Scuole di scrittura creativa

Negli ultimi giorni, qualche amico mi ha accusato di essere eccessivamente critico nei confronti delle scuole di scrittura e di essere pieno di pregiudizi nei loro confronti.

Nulla di più falso. Pur non avendone mai frequentate, non ne ho mai avuto occasione, tempo e denaro e sinceramente, nella vita tutto mi aspettavo tranne che di trasformarmi in uno scrittore, non ho nulla contro il loro mestiere.

Che non è quello di insegnare a scrivere: quello, sino a prova contraria, anche se sempre più spesso non è così, dovrebbe essere compito della scuola dell’obbligo.

Le scuole di scrittura creativa hanno invece il compito di insegnare i trucchi del mestiere per impostare un romanzo o un racconto.

Cose a cui si può arrivare da soli, con il talento o con il duro esercizio, ma certo, conoscerle prima, può far risparmiare tanta fatica e tanti buchi nell’acqua.

Però questo non è abbastanza per essere uno scrittore: la tecnica è utile, ma le idee sono veramente necessarie.

L’immaginazione, il coraggio di sperimentare e mettersi in discussione, lo sguardo obliquo sul reale, il rifiuto del banale: sono cose che soltanto la vita può insegnare

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Era una notte buia e tempestosa

Ieri sera, sono andato alla presentazione della Guida di Snoopy alla vita dello scrittore, pubblicata dalla Scuola Omero.

Non ho nulla contro i manuali di scrittura creativa e con le scuole, anzi… Sono convinto che se invece di essere stato un autodidatta, avessi frequentato qualche corso, probabilmente avrei risparmiato tanto tempo e fatica.

E’ l’idea di utilizzare un’icona dell’immaginario come il nostro bracchetto preferito per far riflettere sulla fatica di scrivere e le tribolazioni della vita letteraria, è sicuramente geniale.

Però, secondo me c’è un limite, legato all’interpretazione di Snoopy: è qualcosa di più del prototipo dello scrittore frustrato, una specie di John Fante canino. Questo è Brian dei Griffin, non Snoopy

Snoopy è l’unico vero bambino dei Peanuts. L’unico che sa sognare e immaginare: può essere lo scrittore, l’eroico aviatore della Prima Guerra Mondiale, la guida scout, il fante della legione straniera.

La fantasia è l’unico antidoto alla noia della cuccia, alle paranoie del bambino con la grossa testa e alla pappa sempre in ritardo.

E’ ciò che renda la vita più degna d’essere vissuta. Il narrare storie è il donare ciò al Mondo, portare un poco di luce nelle tenebre.

Per questo Snoopy è qualcosa di più e di diverso dello scrittore fallito: come Omero è un vate, colui che ogni giorno riscopre lo stupore di vivere e lo condivide con gli altri, meno fortunati

Guida di Snoopy alla vita dello scrittore

Dopo anni di insuccessi Snoopy ha deciso di dare una svolta alla sua carriera letteraria. Ha preso contatto con la prima scuola di scrittura creativa nata in Italia: la Scuola Omero. Snoopy, il bracchetto di Charlie Brown che scrive interminabili romanzi appollaiato sulla sua adorata cuccia, ha trovato degli editori italiani capaci di credere nella sua passione per la letteratura. Il cane dai pensieri profondi inventato da Charles Schulz entra a far parte degli autori pubblicati da Omero Editore.

Il 22 dicembre alle 18 vieni a Pagine e Caffé, in via Gallia 37 a Roma, a conoscere i segreti di Guida di Snoopy alla vita dello scrittore, il nuovo manuale di scrittura a fumetti targato Scuola Omero. Snoopy ne parlerà nel bistrò-libreria più caldo di San Giovanni insieme a Paolo Restuccia, Enrico Valenzi e Giovanna Bentivoglio.

Ottavo Consiglio

ferruccio

 

Sempre per tornare ai consigli di Palaniuk, sempre scopiazzato da Delmiglio Editore

Numero Otto: Se avete bisogno di maggiore libertà nel muovervi nella storia, di revisione in revisione cambiate i nomi dei personaggi. I personaggi non sono veri, e non sono voi. Cambiandone arbitrariamente i nomi, prenderete la distanza necessaria per poter veramente torturare un personaggio. O peggio, eliminate un personaggio, se è quello che la storia richiede.

La mia piccola esperienza personale. Il cambiare i nomi dei miei personaggi, in fase di editing, mi è capitato spesso, ma non credo per torturarli metaforicamente, anche se alcuni di loro lo meriterebbero.

E che credo di essere come uno di quei filosofi medievali, seguaci del

Nomina sunt consequentia rerum

I nomi dei mie personaggi dipendono dalle manie e dalle azioni che costituiscono la trama; se questa è un organismo vivente, in continuo divenire, così lo è anche la loro identità, sintetizzata nel nome.

Sull’eliminare un personaggio, non mi è mai capitato… Anzi, e forse è un difetto della mia scritturo, al limite tendo a moltiplicarli, per rendere al meglio la complessità della Vita

Settimo consiglio

Altro consiglio di Palaniuk, sempre scopiazzato da Delmiglio Editore

Numero Sette: Imparate a convivere con il Non Conoscere. Questo piccolo consiglio è giunto passando per un centinaio di personaggi famosi, attraverso Tom Spanbauer fino a me e ora, a voi. Più a lungo permettete a una storia di prendere forma, migliore sarà la sua forma finale. Non affrettate o forzate il finale di una storia o di un libro. Tutto ciò che dovete conoscere è la prossima scena, o le prossime scene. Non dovete conoscere ogni momento dal principio alla fine, infatti, altrimenti sarà noioso come l’inferno da realizzare.

Consiglio verissimo. Perché una storia è un’organismo vivo che cambia con il tempo e con l’esperienza e l’umore di chi la scrive.

A me capita sempre e forse per questo sono così lento. Parto da un’idea e poi si modifica, si attorciglia, si contamina. E alla fine del suo viaggio, mi trovo sempre con qualcosa di diverso da quanto pianificato.

Un qualcosa che spesso stupisce anche me

P.S.  A commento ho messo un disegno di Toppi. Magari renderà poco l’idea del viaggio, però non smetterei mai di ammirarlo

Scrittore

Ogni essere umano ha centinaia di persone separate che vivono sottopelle. Il talento di uno scrittore è la sua abilità di dare a ognuno di loro un nome, un’identità, una personalità e una relazione con tutti gli altri personaggi con cui vive.

Stupenda frase di Mel Brooks, citata da Delmiglio Editore,  che descrive meglio di tanti trattati cos’è la scrittura

Sesto consiglio

Sempre su suggerimento di Delmiglio Editore, un nuovo consiglio di Palaniuk sulla scrittura

Numero Sei: Usate la scrittura come la vostra scusa per indire un party alla settimana – anche se chiamerete quel party “workshop”. Ogni istante che passate con altre persone che stimano e supportano la scrittura, quegli istanti controbilanceranno tutte le ore che passate da solo, scrivendo.

Persino se un giorno venderete il vostro lavoro, nessuna cifra di denaro vi ricompenserà per il tempo che avete speso in solitudine. Perciò, prendetevi subito la vostra “ricompensa”, fate della scrittura una scusa per stare fra la gente. Quando raggiungerete la fine della vostra vita – credetemi, non vi guarderete indietro per assaporare i momenti che avete passato da soli.