Il fantomatico lettore

lettore

In questi giorni, ci sono accanite discussioni, tra gli appassionati e scrittori di fantascienza, sul ruolo di quella figura mitologica chiamata lettore.

Lettore che è stato accusato di ogni malefatta, tranne forse l’assassinio di Kennedy… Gli è stato dato dell’ignorante, del criticone a prescindere, dell’arretrato, incapace di comprendere l’evoluzione della fantascienza negli ultimi trent’anni.

Accuse che mi lasciano perplesso: per prima cosa, noi scrittori non conosciamo il lettore, ma la sua immagine distorta, che ci costruiamo mischiando pregudizi, aspettative e orecchiando qualcosa su Internet.

La realtà può essere molto più complessa e ricca di quella che sospettiamo: ridurla a
stereotipi è ridicolo.

Seconda cosa, spesso dimenticata dagli scrittori di fantascienza, che spesso hanno un’eccessiva considerazione di se stessi, è che noi ci dedichiamo alla letteratura popolare.

Non scriviamo per cambiare il mondo, per intortarci con atteggiamenti d’avanguardia che non portano da nessuna parte, ma per divertirci e divertire l’Uomo comune.

E se questo sbadiglia, annoiato dall’ennesimo giallo fantascientifico o da una prosa contorta, sarà pure colpa dei suoi limiti, ma molto dipende anche da chi non è capace di appassionarlo e di stupirlo

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6 thoughts on “Il fantomatico lettore

  1. mi permetto di dissentire: se puntiamo sempre nel mucchio non facciamo progressi. per sperimentare nuove strade dobbiamo fregarcene del gusto pop, altrimenti stiamo fermi ai tempi che furono e quindi ci è fatto obbligo agli scrittori di sf non mischiarsi con la lordura popolare.

  2. Sono sempre affascinato da congetture come avanguardia e sperimentazione. In genere le usa chi non suscita un vero consenso nel pubblico (Zoon, replico a te ma non parlo di te). Automaticamente, sistematicamente, fatalmente, quel consenso che si anela diviene pop, accompagnato da un pensiero riassumibile più o meno così:” Io me ne frego di piacere e se non piaccio è per quell’ incompetente di un lettore cerebralmente limitato che non comprende quale capolavoro abbia tra le mani”. Può darsi, Dick però lo capiscono tutti e seppure non lo comprendono in tutte le sue più sottili sfumature, arriva lo stesso. Un amico, in comune con un eminente firma della nostra fantascienza mi riporta un’ osservazione di tale prestigioso autore, in cui egli afferma che:”È il futuro declinato in forma scritta a non sedurre più…”, questa volta sono io che mi permetto di dissentire. Il lettore italiano legge eccome la fantascienza, come attestano le continue ristampe di Asimov e Dick, solo per citare i primi che mi vengono in mente, dunque il problema non può essere rintracciato in quella direzione, o non solo. Direi invece che se una storia è ben scritta, dunque non risulti ne’ come una rimescolanza ne’ come una mattonata sterilmente pretenziosa , perciò non sia ne’ un déjà vu, ne’ un trattato di psicanalisi mascherato, perché non dovrebbe sedurre? Sostenere che non leggano perché sedotti dal cinema o dai cartoni animati (o il fumetto, se così vi piace) direi che sia, più un comodo alibi per non mettersi in discussione che una reale risposta. Se poi così fosse, tanto varrebbe appendere la tastiera al chiodo, che senso ha scrivere se nessuno legge?

    • grazie pier luigi, mi dai l’occasione di chiarire meglio il mio punto di vista, e in realtà non volevo mettermi tra gli scrittori, sono soltanto uno dei tanti imbrattapixel in giro per il web 🙂
      in una lettura e nell’arte in genere quello che cerco è l’afflato in grado di superare l’umano, così noioso quest’ultimo, così insulso nelle sue problematiche da pura sopravvivenza e pura necessità d’imporre il suo dominio sul resto del mondo e dei viventi; tutto ciò che trascende questo stato “umano” è poco “frequentato” dagli scrittori, dagli artisti in genere, ed è un vero peccato, perché così si continua a ciurlare nel manico dell’umanita senza andare oltre. il bisogno di sperimentare, sia per ricerca che per necessità di essere altro, mi appare come l’unico modo per andare verso la Crescita. verso l’oltre e l’altro. e se poi nessuno legge, o pochi leggo, ha davvero così tanta importanza? da quando le cose popolari sono le più belle, intense, valenti?

  3. Sono parzialmente d’accordo circa lo spingersi oltre. Se ciò è una ricerca autentica, vale, se è una posa, non vale il foglio su cui è scritta. Ma rimane il giudizio di valore perché le buone intenzioni se non sostenute dalla capacità letteraria e non (pittorica, registica etc..),rimangono tanto velleitariamente quanto miseramente tali. Circa la natura e la valenza dell’essere popolare, penso valga la pena sgomberare il campo dagli equivoci: tutto è popolare. È certamente non sarà l’autore a stabilire la natura del suo lavoro ma come sempre, il giudizio del pubblico. Per rispondere alla tua chiosa, chioserò con una “parabola”: un lettore, legge un testo. Quel testo si chiama “popolarmente” Commedia. Il lettore, estasiato pensa che Commedia da sola, non sia sufficiente, gli aggiunge”Divina”, il lettore era Petrarca…il lettore..non c’è lettore, non c’è Divina (ma immagino che la tua fosse una battuta), e il testo, quanto a sperimentazione e ricerca, va là dove nessuno è mai giunto prima…vedi, popolare… 😉

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