Pompier

Strano destino, quello dell’Art Pompier: nell’Ottocento, l’epoca della sua fioritura, i suoi protagonisti ebbero onore, soldi e gloria in quantità industriale. A inizio Novecento, l’epoca delle grandi Avanguardie, furoni invece spernacchiati in ogni modo possibile e immaginabile… Dagli anni Sessanta in poi, invece, è cominciata uno loro lenta e progressiva rivalutazione.

Ma questi tizi, il cui nome deriva da una battuta che paragonava gli elmi degli eroi antichi con cui costellavano i loro quadri con quelli dei pompieri o dalla deformazione ironica di pompéistes, pompeiani, con cui amavano chiamarsi, dipingevano croste o capolavori ?

E’ difficile dirsi, anche perché, tra di loro, vi era di tutto e di più, furbacchioni imbrattatele, onesti professionisti e grandi idealisti, impegnati a lottare contro quella che pensavano essere la degenerazione dell’Arte… Però, una cosa li accomunava tutti, oltre al culto per il mestiere e l’abilità tecnica: il saper interpretare le aspirazioni e i sogni più profondo dell’Uomo del loro tempo, creando una sorta di Pop Art ottocentesca.

In un mondo sempre più assediato dal Brutto, proponevano come rimedio la Bellezza, magari scontata e stucchevole, ma sempre consolatoria. In una società messa in crisi dall’irrompere della diversità, sia tecnologica, sia culturale, normalizzavano l’esotico e l’alieno, adeguandolo sì ai pregiudizi del buon borghese dell’epoca, ma al contempo, rendendolo accettabile e comprensibile. In un mondo sempre più complesso e incerto, riproponevano come alternativa l’apparente, austera semplicità dell’Antico.

A questa narrazione consolatoria, si sono aggiunti due fattori casuali e d’ordine pratico, che all’epoca, ne hanno rafforzato il predominio artistico: la capacità politica di stringere legami con i grossi galleristi dell’epoca e la loro capacità di soddisfare a la grande richiesta di artisti in grado di decorare le pareti dei numerosi edifici, pubblici ma anche privati, sorti grazie all’impetuoso sviluppo dell’edilizia negli anni in cui Parigi assume l’aspetto di una moderna metropoli. I pittori delle avanguardie, infatti, trascurano la pittura monumentale e solo Manet accetta di partecipare alla decorazione dell’Hôtel de Ville, ma la morte prematura gli impedisce di porre mano al progetto.

Proprio l’appannarsi di questi fattori concreti, dal diminuire delle commesse pubbliche al fatto che i ricchi collezionisti americani comincino a investire sull’arte d’avanguardia, sugli impressionisti abilmente promossi e sostenuti dal mercante Durand Ruel, provoca la loro marginalizzazione: Meissonier muore nel 1891, Gérôme e Bouguereau scompaiono a distanza di pochi mesi, tra la fine del 1904 e l’inizio del 1905, ma non se ne accorge nessuno.

Eppure, nonostante le avanguardie, in fondo hanno vinto loro: i loro quadri, grazie al Cinema, che nei colossal si è ispirato alle loro visioni, hanno colonizzato il nostro immaginario. Quando pensiamo alla Grecia e Roma, lo facciamo tramite i loro quadri.

Il Gladiatore è il figlio del Pollice Verso e Ben Hur della Corsa di Bighe

 

2 pensieri su “Pompier

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