Palazzo Mirto (Parte III)

Terminiano il nostro giro a Palazzo Mirto, passando al secondo piano, che pur contenendo ambienti destinati ad un uso sociale, ma per una più ristretta cerchia di amici, era riservato alla vita privata della famiglia. In esso sono ubicati la camera da letto dei principi, la sala da pranzo, due biblioteche ed una sequenza di studi e salotti che presentano analoghi elementi decorativi del piano nobile.

La nostra visita comincia ovviamente dall’ingresso, arredato con dei cassoni antichi e sedie rivestite in cuoio dai motivi secenteschi. Alle pareti un arazzo di produzione francese del XVIII secolo e ritratti di antenati: Bernardo, insignito del collare e della placca di cavaliere dell’ordine di San Gennaro, Leone, gran giustiziere e Giordano. Nell’arredo anche una statua che raffigura il celebre oratore Demostene, copia della statua eretta nell’agorà di Atene intorno al 280 a.. e probabilmente realizzata da Polieucto.

Si passa poi al salotto dello Spagnoletto che prende il nome, con poca fantasia, da un dipinto del grande pittore barocco Jusepe De Ribera, che rappresenta Sant’Onofrio: ricordiamoci, che in condizioni non di pandemia, il 12 giugno, nel Capo, viene celebrata la grande festa in onore di questo santo, chiamato dai palermitani “Santu ‘Nofriu u pilusu”, la cui statua, portata in processione, fu realizzata nel 1603 da un palermitano di cui non si sa il vero nome e conosciuto come “il Cieco di Palermo”, uno scultore ritenuto cieco dalla nascita.

I palermitani ritenevano che Sant’Onofrio, come San Pasquale Baylon a Roma, avesse il dono i fare trovare marito alle donne nubili. Bastava mettersi in ginocchio e recitare una preghiera per nove giorni consecutivi. Bisognava però avere introdotto una monetina in una fessura della porta:

Sant ‘Nofriu pilusu, io vi pregu di ccà jusu: Vui sta grazia m’ati a fari: io mi vogghiu maritari

ossia

Sant’Onofrio peloso, io vi prego da qua sotto, voi questa grazia mi dovete fare: io mi voglio sposare.

Se la monetina cadeva dalla fessura prima dei nove giorni, la grazia sarebbe stata concessa, altrimenti bisognava aspettare l’anno successivo. Tornando a Palazzo Mirto, il salotto è arredato con mobile in stile Luigi XV e consolles in legno dorato di manifattura meridionale. Posto su una delle due consolles un piccolo monetiere con minuscoli cassetti in legno dipinto. La bacheca contiene oggetti in porcellana napoletana dei primi del XIX secolo, da notare le tazzine ed i piattini che riproducono raffinate vedute di Napoli. Nelle vetrine rare porcellane orientali ed europee, la vetrina sulla sinistra espone anche una fragile tazzina in bianco di Cina che fu dono di Umberto di Savoia al principe di Mirto per il Natale del 1930. Tra gli oggetti anche un vasetto cinese con coperchio del XVI secolo e la serie degli “immortali” in biscuit dipinto della metà del XVII secolo. In questo salotto porcellane di Meissen del primo periodo e porcellane viennesi. Le vetrine contengono esemplari di antichi ventagli, al di sopra di esse alcune compostiere in vetro soffiato di Murano con pomoli a forma di frutta databili tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX.

Si pasa poi alla Sala da Pranzo, La sala da pranzo presenta un soffitto ligneo decorato con motivi secenteschi ripetuti anche in alto, lungo il perimetro delle pareti. Il sopraporta della stanza è una riproduzione del celebre mosaico pompeiano della battaglia di Isso. La battaglia si svolse nel 333 a.c. a Isso, in Cilicia, fra Alessandro Magno e Dario III. Questa copia è tratta dal mosaico della casa del Fauno di Pompei ed è riproduzione, a sua volta, di una pittura di Philoxenos del 301-297 a.c. Le due vetrine, decorate con eleganti cornici a specchio, contengono altri pezzi del servizio di Meissen. Sul tavolo un magot del XVIII secolo in pasta tenera, quasi certamente di fattura italiana, ad imitazione dei “bianchi di Cina”. Di pregio le due consolles settecentesche in legno dorato.

La sala successiva è la cosiddetta Biblioteca Rossa, arredata con librerie ottocentesche in cui sono evidenti gli stemmi del casato sugli sportelli, alle pareti i ritratti di tre antenati medievali, Lotario, Ernando e Alperico; accanto, una coppia di avi settecenteschi e una piccola pittura del XVIII secolo in cui è raffigurato un giovane intento allo studio. Sul tavolo a impero è poggiato un piccolo scrittoio portatile, intarsiato in avorio, con lo stemma dei Filangeri e le fotografie con dedica della famiglia reale dei Savoia, l’ultima principessa di Mirto era infatti dama di compagnia della Regina.

Di seguito si entra nel Salotto Verde, sul cui pavimento in maiolica è riprodotto lo stemma del casato Lanza-Filangeri. Le pareti sono decorate con arazzi di area francese del XVII secolo che raffigurano un lago con cigni e un giardino all’italiana con due personaggi, arredano le pareti anche i ritratti di due antenati, Riccardello e Giovanni, vissuti intorno al 1258 il primo e al 1447 il secondo. Presenti anche due oli del Velasco raffiguranti dei nudi e dei pannelli serici del XVIII secolo con scene e motivi orientali. I mobili in stile neoclassico sono ottocenteschi e di produzione napoletana. Il tavolino bacheca conserva gioielli e onorificenze, tra queste sono esposte la placca di cavaliere di San Gennaro, ordine fondato da Carlo di Borbone nel 1738, e le chiavi d’oro di gentiluomo di camera del re. Di pregio, oltre che di rara bellezza, il lampadario in vetro di Murano

La tappa successiva è la Camera da letto in stile impero. Al centro del soffitto, all’interno di una cornice che raffigura un paradiso ricco di fiori e uccelli, è raffigurata l’Aurora che tinge di rosa il cielo del mattino. I cassettoni in ebano violetto sono settecenteschi e di fattura siciliana, sopra uno di essi, all’interno di un’edicola a vetri, alcuni personaggi di presepe napoletano della fine del XVIII secolo (in corso di restauro). Al di sopra del letto una quadro ricamato che descrive il Riposo dalla fuga in Egitto. La piccola scala oltre la camera da letto conduce ad una serie di piccoli studi, tutti arredati con mobili e oggetti di pregio.

La sala seguente è quella dei Cannoni, arredata con delle stampe antiche con carte geografiche della Sicilia, del Regno delle due Sicilie, e un’interessante carta di Roma della seconda metà del XVII secolo. Le stampe riproducono territori legati alla storia e alla grandezza del casato. In questa stanza è conservata anche la raccolta delle armi dei principi e antichi modellini di cannoni.

Segue poi uno studio in cui sono esposte delle lucerne antropomorfe di maiolica siciliana di Caltagirone, Burgio e Palermo risalenti ai secoli XVII, XVIII e XIX , e albarelli di Burgio e Caltagirone risalenti al XVIII secolo. Di pregio il raro orologio con organo, costruito a Napoli da Antonio Bajer, contenente rulli con musiche di Strauss, Donizetti, Pasini e le arie tratte da “I Puritani” di Vincenzo Bellini.

Da questo si entra in uno studiolo, arredato con mobili in stile Carlo X, alle pareti stampe di illustri antenati tra i quali si distinguono il leggendario Augerio, fondatore del casato, Annibale, al quale fu concesso da Ferdinando II l’onore di aggiungere all’arme lo stemma imperiale austriaco, Gaetano, che scrisse una Scienza della Legislazione, e Riccardo che dà origine al ramo siciliano dei Filangeri.

Si passa poi alla Sala di Lettura, valorizzata da un elegante armadio ottocentesco, di fattura siciliana, decorato con degli intarsi in madreperla e in legni diversi che imitano la pietra dura. All’interno di una libreria siciliana in stile Luigi XVI è esposta una serie di bottiglie antropomorfe. Di pregio anche la scultura in alabastro di Ercole e Anteo, di periodo neoclassico. La scultura raffigura la lotta tra Ercole e Anteo, il gigante figlio di Poseidone e di Gea, che aveva promesso al padre la costruzione di un tempio realizzato con crani umani. Ercole per riuscire ad ucciderlo lo tenne sollevato dal suolo e lo soffocò stringendolo a sé. Sulla base dell’oggetto sono scolpite altre fatiche dell’eroe.

La Sala Lettura funge da anticamera alla Biblioteca Hackert che conserva numerose edizioni raccolte in epoche diverse dai membri della famiglia. Si possono ammirare classici latini in edizioni del XVI e XVII secolo, compendi di storia e letteratura in lingua italiana, inglese, francese del XVIII secolo, trattati di scienza e filosofia, dissertazioni di politica o religione, manuali di arte militare; da notare anche i tomi che riguardano la “Scienza della Legislazione” scritta da Gaetano Filangeri in un’edizione del 1830. Alle pareti stampe tratte dalla serie “Porti delle due Sicilie” disegnata per Ferdinando IV di Borbone da Jacob Hackert e realizzate dal fratello George. In particolare: Porto e badia di Gaeta, La rada di Napoli, Veduta di Mola di Gaeta, Veduta del porto di Taranto, Veduta del porto e badia di Palermo, Il cantiere di Castellammare di Stabia, Veduta di pizzo Falcone e del castel del Molo a Napoli, Veduta del tempio della Sibilla a Tivoli e Veduta del tempio di Giunone a Lacinia. Da notare anche lo scrittoio a cilindro della fine del XVIII secolo con lo stemma dei Filangeri.

Usciti dalla Biblioteca, si visita la Stanza delle Tabacchiera, che prende il nome da una raccolta di tabacchiere posta all’interno di una delle vetrine a impero, nell’altra piatti in porcellana dei primi anni dell’ottocento di produzione napoletana, firmati Giovine, inoltre vi sono dei pastori da presepe di Giuseppe Antonio Matera. La parete in pietra della stanza testimonia le origini antiche di questa ala del palazzo. Arreda l’ambiente un antenato del pianoforte, il fortepiano, inventato da Bartolomeo Cristofori nel 1709, gemello di quelli conservati nel Museo degli Strumenti Musicali dell’Esquilino.

Questo strumento possiede la potenza sonora del clavicembalo e la varietà timbrica del clavicordo, è anche dotato di un dispositivo, lo scappamento, che consente la ripetizione della nota riuscendo ad eseguire ad esempio un trillo. Tale strumento diverrà pianoforte nel 1800. Questo esemplare ha il telaio in legno, la meccanica di tipo viennese, ed è dotato di pedali che azionano altrettanti registri: Banda alla Turca (campanelli, piatti, grancassa), Forte e Fagotto.

Nell’ultima stanzetta, , affacciandosi sul vicoletto coperto si possono ammirare sulla parete della casa di fronte i resti di decori di due finestre trecentesche e di un coronamento a traforo. Inoltre si nota lo scorcio del nucleo originario del palazzo. In questa stanza sono presenti alcuni esemplari di pastori del presepe in terracotta dipinta e stoffa provenienti da Napoli ( sec. XVIII – XIX).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...