Palazzo dei Normanni (Parte IX)

Raccontata la storia del Palazzo dei Normanni, oltre alla Cappella Palatina e ai giardini, molto suggestivi, cosa è possibile visitare, dato che, nonostante la maleducazione dei custodi, sarò sfortunato io, ma mi sono trovato davanti sempre dei cafoni epocali, è un luogo che sicuramente merita ?

Allo stato attuale, anche perchè ogni tanto la Fondazione Federico II cambia le carte in tavola, al secondo piano del Loggiato di Cortile Maqueda è permesso l’accesso al Piano Parlamentare che, attraverso il Corridoio Mattarella, consente il percorso fra gli ambienti degli appartamenti reali – secondo le note documentali, gli appartamenti della regina e del principe ereditario – ubicati nel plesso rinascimentale, mentre Sala dei Venti e Sala Ruggero sono dislocati nella Torre Joaria.

Il corridoio Mattarella, dedicato a Piersanti, fratello del nostro Presidente della Repubblica, assassinato il 6 gennaio 1980 a Palermo in Via Libertà dalla Mafia, quando era presidente della Regione Siciliana, uno dei primi fatti di sangue che ricordo abbastanza bene, funge da collegamento tra le stanze in cui è stata divisa l’originaria Galleria ed è decorata da alcuni quadri ad olio ottocenteschi, ad esempio dello Sciuti. Il corridoio è arredato con sette consoles in legno laccato e fregi dorati con piani in marmo bianco, dodici panchette in legno intagliato e laccato con fregi dorati di fattura siciliana del secolo XIX e sei specchi con cornice dorata si manifattura francese, secolo XIX.

Questo porta alla Sala di Archimede, ricavata negli antichi ambienti medievali che collegavano lo scalone d’onore alla cinquecentesca Sala dei Parlamenti, chiamata cosi da una statua di Archimede, molto liberty, commissionata da Umberto I all’artista palermitano Benedetto Civiletti; il gesso della statua si trova alla Gipsoteca di Palazzo Ziino. Questa sala funge da anticamera alla Sala d’Ercole, dove si radunava il Parlamento Siciliano, di cui ho raccontato in uno scorso post le vicende relative alla decorazione.

Parlamento, che risale al 1130 con la convocazione delle Curiae generales da parte di Ruggero II a Palermo, nel Palazzo reale per la proclamazione del primo Re di Sicilia. Il parlamento siciliano era costituito da tre “rami” (“feudale”, “ecclesiastico” e “demaniale”). Il ramo feudale era costituito dai nobili rappresentanti di contee e baronie, il ramo ecclesiastico era formato da arcivescovi, vescovi, abati e archimandriti, mentre il ramo demaniale era costituito dai rappresentanti delle 42 città demaniali della Sicilia.

Si passa poi alla sala dei Vicerè, chiamata così per i 21 ritratti collocati alle pareti raffiguranti rispettivamente: viceré di Sicilia, luogotenenti e presidenti del regno Borbone di Sicilia e delle Due Sicilie, primo sovrano Carlo III di Borbone

La disposizione dei ritratti all’interno della galleria operata dal Manuel de Benavides y Aragón, conte di Santisteban, risale ai tempi del Bernardino de Cardenas y Portugal, duca di Maqueda, e annoverava trentasette ritratti di viceré, da Fernando de Acuña y de Herrera, conte di Buendía, fino allo stesso Manuel de Benavides y Aragón.

Probabilmente fu sostituita l’originale decorazione degli inizi del XVII secolo, come ci suggerisce la descrizione della cerimonia per le nozze di donna Giovanna d’Austria, figlia di Giovanni d’Austria e nipote di Carlo V d’Asburgo, con Francesco Branciforte, principe di Pietraperzia.Più tardi nel 1640 l’ambiente presentava un ciclo di affreschi raffigurante le Storie della vita di San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova, opere realizzate da Pietro Novelli, i cui frammenti superstiti, trasferiti su tela, sono custoditi nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis.

La cerimonia d’incoronazione di Carlo III di Borbone a Palermo del 1735 documentata da Antonio Mongitore, contempla nella Galleria i ritratti dei sovrani da Ruggero II a Carlo II, mentre relega i ritratti dei viceré asburgici nelle restanti sale del palazzo. Il nobile palermitano Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, riporta che i ritratti delle anticamere sono gli originali raccolti da Manuel de Benavides y Aragón. Il presente ciclo della Galleria fu rinnovato nel 1738 da Carlo di Borbone che ne affidò il compito della realizzazione al pittore fiammingo Guglielmo Borremans. Il fregio che segna il perimetro della sala in direzione della volta, fu realizzato nel 1901 da Salvatore Gregorietti ed evidenzia il simbolo della Sicilia, Trinacria e l’aquila del Senato Palermitano.

La tappa successiva è costituita dagli appartamenti reali: la visita comincia nella sala di Federico nell’antica Torre Pisana, lo studio del Presidente dell’Ars, che tradizione, probabilmente infondata, afferma essere la sala delle udienze di Federico II.

Da qui si passa alla Sala degli ex Presidenti, dal nome dei ritratti dei Presidenti dell’Ars che la decorano: i saggi effettuati, posteriori al terremoto di Palermo del 2002, hanno condotto alla scoperta di complesse realtà archeologiche relative a stratificazioni di differenti epoche: sono evidenti la costruzione originaria e gli interventi d’epoca borbonica, quando questa parte è stata adibita a saloni di residenza regia, seguendo i canoni del tempo.

Si passa poi alla Sala Pompeiana, che sembrerebbe essere stata dipinta da Patricolo e non da Patania, ispirandosi ai modelli Pompeiani tipici del Neoclassicismo. Il trionfo di Eros e Venere è il soggetto cui si riferisce tutta la decorazione della Sala. Nel medaglione centrale Venere viene raffigurata circondata dagli amorini, mentre le soprapporte e le specchiature delle pareti raffigurano scene mitologiche riferite alla Dea, intercalate da da ghirlande e candelabri. Intorno al soffitto corre un fregio con puntini lucenti tra mascheroni retti da doppie colonne che racchiudono cornucopie, trofei di caccia e vasi cono fiori. Si distingue per la raffinatezza degli arredi che risalgono alla fine del XVIII e XIX secolo. La consolle, i divani, le panche e i tripodi furono realizzati da ebanisti siciliani in legno d’abete intagliato.

Dopo avere dato uno sguardo alla Sala Gregorietti, ambiente adibito a sala lettura per i parlamentari, sul soffitto l’affresco raffigurante l’Allegoria della Primavera decorato dal palermitano Salvatore Gregorietti, si passa alla Sala Cinese.

Dipinta da Giovanni Patricolo, come nella Palazzina Cinese, si ispira alla moda orientale del tempo, anche il lampadario in bronzo con i campanelli; è da ricordare che Re Ferdinando era molto superstizioso e la presenza dei campanelli, allontanava gli spiriti maligni. Tre i tavoli da muro in legno laccato ed intagliato di manifattura Siciliana con ripiano di marmo rosso di Francia realizzate da maestranze Siciliane decorate da Antonio Catalano. I due tavolini “a vela” da the in legno laccato nero con decori in lacca dorata, il piede a fusto centrale è ornato da tre draghi alati. Il paliotto ricamato a fili d’oro e d’argento su velluto bordeaux è un pregevole esempio di artigianato siciliano del secolo XVIII, è inserito nel bancone del bar riservato ai Parlamentari. I vasi in porcellana cinese con coperchio
sormontato da figura di felino orientale, chiamato Pho, che ha dato il nome anche al gustoso piatto vietnamita.

Il salottino del Monetario consente la visione d’insieme di tutto il piano. Il nome deriva daalla presenza del pregevole, grande stipo monetiere in legno ebanizzato a due corpi, decorato con formelle in vetro dipinto con scene bibliche, tarsie in tartaruga di fiume, colonne tortili laccate in rosso finta tartaruga e decori in bronzo di fattura siciliana della fine del XVII secolo. L’olio su tela custodito raffigura il Piano Palazzo nel 1760, il disegno di Pietro Martorana su cartoncino ad acquarello e tempera evidenzia la Campagna palermitana ove fu costruita la casina dei Lombardo, che diventerà la nostra Palazzina Cinese.

La cappellina è invece un delizioso esempio del neogotico siciliano con stucchi bianchi e oro. La pala d’altare è un olio su tela raffigurante la Madonna con Gesù e San Giovanni di gradevole fattura siciliana della prima metà XIX secolo, opera di Pasquale Sarullo. Un Cristo in avorio risalta su una croce in tartaruga e la base impiallacciata in palissandro, d’artista siciliano di fine 1700. Completano le decorazioni due dipinti, olio su tela della scuola emiliana del XVIII secolo, raffiguranti rispettivamente Tobiolo e il padre cieco e Agar e l’angelo.

Dopo avere dato un rapido sguardo alla sala dei Paesaggio siciliani, il motivo del nome è ovvio, e la Sala Bianca, utilizzata dai parlamentari sicialiani per la lettura dei giornali, decorata l’Allegoria della prosperità e delle arti del solito Giuseppe Velasco, si giunge al pezzo forte del Piano Parlamentare.

Per prima cosa, si entra nella Sala dei Venti, l’ntica cappella di Santa Maria Superiore fatta edificare da Roberto il Guiscardo e Ruggero I di Sicilia nel 1071, convertita ad uso profano nel 1520. Restauri della Sala delle Quattro Colonna, così denominata nel XVI secolo quando fu decorata con vetrate colorate da Simone de Wobreck, autore nel 1560 del dipinto Pittura dell’isola di Sicilia, opera documentata nella reggia.

La Sala nel XVII secolo viene descritta così :

“La camera reale, dove i re tenevano le udienze è costruita su quattro colonne molto belle; le mura sono tutte dipinte molto elegantemente e la stanza è sormontata da una cupola molto elegante, cosicché entrando nella camera vedi quanta maestosità sia rappresentata”.

Dopo l’insediamento nel 1713, Vittorio Amedeo II di Savoia ne fa scoperchiare il tetto sistemando al centro della volta lignea a lucernario la Rosa dei venti.In epoca borbonica vi sono documentati l’Appartamento delli marmi e quello di S.A.R. il principe ereditario

I tre portali col fregio mosaicato sono rifacimento di quelle originali. All’interno della Sala troviamo delle preziose cassapanche in noce scolpite e intagliate e una coppia di panche di stile quattrocentesco arredano la Sala.

Da qui si va alla famosa sala di Re RuggeroI mosaici delle stupende decorazioni parietali furono commissionati dal figlio Guglielmo I d’Altavilla detto il Malo. Verosimilmente coeve agli ornamenti delle navate laterali della Cappella Palatina, sono improntate allo stesso stile riscontrabile nei cicli musivi della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio detta «la Martorana» e della cattedrale di Santa Maria Nuova di Monreale, ma se ne discostano come temi.

Colonnine angolari delimitano alti rivestimenti in marmo sovrastati da ampie superfici a mosaico di grande pregio raffiguranti elementi vegetali (palme e banani) e scene di carattere aulico e venatorio, simboli del potere normanno. Sono raccontate con grande dedizione nell’esecuzione battute di caccia con arcieri e cervi, rappresentati pavoni, cigni, oltre i mitologici centauri, grifi e altri animali esotici tra cui leopardi e tigri fra lussureggiante vegetazione, sottile allusione al Parco del Genoardo, tutto nel tentativo di mostrare un’allegoria della corte normanna. Caratteristica le figure a coppie simmetriche e speculari, arabeschi e girali dall’effetto caleidoscopico immersi in motivi fitomorfi e zoomorfi. Le raffinate rappresentazioni dai canoni sontuosi ma con accenti di rigidità, delineano la chiarissima matrice greco-bizantina dell’opera combinata con l’influenza pittorica dell’Oriente persiano.

Infine, si passa alle sale in cui è stata suddivisa la Galleria originaria, la Rossa, la Gialla, con le decorazione medievaleggianti volute da Leopoldo di Borbone e la Verde.

Spesso, in occasioni di mostre temporanee, sono visitabili anche le sale del Duca di Montalto, Formate da molteplici ambienti, che si trovano al piano terra e nel seminterrato, a fianco e sotto il Cortile Maqueda. Nel 1553 i viceré spagnoli decisero di trasferire la propria residenza dal Castello a Mare al Palazzo Reale dove si realizzarono grandi opere di ristrutturazione. Il piano seminterrato fu destinato a deposito per le munizioni. Nel 1637 il presidente del regno don Luigi Moncada, duca di Montalto, fece affrescare ai più valenti artisti del tempo V l’antico deposito delle munizioni, trasformandolo in sala delle udienze estive del Parlamento siciliano, facendolo affrescare dai più valenti artisti del tempo, tra cui Pietro Novelli, Gerardo Astorino e Vincenzo La Barbera, per trasformare i vani originari in sala delle udienze estive del Parlamento. In fondo, un affresco di Gerardo Astorino mostra una riunione del Parlamento siciliano nel XVII secolo. Di Pietro Novelli, sopra l’oblò che consente una suggestiva visione dall’alto delle Mura Puniche, è il grande affresco staccato che raffigura Pietro Moncada a cavallo, testimonianza dell’alto livello decorativo dell’ambiente, trasformato, sotto Ferdinando III di Borbone, su progetto di Venanzio Marvuglia, in scuderie.

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