Il Museo degli Strumenti Musicali

 

Mio nonno, nonostante avesse fatto sia lo specialista all’aeroporto di Bocca di Falco, sia lo sminatore nel Genio Militare, cosa richiedeva un coraggio e un sangue freddo straordinario, odiava parlare delle sue esperienze di guerra: per cui, guardava come fumo negli occhi sia il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna, sia quello della Fanteria.

Tuttavia, dato che si vantava di essere stato da giovane un buon clarinettista, ma purtroppo non ho mai avuto il piacere di sentirlo suonare, per inculcarmi un poco di amore per la musica, mi portava sempre al Museo degli Strumenti musicali: diceva, infatti, che vi era un uso migliore per un’ex caserma.

Ahimè, come possono testimoniare mia moglie e gli amici de Le Danze di Piazza Vittorio, questi tentativi sono falliti: difficile trovare in giro qualcuno più stonato e meno compentente sul tema del sottoscritto.

Però, in fondo, l’amore per quel museo, figlio della compulsione collezionistica del tenore Evan Gorga, mi è sempre rimasto: così quando posso, corro a visitarlo. Ora, se grazie alle audioguide, posso finalmente togliermi lo sfizio di che suono avessero gli strumenti antichi che vi sono esposti, continuo a essere perplesso sui tempi di allestimento di metà delle sale.

 

Alla fine, poco importa. Mi consolo godendomi lo splendore barocco dell’Arpa Barberini, una gioia per gli occhi.

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Oppure sorrido pensando ai racconti che potrei dedicare a quel personaggio folle, degno amico di Athanasius Kircher e del Marchese di Palombara, che era Michele Todini, inventore della Galleria Armonica, un insieme di “macchine musicali” formate da vari strumenti che potevano essere azionati, contemporaneamente o in varie combinazioni, da congegni meccanici attraverso una sola tastiera. Era considerata una delle meraviglie della Roma del Seicento e si trovava in una sorta di wunderkammer allestita nella casa del maestro in via dell’Arco della Ciambella.

Dal suo libro Descrizione della Galleria armonica sappiamo che la “macchina maggiore” era costituita da ben sette strumenti (un clavicembalo, tre diversi tipi di spinette, un organo, un violino e una lira ad arco); di tutto ciò non rimante che parte una parte della cosiddetta Macchina di Polifemo e Galatea, di conservata al Metropolitan Museum di New York e il modello in terracotta conservato nel nostro museo

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O rimango affascinato da uno dei primi pianoforti, costruito dal loro inventore, Bartolomeo Cristofori

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