Riflessioni sul Longevity Day

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A mente fredda, posso trarre le mie conclusioni sul Longevity Day di sabato scorso: molti miei conoscenti sono stati stupiti dal mio contribuire all’organizzazione di tale evento.

Dal mio punto di vista, è stato doveroso: perchè la fantascienza non è solo narrazione, ma riflessione sul Presente, utilizzando le metafore del Futuro e nel mio caso specifico, dell’Ottocento.

Perchè, in un’Italia in cui la scienza e l’innovazione non sono visti come opportunità, ma come pericoli, bisogna prendere una posizione forte e decise contro le deriver oscurantiste.

E devo dire, da profano, come il convegno di sabato abbia soddisfatto tre doti, che purtroppo trovo sempre più rare nella società italiana, e che possono essere i punti di forza del movimento transumanista nella sua globalità:

Pluralità: su un tema ci possono essere pareri e opinioni discordanti, ma è importante che questi si confrontino, per arricchirsi a vicenda.

Credibilità: non ci si è persi in astratti voli pindarici, ma si è analizzato con dati e riflessioni mirate un fenomeno che avviene da anni e con cui la società, pur con lentezza, sta venendo a patti.

Concretezza: si sono formulate ipotesi di lavoro (programma Matusalemme) e soluzioni: allo stato attuale, le idee di Paura sull’orientare il sistema sanitario sullo screening genetico individuale, grazie alle tecnologie di big data e alle analisi predittive basate su reti baynesiane, sono realizzabili a breve e con investimenti ridotti.

E il lavoro dell’OBM, non è fantascienza, ma crescita del quotidiano.

P.S. per gli interessati, qui il materiale presentato nel convegno.

Futurismo/transumanesimo: svolta pop-filosofica…

Come raccontato in altri post, a Ferrara vi è una scuola artistica e filosofica che, ispirandosi al Futurismo storico, aggiorna il pensiero di Marinetti, fondendolo con suggestione contemporanee, come ad esempio quelle del Transumanesimo

Esperienza interessante, ma spesso marginalizzata, perchè le loro idee sono indigeste al conservatorismo che sta avvelenando la cultura italiana.

Di seguito pubblico un loro documento, stilato da Roberto Guerra, che fa il punto dello stato dell’avanguardia in Italia, definendone anche i padri intellettuali

Tempi di accelerazione e memetica molto pragmatica per il movimento futurista e transumanista, verso una sua ufficializzazione non solo culturale-come ora- ma anche mediatica pura e persino “burotica” entro il 2013/14.

L’organigramma risorse umane ed equipe alla luce di dati conoscitivi, meritocratici, editoriali e appunto mediatici è già in piena definizione: con anche una probabile riformatizzazione linguistica non più eludibile, almeno in Italia.

L’equazione futurismo/transumanesimo oggi appare non soltanto una mera coincidenza linguistica (i futurologi in Europa, Usa, Giappone si chiamano letteralmente Futuristi più che futurologi), ma una influenza culturale netta e lampante, anche senza scomodare i link di Harold Bloom (“influenza culturale”) o Carl Gustav Jung (“inconscio collettivo” o persino tecnologico- via il solito McLuhan o gli stessi Renato Barilli o Franco Vaccari).

Tenuto conto- nella modulazione strettamente postumana- ulteriormente che l’astronave madre internazionale si è essa stessa sbarazzata nel logo della parola non molto efficace mediaticamente e concettualmente Transumanesimo- l’ex W.T.A si chiama ora Humanity + (quasi… Super Umanità o Superumanesimo), almeno in Italia- neppure è ormai sufficiente parlare soltanto di influenza del futurismo nel transumanesimo.

Il Transumanesimo cosiddetto nella sua accezione globale, postfilosofica, interdisciplinare, tra computer science, scienze naturali, scienze umane e sociali (incluse arte e letteratura) è di fatto, in Italia, il futurismo uploadato nel XXI secolo, la sua avanguardia e sottolineo avanguardia, non soltanto sociologia sperimentale… E tale equazione transumanesimo come futurismo cibernetico è anche la percezione ormai prevalente nei media italiani on e off line (quest’ultimi particolarmente importante vista certa cronica arretratezza… sul web come nuova sorgente della conoscenza, secondo la casta culturale dominante in Italia che purtroppo relativizza la Rete stessa come oggettiva fonte conoscitiva, gap italico che tuttavia non è rimovibile e che al contrario domanda la necessità di una sorta di agorà off line fondamentale per non- almeno per due decenni- in Italia- essere marginalizzati nella solita elite intellettuale- o peggio- autoalienati nell’ombra stessa del web).

Come accennato l’organigramma è ormai chiaro: la storia stessa del transumanesimo suggerisce in Italia almeno siffatta riformatizzazione linguistica e una nuova visione dell’alternativismo e dell’antagonismo culturale, meno veteroanarchico e veterointellettuale, almeno come sistema operativo centrale.

Lo zero-per dirla con Lacan (precursore della postdialettica Immaginario/virtuale/Reale) riassumendo- di tutto il discorso- in Italia almeno va riformulato: in principio in Italia era ed è- aggiornato ovvio- il Futurismo- riletto alla luce anche della sua essenza “filosofica” globale, oggi diremmo epistemologica, ben oltre la dimensione estetica- fin da Marinetti, estetica tecnologica e cibernetica visionaria e -o sociale, un feedback diacronico e sincronico da “sempre”: una futurologia umanistica radicale come poi si è delineata a partire dal secondo dopoguerra a livello internazionale. Aspetto estetico-sociale-futuribile focalizzato in particolare da chi scrive (si veda il nostro Marinetti e il Duemila in Divenire 3 futurismo a cura di R. Campa e il recente Futurismo Nuova Umanità), lateralmente dallo stesso Vatinno (il suo fondamentale e in generale, Il Transumanesimo) : soprattutto per la futurologia come filosofia futurista globale (secondo le intuizioni oggettive degli stessi “storici” futuristi stretti… De Maria, Benedetto, Crispolti, Lista, Fiore e Tallarico) esplorata ed in progress dagli stessi R. Campa (Mutare o Perire) e S. Vaj (dallo stesso G, Prisco nelle sue interviste su Supereva/Controcultura e nel convegno Transvision del 2010) , dinamica quest’ultima destinata- in certo senso dialettico- ad assimilare la parzialità stessa “letteraria” di chi scrive e altri (anche quella sperimentale pura…).

In tal senso ed evoluzione memetica, almeno in Italia, il futurismo diventa il terzo software (e semioticamente più potente e dinamicamente esaustivo) della futurologia contemporanea dopo la fase pioneristica neoilluministica degli anni 50/70, quella estropica degli anni 80/90, quella transumanista del primissimo duemila aurorale. Tutti oggi, a ben vedere modulazioni contingenti storiche ed evolutive, rami sempre aperti dell’albero futurologico, ma -piaccia o meno- relativamente secondari: terzo software, il Futurismo/transumanesimo, almeno in Italia, peraltro, ben più complesso e carico di memi sociali e mediatici, finanche-decisivo- popolari e percepibile potenzialmente con chiarezza da quel senso comune culturale comunque filtro non più eludibile per la comunicazione, nella società dell’informazione…

In tale nuovo futurismo contemporaneo (post-trans-umanista…), riletto ora, come sistema operativo, ruotano – certamente prossime – come particelle privilegiate nel focus soprattutto neoumanistico i cosiddetti Filomati (Campanella eccetera), in quello futuribile nativo digitale la fantascienza connettivista (Battisti, Verso, Brugnoli eccetera), piaccia o meno anche l’altra ala italiana transumanista estropica (Estropico, Longo, De Biase, Spezza), lo stesso geniale Autino. Per l’ala strettamente estetica input rilevanti naturalmente e performativi soprattutto da Graziano Cecchini, Vitaldo Conte e dai netfututuristi di Saccoccio (quest’ultimi certamente il futuribile più prossimo della net generation).

Ma avanguardia o arte sperimentale (e-o oltrearte)?: naturalmente complementarierà, pur in una consapevolezza che ci rimanda- tra altri input- non solo al futurismo e alla storia dell’arte contemporanea, ma anche a testi/files…. tutt’oggi pregnanti e indicativi: nel primo caso, da un lato il DNA già superpop di Marinetti e il futurismo e lo stesso Depero- (o la Bauhaus tedesca o il cinema di Chaplin) poi- nel secondo novecento centralizzato da Warhol, la musica pop e -piaccia meno- certa industria culturale, certo consumismo positivo! Dall’altro, con quasi trait d’union tra i due bordi (ovvio succinti in questa sede) il movimento Dada, l’altra avanguardia espressionistica culminata con l’arte sperimentale in tutti i campi e medium d’arte e culturali, finanche nel secondo novecento, la musica elettronica o contemporanea pure, il situazionismo e l’antagonismo o alternativismo al consumismo stesso e all’industria culturale…(ma da rettificare quest’ultime rotte…).

Più in generale, tutt’oggi, è alla luce del sole, l’analisi ad esempio di un certo Charles Russell- Da Rimbaud ai postmoderni, laddove l’autore con esemplare chiarezza, ma poco chiaro all’arte contemporanea attuale, anche quella nascente dal/del web, differenziava tra avanguardia e arte sperimentale… la prima sempre nell’agorà dell’industria culturale e del mercato, la seconda purista e antagonista. Dinamiche -ribadiamo- complementari- e feedback non solo memetici ma persino “genetici” tuttavia non senza esiti diversi decisivi, se implosivi, certamente sempre a rischio d’implosione, pur per motivi quasi opposti.

E tale rischio, spiega sempre perchè l’arte contemporanea fallisce sempre il bersaglio finale, quello di cambiare strutturalmente il … mondo e la cultura …. (almeno in Italia!).

Con una X che giustifica, pur nella Mappa, anche quella futurista (“transumanista”) contemporanea, opzioni chiare per il futuro presente e prossimo, alla luce della società dell’informazione o dei media che- se non esiste la Notizia o l’Informazione ( e in Italia ancora decisivi i canali ufficiali soprattutto off line) non esiste l’evento… i Fatti!

On Line già molto importante, ma ancora -per certa storia italica- riduttivo e a rischio implosivo.

In pillole: nella modulazione più sperimentale, il rifuto del Reale, dell’Off Line, degli Old Media, del Mercato, della Visibilità massima possibile, il rifuto in fondo ancora letterario (McLuhan docet e seguaci) e unilaterale del Mercato e dell’Industria Culturale e del cosiddetto Consumismo, se ha senso nell’opzione prevalente del fare arte o oltre arte sperimentale come metodo (o contrometodo) parziale, non espande quella pur rivoluzionaria Retealtà , nata dal web, ma già nel Registro del Sistema (…) fin dalla nascita della Cibernetica di Wiener e Von Neumann, eccetera, dalla futurologia pionieristica (e in Italia dal Futurismo storico…). L’antivirus necessario per non regredire a meri oggetti di consumo o merce manieristica o trash al cubo, va innestato.. nell’agorà dell’industria culturale e del Mercato, non a priori, regredendo vuoi a Platone, vuoi a Kant, vuoi a Bakunin.. o Engels…, insomma prima del pensiero-azione-dinamite danzante (quantico?) di Zarathustra…

Il rifiuto dogmatico della società dei media., soprattutto in Italia, dove siamo nel cuore dell’incontro/scontro media caldi e media freddi.., significa essere a rischio di possessione proprio del Mercato come Ombra, non è avanguardia, ma nuova accademia vagheggiata….

Tale bordo sperimentale è complementarietà fondamentale, per qualsiasi rivoluzione culturale annunciata, ma il sistema operativo nella sua centralità deve essere sempre nel campo o la galassia di battaglia…

Pertanto il nuovo futurismo contemporaneo, “transumanista”, in tal senso e con tale obiettivo, al contrario privilegia la dimensione mega pop, minum e maximum: uno tsunami una volta partito se ne frega di quel che si trascina dietro, più particelle d’acqua o di tavole da surf o di colonie di pesci o altra fauna marina, o chiese o case del popolo o club esclusivi on the beach… più è alta l’onda più la distruzione rinnovatrice centra il bersaglio: si può progettare tutto in unn video game, ma la rivoluzione culturale e poi sociale, non è un video game…

La sola pur sublime dimensione sperimentale, quando è concretamente tale, e non una maschera “filosofica” pre-Zarathustra- ben nota per diventare i nuovi sacerdoti…, semina per il futuro, ma come Julio Verne o Tesla….

Il nuovo transumanesimo, ovvero il Futurismo digitale, off e on line, accanto alle sue modulazioni ovviamente sperimentali in senso conoscitivo globali, soprattutto in questa epoca- dove il rischio di un nuovo medioevo futuribile è avanti l’angolo, con gli umani preda dello choc del futuro e fondamentalmente defuturizzati, ostili alla tecnoscienza e all’utopia, se non vuole relegarsi in torri d’avorio per quanto olografiche, a rischio peraltro di essere presto abbattute dall’ecocomunismo o ecofascismo o demototalitarismo neoluddista possibilissimo, incombente, dovrà essere Super Pop, il più possibile rivoluzionario ma consumista (non comunista!), aperto e democratico, al di là di certo alternativismo obsoleto e già virus letale per molta arte contemporanea, minata non dalle luci della ribalta, ma da ostentato antagonismo troppo simile a certo anarchismo vetero, all’invidia penis di memoria freudiana o all’invidia di classe di quell’ecumenismo della diversità omologante che cela sempre – nella migliore delle ipotesi- i soliti Professori, già vaporizzati dal noto manifesto di Marinetti e i futuristi, dallo stesso Papini. TECHNO NON STOP! E PER I RAVE DEL FUTURO ( e senza ostie acide…) non per una Casta di/da Wikipedia anche off line….

Laddove questa analisi sintetica, sia ben chiaro, non concerne soltanto, come tatticamente abbiamo posterizzato il …post-transumanesimo come Futurismo arte-tecnologia-società, ma anche la dimensione specifica- ovviamente soprattutto sperimentale e finanche “accademica” strettamente scientifica: il potenziamento Pop-filosofia in tal caso, presuppone filtri già ben evidenti nella cultura italiana stessa: qua Marinetti e Warhol possono essere benissimo anche … Focus e Newton oltre a Le Scienze o Convegni iperborei al silicio… Piero e Alberto Angela, Zichichi o Veronesi, Quark o Superquark…. anche Voyager o Eva… Perchè idee d’avanguardia domandano anche una avanguardia delle scienze, oltre ai genetici Labs.

(roby guerra poeta futurista)

Riferim. Bibliografici:

Gilles Delouze-F. Guattari- L’Anti-Edipo

Hans Magnum Enzensberger- Gli Elisir della Scienza

Nicholas Negroponte- Essere Digitali-

Julian Huxley- Idee per un Nuovo Umanesimo

Riccardo Campa- Mutare o Perire

Giuseppe Vatinno- Il Transumanesimo

Roby Guerra- Marinetti e il Duemila

Stefano Vaj- Biopolitica

Charles Russell- Da Rimbaud ai Postmoderni

Luciano De Maria- Marinetti e il futurismo

Luigi Tallarico: Per una ideologia del futurismo

Renato Giovannoli- La scienza della fantascienza

Norbert Wiener- Cibernetica

Marvin Minsky- La società della mente

B.F. Skinner- Oltre la dignità e la libertà

Giorgio Colli- Dopo Nietzsche

Jean Baudrillard: L’altro visto da sè