Cambio di passo

Sono sincero: non mi aspettavo che la mia segnalazione sulla questione Invader, nata per invitare il Municipio e il Campidoglio a un’azione concreta di tutela e valorizzazione della street art dell’Esquilino, un cambio di passo rispetto alle tendenze iconoclaste di alcuni politici e cittadini, avesse così visibilità sui Media.

Dopo il bell’articolo su Repubblica, è anche finita sulla Prealpina: ora premesso che ha strappato un sorriso il paragone tra le due vicende, che non possono essere collegate tra loro, dato che quelle del nostro Rione risalgono al 2010, fa riflettere la differente reazione delle amministrazioni locali.

La sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, sporgerà denuncia: a Roma, non gliene è fregato niente a nessuno. Anzi, sono pronto a metterci la mano sul fuoco: sono convinto che la portavoce Giusi Campanini, accampando ragioni di decoro urbano e di cavilli burocratici, ne avrebbe chiesto la distruzione.

Perchè, purtroppo, lo vedo anche su FB: quando uno dei tanti geni da tastiera commenta

Scusate. Spiegatemi. Qualcuno piazza mattonelle in giro creando qualcosa che dovremmo chiamare opera artistica? Perdonatemi ma se il nostro servizio Decoro Urbano non provvedesse a rimuovere ogni giorno miriadi di scritte e cosucce varie ci ritroveremmo nel paese dei balocchi.

Vuol dire che non solo che con conosce la street art e ci può stare, ma che non ha neppure voglia di rimettersi in discussione e documentarsi. Il problema a Roma, così, è che alcuni Cinque Stelle, per inseguire questo tipo di elettore, hanno deciso di mandare al diavolo qualsiasi progetto di riqualificazione culturale.

Penso alla triste vicenda del Centro Elsa Morante, che conosco bene, visto che partecipato a tante sue iniziative: naugurato nel 2011 e costato oltre cinque milioni, era il luogo di aggregazione nel popolare quartiere del Laurentino38-Fonte Ostiense. Poi dal 2014 oblio e aperture a singhiozzo del bellissimo spazio di due ettari: solo allora – finita l’assegnazione a Zètema – si è scoperta la mancanza di sanificazioni e permessi per gli spettacoli.

Situazione risolvibile con 40.000 euro di investimenti: da anni i cittadini, compresi gli elettori e i politici locali grillini, lottano per la sua riapertura: le loro richieste, però sono state bocciate dall’assemblea capitolina.

Ora lottare contro queste decisioni e questo approccio politico, fondato sull’ignoranza e l’odio del Bello, è doveroso e necessario, ma non basta: serve un approccio di lungo periodo, svuotando l’acqua torbida in cui navigano questi pesci marci.

Significa lottare ogni giorno affinché gli alfabeti funzionali escano dalle prigioni che si sono costruite da soli: per questo serve più Arte, più Musica, più Danza per le strade e negli spazi pubblici. Ciò che fanno le Danze di Piazza Vittorio, anche questo martedì, prima nei giardini, dalle 19.00 in poi e dopo, forse, davanti al Gatsby.

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