Gli Ultimi Jedi

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Diciamola tutta: la trilogia originaria di Star Wars non era che una grande, nobile traduzione in immagine delle fiabe delle nostra infanzia.Vi era il cattivone che si redimeva, la principessa, il cavaliere, l’aiutante truffaldino: proprio grazie a questi meme, che sono scritti a lettere di fuoco nel nostro subconscio, ne siamo così affezionati.

Perché, in un certo modo, rinarra le componenti basilari della strutture cognitive con cui reinterpretiamo il mondo. Il grosso problema, però, è stato il poi: con che registro, posso continuare a narrare le storie di quell’immaginario, senza cadere nel banale ?

Nella trilogia di Anakin e in Rogue One si è scelto il linguaggio della tragedia, intesa come lotta dell’Uomo contro il Fato, che risulta, nonostante gli sforzi dei protagonisti, colui che vince sempre. Noi, come gli ateniesi che assistevano ai loro tempi alle vicende di Edipo e degli Atridi, sappiamo per il nostro patrimonio di “Cultura Pop” come le vicende andranno a finire: i Jedi cadranno, Skywalker si convertirà al lato oscuro, Jyn Erso morirà nel consegnare i progetti della morte nera. Eppure non possiamo, per quella che nonno Aristotele chiamava catarsi, soffrire con loro, nel vedere, nonostante i loro sforzi, l’ineluttabilità del loro destino.

Nella nuova trilogia, si è deciso di scegliere un linguaggio ancora diverso, quello del romanzo: i personaggi non sono monolitici e predefiniti, ma si costruiscono ogni momento, con le loro scelte e i loro errori.

Ciò li rende ambigui, pieni di dubbi, paure e incertezze: in poche parole, umani, vittime di un perenne, irrisolto conflitto.. E il registro predominante è l’ironia, che non solo fare battutine alla Guardiani della Galassia, che abbondavano anche nella trilogia originaria, ma ormai siamo troppo vecchietti per rendercene conto…

E’ la sensazione strana che si ha, passati i titoli di coda, che le vicende siano diverse da come siano state descritte sullo schermo e che alle domande che ci siamo posti durante il film siano state date risposte fuorvianti.

E che in fondo, come dice bene il finale, la Forza scorre dove vuole, al di là delle divisioni artificiali messe su da Jedì e Sith.

Proprio in questa sorta di dubbio cartesiano, in cui vi ha l’impressione che il non detto prevalga sul mostrato, vi è il fascino de Gli Ultimi Jedi

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Dicembre 2017 : il punto sui restauri del cd. Tempio di Minerva Medica

Esquilino's Weblog

Terminati restauri all’interno del monumento dalla parte di via Giolitti è partito l’ennesimo lotto che riguarda il restauro delle absidi e delle arcate dalla parte opposta.

Come si evince dal cartello l’inizio dei lavori è stato fissato per il 02/11/2017 e avrà una durata complessiva di 240 giorni. Quindi per maggio 2018 si dovrebbe porre la parola fine ai lavori di restauro, ripristino e messa in sicurezza del monumento.

Abbiamo utilizzato il condizionale per diversi motivi: in primo luogo non conosciamo lo stato della parte esterna situata dal lato delle linee ferroviarie che partono e arrivano alla Stazione Termini e quindi non possiamo affermare se sono stati eseguiti già dei lavori oppure è necessario un ulteriore bando di gara per un altro lotto, e poi se, come tutti auspichiamo, venisse presa la decisione di riaprirlo al pubblico c’è assolutamente bisogno di creare un arredo interno (giardini, viali, alberi e box…

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Buone Feste dall’Esquilino (e da Le Danze di Piazza Vittorio)

Come è tradizione dal 2009, stamattina, intorno a 12.30, gli abitanti del rione Esquilino si sono radunati per lo scatto della grande foto collettiva, al centro del Giardino di Piazza Vittorio, con cui facciamo i nostri auguri di buone feste al resto del Mondo, abitato da coloro che non sono così fortunati da abitare tra via Merulana e via Giolitti.

Oggi è il giorno del nostro orgoglio: già, possiamo avere una caterva di problemi, i politici ci possono prendere a pesci in faccia e i media dire peste e corna delle strade e piazze dove abitiamo, ma noi siamo fieri di vivere nell’Esquilino e nulla e nessuno può toglierci questo vanto e questa baldanza.

Perché viviamo in un luogo che è lo specchio del mondo, dove, qualsiasi sia la tua cultura, la tua religione e la tua origine, finirai sempre a prendere un gelato da Fassi e in cui, tra tolleranza, baristi cinesi che hanno chiuso il locale per andare al funerale di Lando Fiorini, imam fan di Califano e scontri di civiltà per un’ascensore, si da uno sguardo a quello che potrà il futuro dell’Italia, che magari sarà imperfetto, ma di certo non noioso.

E le Danze di Piazza Vittorio, raccontano, con la musica e il ballo, questo orgoglio di essere esquilini. Il non avere mai paura di rimettersi in discussione e imparare dall’altro

Il rimboccarsi le maniche e fare qualcosa, anche minima, per rendere il mondo un posto un poco migliore.

 

La voglia che abbiamo di fare casini e di divertirci, per goderci ogni istante di quel dono inaspettato che chiamiamo vita… Anche per questo, anche noi, con le nostro far caciare, vi auguriamo Buone Feste… Che possiate essere felici, dare il giusto peso alle cose e alle persone e riempire d’amore ogni istante…

Annihilation: il nuovo inquietante trailer

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Annihilation (Annientamento), il film tratto dal tratto dal romanzo di Jeff VanderMeer, dopo il primo trailer che vi abbiamo fatto vedere di recente, ne ha adesso uno nuovo che ne illustra meglio – per chi non avesse letto il romanzo – la storia. Annihilation, diretto da Alex Garland (Ex Machina), porterà sullo schermo il primo libro della trilogia di successo dell’autore statunitense. A parte Natalie Portman, che ricoprirà il ruolo di attrice principale, ci saranno anche Tessa Thompson, Cosmo Jarvis e Gina Rodriguez. Il film sbarcherà nei botteghini americani il 23 febbraio 2018. Non si conosce ancora la data italiana. Buona visione!

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Attarsiya di Ahhiyawa

Attarsiya

Chiusa la parentesi delle polemiche politiche, torno a parlare della tarda età del bronzo , descrivendo la prima figura, affascinante figura che possiamo associare al mondo elladico, Attarsiya di Ahhiyawa, le cui gesta, risalenti al 1450 a.C. contemporanee al periodo di apogeo di Iklania e alla tomba del Grifone di Pilo, sono purtroppo conosciute solo dalle fonti Ittite.

Per comprendere bene questa figura, dobbiamo fare un piccolo excursus storico sull’epoca. Il gran re ittita Tudhaliya (che per la sua strana abitudine di replicare più volte la cerimonia di incoronazione, ha provocato più di un mal di testa agli archeologici, che per anni hanno attribuito il suo regno a due persone differenti) dopo avere fatto pulizia degli altri pretendenti al trono, ad Hattusa la successione si regolava in modo analogo a Games of Throne, come tradizione delle sua dinastia, sogna l’espansionismo in Siria: i ricchi principati della zona e lo sbocco sul Mediterraneo sono troppo appetibili.

Il problema è che per poter intraprendere una qualsiasi campagna di conquista, deve prima rendere sicure le altre frontiere: nelle Terre Alte, nell’Anatolia Pontica, vi era il problema dei Kaska, che praticavano la transumanza verticale e i cui pascoli coincidevano con la principale area fornitrice di orzo degli ittiti, sempre a rischio carestia. Difenderla dai vicini e dalle loro pecore, era quindi una necessita vitale per Hattusa.

Nelle Terre Basse, prossime all’Egeo, vi era la cosiddetta area Arzawa. I luvi che l’abitavano erano divisi in tanti staterelli, in perenne guerra tra loro: il che rendeva insicura la diramazione della via dello Stagno diretta in Anatolia, mettendo così in crisi la produzione di bronzo degli Ittiti. Ancora peggio, se qualcuno dei tanti staterelli avesse preso il sopravvento: in tale caso, si sarebbe espanso ai danni degli Ittiti. L’unico modo per venire a capo di questo manicomio era di imporre ai luvi dei capi che fossero vassalli fedeli di Hattusa

Tudhaliya, dopo avere trovato un accomodamento diplomatico con i Kaska, decide di intraprendere una vigorosa azione preventiva contro i Luvi invadendo i territori dell’ovest, con una serie di attacchi devastanti; le armate ittite giungono sino alla Terra del fiume Seha, ad Arzawa Minor e ad Hapalla. In più, per rafforzare la situazione, organizza una deportazione di massa ad Hattusa di uomini ed animali.

La devastante offensiva ittita scatena la poderosa reazione: 22 stati dell’Ovest (tra i quali troviamo Wilusa, la Troia omerica) danno vita a quella che gli annali del sovrano chiamano lega Assuwa, contrattaccando; ma ancora una volta, con un drammatico assalto notturno, le forze hanno la meglio, sconfiggendo la lega e catturandone il leader Piyama-Kurunti.

Poi, a scanso di equivoci, Tudhaliya, anche per tenerli lontani da Hattusa e dalla tentazione di complottare contro di lui, impone come re ai vari staterelli luvi i suoi parenti: uno di questi dovrebbe essere Madduwatta che, secondo varie ipotesi, dovrebbe essere il figlio o nipote Muwa, capo delle guardie reali (Gal Mesedi) del precedente re Muwatalli I; Muwa, con l’appoggio Hurrita, aveva cercato di sottrarre il trono allo stesso Tudhaliya, ma era stato sconfitto in battaglia.

Così sia toccato a Madduwatta non si è ancora ben capito, ma a rigore di logica, doveva essere ben lontano da Hattusa e sul mare. E li sarebbe stato dimenticato, se non fosse apparso nella storia il buon Attarsiya. Di lui sappiamo che era acheo. Le fonti ittite non lo definiscono Lugal, Gran Re, ma governante, il che lascia aperte tante ipotesi. All’epoca esisteva già lo una sorta di stato miceneo unitario, qualsiasi sia stata la sua organizzazione, ma non aveva ancora sufficiente prestigio internazionale per avere tale riconoscimento diplomatico ? Oppure Attarsiya era a capo solo di una porzione della Grecia, ancora non identificata ?

In ogni caso, è in grado di mettere in piedi una numerosa flotta e un esercito agguerrito, che le tavolette di Hattusa, forse usando una cifra simbolica, quantificano di 100 carri e 10000 fanti. Attarsiya, dopo avere sottomesso Mileto e imposto un tributo ai Lukka, i Lici, conquista il regno di Madduwatta, il quale, vista la malaparata, se ne va in esilio da Tudhaliya. Il re ittita a quanto pare, non ha voglia di combattere gli Achei, li considera poco più che una scocciatura e visto che i luvi stanno sfuggendo al controllo, decide di nominare Madduwatta re del paese del Monte Zippasla, in modo da costituire uno stato cuscinetto tra loro e il regno Ittita.

Madduwatta, invece di starsene buono e tranquillo, decide di approfittare del caos luvio e invade Arzawa, tradendo i patti stipulati con Tudhaliya : non l’avesse mai fatto… Piyama-Kurunti, da guerriero indomabile, non solo sconfigge il suo esercito, ma invade il paese del Monte Zippasla, mettendolo a ferro e fuoco. Tudhaliya, vedendo in pericolo le Terre Basse, a malincuore è costretto a intervenire, sconfiggendo per l’ennesima volta i luvi, reinstallando Madduwatta come regnante nella zona.

Di questa guerra intestina, ne approfitta Attarsiya, che non solo saccheggia con equanimità i territori luvi e hittiti, ma incrementa a dismisura le sue conquiste, occupando sia il regno di Dalawa, sia il paese del Monte Zippasla, cacciando per l’ennesima volta Madduwatta. Tudhaliya, visto che la situazione sta sfuggendo di mano, decide stavolta di intervenire, mandando un esercito guidato dal generale Kisnapli. Ora, nonostante le fonti ittite cerchino di minimizzare la questione, citando la morte di Kisnapli e del suo braccio destro Zidanza, come se avessero perso un duello, è probabile che l’esercito di Hattusa subisca una clamorosa sconfitta.

Il dolore fa morire Tudhaliya di crepacuore e gli succede il figlio Arnuwanda che deve affrontare una situazione complicatissima: i Kaska rinnegano i trattati stipulati con il padre, in Siria le sue truppe sono in difficoltà per l’offensiva hurrita e i luvi si ribellano per l’ennesima volta.

In questo frangente, Madduwatta fa un clamoroso voltafaccia: riconosce un tributo a Attarsiya, che gli restituisce il possesso di Zippasla e gli cede metà del regno di Dalawa. Però Arnuwanda, vista la situazione difficile, chiude un occhio e gli chiede di intervenire contro il regno ribelle di Hapalla: cosa che Madduwatta fa senza troppi problemi, ma invece di consegnare la sua conquista al regno Ittita, se la tiene per sé, provocando le vibranti proteste di Arnuwanda.

La minaccia di una guerra, costringe Madduwatta a cedere alla richiesta, ma il re di Zippasla, per ripicca, passa al nemico, dando come moglie a Kupanta-Kurunta, il nemico giurato degli Ittiti, la propria figlia, cercando così di rafforzare la propria posizione.

Così Madduwatta, Kupanta-Kurunta e Attarsiya formano un’alleanza e da buoni compari, negli anni successivi si spartiscono Arzawa, togliendola dal controllo ittita. Per di più, Attarsiya, che forse controllava già il commercio del rame sardo e dello stagno nel Vicino Oriente, decide di compiere un colpo gobbo. Per controllare tutto il commercio delle principali materie prime dell’età del Bronzo, con Madduwatta e i vassalli Lukka, invade il regno di Alysia, la nostra Cipro, conquistandola e appropriandosi delle sue miniere di rame.

Questo successo, che testimonia come l’acheo sia mossa da una sorta di disegno geopolitico, approfittare del caos anatolico per controllare il mercato del bronzo e quindi puntare un coltello in gola alle potenze del Vicino Oriente, però ha vita breve…. Dopo pochi anni, Attarsiya muore in circostanze misteriose e il caos che si scatena nei territori da lui conquistati, permette la controffensiva hittita…

Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio

 

Senza falsa ironia, sono rimasto affascinato dalla reazione di alcuni elettori grillini alle mie riflessioni sul buon vecchio Spelacchio, lette e non capite; vedere un’orda di esagitati farsi in quattro per insultare un perfetto sconosciuto che non la pensa come loro, beh, è uno spettacolo degno di un romanzo di Ballard.

E poi, diciamola tutta, nel loro tentativo di offendermi, non è che abbiano brillato per originalità: buffone, mentecatto, coglione… Insomma, sono epiteti sentiti mille volte, testimonianze, per essere lombrosiano, di una fantasia arida e di un intelletto mediocre.

Qualche domanda, però, sono costretto a pormela. Se i lor signori sono convinti delle loro convinzioni, ossia che la Roma della Raggi sia il migliore dei mondi possibili, come mai si inalberano per il fatto che qualcuno esprima un’opinione diversa dalla loro ? Bastano davvero così poche parole, per mettere in crisi le loro convinzioni e farli reagire come cani rabbiosi ? Quanta insicurezza vi è nascosta dietro il loro squadrismo mediatico ?

Poi, i vostri genitori non vi hanno insegnato il principio di responsabilità individuale ? Ossia che le colpe degli altri non giustificano le proprie ? Faccio un esempio paradossale: ipotizziamo che domani decida per fare fuori un mio collega, venga arrestato e dinanzi alla giusta critica al mio delitto, me ne esca con

“Sì, ma Pol Pot ha ammazzato qualche milione di cambogiani”

Mi prendereste per imbecille: ebbene io considero allo stesso modo chi usa come alibi il malgoverno delle scorse amministrazioni, per giustificare il proprio

Infine,  come mai avete così paura della matematica ? Mi spiego, se mi date dell’ignorante dato che ritengo il costo per la messa in opera di Spelacchio troppo elevato e vi chiedo di rendermi edotto sul perché sia giusto che si sia triplicato rispetto all’anno scorso, cosa ci vuole a convincermi ? Basta fornirmi dei numeri, spiegarmene i razionali e fare quella strana operazione aritmetica chiamata addizione… Suvvia, sono cose da prima elementare….

Oppure, temo, che per voi valga la stessa definizione che Calamandrei diede dei fascisti

Non furono soltanto i sicari assoldati della vecchia borghesia conservatrice, ma credettero di essere i creatori di una nuova classe politica fatta di falsi intellettuali disoccupati, di piccolo borghesi avidi di denaro e uniformi, di ambiziosi provinciali senza cultura e senza onestà

L’unica cosa che mi riconsola è il pensiero del buon vecchio Marx

Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa

Per cui, basta una risata, per mostrare la vostra inconsistenza…

Presentazione degli Esploratori dell’Infinito

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Come sapete, io ho grandissima stima di Federico Cenci e dello splendido lavoro che fa con la casa editrice Cliquot: l’ho definito un archeologo della letteratura, che esplora il nostro Passato, per scoprirne dei tesori dimenticati.

E uno di questi, è gli Esploratori dell’Infinito di Yambo, libro di cui ho già parlato, quando, dopo la presentazione de La cosa marrone chiaro di Fritz Leiber al Palazzo del Freddo, lanciò l’iniziativa, coraggiosa e visionaria, del crowfounding per ripubblicare questa pietra miliare della Fantascienza Italiana.

Contro tutto e contro tutti, Federico ha trovato sufficienti pazzi scriteriati da potere mandare in stampa questo libro: per cui, domani, la sua presentazione alle 19, sempre alla Sala Giuseppina, è l’occasione non solo per riscoprire uno splendido romanzo dimenticato, ma soprattutto per applaudire al suo coraggio e per rincuorarsi sul fatto che a volte i sogni si possano realizzare.

Poi è anche l’occasione per ascoltare Gianfranco de Turris, autore dell’introduzione al romanzo. De Turris, che mi verrebbe da chiamare grande vecchio, ma ahimè avendo l’età di mio papà, potrei rischiare qualche bastonata in capo dal mio augusto genitore, è stato uno dei protagonisti del Fantastico e della Letteratura italiana.

Anche se su tante, tante cose non sono d’accordo con lui e probabilmente non si ricorderà del sottoscritto, gli debbo molto. Anni fa, fui tirato in mezzo in un’antologia di fanta fascismo. Presentai un racconto, ma come mio solito, non rispettai la lunghezza delle pagine.

De Turris, che ebbe la pazienza di leggerselo tutto, lo rifiutò, ma mi diede ottimi consigli per migliorarlo: così nacque il mio romanzo di maggior successo, Marciare per non Marcire.

Poi, ritentai con un altro racconto. Anche questo fu scartato, ma De Turris mi ha incoraggiato a trasformarlo in un romanzo… Ed è proprio quello, ambientato all’Esquilino degli anni Venti, a cui sto dedicando tanto tempo ed energie e che prima o poi riuscirò a finire…