli di via Panisperna. Con la coda dell’occhio, mi accorgo del sorrisino di Zerlina. Quando sto per perdere la speranza, trovo una scatola, piena di munizioni 9 mm della Ghislenti. E’ roba del Lombardo Veneto, non il massimo, ma me la farò bastare. In fretta e furia, riempio il caricatore.

“Zerlina, preghi per me”

Lei sospira, scuotendo la testa

“Professore, si calmi. Non è tempo di eroi, questo… Termini di mandare il messaggio in codice morse e ce ne ritorniamo buoni buoni nel salone da ballo… Si organizzeranno a Roma, per salvarci. Lasci fare le cose agli esperti”,

“Aiutati che Dio ti aiuta, dice il proverbio”

Zerlina allarga le braccia, guardando il soffitto.

“Ma almeno la sa usare ? Non è che quell’accrocco le possa esplodere in faccia…”

“Usavo il vecchio modello, nella legione straniera, giù in Algeria”.

La ragazza socchiude gli occhi..

“E’ una balla vero ? Non ce la so vedere, con il kepì blanc…”

Sullo scrittoio, c’è una bottiglia di calvados. La dimezzo, bevendo a canna.

“Da ragazzo, ero un unionista…”

“Capita a tutti, professore. E’ una malattia adolescenziale, come il morbillo per i bambini…”

“La mia baracca carbonara voleva sabotare uno degli altoforni di Mongiana, per protesta contro non so quale decisione borbonica. Andò tutto storto: morirono quattro poveri cristi. Non me lo sono mai perdonato. I miei mi fecero espatriare in Corsica, dove mi arruolai, per cercare la bella morte e l’espiazione.”

“E vuole trovarla proprio ora ?”

“No, Zerlina, alla fine si fa pace con se stessi. Voglio solo liberare il mondo da qualche idiota”

Sbuffa, mentre digita con nervosismo punti e linee.

“Mi raccomando, professore, stia attento che non è roba per lei…”

Avanzo per il corridoio, a passi leggeri, respirando il meno possibile.  Le scale per salire sul ponte di comando cigolano, ma nessuno sembra farci caso. La fortuna aiuta gli audaci o gli sciocchi. Sento delle voci. Mi infilo di corsa in una cabina, dove trovo tre membri dell’equipaggio, legati e imbavagliati. Riconosco un mozzo che non mi infastidiva mai con la richiesta di mance.  Libero lui.

“Aho, ma chi sei, Fantomas ?”

“Dove sono gli anarchici ?”

“Nell’appartamento de Bartolozzi, alla fine del primo corridoio a sinistra”

“Libera gli altri che a quei Robur in sedicesimo ci penso io”.

Il mozzo si carezza i polsi, poi mi scruta.

“Come te va…”

Mi avvicino all’appartamento di Bartolozzi. Da fuori sento russare. Do un calcio alla porta, mi fiondo dentro e sparo come non ci fosse domani. Farfuglio qualcosa, ma il crepitio dei colpi nasconde la mia voce. Terminano i colpi. A occhio dovrei aver fatto una strage. Da dietro una colonna, però, sbuca un bestione, dalla barba nera e incolta. Zoppica, per un colpo di striscio. Ha in mano un coltello. E’ pronto a sgozzarmi. Ho tentato… Spero non sia doloroso. Un colpo di pistola colpisce il mio assalitore in piena fronte. Mi giro, trovandomi davanti Zerlina. Mi fa l’occhiolino…

“Come le dicevo, certe cose le debbono fare i professionisti…”

Nella notte si sente il canto di un ubriaco…

La Voce dell’Ossido (Parte II)

ossido

 

Ed ecco a voi la seconda parte del testo recitato ottimamente a Radar da Maria Antonietta Centoducati e dipinto da Lunghini

Siamo tutti accalcati, come semi di melograno:  i passeggeri, compreso un vecchio prussiano che si regge a stento in piedi, le cameriere, i cuochi e persino la donna addetta al regolo calcolatore. Non abbiamo mangiato e l’acqua scarseggia.  Il parquet comincia a diventare scomodo. Guardare il ritratto che Boldini fece alla mamma di Andrea, gran bella donna, tra l’altro, né lui, né la sorella le somigliano, mi sta annoiando.  Francesca è seduta accanto a me. E’ più pallida del suo cappello parigino. Mi abbraccia.

“Marco chi sono ?”.

“Amici tuoi… Mazziniani, anarchici, forse…”

“Tesò, Non offendere ! Noi non crediamo nella violenza… Vogliamo l’Unità d’Italia tramite riforme federali”.

“Senti, Francesca, non mi va di litigare di politica… Ho fame, tossisco a non finire e mi hanno pure sequestrato… Fortuna che volevo concedermi una tranquilla vacanza in Grecia…”

La mia amica comincia a ridere senza ritegno… Tutti si girano, a guardarla perplessi. Io divento più rosso del sangue che macchia le maniche della mia camicia.

“Su, su, non ci stiamo facendo mancare nulla: il Partenone, la gita con i ciuchini e adesso un’avventura degna di Beppe e Andrea… Chissà che faccia  faranno, quando lo sapranno… Poi, almeno con i noi, i rapitori non fanno un grande affare… Io non ho gli occhi per piangere e tu…”.

“Francesca, pagherà tutto il principe Conti… Il dirigibile è il suo…”

“Meglio mi sento… Gli voglio tanto bene, al papà di Andrea, mi piace andare a teatro con lui, ma è una pinza e una tenaglia.. Se aspettiamo il suo riscatto, rischiamo di morire di vecchiaia…”

“Magari, vecchia mia, più che ai soldi saranno interessati a qualche concessione politica: un’amnistia, le dimissioni del Cardinal Colacchia…”

Non faccio in tempo a terminare con le mie elucubrazioni, quando due dirottatori entrano nel salone da ballo: uno ci tiene sotto mira con la pistola,  dall’esperienza che mi sono fatto nella Legione Straniera, dovrebbe essere una Luger 7,65 mm Parabellum, simile a quella usata nell’esercito svizzero.  Canticchia

Libertà l’è morta

L’altro, invece, apre il magazzino, con un mazzo di chiavi da fare invidia a San Pietro. Mi guarda, scuote il capo, poi punta due ragazzotti che dalla parlata, mi sembrano sudditi del Granducato.

“Tu e tu, prendete quei bidoni”.

Obbediscono, pur accompagnando i loro sforzi con bestemmie e coloriti insulti diretti alla maremma. Francesca si copre le orecchie, per non sentirli: eppure a lezione o durante gli esami, il suo linguaggio è anche peggiore. Rientrano dopo un quarto d’ora, portando con sé del pane, fette di carne fredda e bottiglie d’acqua. Tutti si accalcano attorno al cibo. Io invece, mi avvicino ai toscani.

“Allora, che cosa c’era nei bidoni ?”

Il più alto si batte la fronte con il palmo della mano

“O professore, quelli lì son proprio tocchi, vero Lorenzo ?”

Il suo compagno, basso e tozzo, annuisce

“Che bischerata ! Ci siamo spaccati la schiena per due cose degne di Calandrino e Gianni Schicchi…  In uno c’era solo ruggine, nell’altro una polvere grigiastra, fredda al tatto… E ce l’hanno fatta spargere in giro. Ma chi li capisce è bravo”

Aggrotto la fronte, evidenziando le troppe rughe.

“Cazzo…”

Francesca mi da uno scappellotto.

“Contegno, Marco, modera il linguaggio… Un poco di contegno”

“Vogliono bruciarci vivi, porca mignotta ladra”.

“Madre Santissima del Carmine, ma che stai dicendo ? Hai battuto la testa pure tu ?”

“No, Francesca, tu dedicati allo ius che la chimica è cosa mia… Idrogeno più ossido di ferro più alluminio, uguale boom ! Con il contorno di tante fiamme, per farci fare la fine delle lumache alla brace nella fiera di San Giovanni “

I toscani bestemmiano, gli altri piangono o, a cominciare da Francesca, si tracciano con il segno della croce. Mi trovo davanti la computatrice, Zerlina, mi pare si chiami, che si sistema i fregi che decorano la sua tunica azzurra.

“Professore, non sta esagerando ? Perché dovrebbero bruciarci vivi ? Fossimo papi, cardinali, baroni… Qui siamo tutti borghesi, poco più che immondizia… Va bene la lotta di classe, va bene tutto, però mi pare esagerato”.

Mi metto la testa tra le mani.

“Noi, non siamo noi l’obiettivo… Deve essere qualcosa di grosso, che può essere colpito da un dirigibile in fiamme… Ma cosa può esserci di simile a Roma”

Francesca tira fuori un rosario dalla borsetta e comincia a scorrere i grani

“San Gennaro, proteggici tu… La cupola di San Pietro”.

La computatrice si carezza di capelli.

“Sarà il caso di avvertire Roma… Signori, c’è qualcuno tra voi che non soffre di vertigini ?”.

La Voce dell’Ossido (Parte I)

zeppellin

 

In occasione di Radar, ho collaborato con Daniele Lunghini e Maria Antonietta Centoducati, per una performance steampunk che unisse diversi linguaggio artistici, progetto a cui ha partecipato anche il buon Augusto Gintama Charlie.

Con il senno del poi, il testo che ho scritto ha ampi margini di miglioramento: sarebbe dovuto essere più breve e con meno dialoghi, per rendere di più… Però, in fondo sono soddisfatto.

Il testo che ho messo giù è di fatto un ponte tra vecchio e nuovo, tra Il Canto Oscuro e Lithica, dove appaiono personaggi e situazioni di entrambi i romanzi…

Così, per festeggiare anche la pubblicazione di Navi Grigie, a puntate pubblicherò il testo teatrale… Di seguito la prima parte.

Capitolo I

Amo i dirigibili, il loro essere lievi, sopra le nuvole. Mi donano l’illusione di essere libero, lontano dalla fuliggine che avvelena Roma, nascondendo le forme di chiese e palazzi.  Lontano dal rumore incessante dei computatori, che coprono ogni conversazione: un canto oscuro, ipnotico, che entra nella mente, rendendoci simili a ingranaggi e agli automi con cui gli imbonitori affascinano la plebe, nei giorni del mercato di Piazza Navona. Mi viene da sorridere: una volta avevo dedicato ai computatori la mia vita. Ora li sfuggo, come se fossero araldi di morte. Guardo l’orizzonte, sognando di essere un falco. Comincio a tossire e la realtà riprende il sopravvento. Il ticchettio di passi; dalla loro voce, riconosco Francesca. Mi porge un fazzoletto, tutte trine e merletti, con agli angoli ricamata un aquila scaccata, come quella che domina in ogni angolo di questa aeronave, stemma della famiglia Conti.

“Tieni, ciuco”

Lo premo sulla mia bocca, sporcandolo di sangue.

“Mi dispiace…”

Lei mi sorride, dandomi due pacche sulla schiena.

“Marco, si laverà…  E’ stato fatto per essere usato, mica per ingombrare”

“Era un regalo di Andrea o del Principe Padre”.

“Ma quando mai… Non hanno capa per queste cose… In realtà me lo diede Beppe”

Mi arriccio i baffi, mentre lei sospira, per poi sistemarsi il bustino.

“Francesca, chissà come stanno, lui e Andrea… Attirano disgrazie, come i fulmini la croce del Campidoglio”

Un paio di colpi di tosse.  Un dolore al petto. Mi tremano le gambe. La mia amica sorride, arricciandosi un tirabaci.

“Marco, quei due sono comme ‘a maruzza: tutto chello ca tene s’ ‘o pporta ‘ncuollo… Se la staranno spassando a Nuova York, quei due disgraziati, alla faccia nostra… Però tu,  brutta  capa tosta che non sei altro, ti vuoi decidere a ritirarti in un sanatorio ?”.

Smetto di guardare le nuvole. Do un pugno al corrimano.

“Finito il viaggio, andrò al sanatorio Berghof a Davos, sulle Alpi svizzere… Me ne hanno parlato molto bene”.

Francesca mi agita l’ombrellino da passeggio, di un lavanda stinto, sotto la punta del mio naso.

“Guarda che se non lo fai, te lo spacco in fronte, promesso…”

La abbraccio, dandole un bacio sulla guancia.

“Uhè, sciammannato, che fai ? Guarda che così mi comprometti e ti tocca pure sposarmi…”.

Attacco a ridere, come le iene che il papa re ha infilato nelle gabbie presso il nuovo zoo, ai prati di Castello.

“Così, quel tuo spasimante, Filippo Tommaso, mi sfida a duello…”.

“Lui ? Mica è come Andrea, che avrebbe evitato i suoi guai, se si fosse fatto gli affaracci suoi..  Tra l’altro, a Filippo gli sta dando pure di volta il cervello… Ha chiuso la sua rivista di poesia, si è rintanato in casa  e sta scrivendo un manifesto letterario, pieno di pazzariellate come

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo

O

Un’ automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”

Quasi mi strozzo per la saliva.

“Francesca, ma se l’unica volta che ha guidato  un’Isotta Fraschini si è ribaltato ?”

Mi fa una smorfia, arricciando le labbra…

“E’ stato per evitare due ciclisti… Comunque hai ragione, la  botta in testa c’entra qualcosa… Che farai, scimunito, quando sarai dimesso dal sanatorio ?”.

Mi tolgo la bombetta dal capo. Comincio a giocare con la falda, storcendola.

“Aprirò una gelateria”.

Francesca poggia sulla tempia l’indice della mano, roteandolo.

“Ma la tisi ti ha preso ai nervi…”.

“Tanto la cattedra non me la ridaranno mai… Con i  nuovi computatori, a valvole termoioniche…  Io sono un ferrovecchio, figlio del vapore e degli ingranaggi… Non c’è spazio per me nel futuro…  Meglio cambiare vita, cara Francesca…  Così mi sono messo d’accordo con un immigrato piemontese, un certo Fassi… Abbiamo affittato la Casa Tonda, su all’Esquilino, accanto alla vigna dei Celestini… La trasformeremo in un locale alla moda, con un bel chiosco, in cui orchestrine suoneranno valzer e brani di operette… E quando ti stancherai di studenti somari, di codici e pandette, potrai salirci e cantare…”

“Un bel sogno, vecchio mio”.

“L’unica cosa che mi è rimasta…”

“Marco, molti non hanno neppure più questo”.

Le porgo il braccio.

“Professoressa Ecate, che dice, è ora di andare a pranzo ? Il mio stomaco brontola…”

“Professore Ajello”

“Emerito, mi raccomando…”

“Le dicevo, professore, che sono d’accordo con lei…”

Camminiamo, imitando i passi di una promenade, prigionieri di una musica immaginaria, sino a giungere all’ingresso del secondo ponte. Saluto tre passeggieri, vestiti di nero. Per tutto il viaggio sono state sulle loro, senza scambiare una parola con nessuno. Spesso hanno mangiato in cabina.  Si girano verso di noi. Francesca comincia a urlare come una gallina sgozzata. In mano hanno una pistola.

“Signori, vi invito a seguirci nel primo ponte, nel salone da ballo”.

Come nasce un dinosauro (parte II)

Sempre parlando del buon vecchio Nigersaurus, per cercare di renderlo più realistico, ho fatto una serie di assunzioni.

Mancanza di piume: premesso che dopo la scoperta dello Sciurumimus albersdoerferi sono sempre più convinto che molti dinosauri fossero piumati e che forse il buon tirannosauro ne avesse di simili a quelle del kiwi, non me la sono sentito di rendere il Nigersaurus simile a un colossale tacchino

Perchè per le sue dimensioni e l’ambiente in cui viveva, probabilmente non aveva bisogno di tale scambiatori di calore

Livree colorate: dai recenti studi, pare i dinosauri pennuti fossero coloratissimi. Questo si può estendere anche ai saurischi ? Boh. Però, vedendo i complessi disegni delle scaglie, qualche sospetto c’è. Io ho seguito l’istinto e ho reso il mio dinosauro un arlecchino

Versi: I dinosauri cantavano come gli uccelli ? Boh, però l’idea mi piaceva tanto

Dimorfismo: Ci sono prove che almeno in alcune specie, ci fosse un dimorfismo sessuale. Alcuni paleontologi vanno oltre, sostenendo come l’aspetto dei dinosauri variasse anche con l’età

Dato che i loro argomenti mi sono apparsi credibili…. Poi mi divertiva immaginare che quei bestioni avessero dei cuccioli simpatici e dispettosi

Dai libri di storia di Frolix VIII

Al di là delle stranezze e delle bizzarrie del personaggio, che lo hanno reso il principale soggetto degli olovideo che animano le serate delle nostre colonie spaziali, la principale debolezza del politico Berlusconi fu la sua singolare incapacità nel tenere unite le sue coalizioni di governo.

Incapacità dovuta in parte alla legge elettorale dell’epoca, molto simile a quella attualmente applicata presso Taurus V, sia per la sua personalità accentratrice e incapace di compromessi.

Nel 2010/2011 dinanzi allo sfaldarsi della sua maggioranza, invece di ricorrere alle urne, applicò, secondo la tradizione italica (vedere Mercato delle Vacche: studi sui parlamenti terrestri di Pshes Twarl edizione Wrink, 3129 A.G.S. Cephis III, pag. 23) il principio del tiriamo a campare, tanto qualcosa prima o poi succede.

Il problema è che tale soluzione, applicata nello stato italiano dal 1861 in poi, era inadeguata ad affrontare quei tempi di crisi. Al di là dei problemi connessi alle conseguenze del crollo della bolla immobiliare americana (vedere l’Incubo del Mattone di Wrang Erong, edizione Wrink 3106 A.G.S , Cephis III, capitolo VI e VII) e dell’industrializzazione cinese (vedere Al diavolo il pugno di riso, di Wrang Erong, edizione Wrink, Cephis III, capitolo I) all’epoca scoppiò la prima guerra economica europea, nell’indifferenza quasi generale.

Il motivo, oltre al persistere delle ambizioni egemoniche della Germania (vedere Da Bismark alla guerra delle dodici ore, Potere e Genocidio di Org Tammer, edizione Ororo, 3238 A.G.S Centuria XII, pag. 459-463) era il pessimo stato del sistema bancario tedesco.

A differenza degli altri partner europei, in cui nel primo decennio del secondo millennio terrestre, in quella nazione non erano avvenuto un processo di riorganizzazione del credito: il sistema bancario era parcellizzato, contiguo alla politica, con scarsa trasparenza patrimoniale e con processi di gestione e controllo arcaici.

Le banche tedesche non rispettavano i requisiti di Basilea III ed erano sovraesposte nei confronti dei titoli tossici della bolla immobiliare americana.

Per salvarsi dal collasso, per prima cosa tentarono metodi analoghi a quelli attualmente applicati dagli aborigeni dei sistemi Truff e Aldin: falsificare scientificamente i loro
bilanci, sopravvalutando il valore dei portafogli derivati e modificare il tasso di cambio dei prestiti interbancari su base europea.

Poi, dinanzi all’inutilità del loro tentativo, si accordarono con il loro governo, scatenando un’ondata speculativa sui titoli di stato degli altri partner europei (vedere Da Bismark alla guerra delle dodici ore, Potere e Genocidio di Org Tammer, edizione Ororo, 3238 A.G.S Centuria XII, capitolo XIX)

Azione che oltre ad alleggerire l’esposizione patrimoniale delle banche, avrebbe diminuito il costo del denaro in Germania, permettendo al contempo al governo di Berlino di nascondere meglio gli imbrogli compiuti sul bilancio statale.

Al contempo, per nascondere agli occhi dell’opinione pubblica questa azione speculativa, fu creato un ampio programma di disinformazione (vedere Merkel e Goebbels, i signori dell’inganno di Erg Awer, 3112 A.G.S. Qward edizioni, Phillon XXI)

La Grecia, staterello mediterraneo dove forse provengono i coloni di Mykaene, fu accusata di ogni nefandezza: di aver appoggiato l’eresia akabellian, di aver alterato con lo zenzero il succo di laggasi, di spendere troppo in pensioni per zitelle, quando la quota in bilancio era minore di quella destinata all’acquisto di armi tedesche, di non far pagare agli armatori le tasse sui profitti realizzati estero su estero, dimenticando le normative OCSE sulla tassazione, normalmente applicata dalle aziende  di Berlino.

Inoltre fu fatta passare l’idea che qualsiasi tentativo di opporsi alle decisioni tedesche fosse un attacco all’Unione Europee. Idea appoggiata da chiunque all’epoca vivesse in maniera indiretta o indiretta a spese di Bruxelles (vedere Gli europarassiti: la lunga
storia del servilismo di Dvd Dnt, 3112 A.G.S. Sckor Edizioni Ur IX)

Effetto collaterale della guerra economica fu in Italia il crollo del governo Berlusconi e la sua sostituzione con Monti, facilitata dalla mancanza di idee del PDL e da quella di coraggio del PD che non voleva governare in caso di vittoria elettorale e prendere
quindi decisioni impopolari

Così Monti (per la sua biografia leggere Il Quisling italiano di Bhrigwanagnaef Fleing 3112 A.G.S Fert Edizioni Marte) eseguì una rottura completa nella storia politica ed economica italiana. Se nella seconda repubblica i governi di Destra e Sinistra, non riuscendo a individuare una politica capace di incrementare complessivamente la ricchezza della nazione, si erano limitati a spostarla da un ceto sociale all’altro, Monti si dedicò con rigore
scientifico al saccheggio delle risorse economica degli italiani e a distruggere i loro diritti civili e sociali, per favorire gli obiettivi egemonici tedeschi.

Politica condizionata anche dalla probabile presenza di rettiliani nel suo governo, in violazione del protocollo di Aphioid, relativo alla non interferenza con i pianeti meno evoluti.

Ipotesi suffragata dalla somiglianza del ministro del lavoro del suo governo con i resti che gli archeologi hanno trovato nelle necropoli di Yedos III e dell’abitudine alle lacrime di
coccodrillo del suddetto ministro.

Il suo simbionte era forse il politico locale noto come Rosibbindi, vista la ripugnanza provata da qualsiasi maschio umanoide alla semplice idea di accoppiarsi con lei.

Tuttavia il caos della politica italiana travolse anche Monti e i suoi rettiliani: Berlusconi non poteva resistere al desiderio di tornare al centro dell’attenzione e Bersani, dati i risultati di un misterioso rito tribale chiamato primarie, si era improvvisamente convinto di essere destinato a governare.

Inoltre vi era la variabile impazzita del movimento di protesta di Beppe Grillo che incanalava il dissenso contro la casta.

La nazione quindi sembrava andare verso le elezioni nel caos più completo (vedere Entropia e Autopoiesi di Zoon, 3225 A.G.S. Kipple Edizioni Next XVI)

Galactus o del Sublime


Sono sempre stato appassionato di fumetti di super eroi. Per questo, quando ho avuto saputo del progetto E- Heroes dell’Edizioni Scudo, non mi sono tirato indietro, presentando un mio racconto.

Questa mattina, per caso, mi sono trovato davanti il Galactus di Giorgio Comolo. E sono rimasto a bocca aperta, non smetterei mai di ammirarlo.

Perchè mi sono ritrovato bambino, con un O disegnato dalla bocca. Galactus colpisce la nostra fantasia. E’ come la Natura incontrata dall’Islandese, indifferente a noi piccolo mortali…

Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.

Eppure, come diceva Kant, siamo superiori a questa, perchè, almeno in potenza, siamo capaci dell’agire morale….