Finale de Il Canto Oscuro

Ogni tanto, salta fuori qualche nuova recensione de Il Canto Oscuro, come questa di Kuiper Belt, sostanzialmente positiva, tranne qualche perplessità sul finale del romanzo.

Se devo dire la mia, pur consapevole che gli ultimi capitoli, per una serie di motivi, si potevano limare e perfezionare in diverse cose, il recensore però non ha compreso a pieno lo spirito del romanzo.

Questo infatti, non è replicare il giallo anglosassone, che presuppone l’esistenza di un ordine sociale e culturale, violato dalla colpa, che l’investigatore deve ricostruire, ma Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, in cui il reale risulta essere incomprensibile e si perde il concetto di giusto e di sbagliato…

Di conseguenza, anche può essere migliorato, e lo farò, se mai salterà fuori una seconda edizione, il finale risponde pienamente alla mia visione del mondo…

Altra recensione su Hydropunk

Benché la giornata sia piena, sono riuscito a trovare un attimo per dare giusta visibilità ad una recensione su goodreads di Hydropunk, scritta dal buon Finrod

Ho apprezzato questa antologia molto di più della precedente, “Deinos”, che era stata curata da Mr. Giobblin, e dove avevo trovato troppo simili le trame dei vari racconti.

In ogni caso anche in questo caso c’è un elemento di unione, e tutti i racconti sono ambientati in un XX secolo dove le acque hanno sommerso o stanno sommergendo la terraferma, e al loro seguito sono arrivate creature misteriose e molto pericolose.

I miei racconti preferiti sono “Sotto Pressione” di Falciani, “Nuovo Mondo” di Trevisan, “Scogliere” di Brugnoli e poco più in basso “L’arcipelago di Ulisse” di Geta, ma a dire il vero mi sono piaciuti tutti (beh, quasi… forse un paio non molto) e l’antologia merita assolutamente la lettura, è gratis ma la qualità è migliore di tanti eBook commerciali.

Condivido il giudizio sull’ottimo lavoro di Mr. Giobblin di cui è ammirevole sia l’impegno, sia la passione che mette nel curare le antologie e sono lusingato dal giudizio positivo su Scogliere (Finrod, che ti è piaciuto in particolare). Tra l’altro, essendo quel racconto poco più che un abbozzo, in futuro mi piacerebbe ampliarlo, trasformandolo in qualcosa di più compiuto..

Recensione su Fantasy Magazine

Con un poco di ritardo, ma d’altra parte, meglio tardi che mai, Fantasy Magazine si accorge dell’esistenza de Il Canto Oscuro e lo recensisce, con un buon giudizio.

Una cosa che mi ha colpito, ma questo non vale soltanto per l’autore della recensione, molto professionale e preparato, e che ben pochi si siano accorti del richiamo, sia nello stile raccontato, sia nella trama, al buon Gadda solito affermare

La vita è uno gliòmmero e la scrittura che la rappresenta non può essere lineare e chiara

Lo Show, don’t tell è un’ottima scelta stilistica, ma limitandosi a rappresentare la superficie delle cose, nasconde il caos che vi è dietro che anima le azioni umane.

In cui non esistono trame comprensibili e in cui troppo spesso la fine definitiva ci cade addosso come lama di coltello, quando meno ce l’aspettiamo…

Nuova recensione del Romanzo su Amazon

Nuova recensione de Il Canto Oscuro su Amazon

Premetto che il genere è uno dei miei preferiti, ma questa unione con l’ambiente e la tradizione romana, seppure ucronica,si è dimostrata decisamente felice. Mi piacciono i libri che ti fanno venire voglia di cercare, di spulciare nella storia (quella vera), come quelli che ti fanno immaginare altri possibili mondi, se solo…

Il libro mi è stato suggerito da amici a causa di una curiosità personale, ma ne sono veramente felice e attendo il seguito delle avventure di Andrea!

Che dire, speriamo di riuscire a finirle presto…

Giudizio sul romanzo

In risposta al commento del lettore che giudica Il Canto Oscuro troppo complicato, cito un brano di Borges, scopiazzo da Il Mestiere di Scrivere

Il romanzo non può essere giudicato da una pagina, né, meno ancora, da una frase, né dalla curiosa felicità di una momentanea metafora. Forse diamo troppa importanza ai pregi o agli alti e bassi della successiva lettura di un libro; l’essenziale è l’immagine ulteriore, l’indefinita immagine inconfondibile che la lettura lascia nel ricordo. Chiuso il libro, il testo continua a crescere e a ramificarsi nella coscienza del lettore. Quest’altra vita è la vera vita del libro.

Il Canto Oscuro, un libro complicato ?

Pubblico il parere di un lettore su Il Canto Oscuro.

Il Canto Oscuro è un libro senza compromessi. O si ama o si odia. Non ci sono vie di mezzo. Questo perché è un libro complicato. Da lettore di fumetti, lo paragonerei a uno dei tanti parti delle mente di Grant Morrison

Lei Brugnoli, ci imbroglia. Parte dagli elementi base della cultura pop, dai canoni consolidati del genere steampunk. Persino la copertina che ammicca a Jack Sparrow, ci rassicura.

Poi comincia la lettura. Le mischia le trame e le storie come se fosse un frullatore. Moltiplica i personaggi (porca miseria, ma che le costava mettere un elenco finale di nomi e descrizioni). E’ metatestuale. Ogni frase e comportamento richiama e cita qualcosa d’altro.

Ha fatto un libro che non si può leggere due pagine per volta, per addormentarsi. Bisogna leggerlo tutto di un botto, altrimenti ci si perde.

Ed è faticoso. Però, se uno ci riesce, ne rimane innamorato

Macchie di Rorschach

Su Scrittevolmente, una bella recensione del mio romanzo.

Per una volta, non faccio il vecchio brontolone… Però ribadisco quanto detto a un lettore, sulla soggettività della critica.

C’è il recensore che definisce la trama complicata e quello che la definisce equilibrata, chi considera i personaggio retrogradi e chi aperti mentalmente.

La verità è che forse un romanzo è un gran test di Rorschach, dove il lettore leggendo, non indaga sullo scrittore, ma su se stesso

Nuova recensione

Do visibilità alla recensione de Il Canto Oscuro che Finrod ha pubblicato su Ultima Books

Questo libro ha molti aspetti positivi: personaggi molto ben delineati e facilmente identificabili, credibili e molto dettagliate descrizioni della Roma “di una volta” (ma di un passato di una diversa “linea temporale”, e che quindi mescola, sapientemente, reale ed inventato), descrizioni che saranno la gioia di quei lettori romani che siano anche conoscitori della storia della loro città. Inoltre anche la scrittura è molto chiara e facile da seguire, un vero piacere da leggere.

Proprio le lunghe, dettagliate descrizioni d’ambiente, ma anche dei personaggi comprimari (spesso dei veri e propri “tableaux vivants”) sono a volte leggermente difficili da seguire per chi non sia un romano “doc” (a meno di voler interrompere di continuo la lettura per approfondire, su wikipedia o altrove, i continui spunti che l’autore infila in ogni pagina), e forse ancora più “grave”, interrompono di continuo lo svolgimento del complicatissimo “caso” su cui “indaga” il principe Andrea: io, ad esempio, se ho capito chi ha materialmente assassinato il povero Alan Stuart, non sono affatto sicuro di chi sia il mandante… probabilmente leggendo una seconda volta il romanzo, e facendo più attenzione alla trama e meno agli strabordanti elementi “di contorno” riuscirei a fugare i miei dubbi ma… il fatto che dopo una prima lettura mi rimangano questi dubbi (ed è qualcosa che mi capita molto, molto di rado) è imho un piccolo fallimento del libro.

D’altra parte, per dirla alla Zadie Smith, se ogni libro è la gestione di un fallimento, il risultato ottenuto qui è più che discreto, e 4 stelle sono tranquillamente meritate (anche grazie al prezzo, più che corretto, e alla mancanza di drm)

Recensione che ha avuto due effetti collaterali: la scrittura da parte di un mio critico di un noiosissimo saggio sulla forma romanzo che non pubblicherò finchè non smetterà di farmi sbadigliare ogni due righe e una risata amara

Poco dopo la recensione di Finrod, mi è arrivata una mail che mi criticava proprio per il contrario: per aver fatto infodump su assassino, mandante e motivazione del delitto.

Potrei commentare con il mio solito

Chi la vuole cotta, chi la vuole cruda

senonchè, a differenza di Finrod, con cui ho avuto un piacevole scambio di commenti, il tono era tra il saccente e l’irritato, come se avessi offeso pubblicamente madre e famigliari prossimi del lettore.

Insomma, è possibile che in Italia, una banale e per i più noiosa questione di tecnica di scrittura, sia diventata quasi un dogmatismo religioso ?

Anche perché, detto fra noi, non mi pare di aver scritto un esplicito “spiegone”

Recensione e piccolo appunto sulla fotografia


Su Nerocaffè è uscita una nuova recensione de Il Canto Oscuro, sostanzialmente positiva. Sul fatto che servirebbe passaggio di editing do ragione a chi ha scritto l’articolo, sull’intreccio narrativo in subordine, non mi pronuncio, perchè vale il principio del

quot capita tot sententiae

proprio stamattina un lettore mi ha criticato per l’intreccio troppo complicato e accentuato, una cosa mi ha lasciato perplesso.

L’accusa di anacronismo sui dagherrotipo…

Ora, trascurando il fatto che nel nostro mondo, benchè la carta all’albumina sia stata inventata nel 1855 e la prima pellicola in cellulosa sia del 1895, i dagherrotipi siano stati utilizzati in Italia sino al 1909 e in America sino al 1913, non perchè i fotografi fossero sciocchi o retrogradi, ma per il fatto che tale tecnica, pur non permettendo la riproducibilità, aveva una qualità d’immagine ancora ineguagliata, mi sorprende come il recensore non abbia capito la natura del mondo che ho creato.

Un mondo steampunk dove si scontrano conservatorismo estremo e innovazione. Conservatorismo che ho rappresentato dal punto di vista architettonico, ad esempio il Mausoleo d’Augusto non è stato rinnovato da Valadier, sociale, l’amministrazione pontificia è volutamente rimasta quella della prima metà dell’Ottocento, e scientifico.

Più che sui dagherrotipi, magari mi sarebbe piaciuto che il recensore avesse notato come nel mio mondo non sia avvenuto l’esperimento di Michelson-Morley e quindi si parla ancora di etere, oppure che Planck nella vita si sia dedicato a tutto, tranne che al corpo nero…

E se non esiste né la relatività ristretta, nè la meccanica quantistica, possono ancora andare in giro i dagherrotipi 😀

Seconda recensione del romanzo su Amazon

Visto che oggi mi sento vanitoso, pubblico la seconda recensione che ho ricevuto su Amazon, la più favorevole

Un romanzo affascinante e sorprendente: dopo “the difference engine”, qualsiasi altra distopia steampunk mi è sempre sembrata una pallida imitazione… Qui invece c’è un’attenzione all’ambiente romano, alla storia, alle piccole tradizioni quotidiane affiancate ad un linguaggio adeguato ed accattivante che rende la storia unica e la narrazione molto gradevole. Un romanzo suggerito a chiunque ami le atmosfere riuscite del passato, tracciate senza retorica e nostalgia, ma con ritmo e naturalezza. Necessario, invece, per qualunque romano orgoglioso delle proprie origini, che non parlano solo di acquedotti e condottieri, ma anche della roma papalina, decadente e rivoluzionaria al contempo e qui tratteggiata con maestria.

Una rivelazione.