Elogio a Sandro Battisti

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Sandro Battisti è mio amico: buono, paziente, generoso. Senza di lui, che sin da subito ha creduto in me, non mi sarei mai dedicato non dico alla fantascienza, ma neppure alla scritttura.

Sandro è il mio editor: anche se a volte lo vorrei strozzare (e sospetto che, nonostante il suo grande cuore, anche lui a volte provi questa tentazione), gli debbo molto dal punto di vista della mia crescita come scrittore.

Sandro è un pilastro della fantascienza italiana, anche se per la sua umiltà è il primo a non considerarsi tale: per il suo coraggio nel gettarsi in ogni avventura, perchè crede in ciò che fa, per la voglia di sperimentare e di rimettersi in discussione.

Sandro, in un panorama fantascientifico italiano, a volte troppo pigro e conservatore, è un innovatore inquieto, sempre pronto a esplorare i confini del linguaggio e gli impatti della tecnologia sull’Umano.

E se ogni tanto scherzo sopra su qualche suo vezzo, se Renzi mettesse una tassa sull’uso delle parole Olistico, Continuum e Quantistico, Sandro sarebbe rovinato, è perchè non riesco a stargli dietro, quando guarda oltre l’Orizzonte.

Sono felice come una Pasqua, per la sua vittoria al Premio Urania: è il giusto coronamento della sua visionarietà e dei suoi sacrifici… Complimenti, vecchio mio !

P.S. E guai a te se non festeggi ! E la volta buona che “te cionco le recchie ” !!!

Gnosis

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Il grande saggio Mongai, lo dico senza ironia, perchè ne apprezzo sia l’esperienza, sia lo sguardo lucido… Tuttavia, mi permetto di dissentire su alcuni punti di un suo ultimo intervento, relativo al fatto che la fantascienza abbia compiuto il suo ciclo evolutivo.

Il primo tema di discussione è il seguente: paragonando la fantascienza al jazz, Mongai così scrive

Entrambi sono nati, si sono sviluppati, evoluti per dir meglio ed HANNO COMPIUTO LA LORO EVOLUZIONE. Una evoluzione perfetta, articolata, solida, che permetterà di fare ottima FS per secoli ancora, ma che cambierà radicalmente solo con cambiamenti radicali della tecnologia e quindi della società in conseguenza di quei cambiamenti tecnologici. O se incontreremo degli alieni che ne avranno sicuramente scritta a loro volta e allora ne parleremo.

Come dargli torto. Da un certo punto di vista, non solo la fantascienza, ma l’intera letteratura ha compiuto la sua evoluzione.

Le tipologie di storie da narrare, sono canonizzate dai tempi d’Omero. La forma romanzo si è stabilizzata a fine Settecento… A chi mi cita Joyce, consiglierei di rileggere Sterne.

Allora perchè sono più di trecento anni che si continuano a scrivere romanzi ? Perchè è cambiato ciò che costituisce il contenuto di una storia, il rapporto tra l’Uomo, il primo Io, con le sue paure e speranze, e il Mondo.

I rapporti sociali, economici, le tecnologie mutano con sempre più rapidità: mutamenti che si riflettono su noi stessi e sul nostro modo di rappresentarci.

Per questo la narrativa in generale e in particolare la fantascienza, cambierà sempre pelle.

Tornando al discorso di Mongai, mi ha colpito un’altra sua frase

Non può evolvere oltre, è perfetta così. Come il Jazz e come la Fantascienza. Possiamo continuare a farne quanta ne vogliamo e ben vengano le novità, ma sia chiaro: non è vero che i cambiamenti sono sempre in meglio, è vero solo che per migliorare bisogna cambiare. Prima però si migliora, poi si cambia. Non il contrario.

Mi ha fatto tornare in mente alcune letture che feci anni fa sui testi di Stephen Jay Gould.

In pratica, il buon paleontologo affermava come l’idea che l’evoluzione biologica fosse finalizzata all’Ottimo, fosse un’illusione positivista.

Per questo do ragione a Mongai: i cambiamenti non generano il meglio. Anzi, dirò di più, non generano neppure il peggio. Semplicemente, portano al diverso, che soggettivamente può piacere o non piacere, ma che non può esssere giudicato sub specie aeternitatis.

Nel nostro piccolo, come sta mutando la fantascienza italiana ? Difficile a dirsi. Però, molte delle mie personali opinioni sono riflesse in Gnosis, l’opera del mio compagno d’armi Ferruccio Lipari.

Una fantascienza che si fonde, fa bene Mongai a usare il termine meticcio, con altri linguaggi, rompendo schemi e confini.

Che esplora una dimensione onirica e sfuggente e che, memore della lezione di Dick, si interroga sui fondamenti di ciò che chiamiano Reale.

Per finire questo mio sproloquio, due piccole segnalazioni: complimenti a Dario Tonani, a di Lukha B. Kremo e a Sandro Battisti per il successo con il premio Cassiopea.

Poi, date un’occhiata a Storie Bizzarre, testata gemellata a Quaz Art, dedicata alla narrativa fantastica, che ha l’ambizione di diventare il punto di riferimento di artisti che “non hanno bocca, ma devono urlare”.

Presentazione Olonomico

Venerdì 11 gennaio, alle 19.00, sarò presso la libreria caffè letterario Mangiaparole sita in via Manlio Capitolino 7/9, Roma, per presentare il mio romanzo Olonomico . Sarà l’occasione per sviscerare il romanzo nelle sue caratteristiche e finalità, un discorso a braccio che toccherà più tematiche, dal Connettivismo all’esoterismo, dall’Impero Connettivo al futuro che si lega col passato, alla realtà che non esiste.

Ci vediamo lì?

“Nel cosiddetto Impero Connettivo, l’imperatore Totka_II e il suo alto funzionario Sillax continuano a progettare espansioni territoriali e temporali. Le loro nuove mire si concentrano su un territorio dove i giovani Lycia e Storm interagiscono caoticamente con uno strano personaggio che si nasconde dietro movimenti apparentemente incomprensibili.

L’Impero, governato da una stirpe di alieni semieterni, causa prima dell’umanità e poi della postumanità, è davvero così florido? Che cosa accadrà, quando i percorsi di tutti i personaggi del romanzo s’incontreranno, e utilizzeranno tutti i continuum con cui verranno in comunicazione? Una splendida metropoli, asettica e algida li attende…”

Che dire di più ? Guai a chi non viene ! Perchè Sandro, oltre a a essere una persona squisita, è uno dei pochi che ha il coraggio di fare avanguardia in Italia, nel senso più ampio e nobile del termine.

Non un gruppuscolo esoterico impegnato nella contemplazione del proprio ombelico, ma il tentativo di ridefinire il concetto di Uomo e di Società, parlando a tutti.

Con la sua scrittura barocca e immaginifica, Sandro scuoia ciò che chiamiano Reale, mostrandone il caos che nasconde, in cui come naufraghi cerchiamo di non affogare, preferendo l’Illusione alla consapevolezza.

Per cui, se non venite, oltre a non avere la possibilità di scoprire uno splendido romanzo, perderete l’occasione di vedere il Mondo sotto altri occhi.

Next al Mangiaparole

Sabato sera, presentazione del nuovo numero di Next al caffèletterario e  libreria Mangiaparole. Spazio che mi ha colpito molto, perchè ripropone con coraggio, in una Roma sempre più abbandonata a se stessa, il tema dell’Utopia e della Sperimentazione, che si ottiene con parole e atti concreti.

Uno spazio che cerca di rilanciare la grande eredità del Futurismo, dando spazio alle avanguardie contemporanee.

Di che si è parlato ? Al di là di qualche accenno fugace a Il Canto Oscuro, si è descritta la base dell’esperienza connettivista, grazie alla grande testimonianza di Sandro Battisti

In una realtà come quella contemporanea, in cui domina la frammentazione dell’Io e dei Saperi, è necessario recupare una visione del mondo globale e olistica che ci permetta di affrontare con entusiasmo e non con paura i mutamenti indotti dalla tecnologia.

Per questo è necessario Next. Una rivista che si propone come spazio di contaminazione tra linguaggi e culture e che esplori e dia forma agli istinti d’avanguardia che scuotono il nostro contemporaneo.

Istinti d’avanguardia che vivono specie nell’Arte: una volta vi erano i manifesti, ora vi è un approccio destrutturato, da guerriglie, in cui dal caos creativo nascono attrattori di sperimentazione e creatività.

Attrattori che nella mia rubrica d’arte cerdo di identificare. In questo numero, hanno riguardato gli apparenti confini di Caos e Ordine e la scoperta dell’armonia superiore di ciò che con il nostro sguardo distratto definiamo contrapposto.

Armonia che vive in forme differenti nelle opere di Bulgarini, di Camerota, di Lo Vetro e Pelliccioni.

Fantascienza per babbioni

Sempre sul dibattito su cosa è la fantascienza italiana, dopo visibilità ad un interessante riflessione dello scrittore Sandro Battisti

Concordo con quanto dici, Alessio. e ti dirò di più: molto del pubblico lettore sf italiano è un conservatore, caratteristica che non si addice al carattere sperimentatore, indagatore del genere: se tu vai alle convention di star trek trovi frotte di fan che si vestono nel modo dei personaggi della saga. che hanno una cifra variabile trai 50 e 40 anni (i personaggi, dico). molti di coloro che amano andare a quel tipo di convention sono tutti contenti, pensano che stiano facendo sf, invece sono solo uno scimmiottamento di qualcosa che è stato frontiera, ma 50 anni fa: sono vecchi, conservatori, le frontiere delle nuove scienze e cognizioni nemmeno li sfiorano. ecco, il problema per la sf italiana è quello.

Per quanto riguarda le origini del connettivismo, in ambito sf possiamo tranquillamente metter dentro cyberpunk, ma anche altre istanze SF. tutto però è stato rimodulato, rielaborato e ridigerito alla luce del presente, e del futuro che diparte da questo presente. per dirla alla marinetti, non ci interessano i passatismi, ma questsa sarebbe una frase incompleta perché ci interessano eccome, purché siano portatori di conoscenza, di cultura, di metodo di accrescimento, e non di uno sterile modello di comportamento.

Sulle regole di scrittura

Per riprendere il dibattito sulla Scrittura Creativa, evidenzio il commento del buon Sandro Battisti

Premetto: ciò che scriverò è un parere strettamente personale. La creatività è uccisa dalle regole. non signiica che non ce ne devono essere, ma esse devono essere valutate: scrivere non può essere come costruire un palazzo, scrivere deve essere come far musica, come dipingere, significa percepire la Corrente e cavalcarla.

Io non devo studiare quello che devo scrivere perché rischio di ottenere gli stessi risultati della musica progressive, che scimmiottava la psichedelica, quella sì rivelatrice, quella sì percettiva della Corrente. Provate a sentire un brano dei primissimi Pink Floyd e uno dei Genesis: chi è che vi trasporta e illumina sul mondo altro?

Condivido l’idea che regole della narrativa siano strumenti, non fini e che non debbano irrigidirsi in dogmi.

Il problema è quando e come usarle… Per uno scrittore come Sandro, le regole sono state interiorizzate grazie all’esperienza e alla pratica. Per chi è agli esordi, a meno di essere geni, purtroppo non è così

Per fare un esempio concreto, chi ha la patente da vent’anni, per guidare non ha bisogno di ripassare ogni volta il codice della strada. Chi deve dare l’esame alla motorizzazione, deve invece studiarlo a fondo

Sui Manuali di Scrittura Creativa

Il buon Sandro Battisti, il primo che a creduto a Il Canto Oscuro, chiacchierando sul post relativo al Caos e l’editoria, ha espresso un dubbio sull’utilità dei manuali di scrittura creativa, dicendo che sono gli strumenti migliori per uccidere l’originalità. Parere giusto e  forse condivisibile da scrittori migliori di me

Io mi limito a parlare  della mia esperienza: ho scorso tardi uno di quei manuali, pubblicato dall’Editrice Nord.

Con il senno di poi, mi ero reso conto di molti dei suggerimenti contenuti, grazie alla faticosa esperienza di scrivere… Probabilmente, se li avessi letti prima, avrei evitato a priori tanti errori narrativi e impiegato meno tempo nell’editing.

Se dovessi fare un paragone azzardato, scrivere un libro è come progettare un edificio: puoi avere le più grandi e meravigliose idee, ma queste devono reggersi in piedi.

Cosa che attualmente sfugge alle nostre archistar, mi verrebbe da aggiungere. E per reggere in piedi un edificio, l’architetto deve tener conto della teoria dei materiali, della meccanica razionale e delle convenzioni culturali del suo tempo su come articolare spazi e finalità dell’edificio.

Un romanziere deve far la stessa cosa, utilizzando vocabolario, grammatica e regole empiriche sulla narrazione.

Regole che possono essere violate, con risultati che variano caso per caso Faccio due esempi concreti. Il chiostro di Santa Maria della Pace, del Bramante, viola uno dei principi base dell’architettura del Quattrocento, sovrapponendo un pieno ad un vuoto, ossia una colonna alla chiave di volta di un arco a tutto sesto.

Però sfido chiunque a definire pessimo il risultato della violazione delle regole.

Lo stesso Bramante, nel primo progetto di San Pietro, ha avuto un’idea geniale, ma purtroppo, aveva violata la regola che per tenere in piedi un edificio, servono fondamenta consistenti.

C’è voluto Sangallo, per risolvere il problema… La sua idea estetica di San Pietro potrà essere stata pessima, ma senza di lui la basilica non starebbe in piedi