Chiacchiere steampunk

pagine

Oggi posto un poco di chiacchiere steampunk. Per prima cosa, complimenti al buon Roberto Cera, per Vaporosamente: è stato un successone… Non posso che ringraziarlo, per l’impegno che mette ogni giorno nell’organizzare “eventi a vapore”.

Tra l’altro pare che il raccontino su Beppe e Toro Seduto sia piaciuto: il che oltre a farmi pavoneggiare un poco, mi rende felice sull’aver dato un buon contributo a una buona causa.

Poi, ricordo come il prossimo mercoledì, il 21, ci sarà, alle ore 21, poi non dite che non sono appassionato di cabala, la presentazione del mio Lithica, presso la sede dell’associazione Il Cielo Sopra L’Esquilino, in via Galilei 57.

A farmi compagnia il buon Sandro Battisti e di Pier Luigi Manieri, che oltre ad essere saggista, è anche romanziere…

Vi raccomando però di venire un poco prima, dato quella sera, sempre nella stessa sede, in collaborazione con Noi di Esquilino, ci sarà anche l’inaugurazione di un angolo di Pagine Viaggianti, iniziativa dell’Associazione Libra che ha lo scopo di salvare i libri e rimetterli in circolazione.

Si potranno prendere, portare, scambiare libri e soprattutto, cosa, più importante, leggerli !

Per chi è interessato, ci vede alle 20.30: l’inaugurazione sarà accompagnato da un piccolo aperitivo…

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Orchestraccia

Sabato scorso sono andato ad ascoltare un concerto dell’Orchestraccia: per chi non la conoscesse, è un gruppo folk-rock romano, in cui musicisti e attori revisionano e attualizzano le canzoni tradizionali dell’Urbe.

Una rivisitazione in termini sia di arrangiamenti, sia di drammatizzazione, che può piacere o non piacere, mio padre ad esempio non la gradisce, ma che ha il grande pregio di riportate alla luce tutta la forza espressiva e la drammaticità di testi che l’abitudine ha spesso nascosto.

In piccolo, penso che la mia narrativa fantastica faccia qualcosa di molto simile: non invento nulla di nuovo, sospetto che nella fantascienza sia stato scritto di tutto e di più, ma con lo steampunk recupero le idee di un secolo fa, mostrandole sotto altra forma, a volte pervertendole, ma cercandone di recuperarne la potenza espressiva…

Ci riesco ? Non so, ma almeno mi diverto a tentare…

pervertendole, ma cercandone di recuperarne la potenza espressiva…

Ci riesco ? Non so, ma almeno mi diverto a tentare…

L’origine di Lithica

Per dirla tutta, non avevo la minima intenzione di scrivere un seguito de Il Canto Oscuro... Temevo di non avere più nulla da dire e di essere monotono, riproponendo la stessa ambientazione e una trama più o meno simile.

Avevo paura di annoiarmi a morte, nello scrivere: e se l’avessi fatto io, chissà gli sbadigli da parte del lettore…

Però, non riuscivo a staccarmi da Andrea e Beppe: una coppia che replica una dinamica, quella servo padrone, che risale almeno ai tempi di Menandro…

Proprio per questo, l’incarnare degli archetipi letterari, ritenevo che potessero funzionare in ambientazioni e vicende diverse dall’originale… Lithica è stato il frutto di questa scommessa con me stesso… Se abbia avuto successo, tocca al lettore giudicare

Raccogliere immaginari

spoerri

 

Un buon amico, scherzando su Lithica, mi ha paragonato a un Verne al contrario.

Lui immagina il Futuro, tu il Passato…

Paragone che mi fa sorridere imbarazzato… Verne, molti lo dimenticano, rera un uomo coltissimo, amico dei principali scrittori del suo tempo.

E proprio questo, unito a una straordinaria immaginazione, gli permetteva di immaginare il futuro, portando agli estremi ciò che percepiva nel suo quotidiano.

Io invece appartengo alla categoria dei nani sulle spalle di giganti… Come Spoerri, recupero cascami di immaginari, legandoli alla meno peggio, sperando che venga fuori non dico qualcosa di un buono, ma un accrocco che stupisca e diverta il lettore…

 

Primo parere su Lithica

Dopo quasi una settimana, arriva, grazie al buon Davide Del Popolo Riolo, come al solito troppo buono con me…

Debbo anzitutto premettere che Alessio Brugnoli è un amico. Non nel senso che ogni tanto andiamo a prenderci un caffè o che ceniamo insieme, perché in effetti di persona non ci conosciamo. Nel senso però che lui ha scritto apprezzamenti persino imbarazzanti sul mio libro, e che ci scambiamo opinioni con una certa frequenza, e su molte cose la pensiamo nello stesso modo. Se volete sospettare che ciò che state per leggere è influenzato dalla mia amicizia per lui siete quindi ovviamente liberi di farlo.

Premesso ciò, ho appena finito Lithica, il suo ultimo romanzo, e volevo condividere alcune considerazioni.

In primo luogo, ho apprezzato il coraggio. Lithica è infatti il seguito de Il Canto Oscuro, che è sostanzialmente un giallo steampunk ambientato in una Roma d’inizio Novecento ancora sottoposta al Papa (il Risorgimento è fallito, in questa TL) eppure dotata di computatori a vapore. L’aspetto forse più affascinante del libro è proprio la descrizione di una Roma attraversata da macchine a vapore, ma eternamente ed inevitabilmente curiale. Uno scrittore pigro avrebbe semplicemente utilizzato di nuovo i due protagonisti, Andrea ed il suo valletto Beppe, come investigatori in un altro caso misterioso ambientato sempre nella stessa realtà alternativa.

Alessio invece ha completamente rovesciato le aspettative, trascinando i due non soltanto lontano da Roma ma, addirittura, in qualche modo anche lontano dall’universo razionale e scientifico del primo romanzo, e proiettandoli invece in un mondo attraversato da poteri occulti, di cui capiscono poco per la verità, in cui Lawrence (d’Arabia, ma non ancora, e forse mai) è una sorta di agente segreto che usa incantesimi contro esseri malvagi ed orrendi che giungono da altri piani della realtà.

Un altro aspetto che mi è piaciuto: il romanzo è (anche) un divertito pastiche che gioca con la letteratura d’intrattenimento dell’Ottocento. Qua e là fanno capolino Robur il conquistatore e Phileas Fogg, James Brooke e Yanez e naturalmente non potevano mancare Holmes e Watson (e Jack lo Squartatore). E poi c’è la presenza immanente di Lovercraft, con le sue creature antiche, innominabili, oscene e potentissime. Come già nel Canto oscuro, Alessio sfoggia la sua cultura enciclopedica, qui però non più limitata alla sola dimensione “romana”, con esiti davvero impressionanti.

Ultimo aspetto che mi ha colpito è il ruolo dominante della dimensione onirica. I personaggi sognano continuamente, e sono sogni fantasmagorici, surrealisti, che farebbero impazzire uno psicanalista. Sognano il proprio passato, ma anche altre realtà. Qui la fantasia di Alessio si è davvero sbizzarrita in una fantasmagoria di immagini affascinanti.

Finalmente Lithica….

Lithica

 

Finalmente è uscito Lithica, il seguito del mio primo romanzo, a cui è dedicato questo blog Il Canto Oscuro… Libro la cui scrittura mi è costata tanto tempo e fatica e che dedico a mio suocero, uomo coltissimo e grande lettore di fantascienza, che ci ha appena lasciato….

Come d’uopo, sperando si scriva così, mi dedico ai ringraziamenti… A mia moglie, Emanuela Cinà Brugnoli non solo per la pazienza che ha nel sopportarmi ogni santo giorno, ma per il suoi aiuto e la sua competenza nel melodramma, che mi ha fornito tanti e tanti spunti narrativi.

Alla mia famiglia, cugini e zii compresi, ineguagliabile fonte di ispirazione. A Sandro Battisti, paziente e instancabile editor. A Ksenja Laginja, per la splendida e onirica copertina.

A Giampietro Stocco, Davide Del Popolo Riolo e Pier Luigi Manieri, per le lunghe chiacchierate e i preziosi consigli… A Filippo D’Ascola e Michael Barbaro Calò senza i quali un paio di capitoli sarebbero rimasti lettera morta…

A Stefano Doglio che mi ha aiutato a creare un personaggio sopra le righe… E a Roberto Arduini e Marco Arduini, che, venticinque anni fa, mi hanno permesso di scoprire il solitario di Providence…

Per chi fosse interessato, qui può essere comprato il cartaceo e il formato .epub, mentre su Amazon si può trovare il formato Kindle

La Voce dell’Ossido

Approfittando di un attimo di pausa in queste convulse giornate, se hanno ragione gli indù, visto il karma che mi sta toccando, nella scorsa vita ero il cugino cattivo di Gengis Khan, ne approfitto per terminare la pubblicazione del mio brano teatrale la Voce dell’Ossido, magistralmente interpretato dalla Centoducati e rappresentato nelle visionari dipinti di Lunghini

Devo tenere a bada la mia boccaccia. Avrei evitato di stare a mezz’aria, al freddo e al vento. Non ho paura della morte. Da quando hanno scoperto la tisi, mi sto abituando all’idea di andarmene. Il problema è come: un conto tra i sogni indotti dall’oppio e dalla morfina, un conto bruciato vivo, per delle fisime ideologiche che neppure condivido. La rivoluzione non è un pranzo di gala e non si può fare una frittata senza rompere le uova… Va bene tutto, però non capisco perché i gusci debbano essere i miei. Il piano di Zerlina è semplice:  nello sgabuzzino della sala da ballo, tra tante cianfrusaglie, che paiono saltate fuori dal ballo Excelsior, vi era una chiave universale. Con un poco di fatica, grazie ai muscoli dei due toscani, l’abbiamo usata per aprire una porta di emergenza, per accedere a una passerella di servizio che sbuca  nella stanza del marconista. Con un poco di fortuna, non dovrebbe esserci nessuno; secondo Zerlina, per evitare che il fluido elettrico appiccasse fuoco all’idrogeno, è isolata rispetto al ponte comando. Qualcuno mi tocca la schiena. Sobbalzo, gridando.

“Nervoso, professore ?”

“Zerlina era sovrappensiero… Attenta a dove poggia i piedi”.

“Non si preoccupi … Per motivi di servizio, l’ho percorsa cento volte… Che ha, perché è impallidito ? Eppure poco fa si è vantato di non soffrire di vertigini !”

“C’è un mostriciattolo calvo sulla gondola che mi sta facendo boccacce ! Lei non lo vede ?”

“Ah, il mazzamurello… Anche un mio vecchio amico era convinto di vederlo… Professore, faccia come me: lo ignori… Tanto, più di insultarla non può fare “.

“Ma è impossibile ! Non esistono folletti !”

“Perché è normale che esista il fluido elettrico o i computatori ? Professore, come diceva il buon Amleto,

Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.

Dobbiamo accettarlo, altrimenti usciremmo pazzi e sperare che si limitino a farci boccacce”

Ho l’impressione che il suo sguardo sia velato di tristezza…  Si ferma davanti a una paratia. Le passo la chiave

“Serve una mano, Zerlina?”

“No, Professore, dall’esterno si apre senza troppa fatica”

A me pare il contrario. Mi affianco a lei, dandole una mano nel tirare le maniglie. Dopo una lunga battaglia e parecchi colpi di tosse da parte mia ci riusciamo.

“Zerlina, fortuna che si apriva…”

“Quella bestia di Masetto il motorista… Pensasse meno a giocare a dadi e più alla manutenzione dell’aeronave”

Scivoliamo con facilità nell’ufficio del marconista; una volta sarei rimasto incastrato nell’apertura. Ho perso venti chili. A volte la malattia dona vantaggi imprevisti. Ci avviciniamo alla radio.

“Zerlina, sa usarla ?”

“Fa parte dell’addestramento base”

Alla parete vi è una rastrelliera per fucili, su cui è appoggiata una Conti mod 0.5; ne carezzo il calcio in ebano, decorato con l’aquila a scacchi, e le due canne in Nichel.

“Che diavolo…”

“Ah, ecco dove l’aveva messa il capitano Bartolozzi… Gliela aveva regalata il principe Conti, non so bene in quale occasione… Quel citrullo diceva sempre di averla persa”

“Zerlina, ci sono le munizioni in giro”

“Credo di no, mica è un’armeria questa…”

Mi avvento sullo scrittoio, aprendo tutti i cassetti. Trovo un paio di manette, un frustino, biancheria intima degna dei bordelli di via Panisperna. Con la coda dell’occhio, mi accorgo del sorrisino di Zerlina. Quando sto per perdere la speranza, trovo una scatola, piena di munizioni 9 mm della Ghislenti. E’ roba del Lombardo Veneto, non il massimo, ma me la farò bastare. In fretta e furia, riempio il caricatore.

“Zerlina, preghi per me”

Lei sospira, scuotendo la testa

“Professore, si calmi. Non è tempo di eroi, questo… Termini di mandare il messaggio in codice morse e ce ne ritorniamo buoni buoni nel salone da ballo… Si organizzeranno a Roma, per salvarci. Lasci fare le cose agli esperti”,

“Aiutati che Dio ti aiuta, dice il proverbio”

Zerlina allarga le braccia, guardando il soffitto.

“Ma almeno la sa usare ? Non è che quell’accrocco le possa esplodere in faccia…”

“Usavo il vecchio modello, nella legione straniera, giù in Algeria”.

La ragazza socchiude gli occhi..

“E’ una balla vero ? Non ce la so vedere, con il kepì blanc…”

Sullo scrittoio, c’è una bottiglia di calvados. La dimezzo, bevendo a canna.

“Da ragazzo, ero un unionista…”

“Capita a tutti, professore. E’ una malattia adolescenziale, come il morbillo per i bambini…”

“La mia baracca carbonara voleva sabotare uno degli altoforni di Mongiana, per protesta contro non so quale decisione borbonica. Andò tutto storto: morirono quattro poveri cristi. Non me lo sono mai perdonato. I miei mi fecero espatriare in Corsica, dove mi arruolai, per cercare la bella morte e l’espiazione.”

“E vuole trovarla proprio ora ?”

“No, Zerlina, alla fine si fa pace con se stessi. Voglio solo liberare il mondo da qualche idiota”

Sbuffa, mentre digita con nervosismo punti e linee.

“Mi raccomando, professore, stia attento che non è roba per lei…”

Avanzo per il corridoio, a passi leggeri, respirando il meno possibile.  Le scale per salire sul ponte di comando cigolano, ma nessuno sembra farci caso. La fortuna aiuta gli audaci o gli sciocchi. Sento delle voci. Mi infilo di corsa in una cabina, dove trovo tre membri dell’equipaggio, legati e imbavagliati. Riconosco un mozzo che non mi infastidiva mai con la richiesta di mance.  Libero lui.

“Aho, ma chi sei, Fantomas ?”

“Dove sono gli anarchici ?”

“Nell’appartamento de Bartolozzi, alla fine del primo corridoio a sinistra”

“Libera gli altri che a quei Robur in sedicesimo ci penso io”.

Il mozzo si carezza i polsi, poi mi scruta.

“Come te va…”

Mi avvicino all’appartamento di Bartolozzi. Da fuori sento russare. Do un calcio alla porta, mi fiondo dentro e sparo come non ci fosse domani. Farfuglio qualcosa, ma il crepitio dei colpi nasconde la mia voce. Terminano i colpi. A occhio dovrei aver fatto una strage. Da dietro una colonna, però, sbuca un bestione, dalla barba nera e incolta. Zoppica, per un colpo di striscio. Ha in mano un coltello. E’ pronto a sgozzarmi. Ho tentato… Spero non sia doloroso. Un colpo di pistola colpisce il mio assalitore in piena fronte. Mi giro, trovandomi davanti Zerlina. Mi fa l’occhiolino…

“Come le dicevo, certe cose le debbono fare i professionisti…”

Nella notte si sente il canto di un ubriaco…