Casa Romuli

capanna

Come molti sanno, la culla di Roma è il Colle Palatino, altro 50 metri sul livello del mare, che nell’epoca arcaica era suddiviso in tre zone distinte tra loro: il Palatium vero situato sulla sommità centrale, il Cermalus situato sul versante che degrada verso il Foro Boario, l’isola Tiberina e il Tevere, e la Velia che era protesa verso il colle Esquilino, al quale era unito da una appendice, una altura, chiamata Fagutal.

Proprio sul Cermalus, veniva conservata, ai tempi dell’antica Roma, una capanna monolocale tipica dell’età del ferro, con il tetto di paglia e pareti di canne e fango, come sono riprodotte in miniatura nelle caratteristiche urne funerarie della cosiddetta cultura laziale. Capanna che nonostante sia stata danneggiata nei secoli da tempeste e incendi, fu sempre restaurata con cura, riproducendo la forma originale.

Sappiamo ad esempio, che andò a fuoco nel 38 a.C. per la distrazione di un Pontefice nel 12 a.C., per la morte di Marco Vipsanio Agrippa, braccio destro del primo imperatore romano, Augusto (in carica dal 30 a.C. al 14 d.C.). In questa occasione, la casa sembra sia stata incendiata da alcuni corvi che fanno cadere pezzi di carne che brucia, ancora una volta strappati da un altare, sul tetto di paglia.

Quale è il motivo di tale rispetto ? Secondo una tradizione annalistica, questa era la Casa Romuli, la capanna del fondatore di Roma. Dico alcune, per una tradizione alternativa, sostiene fosse posta sul Campidoglio, presso il tempio di Giove o Curia Calabra. Ora la Curia Calabra non ha nulla a che vedere con Reggio, Catanzaro e Cosenza: era infatti il templum utilizzato per l’osservazione rituale della luna nuova nella Roma antica, che prende forse il nome dal verbo “Calibrare” in riferimento al posizionamento della luna rispetto alle stelle e ai riferimenti della volta celeste Varrone, De lingua latina 6.27; Macrobius, Saturnalia 1.15.10–19.

Come detto altre volte, il calendario originale dell’antica Roma era lunare: per cui era compito dei capi tribù dell’epoca e dei primi re, che raggruppavano il potere politico e religioso, nel giorno delle calende avvistare dalla Curia Calabra il sorgere della luna nuova, per dare il via al ciclo del Tempo ordinario, convocando il popolo in assemblea nei comitia calata, la più antica assemblea presente nel diritto romano, e garantire l’ordine cosmico tramite una res divina.

Oltre a questa dimensione sacrale, chi poneva sul Campidoglio, invece che sul Palatino, la Casa Romuli, si rifaceva al parallelocon la casa del sabino Tito Tazio, che secondo la tradizione regnò con Romolo e la cui dimora a detta di Plutarco e Solino doveva trovarsi sull’Arx, dove fu poi edificato il tempio di Giunone Moneta.

Così questa ambiguità interpretativa perdurò sino all’età di Costantino, quando Gaio Giulio Solino definì la capanna del Cermalus tugurium Faustuli, attribuendola a Faustolo, il porcaro di Amulio che trovò i gemelli Romolo e Remo e li crebbe assieme alla moglie Acca Laurentia. In ogni caso, la capanna veniva considerata una reliquia dei primordi della città…

Cosa dice l’archeologia ? Dagli scavi, che cominciati nel 1946, proseguono sino a oggi, risulta la presenza di una grande capanna ovale, sorretta all’interno da quattro pali, risalente al IX secolo a.C. e che viene abitata per una sessantina d’anni, per poi essere abbandonata. Tra il 775 e il 750 a.C. , il periodo che coincide con il culmine del processo di sinecismo che farà nascere Roma, il luogo muta d’aspetto. I resti della prima capanna sono abbattuti e rasati e al suo posto viene costruita una sorta d’area sacra, che si estende sino al ciglio della scalae Caci, in modo da essere collegata, simbolicamente e fisicamente al Lupercal, il santuario dedicato a Fauno, uno degli antenati sacri dei latini, in cui secondo la tradizione si fermò la cesta con Romolo e Remo.

Area costituita dalla capanna che sarà ricordata come Casa Romuli, da un’altra articolata in due ambienti, uno rettangolare, che fungeva da vestibolo e uno tondeggiante, una cavità rettangolare scavata nel terreno e un’ara lavorata nel tufo, il tutto circondato da un recinto, che divideva lo spazio sacro da quello profano.

La Casa Romuli era quindi la dimora del re sacerdote, che viveva accanto a un sacrario dedicato alla divinità tribale, i cui riti comprendevano sia una dimensione pubblica, da celebrarsi sulla cima del Cermalus e che era connessa con sacrifici compiuti sull’ara e con la consacrazione delle primizie cue avveniva nellafossa, e una misterica, che si svolgeva nelle viscere della terra, nella grotta del Lupercal, che, viste le caratteristiche della relativa festa nell’età storica, doveva riferirsi a una dimensione sciamanica, in cui i giovani si identificavano con l’animale totemico della tribù, il lupo.

E il fatto che che tale santuario fosse stato costruito sul luogo delle capanne abbandonate, poteva essere connessa alla necessità di sfruttare l’unico spazio libero del villaggio, oppure testimoniare la volontà di volersi ricollegare in qualche modo a un antenato mitico, da cui trovava origine la gens del re sacrale.

3 pensieri su “Casa Romuli

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