Cronache da Indie

I

Ieri sera, nella sala Giuseppina del Palazzo del Freddo di Giovanni Fassi, che svolge sempre di più il ruolo di laboratorio culturale del Rione, oltre che di gelateria di riferimento  è stato presentato, con la collaborazione de Le Danze di Piazza Vittorio, il progetto Indie, in cui alcuni editori indipendenti si sono associati, per dare visibilità a voci non omologate alla banalità del non pensiero del nostro quotidiano e per portare la Cultura fuori della riserva indiana in cui Potere, che trae forza dall’Ignoranza, vuole confinarla.

 

Evento che ha avuto molti momenti di straordinario interesse e una buona partecipazione, nonostante scioperi e caldo infernali. Quello che mi ha colpito di più ad essere sincero, è stata la presentazione del libro illustrato, fumetto in questo caso lo trovo limitativo, di Io sono Saharaui, pubblicato dall’Edizioni Barta, con testi di Gianluca Diana (giornalista de Il Manifesto e voce radiofonica delle emittenti storiche della sinistra popolare romana) e illustrazioni di Andromalis (all’anagrafe Andrea Malis, autore di illustrazioni, cartoni animati e fumetti, ad esempio Il Gigante per Gallucci editore).

Libro che è la biografia illustrata di Mariem Hassan, la Voz del Sahara, colei che con la voce ha raccolto e fatto conoscere al mondo la culture del suo popolo, il Saharaui…

 

Popolo che, sembra strano, ha molti legami con l’Esquilino, non solo perché la sede del Fronte Polisario, il suo movimento di liberazione dall’occupazione marocchina, era accanto a Fassi, ma in illo tempore, il buon Santino Caretti, detto Er Porpora, figura semi leggendaria di via Principe Amedeo, andò a cercare fortuna dalle loro parti, scavando nelle miniere di fosfati, fonte di ogni guaio per quel popolo.

Data l’inquietudine der Porpora, una sorta di Ismaele dell’Esquilino, e le confuse idee sulla geografia della sua famiglia, sospetto che sia finito da tutt’altra parte, però ogni tanto mi affaccio alla finestra, nella speranza di trovarmelo davanti, vestito come Lawrence d’Arabia.

Tornado a noi, i Saharui non saranno il popolo più iellato della Terra, però insomma, possono con tranquillità ambire in una buona posizione nella top ten. Già il fatto di essere parte del Sahara e un’ex colonia della Spagna Franchista, con le relative stragi del Tercio e desaperecidos, aiuta.

Ma il più è successo dopo il 1975, alla morte di Franco: gli spagnoli, concessero l’indipendenza ai Saharaui, si ritirarono dalla colonia e applicando il vecchio principio del

Io so’ meticcio e de questi affari nun me impiccio

permisero l’invasione da parte della Mauritania, che in breve tempo capirono di come il gioco non valesse la candela, e del Marocco, che non solo ha usato fucilazioni di massa, iprite, napalm per convincere i Saharui di come la sua presenza fosse buona e giusta, ma ha preso  anche 300.000 dei suoi morti di fame, li ha illusi che il Sahara Occidentale fosse una sorte di terra promessa e li ha fatti migrare tra le dune.

Ora, se nei sogni degli idealisti i morti di fame, quando si rendono conto delle fregature prese, si alleano contro il Potere, per buttarlo giù, nella realtà, come aveva capito ben il buon Karl Marx, preferiscono litigare tra loro, per il possesso delle briciole che gli sono concesse.

Per cui, i Saharui, oltre a combattere per l’indipendenza ed essere presi in giro dall’ONU, il cui rappresentante ha promesso e mai realizzato dal 6 settembre del 1991 un referendum per l’autodeterminazione, hanno preso tende, dromedari e bagagli e sono migrati in campi profughi nel deserto algerino.

In questa tragedia di un popolo senza terra, grazie anche alla rottura delle gerarchie tradizionali, Mariem, che a quindici anni rifiuta un matrimonio combinato, riesce a trarre la forza per rendere un linguaggio universale la musica del suo deserto.

Tutto ciò viene raccontato nel libro con illustrazioni oniriche e psichedeliche, che ricordano le copertine dei dischi anni Settanta, che scavano nel nostro immaginario. E la presentazione, proprio per celebrare Miriam, ha unito l’affabulazione della parola l’improvvisazione del Le Danze di Piazza Vittorio,

 

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