Il Piano XVII

Se il piano Schlieffen è stato sviscerato dagli storici in ogni sua parte, minore attenzione è stata dedicata alla sua controparte francese.

Se all’inizio gli Alti Comandi di Parigi, nonostante i timori di Moltke senior, a tutto pensavano tranne che ad attaccare la Germania, anzi, i loro piani erano difensivi, fondati nell’ipotesi che i tedeschi replicassero la strategia del 1870, le cose cambiano con la Duplice Intesa del 1891

Da quel momento in poi, l’esercito francese cambia idea: lasciando ai russi il compito di marciare su Berlino, è necessario però impegnare quante più possibili armate germaniche, in modo che non possano essere impegnate sul fronte orientale

Nasce così nel 1898 il cosiddetto Piano XIV che prevedelo schieramento sul confine franco-tedesco di cinque armate concentrate tra Saint-Dizier e Epinal in una formazione a diamante; queste avrebbe dovuto fungere da esca per il comando tedesco che così avrebbe impegnato più truppe possibile ad Occidente. Nel caso che le cose si fossero messe bene, per le vittorie russe in Prussia Orientale, l’esercito francese sarebbe passato alla controffensiva.

Piano che tra l’altro faceva buon gioco alla strategia prevista da Moltke senior e che viene rafforzato nel 1903 dal Piano XV che prevede di schierare cinque armate tra Verdun e Epinal, dietro munite forticazione; una armata sarebbe posizionata in avanti a Nancy mentre le altre, schierate sui due fianchi interverrebbero in modo flessibile sulla base dei movimenti dei tedeschi o per fungere da riserva tattica in caso di controffensiva

Nel 1904, però il Deuxième Bureau, il servizio segreto dell’esercito, viene a conoscenza delle linee fondamentali del piano di guerra adottato dallo stato maggiore nemico, grazie alle sensazionali rivelazioni della spia tedesca Le Vengeur, un ufficiale dell’esercito germanico di cui non si è mai riusciti a scoprire l’identità che durante una serie di rocamboleschi incontri con emissari francesi, presenta, dietro il pagamento di una forte somma di denaro, un’importante documentazione che svelava la prima versione del cosiddetto Piano Schlieffen, priva però della descrizione del previsto contributo italiano.

In pratica, i francesi si trovano davanti alla possibilità di subire un’offensiva in grande stile secondo l’asse Olanda Belgio, con l’Alsazia sguarnita.

Così comincia la revisione dei piani bellici: la prima è il Piano XV bis che prevede la costituzione di una armata da riserva da trasportare a nord in caso di effettiva violazione tedesca della neutralità belga, da affiancare a un corpo di spedizione britannico, che sarebbe sicuramente intervenuto.

Nel maggio 1907, viene presentato il Piano XV ter che che prevede, oltre ad un raggruppamento principale di tre armate in Lorena, un’armata schierata in copertura a nord-est di Saint-Dizier con due corpi d’armata e due divisioni di cavalleria; i servizi segreti francesi danno sempre più credibilità a Le Vengeur, visto che attorno Acquisgrana sono costruite numerose linee ferrovie, utili solo ai fini bellici.

Sulla base di queste valutazioni e considerando anche che le teorie strategiche preferite storicamente dai generali tedeschi si basavano su vaste manovre aggiranti, nel 1909 il generale Henri de Lacroix, in quel momento comandante in capo designato dell’esercito francese, imposta il piano XVI.

De Lacroix, però sia per motivi logistici, sia per la questione dell’Alsazia Lorena sguarnita, considera il piano Schiefflen irrealizzabile e sospetta che tutto sia un inganno, orchestrato dai servizi segreti tedeschi. Dopo lunga riflessione, ipotizza come i tedeschi attacchino attraverso le Ardenne per sbucare con due masse separate a Verdun e a Sedan e poi convergere verso il mare, per imprigionare in una sacca le truppe francesi poste a protezione del Belgio, intuendo paradossalmente ciò che accadrà nella Seconda Guerra Mondiale con il Fall Gelb.

Così prevede come la massa principale dell’esercito sia schierata tra Verdun e l’Alsazia, e che notevoli forze di riserva sarebbero state tenute indietro, a Châlons-sur-Marne, per intervenire, dopo aver riconosciuto l’effettiva direzione dell’attacco principale tedesco, sia a Verdun che a Epinal o a Sedan

Il suo successore, il generale Michel, però sospetta che le considerazione di La Croux siano campate in aria e decide di considerare valido il Piano Schlieffen; in previsione dell’offensiva tedesca attraverso il Belgio, propone nel 1911 il piano XVI bis, in cui dispone lo schieramento francese verso ovest fino alla costa della Manica e di manovrare offensivamente verso Anversa, Bruxelles e Namur, in modo da sfidare gli avversari in una battaglia d’incontro.

Per vincerla, però, è necessario avere più forze in campo dell’avversario: a tal scopo, Michel il generale propone di modificare la struttura dell’esercito inserendo in prima linea anche le truppe di riserva aggregando ad ogni reggimento regolare un reggimento di riserva.

Trascurando le considerazione politiche e delle polemiche tra ufficiali, Gallieni, il futuro eroe della Marna, evidenzia come tale modifica generi un grosso casino organizzativo, rendendo di fatto inefficace l’esercito francese per tre o quattro anni; inoltre avrebbe appesantito notevolmente la logistica, replicando lato francese i problemi tedeschi,distendendendo su una linea troppo estesa l’esercito e rischiando di indebolire pericolosamente il centro e l’ala destra

Quindi il Ministro della Guerra Messimy, dopo aver cacciato a pedate Michel e provveduto alla riorganizzazione dell’alto comando concentrando in una stessa persona l’incarico di capo di stato maggiore dell’esercito e quello di vice-presidente del Conseil e comandante in capo designato in caso di guerra, decide di affibbiare questo ruolo a Joffre, la persona sbagliata al momento sbagliato, sostenitore della teoria della cosiddetta offensiva ad oltranza.

Strategia che invece che su considerazioni militari, era basata su idee misticheggianti: considerava fondamentale prendere l’iniziativa in guerra e sfruttare le caratteristiche positive del soldato francese che, naturalmente portato all’attacco e dotato di slancio (elan) e coraggio (cran) superiore ai soldati degli eventuali nemici, avrebbe avuto la meglio in grandi battaglie offensive in campo aperto.

Come implentare tutte queste chiacchiere nella pratica ? Joffre ha inizialmente un’idea genialoide: visto che i tedeschi passeranno per il Belgio, noi li anticiperemo, violando per primi la neutralità di Bruxelles e prendendoli di sorpresa.

Il generale inglese Hughes Wilson lo riconduce, il 27 novembre 1912, alla ragione, evidenziando l’inutilità militare di tale manovra e ricordando come, in caso di violazione francese, la Gran Bretagna sarebbe intervenuta, ma al fianco del Kaiser.

Così Joffre si macera per mesi cercando di capire dove diavolo scatenare la sua offensiva, capace di anticipare la manovra tedesca: grazie a Foch, ci si accorge del presunto buco dell’Alsazia.

Così nasce il 18 aprile 1913, il cosiddetto Piano XVII: cinque armate sarebbero state messe in campo mentre in un documento segreto allegato al piano XVII illustrava i dettagli del previsto intervento di un corpo di spedizione britannico sul fianco sinistro dell’esercito francese, a ovest di Mézières. In linea generale il progetto del generale Joffre prevedea che la 1ª e la 2ª Armata, concentrate sull’ala destra dello schieramento, attacchino in Lorena verso Sarrebourg e Saarbrücken; più a nord la 3ª Armata passerebbe all’offensiva verso Metz e Thionville. All’ala sinistra il piano prevedeva il raggruppamento della 5ª Armata che potrebbe penetrare in Lussemburgo oppure, “alla prima notizia della violazione del territorio belga da parte della Germania”, supportare l’esercito belga, rallentando l’azione tedesca e permettendo ai francesi la conquista della Renania, azzerando così il potenziale industriale avversario, ignorando sia la possibile presenza italiana, sia le contromisure di Moltke junior.

Così cominciò il disastro della battaglia delle frontiere

 

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